Regali: Carla a Patrizia

Per Patrizia – di Carla Faggi

Un pacchetto di carta verde perchè il verde è un colore che sento adatto a Patrizia, il verde è tranquillità, è appagamento, è esserci dopo tanta pazienza, ricerca, ma è anche il colore della continuità e dell’appartenenza.

All’interno del pacchetto verde un mazzo di fiori di campo, che mi ricordano un bello scritto di Patrizia che mi aveva colpito molto ed anche perchè i fiori di campo sono semplicità, bellezza e varietà.

Un po’ come lei che è tante cose, tanti interessi, e soprattutto tanta spontaneità.

Ci saranno margherite che come Patrizia sono fiori del popolo con misteri di magie amorose che ci ricordano come si può essere regine e belle con pochi fronzoli.

Ci saranno i crochi gialli che ci annunciano che l’inverno sta finendo ed è arrivata la primavera. Ora  si gode cara Patrizia di quello che si è costruito, con tranquillità e saggezza.

Poi ci saranno tanti altri fiori di ogni colore e specie, perchè tanti sono i tuoi interessi e tante le tue sensibilità.

Nel pacchetto c’è anche un libro di Casprini su Fonte Santa con l’intenzione di ripercorrere insieme quei sentieri sulle colline della tua Antella perchè Patrizia è attaccata al suo paese, ci racconta nello scrivere i suoi ricordi, la storia dell’Antella, delle sue genti, le tradizioni ed il carattere degli abitanti.

Regali: Stefania a Sandra

Una miscela esplosiva – di Stefania Bonanni

Vorrei regalare a Sandra una miscela esplosiva. Un insieme di sostanze che fosse possibile racchiudere in una scatolina per poi schizzare fuori all’apertura, che quei giochi antichi che liberavano burattini che scattavano srotolandosi.

Nella miscela metterei: due atomi della registrazione di una risata lunga e sonora della Sandra stessa, che è sempre un regalo per chi ride e per chi ne gode, due idrogeni di lettura dell’ “ode della patata” di Neruda, registrata mentre legge, per esempio, Simone Rovida, infine il video girato durante una mattinata serena, dal titolo “riso a crepapelle”, ed erano frittelle.

Poi nella scatolina ci metterei il regalo vero e proprio, che secondo me deve avere queste caratteristiche: essere una cosa che fa stare bene, essere qualcosa che la persona a cui si dona non si comprerebbe mai da sola. Io a Sandra comprerei un abbonamento per una decina di giri sulla giostra di Piazza della Repubblica, quella dorata con i cavalli e le carrozze. Una decina di giri dovrebbero bastare per un pomeriggio indimenticabile, da far girare la testa.

Definizione del nostro incontrarsi:

“Un posto dove ognuno parla ed ognuno ascolta: e già questa è una rivolta.”

Regali: Anna a Stefania

Orchidea per Stefania – di Anna Meli

Ti ho conosciuta negli anni 70.

            Eri una ragazzina vivace e sbarazzina, molto graziosa con due occhi neri stellati che esprimevano tanta voglia di vivere e felicità.

            Non avevamo ancora rapporti di amicizia, la nostra era solo una conoscenza superficiale e nonostante provai subito verso di te una grande simpatia

            Lavoravo vicino casa tua e ti vedevo spesso quando ti incontravi con i tuoi amici allegra scherzosa e spontanea: così ti sei mantenuta.

            Per un po’ di tempo, avendo avuto un trasferimento di lavoro, non ti ho più incontrato; ma un giorno uscendo da Messa ti trovo lì sullo spazio davanti alla chiesa, te col tuo Paolo, io col mio Mario.

            Ci siamo abbracciate commosse ed è stato come se il tempo non fosse passato, anzi la lontananza ci aveva unito ancora più forte e si manifestava in quel momento come non mai.

           Oggi ti ho invitata a casa mia e sapendo quanto ti piacciono i fiori, voglio regalarti una delle mie orchidee. Le più belle stanno già per sbocciare.

            Sarà di colore rosa a fiori grandi, rosa sfumato come quei tramonti che tu ammiri tanto, rosa come la speranza, come l’amicizia e so già da ora che lo gradirai e aspetterai ogni anno il suo rifiorire come la nostra amicizia.

Commento sui “Regali” tra Matite

di Cecilia Trinci

Anche se i “Regali” non sono stati ancora tutti inviati (perchè le Matite sono così, chi arriva prima, chi dopo, chi ha impegni e rimanda, chi si riduce all’ultimo minuto….e ormai le conosco tutte e ci sorrido, su tutte queste modalità) mi sento di farvi anche io un regalo.

Pagine dolcissime queste su questo “gioco”, inattese, nonostante mi sia abituata alle vostre sorprese. Quelle spinte a scrivere che ora chiamiamo “giochi” voglio che restino così, quasi carezze non troppo impegnative, un sussurro in un orecchio, per ricordare che il cuore non è solo un muscolo, che i nostri incontri non sono abitudini, che vedersi e cercarsi non è obbligatorio.

Qualcuno ha detto che per conoscere noi stessi occorre il confronto con gli altri, come se la nostra immagine ci apparisse dall’impronta che lasciamo su chi ci sta accanto, da come ci aiutano, loro, a vederci. Nessuno più di me ne è convinto: il confronto, l’incontro ci fa specchio, ci rende consapevoli, oltre che “non soli”.

Non è stato facile raggiungere Rossella, trovarla attraverso i rovi che lei stessa ha per tanto tempo messo a sua “difesa”, come dice Nadia e come ognuno di noi può confermare. Ma nessuno, in questo gruppo è facile da trovare, comprendere senza sapere tutto della sua vita. Abbiamo condiviso profondità da abissi oceanici. Questo unisce.

