Scarabocchio di Rossella B.

Ovali e fuochi d’artificio – di Rossella Bonechi

Sono sempre scarabocchi concentrici i miei: comincio con un ovale che poi si avvita su sé stesso rincorrendo la sua fine che è sempre una punta lanciata nel nulla. Se la mente trova spazio, perché è lei che scarabocchia non la mano, la corsa del vortice è lenta, larga, ripetuta e morbida; se i margini sono ristretti tutti è più concentrato, netto e a volte piegato a rubare il posto concesso. Poi, come a rinnegare i tornado appena fatti, il bianco rimanente lo riempio con linee dritte che sembrano fuochi d’artificio.

Il più delle volte lo scarabocchio è ignorato, il foglio appallottolato e buttato nel cestino, ma a volte rimane nel blocco degli appunti o nei fogli per la lista della spesa, così gli presto una fugace attenzione e mi fa pensare alle mie contraddizioni: anche sovrappensiero e concentrandomi su altro la parte inconscia di me mostra, appunto, tutta la mia contraddizione.

Scarabocchio di Stefano

Scarabocchio – di Stefano Maurri

Quante volte di fronte ad un quadro di arte moderna si sente dire: “Questo è uno scarabocchio, lo saprei fare anch’io!”.

Forse, ma lui lo ha fatto prima di te.

Picasso, Pollock forse lo raggiungeresti “come tutti coloro che dormono sulla collina” (da Spoon River) e con l’immaginazione .

Le loro opere hanno girato il mondo. Qualcuno è andato oltre e ha realizzato opere in cui non c’è neppure uno scarabocchio.

Una tela bianca con un puntino: quanta capacità di sintesi di un discorso aperto su cui tutti possono dire la loro.

Niente affascina di più di un ragionamento di artista. Ingrandiamo il punto e diciamo che è la terra fotografata dallo spazio: tutti noi ci stiamo dentro con le nostre paure, angosce, debolezze e gioie.

In un attimo noi siamo tutti dentro quel puntino….. (e smettiamola di romperci i coglioni l’un l’altro!)

Scarabocchio di Lucia

Occhi di voci – di Lucia Bettoni

Sono le voci degli occhi
Tutti gli occhi hanno una voce
Occhi annodati da voci stridule e imploranti
Occhi liquidi e bagnati da voci emozionate e innamorate
Occhi cattivi di voci dall’abisso
VIBRANO EMERGONO GUIZZANO  in questo spazio bianco
È lo spazio che gli ho dato
È lo spazio che gli ho concesso
OCCHI VOCI
Dove sono le vostre facce?
Dove sono le vostre mani?
Una tela si apre dentro il petto
Siete tutti in fila ADESSO
In fila come un rosario
Ogni granello un occhio
Ogni granello una voce 

Il tavolo grande
Lo stesso tavolo grande di sempre
Intorno ad esso  TUTTI
È sera
È il mese del  ROSARIO
Il fratello del nonno a capotavola
È più giovane del nonno ma lui sa leggere e scrivere, il nonno no, è analfabeta
LUI è il capo – rosario
Tutte intorno le nostre voci
Non importa cosa si recita
NON IMPORTA
Sono cantilene, un susseguirsi di parole sconosciute, chissà cosa vogliono dire!
Il senso non ha importanza
Allora perché siamo tutti lì intorno al grande tavolo?
Siamo lì per sentire L’UNISONO
Per sentire che insieme siamo una famiglia
Una famiglia di umile bellezza