Le Città di Lucia dentro il Mercato

Cominciamo dal mercato- di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Dove’ il mercato?
Andiamo al mercato?
Cominciamo dal mercato

Il mercato è la mia città
Tutte le città hanno un mercato e tutte al mercato diventano la mia città

A Parigi la metà del mio tempo la passai al mercato delle Pulci
Era lì che la vita mi regalava doni a piene mani
Mi tengo stretto questo nitido ricordo e mi posso vedere giovane, felice e
innamorata passare in mezzo ad una umanità che offriva di tutto
L’aria era fresca ma non era freddo, le persone sembravano leggere
Comprammo due impermeabili militari neri, uno per uno e i nostri primi mezzi guanti
Sull’ impermeabile appuntai una grande spilla di strass luminosi
Ero tutta vestita di nero ma la mia spilla brillava come il mio volto di bambina sposa
Era il mio viaggio di nozze

Tutti i mercati della mia vita premono ed escono dal mio petto a caso e senza tempo, senza alcun ordine cronologico

Bruxelles, umida e fredda ha un mercato pieno di fiori come se tutti i fiori si fossero messi d’accordo per dare una mano agli umani per sopravvivere al grigio
Le orchidee sono le più generose e non c’è finestra che non ne abbia una
Fiori e patatine fritte; ti siedi, guardi i fiori e mangi patatine dal cartoccio sperando che tuo figlio sia felice anche in una città grigia

Budapest, dov’è il tuo mercato splendida e affascinante città?
Davanti a me un mercato triste, poche cose sui banchi, venditori infreddoliti e senza sorrisi, non c’era niente da comprare, sembrava un camposanto
Stavo per andarmene quando il mio sguardo si posò su di un orologio che sembrava un enorme diamante
Sono forse più di venti anni che mi guarda ogni volta che vado a dormire

Istambul, io e Maria Pia ,libere e ingenue camminavamo tra una folla umana al Gran Bazar, merci di ogni tipo alla destra e alla sinistra dei nostri occhi
Una strada senza fine e il canto dei muezzin
Comprai una giacca di montone, erano gli anni settanta e la mia era l’unica giacca di montone color verde chiaro che si poteva vedere in giro
Con il caldo del mese d’agosto salii sull’aereo con la giacca indosso e per valigia una borsa di paglia

Amsterdam, scendemmo dal treno e fummo investiti da un forte vento e dalla pioggia, indossammo le nostre cappe e diventammo subito due gabbiani arancioni
Il vento ci apriva le ali e volammo tra strade e canali scansando biciclette e riparandoci sotto i portoni
Non dimenticherò mai Amsterdam vestita da gabbiano
Al mercato dei fiori avrei voluto comprare una casetta per gli uccelli

A mezzogiorno salutai i bambini e le mie colleghe di corsa
A metà pomeriggio eravamo a Fez
Il nostro riad era dentro la Medina, un labirinto -mercato che nessuna parola e nessuna descrizione può essere sufficiente per descrivere quel mondo straordinario e  inimmaginabile dove mi trovai catapultata dopo solo poche ore di viaggio
Impossibile non perdersi in quel mondo fatto di piccole strade intrecciate dove se incontri un asino è difficile passare
I miei occhi impazziti atterrati improvvisamente in un altro pianeta: tintori,sarti, tessitori,ceramisti,artigiani e merci di ogni tipo ,Inferno e Paradiso ad ogni mio passo
Pelli ad asciugare al sole, uomini seminudi dentro piccole vasche circolari di tutti i colori, odori a volte nauseabondi a volte sublimi
In una piazza circolare battevano con i loro strumenti gli artigiani del rame con un ritmo regolare e perfetto: era il cuore di Fez

Un viaggio da sola e una piccola ed essenziale stanzetta nel centro di Catania
Spesso sono io a cercare i mercati ma a volte sono loro a cercare me
Fera ‘o Luni, il più vecchio mercato di Catania era lì appena dietro l’angolo
Ogni giorno prima dei miei giri per la città, attraversavo il mercato lentamente a occhi quasi chiusi
Fera ‘o Luni è un mercato da ascoltare
Qui puoi sentire veramente la voce di Catania; se ascolti bene ti parla di tutto, ti sbatte in faccia la sua miseria e la sua forza
È un mercato per tutti, e’ il mercato di tutti