Vorrei regalare a Rossella un paio di occhiali rosa. Ieri mio nipote piccolo si è messo i miei occhiali da sole e mi ha chiesto “perché ti vedo nera, nonna?” Ecco io vorrei trovare occhiali con le lenti rosa perché Rossella si guardasse intorno e un paio di forbici da giardino per potare i rovi dietro cui si nasconde. Un rossetto fucsia per camminare al sole e essere orgogliosa di sé.

Vorrei regalare a Carla un sacchetto di biglie di vetro, per giocare come fossimo tornate bambine in un giardino della mia infanzia. Vorrei giocarci a “campana” e a palla prigioniera come facevo da piccola con una certa Gianna, che non ho più rivisto e che cerco da 60 anni.

Vorrei regalare a Carmela una gonna a ruota di seta blu perché indossandola facesse volare la stoffa e il blu in un girotondo felice, confondendo passato e presente, e vorrei che anche il suo collegio si colorasse di blu, e con quella gonna ci potesse tornare a volare, lungo i corridoi, cantando canzoni antiche.

Vorrei regalare a Sandra una chiave che apra tutti i cassetti e che da uno di questi saltasse fuori, come una magia da prestigiatore, la potenza dei suoi anni più belli. La chiave dovrebbe aprire anche gli altri dove ha riposto il suo passo veloce, l’ottimismo, lo sguardo sereno e i capelli rossi del primo giorno.

Vorrei regalare a Stefania un bastone nodoso di legno di faggio. Di faggio era la camerina di mia figlia, un legno chiaro, solido, ottimista, costruttivo e sereno. Il legno delle foreste con le foglie dentellate, profilate, gentili. Il legno delle foreste abruzzesi, di gente generosa e sincera, che sa ascoltare e capire e ricambiare qualsiasi piccolo piacere con sorgenti di riconoscenza e calore.

Vorrei regalare a Gabriella un cappello di paglia, con ampie tese, piene di ogni bellezza: veletta, uccellini, frutta rigogliosa e colorata, perché so che la sua enorme femminilità reggerebbe il peso di decorazioni mai troppo cariche per lei. Una donna con tante donne dentro, misteriose e sconosciute, una matrioska di donne emozionanti e passionali. Una veletta per l’educazione, uccellini per il suo canto in gabbia, frutta per la passione che nasconde.

Vorrei regalare a Tina il cestino da lavoro di mia nonna, con le forbici da ricamo di gusto liberty, gli aghi di tutte le fogge per ogni tipo di filo e per cucire qualsiasi stoffa, vera, cercata o inventata, aghi per seta volante, aghi per lana amorosa, per canapa grezza, per lenzuola di lino, per tende, o per attaccare bottoni e ferite aperte, per cucire dolori o paure, per ricomporre fratture, per costruire ponti e case e villaggi e piccole tane sicure.

Vorrei regalare a Patrizia una finestra sul mondo, senza tende, dove soltanto affacciandosi, potesse vedere sentieri e case, ponti e oceani, città, storie passate, prati e spiagge, grandi famiglie riunite e panchine con mamme e vecchi, con bambini e passeggini, e con tutti e a tutti lei parlasse di pace.

Vorrei regalare a Nadia una macchina del tempo perché potesse passeggiare in su e in giù per la sua storia rivivendo a suo piacere qualsiasi attimo o periodo della sua vita, viaggiando in un luogo dove è difficile andare senza un biglietto speciale. Con la sua valigia minimale, con le carte su cui ha segnato i punti più importanti, con il suo sorriso rarissimo e le sue lacrime ancora più segrete. Ma con l’obbligo di tornare sempre perché la vogliamo qui.

Vorrei regalare a Vanna un diario con la copertina verde prato e una penna d’oca del Giardino delle Esperidi perché ci racconti chi è, chi vorrebbe essere, e, da esperta di ascolto, si dedicasse a se stessa e alla gioia di una vita lucida, “verde” di fiori e di erba bagnata, profumata di fieno e di mare.

Vorrei regalare a Simone un megafono per raccontarci, a tutta voce, davvero Firenze, in tutti i modi e in tutti i cieli, in tutte le ore e con tutti le stagioni. La “città più bella del mondo” come sempre ci dice e un piedistallo su cui potesse salire per sovrastare la media dei cantori e dei narratori. Da lì tutti lo ascoltaranno. Anche lui stesso si ascolterà.

Vorrei regalare a Mimma una collana di perle. Bianca come la sua anima bimba, ogni pallina un desiderio realizzato e primo fra tutti tornare a ridere di pancia, con la testa indietro, gli occhi brillanti e la sua curiosità saziata, con la generosità nelle mani. Il suo ridere senza invidia, senza conoscere malizia, senza rimpianto, senza paura del futuro. Il ridere dell’amicizia non contaminata dal dovere.

Vorrei regalare a Anna una lampada a petrolio di mio nonno. Un oggetto raro, antico, molto bello, che illumina con discrezione, che sta su un tavolo di legno massiccio come la sua storia, che rischiara la via davanti a noi, per andare sempre, per non fermarsi, ma con garbo, con delicatezza, con l’immortalità di un oggetto d’arte che viene dalla vita vera, vissuta, dalla vita guadagnata.

Vorrei regalare a Lucia il mio mazzo di tarocchi perché sono immagini simboliche dipinte, sono personaggi e segni, numeri e presagi. Sono carte piene di anni e anni di divinazione fatta di buon senso e fantasia, di ascolto e sostegno. Sono ciò che resta di tante storie, racconti e cammini. Sono lo sguardo vicino e quello che si ha.

