Una bambina e basta: Stefania

Una bambina e basta. – di Stefania Bonanni

Avere nostalgia di qualcosa che non e’ accaduto, e’ un dolore senza scampo. Non si dimentica, non si ricerca, non se ne parla, e si vive nella paura di dimenticare. Si può sognare, di notte, ad occhi chiusi, si può piangere, per una nostalgia fasulla. In quelle notti nelle quali si affacciano facce e parole che parlano una lingua che e’ solo per te, ed i fatti diventano quelli che solo nel tuo animo hanno fatto il nido. Solo tuoi. Sconosciuti al mondo.

Ci si può innamorare di una nostalgia così, e si innamorò davvero di un sogno di bambina.

Quanto tempo fa era una bambina? Così tanto che quello era un altro mondo, quello che ricordo.. era un’altra bambina, quella che ripenso. Era tanto tempo fa, e poi  e’ stato per pochissimi istanti, che quella e’ stata una bambina. Una bambina e basta. Non una sorella, non figlia di. E quando non e’ piu’ stata figlia di, e’ diventata moglie di, madre di, poi nonna di. Segno evidente che essere bambina e basta non era possibile, non era abbastanza, non c’era modo.

Ed allora viene spontaneo avere una gran nostalgia, per una bambina felice che avrebbe voluto essere bambina piu’ a lungo.

Bambina al centro di uno sguardo azzurro lucido di una specie di commozione, ogni volta che il suo orizzonte incrociava i miei occhi. Bambina nei campi, che corre sotto i lenzuoli bianchi come vele, stesi per asciugare, e profumano di sapone. E non c’erano cancelli, né reti, né orari. Ed i giorni sembravano durare cento ore, e le notti non venivano mai. Bambina stonata che canta sempre. Bambina che sgrana fagioli sulla seggiolina di paglia, accanto alla nonna. Bambina che ha una mamma che cura le sbucciature con un bacino ed il mal di pancia con le mani calde.

Ed è così faticoso, sforzarsi di invecchiare senza diventare vecchi.

La bambina invisibile: Rossella G.

La bambina  trasparente – di Rossella Gallori

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Peccato non esser viste, quando ci sei.

Peccato davvero:

non aver notato, i passi incerti, le cosce un po’ cicciute, le mani a puntaspilli, un occhio un po’ più aperto dell’altro, uno sguardo ammiccante a tratti, incorniciato da riccioli stizziti color mogano.

Peccato non aver fatto caso ad un sorriso intrigante fatto a labbra chiuse

Peccato, per chi ha sprecato tempo a non guardare a non vedere.

Peccato  per le ore perse a non giocare con me.

Capita, si capita, è capitato: TRASPARENTE !

Il vestitino con il punto a smock,  perfetto, di un rosa cipria stupidino, le scarpine con i buchi, il parlare tanto, il disegnare fantasmini, sembrava non le  mancasse niente…c’ era inoltre quel cercare voci e mani, cose indispensabili per lei, assurde per altri, come faceva a spiegare che: se hai voce ci sei, se hanno voce ti parlano….se hai mani stringi, se hanno mani ti ci appoggi.

Sei una BAMBINA INVISIBILE, cerchi ancore, ma il mare è in burrasca, invisibile e senza salvagente…allora aspetti che si accenda una luce, anche piccola nel corridoio più lungo che largo, aspetti che il  vestitino non ti stia più  che si strappi o che bruci, aspetti che le scarpine non siano più della tua misura, che abbiano più buchi che suola.

Ti organizzi e fai” gambetta” a qualcuno, tanto sei INVISIBILE, ma questo qualcosa cade ed in fretta si rialza senza ammaccatura alcuna…ed ancora non ti vede, sembra distratto, ma è solo cattivo.

Capita,  è capitato e capiterà anche stasera che  IO RITORNI INVISIBILE con i miei pensieri  nati storpi, sentirò voci estranee e familiari: lo avevi  già detto, lo avevi  gia’ scritto! Ma sarò libera di fare piccole smorfie , occhietti, occhiacci, occhioni, tanto son INVISIBILE…..

La bambina del treno: Daniele

Il treno del sud – di Daniele Violi

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Un treno che partiva per andare lontano trasportava tante anime che, molto spesso, salivano per andare a riabbracciare i propri cari, e riusciva a far viaggiare una comunità di persone insieme per numerose altre opportunità.

Nel vagone passeggeri con 10 scompartimenti non sarebbe stato facile trovare posto, in un periodo estivo che vedeva folle muoversi con il desiderio di vivere momenti spensierati e di riposo. Un treno che portava verso il mare e verso il sole di un sud ambito. Quando inizia ad essere pieno di persone, adulti e bambini con tutte le voci, diverse, originali e ognuna con un proprio lessico dialettale, ti dice che si è creata una comunità, stando insieme per ore. Vive le proprie emozioni e il proprio tempo con piacere e con la pazienza e la voglia di arrivare a destinazione. Gli adulti si ingegnano a trascorrere il tempo, con tutto ciò che hanno a disposizione.

Per una bambina, una bambina sveglia che trovava stretto lo scompartimento da dividere con altra sorella e fratelli, sbocciava subito in lei la curiosità della scoperta di questo gioco che rappresentava il treno con i finestrini e il mondo fuori che passava. La facilità invece di poter buttare gli occhi sulla varietà di possibili conoscenze, di altri incontri con il mondo che, tutto chiuso, viaggiava stando seduto a parlare e dormire. Questa bambina, vorace tanto di gioco che di ricerca di emozioni, talvolta, durante l’andare del treno, se ne partiva dallo scompartimento suo, dietro l’occhio vigile del fratello deputato a controllarla e, passata in rassegna la prima parte del vagone, con i primi scompartimenti avanti al suo, si proiettava poi lungo il corridoio della vettura, cercando di correre e padroneggiare con sicurezza e in equilibrio, il vialetto di finestre ad un lato e di tanti piccoli salotti dall’altro.