Incantata dalla città di Catania, dopo tre mesi sempre da sola volli conoscere Palermo
Una città piena di bellezze,alcuni dei suoi tesori sono tra le cose più belle che abbia visto nella mia vita
Come descrivere i suoi mercati?
I mercati di Palermo sono sangue e arte, ordine e calore, musica, grida e disperazione
Ballaro’,la Vucciria e il mercato del pesce così vicino alla cattedrale o forse è proprio il mercato del pesce la vera cattedrale di Palermo
I graffiti sui muri della Vucciria sono opere d’arte incredibili accompagnate spesso da frasi acute, sottili e pungenti
I mercati di Palermo sono dei veri monumenti alla vita situati tutti proprio nel cuore della città
Lì è possibile percepire che le culture di tanti popoli si  sono incontrate per convivere insieme in un luogo multietnico e suggestivo in mezzo a un tripudio di colori, voci e odori

E poi e poi …

Tabriz, con il secondo mercato coperto più grande del mondo e la Boqueria a Barcellona dove la frutta è esposta come se un artista vi avesse passato la vita a creare le più belle e colorate composizioni
E Sofia con il piccolo mercato ricoperto di neve dove brillavano sui banchi bellissime icone dorate

E ancora e ancora…

La mia vita si snoda mostrandomi le sue meraviglie assopite

L’ultimo mercato pochi giorni fa a Vienna
È stato uno di quei casi dove il mercato è venuto a cercarmi, era lì a cinquanta metri dal mio albergo
In mezzo a bancarelle di frutta e spezie erano allineati una grande quantità di piccoli ristoranti, tanti tavolini l’uno accanto all’altro accoglievano in una atmosfera vivace ma tranquilla una moltitudine di persone gioiosamente unite dal cibo e dalle chiacchiere

Tanto tempo fa vendevo sogni sull’aia di casa in piccole boccettine di acqua colorata a passanti immaginari
Oggi compro sogni e conoscenza nelle mie città mercato

Continuerò questo viaggio finché le mie gambe e le mie forze me lo permetteranno orgogliosa e felice di aver camminato tra i mercati del mondo e di continuare ad averne voglia

Incipit e cartine di Gabriella

E poi c’era brutto tempo – di Gabriella Crisafulli

E poi c’era brutto tempo.

Arrivava da un giorno all’altro una volta passato l’Autunno e non teneva conto che era vestita ancora con abiti estivi. Indossava un abito elegante con un tocco sgargiante e tanti fronzoli. Niente ombrello.

La pioggia era inclemente. I capelli freschi di parrucchiere pendevano gocciolanti come i volant del vestito e le piume che lo decoravano. Tutto era molle lungo il suo corpo mentre il trucco si scioglieva e le rigava il viso.

Si era vestita elegante per l’occasione. Non le capitava spesso di uscire la sera e di andare nei migliori hotel e ristoranti della sua città. Le succedeva da quarant’anni ogni volta che veniva quel ragazzo con la moglie a trascorrere un paio di settimane a Firenze. Era l’occasione per fare un tuffo in mondi altri che turbinavano in centro ma del cui giro non faceva parte. Quando arrivavano J. e Y. però, veniva catapultata da loro in luoghi mirabolanti con panorami mozzafiato e ristoranti dove tutto sapeva di fantascienza.

Di solito se la godeva alla grande.

Quel giorno la pioggia le stava guastando la festa.

Quando arrivò erano tutti ad aspettarla sprofondati nelle poltrone davanti all’aperitivo.

Si rifugiò nella toilette per rimediare ai danni della pioggia e, con l’aiuto di un’assistente e di parecchi scottex, si rimise a posto il più possibile.

Raggiunse gli altri nel salone e, fra una chiacchiera e l’altra, venne fuori la proposta: un viaggio negli Stati Uniti per loro quattro, spesati di tutto punto, da fare nel periodo estivo.

Non era preparata a tanto e si aggrappò al bicchiere dell’aperitivo analcolico mentre il mondo le girava intorno come se si fosse scolata due o tre Martini.

Viaggio, permanenza, musei, teatri e crociera, tutto organizzato da J. che di lì a qualche mese avrebbe concordato l’organizzazione con loro.

Come al solito, però, la vita era troppa con lei perché l’invito aveva stuzzicato nei suoi desideri nascosti.

Nei giorni successivi ascoltava i loro progetti di approfittare dell’occasione per viaggiare in lungo e in largo per gli States domandandosi con quali risorse era possibile far fronte a tutto questo.

La vita di chi amava aveva fretta di esistere e nella commedia che l’aspettava doveva inventarsi una parte se non voleva rimanere nella paura che l’attanagliava.

Non possedeva la sfera di cristallo che le pronosticava il futuro, poteva solo ridere a crepapelle su come una grande occasione si trasformasse ancora una volta in un fumo che avvolgeva i mesi a venire.   

Incipit con cartine di Silvana

Diario del 1 e 2 novembre – di Silvana Castaldi

Le immagini che ho pescato mi rimandano al 1 e al 2 novembre. La prima ricorda la raccolta dagli alberi.