Vorrei regalare a Laura la mia piramide di cristallo. Spande intorno una luce multipla, prismatica, che si divide in mille linee colorate, ognuna va per la sua strada, toccando e tornando indietro. Il centro resta immobile, osservatore, dispensatore di un sicuro punto di vista incrollabile. Il cristallo pieno di minerali, ma purificati da un fuoco vivace, che trasforma gli spigoli in luce.

E a chi ci ha lasciato per vari motivi regalo le nostre parole e il mio ricordo grato.

Regali: Patrizia a Mimma

La collana magica – di Patrizia Fusi

Vorrei regalare un cosa mia a Mimma, sono indecisa su cosa, penso e giro lo sguardo intorno a me su quello che mi circonda.

 Le tre mezzine di rame di dimensioni diverse?

 La brocca in rame con beccuccio, coperchio a punta con disegni floreali e sbalzi,  imperfetto, ma lavorato e martellato a mano?

O un carillon a forma di mulino con la lanterna che illumina?

No sono oggetti troppo ingombranti so che deve cambiare casa, dovrà separarsi di cose a lei care.

Per questo motivo ho deciso di donarle una mia collana di vetro di colore turchese che non occupa posto.

La vedo adatta a lei, e vorrei che quando la indosserà  faccia la magia di farla essere più serena.

Questo piccolo pensiero e per ringraziarla di avermi portata nel gruppo tanti anni fa, e per la persona cara che è.

 Grazie Mimma

Regali: Nadia a Lucia

Intrecci per Lucia – di Nadia Peruzzi


Mi dispiace, cara Lucia, non avere qui con me la cosa a cui ho pensato subito dopo aver scoperto che eri tu la persona a cui avrei dovuto fare un dono.
Pur non avendolo, lo considero prezioso anche perché è figlio di un intreccio e di una relazione ulteriori. E’ Rossella che mi ha fatto scoprire, al mercato di Antella,  il banco che è origine di tutto.
E a proposito di intrecci, il dono è lui stesso un intreccio.  Intreccio di vimini che lasciano intravedere il lavoro di mani esperte nella raccolta di ciò che serve e di ingegno e inventiva per dare la forma dovuta rispetto al caos iniziale di stecchi apparentemente senza vita.
Perché questo cestino di vimini proprio a te, Lucia?
Perché nei tuoi scritti sempre si ritrova un ambiente che io non ho vissuto dall’interno, ma sento come parte irrinunciabile di me, dei miei pensieri, dei miei sentimenti. Ho nostalgia per quel contesto . Una nostalgia da groppo in gola ogni volta che ricordo le famiglie contadine che ho conosciuto nelle campagne attorno all’Antella da bambina e da adolescente. Una nostalgia che riaffiora fino a farmi commuovere ogni volta che ricordi il tuo babbo, rievochi il mondo contadino, e anche per soli accenni fai intravedere la sua essenza, la sua forza, il suo stare con i piedi per terra, quell’essere solido pur nella semplicità, e solida espressione di grande civiltà anche laddove non supportato da tanta scuola o da titoli particolari.
Cara Lucia mi fai pensare ad una casa di campagna in una giornata di sole, con attorno tanti alberi pieni di frutta, fiori dappertutto, un pozzo in mezzo all’aia, e persone indaffarate ma che si muovono in tranquillità e pace in scambio con una natura madre e non matrigna.
Sull’orlo del pozzo, o su quel muretto che delimita a destra il confine dell’aia,  il cestino di vimini potrebbe starci benissimo.  Magari con un geranio rosso dentro.

Regali: Laura a Anna

Il nostro caro angelo – di Laura Galgani

Cara Anna,

Mi hai tanto colpita quel giorno in cui ci permettesti di stare per un momento insieme a te su quella minuscola seggiolina nel cantuccio di una stanza di casa tua, stretta fra il termosifone bianco, di ghisa, come usava una volta, una cassettiera di plastica giallo ananas con lo stereo color inox sopra e una sedia di legno scuro.

Ecco, quella volta ti vidi proprio lì, al buio, in quell’angolino, a riprender fiato nel corso di una giornata pesante o a smaltire un momento di profonda malinconia e trovare la forza di colmare un vuoto, portare un peso, prendere te stessa in mano e andare avanti.

Quell’angolino, quella seggiolina, sono il tuo confessionale privato, dal quale puoi parlare a chi c’è e a chi non c’è più, a chi hai amato tanto e a chi ti ha fatto arrabbiare.

Ti dono con tutto il cuore un piccolo angelo di alabastro, uguale uguale a quello che ho io. Te lo vado a prendere a Volterra appena posso. È alto sì e no 7 centimetri ed è di colore azzurrino opalescente.

A me fa molta compagnia: pensa, lo stringo tutte le notti quando mi addormento. Sì, dorme con me, nel mio letto, e a volte lo perdo nell’intreccio di coperte e lenzuola. Ma al mattino lo ritrovo sempre, e gli do un piccolo bacio prima di metterlo sotto il cuscino e uscire.

Te lo regalo perché così puoi stringerlo fra le mani quando ti metti nel tuo cantuccio, al buio, e se vuoi puoi raccontargli che cosa in quel momento ti pesa sul cuore, di che cosa avresti bisogno o anche un momento di gioia che hai vissuto.

Non ha un volto, il nostro caro angelo, perché può avere tutti i volti.

Però ha due belle ali, che si aprono e abbracciano col loro tepore chi gli si affida con semplicità.

Io non me ne separo mai, pensa, lo porto con me anche in vacanza!

