La bambina di vetro – di Stefano Maurri

La bambina di vetro troneggiava nella vetrina del negozio di Archimede Seguso insieme ad altre decine di vasi preziosi.
Lui usciva da una complicata separazione e aveva deciso di cominciare a collezionare vetri di qualità. Nel negozio una gentile signora si dilungò nella descrizione di vasi pregiati, in cosa consisteva il loro valore e la loro unicità e il perché dei prezzi così alti. Lui rimase a lungo ad ascoltare la signora che mostrava gli oggetti di Seguso senza stancarsi. Ritornò diverse volte in quel luogo e instaurò una bella amicizia con la signora.
Non comprò la bambina, si accontentò di altri vasi e oggetti meno costosi ma ugualmente artistici e che rispondevano ai criteri dei vetri da collezione.
La raccolta cresceva piano piano, ma la bambina rimase dentro il suo cuore.
Il tempo che passa produce danni alle persone, ma anche alle produzioni artistiche e anche le ditte muranesi cominciarono a chiudere per la crisi economica e per la concorrenza cinese che rappresentava una buona alternativa per il gusto dei più sprovveduti.
La signora andò in pensione, il negozio chiuse, la bambina rimase nel sogno dei desideri