La seconda immagine conferma la data del 2 novembre che è  quasi sicuramente il volto di una persona nota piena di bellezza giovanile, una di quelle facce che vengono messe a ricordo di un defunto.

La storia che ho tanta voglia di scrivere sta tra il diario e il testamento.

Parole con cui vorrei essere ricordata e che vorrei fossero lette per me.

La raccolta delle olive è stata festa di sorrellanza. Mia sorella ha pochissimi olivi e chiedere un aiuto agli amici comporta delle spese di assicurazione inail invece i parenti entro il terzo grado (evidentemente non gliene frega niente a nessuno) sono esenti, quindi ci ha chiamati ad aiutarla il primo novembre

Ho ospite una nipote messicana e quando sono tornata casa il 2 novembre ho trovato un’altana per los dias de los muertos

Un tavolo con le candele accese dedicate a una persona cara che non c’è più. Le candele accese servono a illuminare in un cammino che sia un passaggio gioioso in una nuova tappa di vita da accettare e non da temere. C’erano poi:

Un pizzico di sale e il sale è protezione,

 un bicchiere di acqua per dissetare nel cammino

oggetti e cibi che il defunto amava

Mi è stato garantito che al mio momento avrò anch’io la mia altana e sto cercando quali cibi e oggetti vorrei: di sicuro un caffè e un libro, anche più di uno e certe foto che mi piacciono molto.

E tra queste cose che vorrei c’è anche come vorrei essere ricordata.

Incipit con cartine di Rita

Madama Butterfly – di Rita Angeloni

Storia di un infelice amore che si conclude con il suicidio di Cio Cio San, giapponesina quindicenne che dopo il matrimonio prende il nome di Madama Butterfly.

 Piccola   geisha che si innamora sinceramente del  tenente americano Pinkerton e lo sposa con il rito tradizionale  della sua terra che prevede che lo sposo possa ripudiare in seguito, la sposa senza tanti problemi.

Dopo un breve periodo di felice amore, Pinkerton parte per l’America promettendo a Cio Cio San che sarebbe tornato  a primavera ma, in America sposa Katti.

La dolce giapponesina  aspetta con fiducia il suo grande amore. Sogna il suo ritorno, scruta il mare con ansia, in attesa che la nave arrivi ma, lui si fa attendere.

Immaginando la scena mi sembra di sentire la musica pucciniana e  lei che canta “ tornera’  tornera’ e mi amera’.

Povera giapponesina , lui tornera’ ma, per portarle via il figliolo che vuol far crescere in America.

Allontanata anche dalla sua famiglia non le rimane altra strada di quella di tornare a fare la geisha.

Disperata, dopo aver bendato il figlio, si suicida con il pugnale cerimoniale donatole dal padre.

Povera Madama Butterfly, mi commuovo e piango per lei.

Incipit al contrario con cartine di Tina

La casa di Sassofitto – di Tina Conti

Era stata bene in quella casa, dopo tanto lavorare ora cominciava a sentirla sua. Di anni ne erano passati tanti da quando se ne era andata, i ricordi pero la accompagnavano sempre ovunque si trovasse.

Aprendo  quella porta ora, sentiva odore di nuovo e  sapore di un  tempo  passato. Non aveva risparmiato i colori in  quel restauro, pareti, cornici, porte e finestre e pure i mobili  avevano un loro tono di colore, garbato e armonioso ridavano allegria e freschezza. Ogni stanza aveva il suo nome e una targhetta alla porta.

La gatta, il baldacchino, le nanne, la musica , e poi quelle che avrebbero  aspettato i nuovi ospiti  per avere un nome.

La culla, che era passata da una casa all’altra, ora stava nell’ingresso, verniciata di rosso con dentro pannocchie di granturco e mele cotogne.

Il vecchio falegname si era prodigato in consigli e lavoro per ridar stabilità   e funzionalità a quei mobili sgangherati e tarlati, il risultato però era gradevole  e  caldo.

Un po’ di pane, le noci del giardino e il cacio del pastore avevano sfamato per giorni quei due lavoratori  tenaci e decisi. Seduti sulla panca , con gli occhi pieni di sole abbagliati dai colori degli alberi, dei cespugli pieni di bacche, con le farfalle che si  posavano ora sui cespugli di iperico poi su quelli di budleia  che ormai aveva l’aspetto di una selva da quanto era diventata invadente non si erano accorti del tempo che passava, tanto loro adesso di tempo ne avevano in avanzo, lei ritornava  da un paese molto lontano dove aveva trascorso  gran parte della sua vita, avuto figli, mariti, lavoro e denaro, lui era rimasto sempre li, con la famiglia a curare  il bosco e a costruire mobili.