Te lo dono perché sento che il tuo cuore è delicato, che il tuo vissuto è prezioso e va donato al Cielo, che il tuo desiderio di pace è grande e vuoi che venga in qualche modo consacrato.

Ti faccio un pacchettino di stoffa, meglio ancora un sacchetto di stoffa bianca con dei fiorellini blu e un nastrino a stringerlo in cima.

Così anche tu, se vuoi, potrai portarlo sempre con te.

Con affetto sincero

Laura

Regali: Sandra a Simone

La chitarra del cuore – di Sandra Conticini

Simone  lo conosco da molto tempo e lo considero un vero amico. Anche se non ci vediamo spesso quando ci incontriamo sembra di essere stati insieme da sempre. Ci sono molto affezionata, ha sempre una battuta pronta e credo che gli si possa solo voler bene perché è una persona eccezionale.

Dietro quel suo modo burlone c’è tanta umanità e intelligenza ed io gli sono riconoscente per la sua comprensione.

Ha mille interessi, è molto bravo a disegnare, a fare  incisioni sul legno, un attore nato,  a suonare vari strumenti…insomma una persona poliedrica.

Donerei a Simone la chitarra che ho in casa. Per  anni ha suonato tante canzoni, ma ormai da più di venti anni non ci sono  mani che la suonano. E’ una vecchia chitarra del 1978 chiusa nella sua custodia, al riparo dalla polvere,  che  anche Simone ha suonato nella sua gioventù insieme agli amici ed in particolare a Roberto.

Regali: Rossella a Nadia

Il mio dono per Nadia – di Rossella Gallori

Non so se mi sei piaciuta subito, anzi in verità, manco capisco se mi piaci adesso. Ho ancora l’eco di quel che non hai mai detto, ma io ho sentito: “oh questa chi è?”

Tu due passi avanti.

Tu tre gradini più in su.

Ed io lì, come una balena in una vaschetta di pescetti rossi.

Poi c’è stato un giorno che è quasi ieri, un giorno tardivo, che forse né io né te meritavamo.

Ti ho telefonato ( o mi hai telefonato) era il giorno, lo ricordo, del : non ce la faccio, della fragilità, del  silenzio pesante. Mi sono, ci siamo, messe a parlare, delle mie case troppo alte, senza scale, senza porte, tu hai capito che erano grattacieli  senza ascensore. Ci siamo parlate, raccontate, pianto e riso, avvicinate da lontano, senza guardarsi, senza sfiorarsi le mani.

Tu con le mie stesse idee, dette meglio, con le mie stesse fregature, con più stile. Con il tuo essere un velluto a coste, che mi piace tanto e ti somiglia, sei un 500 righe Visconti di Modrone  bleu notte, intenso e forte.

Ciao Nadia, come stai?

Ciao Rosss com’è? E so che ti interessa, che vuoi saperlo davvero, anche se io, non so se lo sai mi chiamo Rossella, ora mi chiami “donna” e non te l’ ho detto mai, ma mi piace molto.

Ecco ti devo fare un regalo, un regalo..un regalo, si ti faccio un regalo.

Vorrei fosse bello.

Vorrei ti piacesse.

Vorrei tu non l’avessi mai avuta una cosa così.

Allora penso, al tuo essere, così diversa dal tuo sembrare! Ecco ho trovato, ti regalo una cosa preziosissima per me, il domino del mio babbo; ci sono i colori giusti dei tui pensieri: il bianco, il nero!

C’è, esiste, è una scatola fatta a mano da un bimbo malaticcio, quale era, c’è la sua tenacia, ci sono i suoi spigoli, simili ai nostri, c’ è la sua voglia di vivere…nonostante…nonostante….

Non te lo incarto, te lo do così  polvere compresa, ci metto, però, un nastro di miorèè verde bottiglia, all’ incrocio del fiocco un piccolo fiore color glicine di ciniglia, una piuma viola microscopica, con un campanellino, banale ma propiziatore.

Sarà un momento Bello, come quel parlarsi ed apprezzarsi, senza correre, come il tuo amore per le stesse mie cause, per le mie nuove amicizie….resterai senza parole, lo so, forse ti commuoverai, facendo finta sia raffreddore.

Dirai: no Rosss, è troppo!

Io insisterò, tu ripeterai: non posso accettarlo…ed io con il cuore gonfio di gioia, lo riprenderò. Perché è la cosa a cui tengo di più e con la voce dello stomaco, che è più giù del cuore, ti accarezzerò i capelli sempre composti e ti ringrazierò riprendendolo tra le mani, ti lascerò  il nastro di raso, con la piuma, il fiorellino ed il campanello, che in fondo non son poca cosa, forse ti  darò una pedina, un tassello, con  i numeri uguali, lo stesso segno, per due amiche uguali e diverse.

Il domino, non sarà sempre  solo mio, sarà un po’ più nostro! Te lo impresterò, forse solo per pochi minuti, ma te lo impresterò….perchè, perché…perché ..mi fido, mi fido…

Ciao Nadia, la tua Rossss  (si mi puoi chiamare come vuoi)

Regali: Rossella a Carla e Carmela

“Per CARLA E CARMELA” – di Rossella Gallori

Per CARLA

Ti regalo un cerchietto rosa fucsia, un cerchietto piumoso pieno di perle, poi se guardi meglio c’ è una piccola farfalla. Un cerchietto che ti protegga e non ti illuda, che ti renda più bella anche se non è possibile…

Un po’ figlia dei fiori, un po’ rocchettara, un po’ fatina, molto regina, sempre più pittrice, molto modella, le gambe accavallate, le gonne corte, un po’ sfacciate,  con quel pennuto rosa forte sul capo platino….lo sguardo rivolto al cielo…piovono coriandoli viola…

Per Carmela

Cerco nel baule che non ho, pieno di sogni, trovo due guantini di pizzo, quelli da signora chic, delicati, preziosi, minuscoli ed impalpabili, li appoggio nella scatola di carta decó, accanto ad una teiera senza thè, ma con te, che mi guardi da sotto il coperchio, nella ciotolina di ceramica bleu, piccole zollette di zucchero, un sacchettino fa cucù  tra le perle quadrate e dolci, dentro una piccola moneta con l’immagine di una madonna, che in fondo è una donna se non come me, è forse te..

