Una frase nota, scelta a caso, scopre i pensieri di Sandra

Ho rivisto i miei monti (da “I Promessi Sposi” di A. Manzoni) – di Sandra Conticini

Sono bastati pochi minuti per rivedere indietro. Tutto è tornato a galla perchè un evento negativo ti ritira  fuori il film della tua vita. Ecco che rivedo tutte le montagne scalate nel tempo, alcune sono colline ma tante sono montagne altissime, che  a distanza di anni non ce la farei ad arrampicarmi di nuovo.

Pensi: – ma se fossimo stati in due,  uno scendeva e l’altro stava su, oppure sapendo che non ero sola, non si sarebbero avventurati in questa storia.

Tutte le volte la stessa storia.

Anche quando gli eventi sono positivi viene da pensare come sarebbe stato bello condividere le soddisfazioni con la persona cara  che aveva gli stessi tuoi interessi.  Poi faccio finta di dimenticare, ma ogni volta riemerge la scontentezza.

Per non parlare delle decisioni da prendere su qualunque argomento.

Credo che la decisione presa sia quella giusta, ma non sono mai troppo convinta. 

Sono anni che vado avanti così  e chissà per quanto ancora ce la farò a proseguire.

Dubbi e paure alle quali è difficile dare una risposta.

Una frase nota, scelta a caso, svela un lato di Tina

A muso duro (canzone di P. Bertoli) – di Tina Conti

foto di Lucia Bettoni

Faticoso, il conflitto non sempre mi ha dato i risultati che speravo.

Preferisco lasciare decantare un po’ le situazioni , ho la sensazione di avere una visione  più obiettiva, ma certamente  una risposta decisa  a volte è necessaria.

A muso duro, mi vedo quando difendo qualcuno da soprusi o ingiustizie.

Ho lottato per negligenze, superficialità che danneggiavano e umiliavano qualcuno.

Mi sono sentita forte nel difendere e proteggere persone più deboli.

Nel lavoro mi sono esposta per ottenere diritti e rispetto, ottenendo giusta considerazione  non solo per me ma anche per tutte le persone coinvolte.

Sono consapevole che esporsi e affrontare i conflitti crea tensione e disagio, aiuta altresì a sentirsi utili, partecipativi e cittadini della terra.

Una frase nota, scelta per caso, mette in luce Carla

ASCOLTA L’INFINITO (canzone di F. Mannoia) – di Carla Faggi

Voleva fuggire dal paesino natio, lo percepiva impiccione, chiacchierone, puritano.

Le era stretto, voleva volare, voleva ascoltare l’infinito.

Quindi interruppe l’Università, lasciò il fidanzato pratese e partì per Parigi presso una famiglia “au pair”.

Gare de Lyon: si sentì una provincialotta piccola piccola, piena di paura iniziò la sua escursione verso l’infinito.

Fu tutto bello ed emozionante, nuove amicizie, esperienze inimmaginabili. Fece tutto quello che era da fare.

Passeggiava nei grandi boulevards ed a voce alta gridava come a volerselo ricordare: je suis à Paris!

Si, à Paris, una provincialotta  a Paris!

Poi, tre mesi dopo rientrò.

Al paese aveva acquistato molti punti, la guardavano con occhi diversi, ma sempre provincialotta era.

Quell’angoscia dentro, quella fragilità, quella voglia di ascoltare l’infinito, c’era sempre; ed ascoltare l’infinito allora non era bello, era…infinitamente melanconico.

Poi sono passati gli anni, ed ascolto dopo ascolto la musica si è modificata, si è modificato il rapporto con il paesino, ha amato quello che le ha dato, ha accettato quello che era. È stato faticoso ma l’infinito ora lo sa ascoltare meglio.

Una frase nota, scelta a caso, illumina Stefania

Tu parlavi una lingua meravigliosa (canzone di L. Dalla) – di Stefania Bonanni

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Ed io non ti capivo. Ti ascoltavo, mi perdevo, ti guardavo negli occhi, volavo, ma non ti capivo. Rimanevo sempre a metà altezza. Smettevo di sbattere le ali, e picchiavo rovinosamente il sedere per terra.

Le tue erano parole meravigliose, pronunciate con calore e gentilezza. Parole che scoppiavano nei pensieri come petardi per le feste, lasciando scie di colori, oro ed argento, nella memoria. Ma non le capivo, le tue parole. Non credevo alla loro bellezza, non mi sembrava possibile che le scegliessi con tutta quella cura, per me. Avevi costruito un mondo di attimi e parole, accurato, preparato, che mi stava addosso come un vestito su misura. Era tutto troppo. Parlavi una lingua meravigliosa, addirittura scrivesti pagine e pagine di parole magiche. Ed io che non capivo, credetti stessi preparando una ragnatela.

Tutte quelle pagine le feci a pezzetti, e poi tutti insieme li feci volare dal finestrino dell’auto in corsa.

Una frase nota, scelta a caso, risveglia un ricordo di Rossella

La sera dei miracoli (canzone di L. Dalla) – di Rossella Gallori

Ritratto di Rossella Gallori, modella del pittore Silvio Loffredo nel 1969

Che poi era pomeriggio già un po’ buio.

Lei era lì: riccioli neri, labbra rosse, lo sguardo altrove, sempre nella stessa direzione, cioè, non importa dove!

Io lì, l’autoambulanza, aveva spento la sirena, via Cesare Guasti n.10.

Il medico aveva fatto i gradini di pietra serena due a due, arrivò forse con il fiatone,  sulla porta della camera grande aveva chiesto: ma quanti anni ha?

Lei rispose diciotto, dimenticando che ne avevo già diciannove.

