Una bambina e basta. – di Stefania Bonanni

Avere nostalgia di qualcosa che non e’ accaduto, e’ un dolore senza scampo. Non si dimentica, non si ricerca, non se ne parla, e si vive nella paura di dimenticare. Si può sognare, di notte, ad occhi chiusi, si può piangere, per una nostalgia fasulla. In quelle notti nelle quali si affacciano facce e parole che parlano una lingua che e’ solo per te, ed i fatti diventano quelli che solo nel tuo animo hanno fatto il nido. Solo tuoi. Sconosciuti al mondo.
Ci si può innamorare di una nostalgia così, e si innamorò davvero di un sogno di bambina.
Quanto tempo fa era una bambina? Così tanto che quello era un altro mondo, quello che ricordo.. era un’altra bambina, quella che ripenso. Era tanto tempo fa, e poi e’ stato per pochissimi istanti, che quella e’ stata una bambina. Una bambina e basta. Non una sorella, non figlia di. E quando non e’ piu’ stata figlia di, e’ diventata moglie di, madre di, poi nonna di. Segno evidente che essere bambina e basta non era possibile, non era abbastanza, non c’era modo.
Ed allora viene spontaneo avere una gran nostalgia, per una bambina felice che avrebbe voluto essere bambina piu’ a lungo.
Bambina al centro di uno sguardo azzurro lucido di una specie di commozione, ogni volta che il suo orizzonte incrociava i miei occhi. Bambina nei campi, che corre sotto i lenzuoli bianchi come vele, stesi per asciugare, e profumano di sapone. E non c’erano cancelli, né reti, né orari. Ed i giorni sembravano durare cento ore, e le notti non venivano mai. Bambina stonata che canta sempre. Bambina che sgrana fagioli sulla seggiolina di paglia, accanto alla nonna. Bambina che ha una mamma che cura le sbucciature con un bacino ed il mal di pancia con le mani calde.
Ed è così faticoso, sforzarsi di invecchiare senza diventare vecchi.