Allora pizzo, thè per te…ed il tuo bel parlare per me

Regali: Mimma a Sandra

IL REGALO PER SANDRA – di Mimma Caravaggi


Sto pensando! Non è facile per me fare un regalo alla Sandra poiché non ci lega una grande amicizia ma è sicuramente qualcosa di più di una conoscente per cui il regalo penso debba essere un pò particolare. Mi sto arrovellando il cervello ma le idee si intrecciano senza soddisfarmi. Sarà meglio analizzare quel poco che
conosco della Sandra per poter arrivare a farle un regalo non impegnativo ma
diverso e che catturi il suo cuore per far si che la nostra possa diventare una buona e bella amicizia. Sandra mi è sempre apparsa come una persona aperta e questo rispecchia molto il mio carattere. Io attaccherei bottone con tutti e sono subito pronta ad aprirmi senza alcuna preoccupazione. Sandra è stata per molto tempo più nei suoi panni, fino a poco tempo fa. Infatti, ultimamente, attraverso i suoi scritti ho notato che si è aperta un pò di più, pian piano, a tutti noi dando spiegazioni delle sue sensazioni ed emozioni, cosa che prima non le riusciva. Quando qualche anno fa scriveva sembrava facesse un compitino con le minime parole. Ora è cambiata molto, scrive racconti più lunghi, li descrive insieme alle sue emozioni insomma come d’altronde ho fatto anche io, siamo cresciute riuscendo ad esprimere il meglio di noi. Ho pensato allora di regalarle un bell’albero virtuale. Si acquista su TREEDOM come li ho regalati ai miei nipoti e bisnipoti per i loro compleanni. Che pianta regalare a Sandra ? Ho pensato che una pianta di cacao possa essere adatta a lei. Porta allegria e sul sito le spiegheranno come seguirla lungo l’arco della sua crescita, dove viene piantata, a cosa serve quanto CO2 elimina. Le verrà spedita una relazione settimanale o quindicinale per farle seguire tutte le fasi di crescita. Conoscerà la persona che se ne prenderà cura che l’ha piantata e i vari trapianti dal vasino come seme al primo germoglio e così via i vari trapianti fino alla crescita dei frutti alla loro raccolta e trasformazione e quanto il contadino ne potrà trarre profitto con la vendita dei frutti arrivati a maturazione nel loro habitat. Tu potrai dargli un nome che ti permetterà di ricordare qualcuno in particolare. Sandra spero di aver azzeccato il dono per te. Ne sarei molto contenta.
Ciao Sandra da oggi con la tua pianta potrai contribuire a ridare un pò di aria buona per te tua figlia per me per noi e al pianeta.

Regali: Lucia a Rossella

Per Rossella – di Lucia Bettoni

Ho due regali per te Rossella
Uno era già dentro di me e immaginavo con piacere di poterlo regalare a qualcuno prima ancora di sapere a chi
Pensavo che sarebbe stato bello trovare la persona giusta alla quale poterlo regalare, pur sapendo che non sarebbe stato facile perché, in effetti,  questo regalo presuppone una certa conoscenza tra persone
Sicuramente sento di poterlo regalare a te
È un fischietto, un fischietto di terracotta, uno dei  fischietti raccolti con cura nel corso della mia vita
Perché un fischietto?
Perché i fischietti non sono solo oggetti, hanno una voce, basta soffiare
Ognuno ha il suo suono, ognuno è diverso
Sceglierò per te il fischietto con la voce che più mi piace
Potrai appoggiare il fischietto da qualche parte nella tua casa, è piccolo, non ha bisogno di spazio, può stare anche nella tua borsa: se vorrai e se ne sentirai il desiderio o il bisogno lo potrai usare, basta soffiare
Puoi soffiare forte o anche molto piano: io riconoscerò il tuo richiamo

Il secondo regalo è un pacchetto/vacanza di due giorni in un luogo non lontano, un luogo in Toscana o nelle regioni limitrofe
Potrai scegliere tra le varie proposte l’albergo che  più ti piace, nel luogo che più desideri,
una città o un piccolo borgo: quello che vuoi tu, come lo vuoi tu, quando lo vuoi tu
Se ti farà piacere ti accompagnerò

Regali: Simone a Gabriella

REGALO DI SIMONE PER GABRIELLA

La pace, il silenzio al suono di una campana Tibetana. .. OHMMmmm …..un sole luminoso che diventa piccolo ……. più piccolo …..una pallina di luce intensa che entra nella tua testa, spazza via i pensieri e inonda i tuoi occhi della bellezza di un cielo di un azzurro intenso su di un prato smeraldo,…. continua il suo percorso su una cascata che inonda il petto, il corpo,….. i suoi ciottoli rotolano sospinti dalla corrente sulle tue gambe … fino a fermarsi ai tuoi piedi …. rigenerati da tanta frescura … donandoti l’energia per risalire fino alla mente finalmente rilassata e senza pensieri, …. Mentre mani esperte ti massaggiano il corpo con unguenti profumati di essenze orientali.