Di parole ne avevano fatte poche, ma verso il tramonto, ricordavano  i fatti e le avventure   insieme ai personaggi che avevano conosciuto insieme.

Il ricordo del nonno di casa era ricorrente, lui grande conoscitore  di animali e di piante individuava  il canto di tutti gli uccelli del bosco, i versi dei predatori, le loro impronte sulla terra bagnata.

Ora aspettava l’arrivo della sua famiglia , i nipoti quasi adulti, ai quali aveva tanto parlato della casa di Sassofitto, avrebbero finalmente sperimentato quella vita raccontata cosi lontana dalle loro esperienze.

Scrutava il cielo, da un po’ di giorni era sempre brutto tempo, arrivava sempre una volta passato l’autunno. Si doveva organizzare, comprare calosce di gomma, mantelli cerati e anche ombrelli, non sarebbero certo rimasti tutto il tempo in casa,  le scorte di formaggio e  legumi le aveva fatte da giorni, aveva dovuto comprare coperte e trapunte perche’ l’odore di canfora  e naftalina  non se ne sarebbe andato mai  da quelle che aveva trovato nell’armadio.

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Incipit con cartine di Vanna

Una volta passato l’autunno – di Vanna Bigazzi

E  POI C’ERA BRUTTO TEMPO. ARRIVAVA DA UN GIORNO ALL’ALTRO

                UNA VOLTA PASSATO L’AUTUNNO.

Una volta passato l’autunno, nella selva arrivo` un temporale. Il cielo si fece di tanti colori: nuvole viola e grigie, intrecciavano il giallo del cielo, saette smaglianti parevano d’oro. La fauna cercava riparo, uno strano animale sperduto non trovava rifugio. Fermo, sotto la pioggia guardava smarrito. Un gigante nudo lo prese, lui rimase avvinghiato al suo petto.

“Che succedera`, cosa gli fara` quell’orco?” bisbigliavano fra loro gli altri animali. Nessuno si accorse che forse quell’uomo era buono, quanto meno indifferente, lo aveva soltanto soccorso, preso con se` senza un fine preciso, lo teneva soltanto per un gesto spontaneo.

Senso: agire, comportarsi senza voler perseguire un fine, obbedire alla natura che potrebbe anche essere buona.

Festival di parole da un giovedì normale

Parole di un pomeriggio finalmente normale…… – di Rossella Gallori

Avevo fatto tutto senza fretta, guardando un orologio, che non sapevo, non ricordavo di avere, era stato sempre lì, lo avevo spolverato raramente, ma  non lo avevo mai visto come meritava.

La pioggia annunciata, non era venuta all’ appuntamento, spandeva nell’aria quell’ odore d’ acqua , mescolandosi al mio alloro, diventando incenso ad ogni folata di vento.

Mi ero inventata una musicarifugio  per passare ore difficili, prendevo in prestito parole da vecchie canzoni, per vincere la paura, per uscire da un letargo fisico. Dovevo adattarmi ad un nuovo  incontro con il muro, un muro di fumo, così denso e buio, lasciavo impronte, appoggiandomi a qualcosa di fittizio, che sostituiva: famiglia, amori, salute…sogni, non sapevo più camminare senza farlo…

Che commedia la vita, pensare che avrei sempre voluto fare l’ attrice, mi sarebbero piaciuti lunghi monologhi, parti importanti, donne diverse, nel fisico, nell’anima, anche un uomo, sarei stata recitando, un animale, una statua di un museo famoso, un quadro d’ autore….qualcuno… poi mi sarei piegata leggermente ringraziando il mio pubblico, in un maestoso e scrosciante applauso….

Sì mi sarebbe piaciuto, recitare, declamare, so bene che mi mancano troppe cose, ne sono consapevole, penso a cosa non potrei mai lasciare, in un ipotetico testamento : la dizione, la presenza, la memoria, un’esistenza folle senza zavorre, una sfacciataggine vera…

Faccio tutto lentamente, oggi…….nessun palco, nessuna sipario di velluto verde, dolore fisico, testa vuota, ed un altare,  alle mie spalle pieno di ciclamini, rosso bordeaux ….dalle sfumature viola…. E non è mai un pomeriggio normale.

Incipit e cartine di Anna

Autunno – di Anna Meli

E  POI C’ERA BRUTTO TEMPO. ARRIVAVA DA UN GIORNO ALL’ALTRO

                UNA VOLTA PASSATO L’AUTUNNO.

            L’ autunno quest’anno era stato un prolungamento dell’estate. Ci aveva fatto dimenticare la pioggia che ora aspettavamo con desiderio ma allo stesso tempo con la paura che si scatenasse qualche evento disastroso.

