Ovali e fuochi d’artificio – di Rossella Bonechi

Sono sempre scarabocchi concentrici i miei: comincio con un ovale che poi si avvita su sé stesso rincorrendo la sua fine che è sempre una punta lanciata nel nulla. Se la mente trova spazio, perché è lei che scarabocchia non la mano, la corsa del vortice è lenta, larga, ripetuta e morbida; se i margini sono ristretti tutti è più concentrato, netto e a volte piegato a rubare il posto concesso. Poi, come a rinnegare i tornado appena fatti, il bianco rimanente lo riempio con linee dritte che sembrano fuochi d’artificio.
Il più delle volte lo scarabocchio è ignorato, il foglio appallottolato e buttato nel cestino, ma a volte rimane nel blocco degli appunti o nei fogli per la lista della spesa, così gli presto una fugace attenzione e mi fa pensare alle mie contraddizioni: anche sovrappensiero e concentrandomi su altro la parte inconscia di me mostra, appunto, tutta la mia contraddizione.