Una sauna, … una doccia fredda, … una poltrona per abbandonarsi ad un momento magico … Tutto questo in un biglietto di “ Hasmana “ per te !

Incontro del 25 febbraio 2022 – I doni

con Cecilia Trinci

In un abbinamento a coppia, accordato, si scambiano doni ideali: oggetti personali che decidiamo in astratto di donare all’altra persona oppure doni cercati appositamente, in accordo con il carattere o con quanto vogliamo comunicare. L’accento viene posto sulla persona che dona e che deve pensare a chi ha ricevuto dal gioco come destinatario del proprio regalo.

Storie a ritroso – Cartolina da Firenze: Anna

Cartolina da Firenze – di Anna Meli

Splendida giornata di metà inverno. La tramontana di ieri ha spazzato via ogni ombra di umida nebbia e Firenze gode di un sole che mi accarezza con caldi raggi, mi riscalda piacevolmente passando attraverso la stoffa della mia giacca pesante.

            Avevo trascorso bellissimi anni in questa città e da tempo sentivo una gran voglia di ritornarci. Studente della facoltà di architettura, avevo vissuto lì insieme ad altri miei coetanei, dividendo impegno e difficoltà negli studi, ma anche sogni e speranze per il futuro.

            Con alcuni di loro avevo condiviso un piccolo appartamento all’ultimo piano di un antico palazzo. Mi ricordo quella finestra piccola che si apriva su una marea di tetti che non riuscivano, nonostante tutto, a nascondere la bellezza, anzi mettevano in risalto scorci pittoreschi di questa città a me così cara. 

            Belle sensazioni, rimaste da troppo tempo nascoste dentro di me, riemergono e mi accompagnano per strade e vicoli conosciuti e rimasti quasi del tutto uguali.

            Entrando in Piazza della Signoria, mi dirigo lentamente verso la Fontana del Nettuno restaurata da poco e ne ammiro i getti dell’acqua zampillante. Sempre meravigliosi quei cavalli che emergono dalle acque e quel cocchio sovrastato dal “Biancone” imponente e fiero sulla cui testa tanto per sdrammatizzare camminano a turno vari piccioni!

            Respiro profondamente chiudendo gli occhi e ricordo…,Ricordo una giovane bella ragazza che passeggia lungo i lati della fontana. Indossa un abitino leggero di colore rosso come le sue scarpe dal tacco alto ma non troppo, mi passa vicino, forse mettendo male un piede e……..quasi mi cade addosso.

            Grande imbarazzo da parte sua, viso rosso in sintonia con tutto il resto e una vocina che fa:

– Scusa, scusa mi dispiace tanto! –

– A me per niente, anzi mi presento. Sono Sandro. –

– Io mi chiamo Marzia! –

            E forse fu in quel momento che “ Cupido”, forse nascosto fra le Ninfee e i Fauni della fontana, scoccò la sua freccia. Momenti magici che rivorrei indietro.

            Da allora ci ritrovammo spesso scoprendoci uniti anche da interessi comuni e il nostro amore fiorì fra musei e opere d’arte nella cornice di questa meravigliosa città.

            Non ricordo bene come tutto questo finì o meglio come si logorò. Forse la causa fu il mio trasferimento a Parigi. Per un po’, ci scrivemmo o ci sentimmo per telefono; poi le pause divennero sempre più lunghe fino ad annullarsi. Anche le cose che spesso riteniamo le più importanti e durature possono dissolversi come nebbia al vento.

            Mi allontano dalla nostra fontana. Ho comprato delle cartoline venendo qua, mi siedo al tavolino del bar e, nell’attesa di un caffè, incomincio a scrivere sperando che nel frattempo tu non abbia cambiato casa.

            Ciao Marzia!!

Questa città è bellissima! Ieri sera uscendo dalla stazione ho rivisto la nostra fontana…ti ricordi? Ora l’hanno restaurata e è ancora più magica, specialmente di notte con le luci dal basso. Te la mando con un abbraccio per te. Avrò molto da lavorare ma cercherò di tornare al Museo che ti piaceva tanto…. quel giorno che sembravi una bambina in gita! Mi manchi e spero di rivederti

S.

Storie a ritroso – Cartolina dalla Futa: Carla

Il bagno alle cascate – di Carla Faggi

Odio luglio, devo venire ogni anno qui al Sasso di Castro a passare il mio tempo con delle vecchie zie e con un sacco di cugini tutti maschi e tutti odiosi e dispettosi.

Odio stare lontana dalla mia mamma e dalle mie amiche.

Odio che qui il tempo non passa mai e…aspetta ma sta arrivando una famiglia nuova…un babbo, una mamma e…una bambina!

Che bello giocare alle cascate, i piedi nell’acqua, tu che fai il bagno, io che non so nuotare, gli odiosi cugini che rompono cercando la nostra attenzione, noi che facciamo le sdegnose!

Che bello vedere tutti quei bambini vestiti tutti uguali, noi col naso schiacciato sulla grande cancellata della Colonia estiva ad osservare i loro giochi organizzati e a cercare di capire quel loro dialetto bolognese che sembra lingua straniera.

Che bello correre poi alla fontana di fronte alla colonia, accaldate in pieno luglio, a bere, a spruzzarci, e quando ci riesci anche a infilarti dentro, naturalmente io no perchè ho paura di scivolare. Che fifona che sono, tu invece…temeraria, vuoi provare tutto.

Che bello giocare dietro ogni angolo del Cimitero dei Tedeschi, le zie che ci chiamano ad osservare, noi che facciamo finta di non sentire e corriamo e ci sembra di essere ad un parco giochi invece che ad un cimitero monumentale!