            La campagna bruciata dal sole sembrava chiedere aiuto. Non aveva mostrato i colori degli anni prima. Le foglie degli alberi erano un misto di verde e marrone bruciacchiato che al contatto si sbriciolavano come tabacco.

            Il rosso era sparito anche dalle viti americane le cui foglie cadevano prima di prendere colore. Si poteva solo godere di splendidi tramonti che un pittore sconosciuto dipingeva ogni sera con tanti colori blu-rosso-viola-arancio-azzurro che uniti a volte a qualche nuvola di passaggio potevano sembrare draghi di fuoco.

            E poi finì l’autunno: le giornate divennero brevi, cadde la pioggia. L’aria divenne freddina.

A me non dispiace perché sento il desiderio di chiudermi in casa specialmente al calare della sera.         E’ una sensazione che ogni anno si rinnovava facendomi sentire abbracciata dai ricordi remoti e strani.

            Si avvicina il Natale ed è tempo di aprire il baule degli addobbi e di altre cianfrusaglie alle quali sono particolarmente affezionata. Non a caso, prima di tutto apro la scatola dove c’è la mia bambolina di gesso con la quale ho giocato tanto da piccola abbracciandola come se fosse in carne ed ossa quasi la sorella che avrei tanto desiderato. La stringo a me e mi rendo conto che così facendo abbraccio tutta la mia vita passata.

            Altri oggetti saltano fuori dal baule magico: un flauto, alcune campane di vetro avvolte in carta velina, tanti fili d’oro e d’argento, una scarpetta minuscola, un funghetto, un babbo-natale e la polvere del tempo.

Prendo la bambolina, chiudo il baule…fuori è notte e piove l’autunno è passato.

Incipit e cartine di Rossella B.

Brutto tempo – di Rossella Bonechi

” E poi c’era brutto tempo. Arrivava da un giorno all’altro una volta passato l’autunno.”

 Via gli arancio e l’oro delle foglie, via i cieli violetti della sera, via il riposo gentile dopo la fiamma estiva. È proprio brutto tempo se dalla finestra scorgo il fuggi fuggi degli animali alla ricerca dell’ultimo cibo prima del letargo (carta n*1). Andrò in letargo anch’io? Addormenterò i miei sensi per non sentire più le spine di ghiaccio che mi porto dentro?

Driiin….Driiin…Uffa, ma non esiste la letargia telefonica? Brontolo un “pronto?” e sento un “prepara la valigia, l’India ci aspetta!”  (carta n*2)

D’un tratto vedo i colori brillanti dei Sari, gli ori delle catenelle, i tintinnii delle cavigliere, mucche magre e intoccabili; e odori: incenso, curry, sudiciume e idrocarburi. Potrebbe essere di nuovo bel tempo se dicessi sì mollando gli ormeggi e i tentennamenti. Ma se questo brutto inverno lo temo perché lo porto addosso, è inutile la fuga. Meglio cercare i colori dentro di me e sforzarmi di riacchiappare la mia primavera, allineandomi ai cicli naturali.

Ma….. boh…. comunque….nel caso…. è meglio se cerco il passaporto!

Incipit e cartine di Sandra

Ma davvero arriverà l’inverno? – di Sandra Conticini

Ma quest’anno arriverà questo  brutto tempo? Il sole e il caldo non  sembra abbiano voglia di lasciare il loro spazio alla pioggia, al vento e al freddo. E’ da maggio che non piove, l’acqua inizia a scarseggiare, si comincia a sentir parlare di siccità e razionamento dell’acqua, non ci voglio pensare, non siamo abituati a non avere acqua, voglio credere che qui non succederà, così riesco a tranquillizzarmi un po’. Quando esco mi rientra l’angoscia, i giardini, le aiuole, i campi  sono secchi, quest’anno il verde è diventato giallo come la paglia, ed  i frutti, quei pochi che sono riusciti a crescere, sono piccoli piccoli, ma molto buoni. Anche gli animali, non trovando da mangiare e da bere, abbandonano i boschi e si avvicinano alle case. Anche  chi ama il sole spera che qualcosa cambi altrimenti si muore tutti.

Finalmente un po’ d’acqua, ma questo è un temporale, tuoni, fulmini,  un vento così forte  non l’ho mai sentito… ho tanta  paura!  Aiuto Aiuto!! chiudo le  finestre e gli avvolgibili, ma sembra che questo vento strappi le finestre dal muro e la grandine, grossa come chicchi d’uva, è come una  bomba che si scaglia contro le macchine lasciandole  ammaccate.