Ho voglia di andare a rivedere quei posti dove andavo in estate da bambina, dai andiamoci così ti racconto.

Ecco il Cimitero dei Tedeschi, sai ci sono stata da bimba insieme alle zie, i cugini ed una amichetta che veniva da Prato, Marzia. Non mi ricordo neppure come è fatto, mi ricordo solo che giocai tanto con Marzia, tante risate, i cuginetti che a nascondino quando ci trovavano ci facevano paura, un giorno veniamo a visitarlo, oggi non abbiamo tempo perchè ti devo far vedere tanto altro.

Queste sono le cascate, sembrano più piccole dei ricordi di allora. C’è una strada in asfalto che allora non c’era. No, non c’era perchè non la ricordo proprio! Non sono bellissime? Amavo venirci.

Questa è La Selva, abitavamo in quella casa là, e quella accanto è la casa del contadino, che strano le ricordavo lontanissime invece sono confinanti.

E laggiù c’erano i campi ed il bosco, andiamo a vedere…villette e cartelli proprietà privata, severamente vietato, divieto di accesso.

Vabbè…ecco là c’è la Colonia…non vanno più di moda le colonie per ragazzi ma lasciarla in così degrado è un peccato.

Speriamo almeno che la fontana dell’acqua sia come allora. Ma… doveva essere qui, almeno mi sembra, cerchiamo più avanti..no non c’è, forse era qui dove c’è quella nuova villetta!

Mi tengo i miei ricordi, li ho aggiornati ma solo un po’.

Chissà se Marzia abita ancora a Prato al vecchio indirizzo che avevo. Ovviamente non posso avere il cellulare e neppure la mail, quindi l’unico modo è provare a scriverle. Sarebbe bello mandarle una cartolina, ma sono introvabili perchè non usano più. Se la trovo le scriverò:

Ciao Marzia!!

questo paesino è bellissimo anche se molto cambiato.

La nostra fontana non c’è più, ma forse così è più magica perchè è illuminata solo dalle nostre emozioni di allora.

Ricordi la nostra gita meravigliosa  al cimitero dei tedeschi? Cercherò di tornarci appena posso o forse potremmo ritornarci insieme perchè mi manchi e spero di rivederti.

Sandra

Storie a ritroso – Cartolina da X: Simone

LA VALIGETTA 24 ORE – di Simone Bellini

La neve caduta in abbondanza nella notte aveva rallentato tutti i treni superveloci.

Ero arrivato in stazione con ore di ritardo ed avevo una dettagliata relazione da illustrare ad un’ importante conferenza sull’avanguardia ingegneristica per l’architettura moderna.

Progetti, disegni, ipotesi e appunti sull’argomento erano tutti custoditi nella mia valigetta 24 ore.

Uscendo dalla stazione mi avviai di corsa verso la mia meta, passando velocemente davanti alla bellissima fontana del quattrocento, ma proprio in quel momento una turista indietreggiò nell’intento di scattare una fotografia col cellulare scontrandosi inevitabilmente con me facendomi cascare rovinosamente in terra.

– Oh mio dio ! Mi dispiace, mi scusi tanto ! – disse aiutandomi ad alzarmi – Ma lei sanguina !- Mentre con un fazzoletto cercava di tamponarmi il sangue che usciva dal labbro inferiore.

– Lasci, lasci stare non importa- le dissi fermandole la mano –Sono molto, molto in ritardo !-

Mi rialzai in fretta, ma fatti tre passi mi resi conto che non avevo più la mia valigetta.

Rividi allora nella memoria la scena della valigetta che volava dentro la fontana.

La conferma era lì, in mezzo all’acqua.

 – Cazzoo….i miei documenti ! –

La donna resasi conto della situazione reagì immediatamente tirando su quella gonna già corta di suo, scoprendo, al limite del pudore, le meravigliose gambe per immergerle nella fredda acqua della fontana e recuperare la preziosa valigetta.

– Sono mortificata ! Se le ho arrecato molto danno mi telefoni a questo numero- disse porgendomi il suo biglietto da visita- La metterò in contatto con la mia assicurazione. Mi chiamo Marzia ! –

– Simone- le dissi porgendole il mio biglietto- Grazie ! Si è bagnata tutta  mi dispiace, purtroppo sono molto in ritardo. Magari potremmo riderci sopra stasera a cena !-

– Magari si ! Ma il ristorante lo scelgo io e pago io, è il minimo per rimediare alla mia sbadataggine.-

 Fu l’inizio di una fugace, imprevedibile storia. Persa poi nella memoria e riemersa ora nel tornare davanti a quella fontana, resa ancora più magica da un restauro esemplare, immortalata in questa cartolina che sto scrivendo per te Marzia.

Ciao Marzia!!

Questa città è bellissima! Ieri sera uscendo dalla stazione ho rivisto la nostra fontana…ti ricordi? Ora l’hanno restaurata e è ancora più magica, specialmente di notte con le luci dal basso. Te la mando con un abbraccio per te. Avrò molto da lavorare ma cercherò di tornare al Museo che ti piaceva tanto…. quel giorno che sembravi una bambina in gita! Mi manchi e spero di rivederti

S.

Storie a ritroso – Cartolina da Madrid: Patrizia

Tornare a Madrid – di Patrizia Fusi

E’ bello volare, siamo avvolti in morbide nuvole bianche, a sprazzi vedo il mare scorrere sotto di me, il mio amore Sergio è seduto accanto, è la prima volta che viaggio in aereo.

Allo scalo mi  affascina tutto quello che mi circonda è un mondo sconosciuto per me, mi incuriosisce il funzionamento dell’aeroporto, da sola mi sentirei persa, la presenza di lui mi rassicura.