Ho chiuso tutte le porte, e mi sono rintanata nell’ingressino, ho tanta paura. Queste  bombe d’acqua arriveranno sempre più spesso se non ci decidiamo a  cambiare le nostre abitudini.

Dopo una mezz’ora spero che  il peggio sia passato, mi affaccio timidmente alla finestra e sembra sia passato uno tzunami, alberi sdradicati,  macchine schiacciate sotto gli alberi, case scoperchiate  ma, là dietro quell’albero  spuntano dei timidi fiorellini celesti, azzurri e un altro violetto con delle pennellate di cipria rosa più chiara e più scura,  questo è il segno che la vita deve continuare.

Più in là verso il bosco si vedono dei tronchi di alberi che allungano i loro rami scheletrici verso il cielo come se invocaserro di poter continuare a vivere, e l’orco del bosco con un nasone enorme sembra sorridere per rassicurarli.

Incipit con cartine di Stefania

L’estate non è mai infinita – di Stefania Bonanni

E poi c’era brutto tempo. Arrivava da un giorno all’altro ,una volta passato l’autunno.

L’estate infinita, quella dei giorni interminabili ed assetati, scomparsa per magia anche dai ripensamenti. Sembrava impossibile, nei momenti nei quali il caldo toglieva il respiro, che sarebbe un giorno arrivato il brutto tempo. Invece c’è stato un attimo che ha fatto cambiare l’atmosfera. È tornata la voglia di stare vicino, scambiarsi calore, stringersi.

Tutta questione di cielo, di nuvole nuove, di notte che arriva prima. E di notte, si sa, l’energia del mondo cambia. La notte è fatta di frasi dette piano, che sembrano confidenze anche quando sono proclami. Di persone che si incontrano e si spostano nel piccolo cerchio della luce di un lampione, di sorrisi che sembrano sbadigli e sbadigli che sembrano sorrisi. La notte d’inverno è fatta anche di nuvole basse, di nebbie che calano come ragnatele e confondono i confini tra i corpi ed il cielo, di fumi che rendono visibile il respiro, e nuvole azzurre di fumo di sigarette .

Può venire il brutto tempo, si possono trovare rimedi.  Si può dipingere e colorare di rossi, arancioni, o riposare nei grigi e nei marroni di plaid e pullover. Si può pensare ad un musicista che suona in lontananza, rendendo languida anche la notte più fredda.

Incipit con cartine: Nadia

Raggio di sole – di Nadia Peruzzi


E poi c’era brutto tempo. Arrivava da un giorno all’altro ,una volta passato l’autunno.


Che giornata di merda. Non c’era altro modo per descriverla. Svegliata male, al suono della sveglia, cosa che poteva succedere non più di due o tre volte l’anno e quando succedeva di solito era un vero disastro.
E fuori pioveva a catinelle!
Tutto era condizionato da una fretta che non le era propria.
Colazione in piedi, bevendo di corsa un caffè rovente mentre sgranocchiava l’ultimo biscotto rimasto nella scatola. Ecco cosa si era dimenticata di comprare il giorno prima, pazienza.
Di gran corsa lei che ingranava come un diesel e aveva bisogno dei suoi tempi in bagno a lavarsi e poi a vestirsi.
“Che mi metto con questo tempo terribile? Mi sa che devo prendere anche le galosce e la mantella da montagna!!”
Non si truccò nemmeno . Sembrava più uno spaventapasseri con quella mantella lunga fino ai piedi e quel visuccio pallido pallido e gli occhi che erano un misto fra un pesce più morto che vivo e l’incazzato.
Fuori l’acqua cadeva ormai a scrosci. Anche la giunchiglia nel vaso vicino alla finestra aveva piegato definitivamente il capo. La seconda fioritura della stagione aveva avuto vita brevissima . Il passaggio di clima l’aveva stroncata Che tristezza!!!
Maledetta pioggia, maledetta sveglia, maledetta fretta, maledetto tutto.
Trovò il biglietto colorato appena mise il piede sulla soglia . Era quasi coperto dalle foglie di acero che stavano cadendo giorno dopo giorno lasciando l’albero quasi spoglio ormai.
“Fin troppo bello e raffinato questo biglietto”, si disse Laura mentre lo raccoglieva.
Chissà che non sia in grado di volgere al bello una giornata partita malissimo e con per di più un tempo da cani.
Quando era nelle sue “giornate malissimo” anche i colleghi le stavano alla larga. Che era nervosa lo vedevano a distanza e a distanza restavano .Le sue arrabbiature fuori misura erano diventate leggendarie.
Raccolse il biglietto. L’uccellino e tutto il ricamo di fiori fra il viola e il dorato sapeva di buono.
Non fosse mai!!Giornata di merda anche per il biglietto.
C’era un TI LASCIO, NON TI SOPPORTO PIU’, scritto in lettere grandi , marcate da cui traspariva la rabbia con cui era stato scritto, grafia che sapeva di cattivo, inclinata e definitiva.
Non era firmato. Non c’era bisogno . Sapeva chi era il gran cafone che non aveva il coraggio di dirglielo in faccia che la stava lasciando. In fondo l’aveva già capito pur nel poco che si erano frequentati che era uomo arido , senza sentimenti e a doppia faccia proprio come quel bigliettino .
Bello fuori ma coatto e maleducato dentro.
Mentre girava e rigirava per le mani quel bigliettino si trovò a considerare che la giornata di merda in fondo non lo era del tutto.
Anzi quell’addio era la cosa migliore che le potesse capitare..
Era stata fin troppo vigliacca in quella relazione e per paura della solitudine, di nuovo, aveva fatto finta di non vedere quanto quel tipo fosse pieno di sé, arrogante e privo di umanità.
Eppure lei ancora non sarebbe riuscita a dargli il benservito .
Quel bigliettino double face era proprio ciò che sperava arrivasse prima o poi. Non sentì più né il freddo, né l’acqua battente , né il vento. Per un momento, solo un momento, le sembrò di vedere un raggio di sole.

Incipit con cartine di Patrizia

I colori dell’autunno di Patrizia Fusi

E poi c’era brutto tempo. Arrivava da un giorno all’altro una volta passato l’autunno.

Mi ci vuole del tempo per adattarmi ai giorni freddi.

Sono seduta sul divano, avvolta da un morbido plaid a scacchi colorati, nero, marrone e senape, regalo di una persona cara, mentre mi rilasso mi, viene alla mente una tiepida giornata autunnale piena di sole con una leggero vento che muoveva i rami dei tigli che formavano un tunnel dorato, le foglie su gli alberi avevano dei colori stupendi dal giallo dorato al rosso ramato con sfumature di marrone chiaro, il sole filtrava fra i rami e faceva rispendere tutto.

Dagli alberi cadevano altre foglie, sembravano grossi coriandoli, cadendo avevano formato un tappeto colorato e morbido, era piacevole camminarci sopra, pestandole facevano un leggero scricchiolio, mentre camminavo nel viale incontro una bella ragazza dai capelli rosso dorati come le foglie dei tigli….

Incipit con cartine di Rossella G.

Pensieri in numero pari – di Rossella Gallori

E poi c’ era brutto tempo, arrivava da un giorno all’ altro, una volta passato l’ autunno…

Quello l’ aveva scritto uno bravo, io, io, cosa potevo fare, con quell’ immagine ancora negli occhi, con quel ricordo, confuso e nitido al tempo stesso, con quell’ orologio, fermo, ed incomprensibile, con 2 lancette ciondolanti, come il membro di un partito scomparso, le 6e30? Le 18e30?

Un giorno buio, illuminato da uno scialle porpora, gettato su una poltrona Frau di pelle sbucciata, se non ci fosse stato nell’aria il profumo di lui mischiato a quello di lei, quell’ odore forte di  rum, la camicia per terra, un’ autunno cattivo, ed un inverno ignorante che bussava alla porta, lei mezza nuda, lenta e spenta…

Numerai i pensieri, per dare un ordine a qualcosa che non sapevo se avevo immaginato o vissuto:

1: aprì la porta, si avviò verso il buio, poco vestita, poco coperta dentro, si avviò verso il buio.

2: quasi sicura di perdersi.

3:affrontò un bosco di legno e foglie, fitto e fottente.

4: approdare al lago.

5: non cadere nel lago, ma immergersi, per assaporare il gelo.

6: cercare di cogliere sul fondo, quel fiore educato, colorato da una natura delicata.

7: bere, bere, bere.

8: galleggiare con la pancia gonfia, da balena di pozza, e quel fiore stupido tra le labbra livide.

Non andai oltre il numero otto, in  un attimo mi sentii stanca, in quella stanza dalle pareti di carta imprimè, con un orologio a cucù senza un misero uccello a scandir ore, senza una pila per  funzionare, con lancette impotenti ferme sulle 18e30…o erano le 6e30…..

E poi c’ era brutto tempo…

…quello lo aveva scritto uno bravo, io, io, io……

Buon compleanno da parte di Carla

Buon compleanno ad Aurora e… – di Carla Faggi

Ad Aurora piove sempre di notte ed il giorno c’è il sole oppure il freddo a seconda di quello che hai da fare. Ad esempio una decina di anni fa una donna dai grandi pensieri tornata dal mare pensò di scrivere un libro, il tempo allora divenne autunnale così da poterle rendere piacevole lo starsene chiusa in una stanza e restarci almeno due ore.