Il taxi corre veloce per portarci a Madrid, grandi casermoni anonimi ci passano accanto, tutte le periferie si assomigliano.

Ci stringiamo vicini, vicini, è bello sentire il contatto fisico della persona che si ama.

Stiamo andando all’albergo, percorriamo un bel viale alberato, ci troviamo in piazza De Cibeles una grande fontana con al centro un carro e sopra ad esso una donna seduta su un trono in atteggiamento austero, trainato da due leoni, l’acqua sgorga tutta intorno, ai lati maestosi edifici, i raggi del sole illuminano tutto, l’aria è tiepida, abbiamo scelto l’albergo in centro per visitare Madrid con più facilita.

Il pomeriggio andiamo in giro in libertà per scoprire angoli particolari, Puerta del Sol con l’orso del Corbezzolo, è la prima tappa, mi sento felice, mentre camminiamo la mano di lui mi coccola.

 Chiediamo a un coppia se ci può scattare una foto sotto la statua dell’orso, ci dicono ragazzi; siete una bella coppia si vede che siete innamorati.

Percorriamo la piazza, tanti bei negozi di tutti generi, ci soffermiamo davanti alle vetrine, parlando serenamente, imbocchiamo una strada in discesa che porta al museo Thyssen che andiamo a visitare, è un mio desiderio che ti ho chiesto con insistenza, mi affascina tutta la pittura, ma son curiosa di vedere le opere di Hopper e sentire le emozioni che mi fanno provare.

 Nel pomeriggio siamo andati in Plaza Mayor passando dal L’Arco de Cuchilleron una delle nove porte d’accesso della piazza.

Al centro di questa una statua con il re a cavallo, un porticato tutto intorno agli edifici di colore rosso e bianco, tante persone, polizia a cavallo.

Bella la cena che abbiamo fatto in piazza, non tanto per quello che si è mangiato ma per l’atmosfera romantica che si è creata, i nostri piedi complici si sono cercati sotto il tavolo, al calore della sera tutto intorno a noi è diventato luminoso e dorato, è stata una piacevole giornata, la luna brilla in celo e ci accompagna.

Dopo quarant’anni ho voluto ritornare a Madrid, tanti ricordi nostalgia mancanza della tua presenza, un pensiero strambo mi passa per la mente quella di comprare una cartolina e di spedirtela.

Ciao Sergio!!!

Questa città è bellissima!! Ieri sera uscendo ho rivisto la fontana in piazza Cibeles…ti ricordi? Ora l’hanno restaurata e è ancora più magica, specialmente di notte con le luci dal basso. Mi manchi vorrei poterti abbracciare. Cercherò di tornare al museo che mi piaceva tanto…quel giorno che sembravo una bambina in gita, per avere l’illusione di sentire la tua presenza, mi manchi tanto. La spedisco al nostro indirizzo e sarà un altro ricordo di noi due da mettere nella scatola bianca.

M .

Storie a ritroso – Cartolina da Perugia: Sandra

Un museo da mangiare – di Sandra Conticini

Sonia e  Marzia avevano bisogno di riposo.

Decisero di  fare un week-end allungato per evadere da quell’ambiente e rilassarsi, ma trovare qualcosa che potesse accontentare tutte e due non fu facile. Dopo aver girato con la mente l’Italia decisero che i paesini dell’Umbria sarebbero stati adatti alle loro esigenze.  Si fermarono ad Assisi e Spoleto e rimasero a bocca aperta nel vedere tanta bellezza…. poi proseguirono per Perugia dove avevano prenotato un agriturismo con piscina e centro benessere.

Una fontana di acqua bollente le accolse nel giardino. Pensavano che si sarebbero dedicate solo alla loro bellezza: massaggi, dieta sana, piscina.

Sentivano nell’aria la promessa dell’estate, gli obblighi che la bella stagione richiede alle ragazze belle….. Ma furono forse i canti degli uccelli a distrarle e a guidarle verso quella meraviglia che trovarono…. o che trovò loro: la fabbrica di cioccolata e il museo della Perugina.

Non aveva niente di culturale ed artistico, ma il loro morale arrivò alle stelle.  Appena entrate furono assalite  da un abbraccio di cioccolato e accolti dal più grande bacio di tutti i tempi,  e che emozione vedere la pasta scura e  tutti quei cioccolatini nelle grandi vasche e sui nastri trasportatori… ed all’uscita era prevista anche una piacevole degustazione.

Fu lì che le due amiche si dimenticarono di dover essere belle e si tuffarono letteralmente in un idromassaggio di cioccolata: vederla appena pronta, vedere l’argento delle cartine, i messaggi nascosti dentro e poi tutta la scia di profumo inebriante, irresistibile e folle che scivolava sui nastri trasportatori, tra le mani di ninfe portatrici di bontà, fu un vortice di piacere.

Tornarono a casa non certo più magre ma di certo più felici. Anche perché le tentazioni golose non erano finite e proseguirono in tartufi, tagliatelle, salumi e arrosti.

Dopo diversi anni Sonia ricapitò a Perugia per lavoro e ripensò a Marzia, che non vedeva da tanto tempo, così comprò una cartolina e le scrisse:

Ciao Marzia,

questa città è bellissima! Ieri sera uscendo dalla stazione ho rivisto la nostra fontana… ti ricordi? Ora l’hanno restaurata ed è ancora più magica, specialmente di notte con le luci dal basso. Te la mando con un abbraccio per te. Avrò molto da lavorare ma cercherò di tornare al museo che ti piaceva tanto… quel giorno che sembravi una bambina in gita!

Mi manchi e spero di rivederti

S.