Però la donna dai grandi pensieri si accorse che con una sola matita, la sua, si scriveva in solitudine, grandi erano i pensieri ma erano scritti con una sola matita.

Eppoi la donna dai grandi pensieri aveva anche un grande cuore quindi chiamò a se un gruppo di matite e, visto che ad Aurora pioveva solo di notte queste arrivarono subito.

Insieme scrissero molto, giocarono assai, cantarono e ballarono.

Eppoi si divertivano molto e questo non era poco, Aurora da brava città immaginaria li aiutava  perchè fuori faceva il cosiddetto brutto tempo e nella stanza di un importante teatro che li ospitava c’era calduccio, c’erano tanti dolciumi , e le tisane calde, stavano proprio bene. Decisero però di stare ancora meglio, perchè era come se mancassero delle ciliegine sulla torta. Allora la donna dai grandi pensieri e dal grande cuore chiamò altre matite. Queste arrivarono subito perchè non pioveva.

Ora c’era di tutto, matitine, matitone, penne stilografiche, dolci, archi e frecce, poesia, teatro, Chiese, suoni e musica. E lei, la donna dai grandi pensieri e dal cuore grande non chiedeva nulla, solo di scegliere sempre di esserci e di innamorarsi di quello che facevamo.

Qualcuno in un giorno di sole le chiese perchè lo faceva.

Perchè io amo, rispose.

Grazie Cecilia! Buon compleanno matite!

Incipit con cartine: Carla

Eppoi – di Carla Faggi

Eppoi c’era brutto tempo, arrivava da un giorno all’altro una volta passato l’autunno.

Invece io ero tutta contenta, finalmente un po’ di brutto tempo!

Non più l’obbligo delle passeggiate fuori, il prendiamo un po’ di sole finchè c’è, andiamo in palestra,facciamo la dieta, vediamo gli amici, andiamo a mangiare la pizza, al cinema…una fatica enorme, eppoi non se ne poteva più di questo stressante bel tempo!

Il cosiddetto brutto tempo invece ci tiene in casa, al calduccio a non fare niente, eppoi ci permette di annoiarci e di inventarci qualcosa da fare.

Voglio scrivere un libro, o meglio una commedia! Mi dissi quando fuori pioveva.

Capitolo primo:

La talentuosa fanciulla che aveva voglia di scrivere una commedia teatrale si chiedeva perchè non aveva mai tempo per farlo ma non aveva tempo neppure per rispondere al suo quesito perchè c’era sempre il sole e aveva da curare il giardino, doveva farsi bella per curare gli amici, usciva e si divertiva, faceva l’orto e si cucinava le sue verdure. Infine rientrava in casa e pensava che non aveva avuto tempo per scrivere la sua commedia.

Eppoi però arrivò il brutto tempo e lei decise di restare in casa e scrivere il suo libro.

Capitolo secondo:

c’era una volta seduta sul divano una ragazza che aveva voglia di scrivere un libro ma non trovava mai il tempo per farlo…

….ultimo capitolo:

Eppoi arrivò il sole!

Incipit con cartine: Lucia

Era brutto – di Lucia Bettoni

Eppoi c’era brutto tempo
Arrivava da un giorno all’altro una volta passato l’autunno :

Aveva la gobba, era tutto storto, la bocca grande, lunghi capelli che arrivavano a terra
Legati, in fondo ai capelli, tanti campanellini che suonavano ad ogni passo
Mille occhi si voltavano
Indossava un mantello elegante dai toni un po’ cupi e dai tratti geometrici che invitava a salirci sopra con le scarpe
Tutti avevano voglia di calpestare il mantello e sentire da vicino il suono dei campanelli
Anche i gatti erano contenti, anche loro sopra il mantello insieme agli umani che diventavano sempre più numerosi
Una ragazza dalle lunghe ciglia e dal tenero sorriso inizio’ a danzare lentamente
Piano piano tutta l’umanità iniziò una danza leggera e i gatti correvano, saltavano e giocavano con i campanelli
L’uomo brutto con la gobba proseguiva il suo cammino con la vita che danzava sul suo mantello
Nessuna sposa ha mai avuto uno strascico più lungo!
Dove ci porti uomo brutto e affascinante?
È brutto tempo e l’autunno è passato
Siamo tutti qui e abbiamo deciso di seguirti
Nessuno ha paura perché ti sei mostrato e tutti hanno potuto vederti
Ci fidiamo di te
Lo sappiamo che vieni da lontano
da molto lontano
Sappiamo che la tua bruttezza è fatica, è lavoro, è coraggio, è amore
Ti seguiamo