Nel dormiveglia  confuso, ascoltavo, l’ avrei uccisa, pur amandola, l’ avrei strozzata, per farmi guardare almeno un’ ultima volta negli occhi.

Quante ne ha prese?

Mia madre rispose: troppe!

Troppe quante?

Tra il vomito  ed il dolore ricordo che pensai: ora se ne vanno al bar e mi lasciano qui, a morire per davvero! Perché per finta ci ero  riuscita quasi.

Suonarono alla porta, la mamma si aggiustò il vestito bianco e blu ed andò ad aprire.

Restai sola con il medico, che accarezzò i miei lunghi capelli color mogano, lei diceva castani rossicci, ma erano moganooooo.

Mi domandò il perché  di quel gesto, inserendo l’ago nel braccio, ricordo solo che forse non risposi, che le lenzuola erano azzurre, che smisi di vomitare,  che disse a mia madre: meglio non portarla in ospedale.

Lei cucinò come sempre, cucinava di più nei momenti difficili, un po’ come faccio io, adesso.

Nel sonno/ risveglio la sentii parlare al telefono, la sua voce pacata, ripeteva: meglio morta…che.

Ma forse non è così, sono passate troppe vite.

Mi portò acqua e zucchero, il suo rimedio per ogni male, per tutto o quasi.

Poi cercò di rifarmi la treccia, era “ la notte dei miracoli” riuscì a farla e bene.

Almeno quella….

Una frase nota, pescata a caso, dedicata a Nadia

LONTANO, LONTANO NEL TEMPO… (canzone di Luigi Tenco) – di Nadia Peruzzi


Toccando il foglietto scelto fra i tanti e girandolo per le mani, la sensazione è quella di dover fare i conti con un cambio di prospettiva.
Le sonorità e la melodia di una bellissima canzone oggi suonano come un bilancio.
A me fa questo effetto. Quando si ha più passato dietro le spalle che futuro davanti, un po’ funziona così.
La cantavo la canzone da cui questa frase è tratta. La cantavo anche se ho sempre amato molto di più l’altra che diceva: “ vedrai, vedrai che cambierà. Non so dirti come e quando,  ma un bel giorno cambierà!”
Provavo emozioni forti con tutte e due, ma con la seconda senz’altro di più.
Lontano, lontano nel tempo è nostalgia che prende la gola.
Lontano, lontano nel tempo c’era quel clima bello e quel senso comune diffuso che faceva agire insieme e pensare che tutto fosse possibile, e che anche toccare il cielo con un dito non fosse solo una frasetta proverbiale ma stare dentro al regno del cambiamento possibile.
Se mi giro indietro, pur col tempo che corre vertiginosamente, quegli anni lontani restano un punto fermo. Importante e impossibile da mettere nel cassetto di fondo anche di una storia personale. Eppure fin troppo spesso capita che se provo a raccontarli vivo la solitudine di non essere compresa.  Troppo vorticoso il cambiamento che c’è stato, troppa la lontananza da quella stagione, di cui poco è rimasto.
Lontano, lontano nel tempo, sembra l’inizio di una storia da raccontare ai nipoti e mentre lo fai ti pare che parli di giurassico anche se riguarda vite ed eventi di una storia di 60 anni fa o giù di lì.
Lontano, lontano nel tempo lo dirò domani iniziando una conversazione con i ragazzi di una quinta elementare a Grassina.
Sarà dura cercare di raccontare cosa sia stato il fascismo, la Resistenza e la Costituzione, tanto più che il programma della scuola primaria si ferma in quinta ai tempi degli antichi romani.
Eppure occorre sempre provarci. Mettercela tutta per gettare qualche seme che si spera germoglierà in qualche forma.
Lontano, lontano nel tempo è memoria che non deve e non può scivolare via come se fosse ormai ingombrante, inutile fardello da poter rimuovere.
Perché in fondo , anche se io non è detto che vi possa assistere, ” vedrai, vedrai il mondo cambierà. Non so dire come o quando, ma un bel giorno cambierà!”
Non può andare avanti o finire così come si sta srotolando la storia in questa fase.
C’è sempre una speranza e una possibilità. A quella mi aggrappo mentre detesto e compatisco quelli che hanno solo il Piano A e non vedono il resto, non hanno sogni e per questo si sono incancreniti sull’idea della “fine della Storia” che anche a leggerla si sente che era ed è una vera e colossale sciocchezza.
Si c’è sempre una speranza e forse anche più di una possibilità di riuscire a rendere possibile anche l’impossibile.
Non ho mai creduto a chi ci racconta che gli esseri umani hanno dentro di sé una cattiveria innata. Nasciamo tutti allo stesso modo, nudi e teneramente puri. I sistemi e i contesti cambiano in peggio o in meglio lo stato di natura.
Chi lo ha stabilito a priori, che un mondo di cooperazione e coesistenza pacifica fra diversi sia nel regno di impossibile??

Una frase nota, pescata a caso, accende le storie di Lucia

Diavolo rosso (titolo di una canzone di Paolo Conte) – di Lucia Bettoni

quadro di Marino Marini, immagine di Lucia Bettoni

In punta di piedi
Sulla punta dei piedi
Un sorriso birbone e burlone
Sventola la coda come una bandiera
         MA CHE BANDIERA È?
È rossa come il sangue nelle vene
È rossa come la bocca dopo mille baci
È rossa come i piedi dopo mille passi
          SI, MA CHE BANDIERA È?
È una bandiera sottile
È una bandiera invisibile
È la bandiera di tutti
          PERCHÉ SVENTOLA?
Sventola perché c’è vento
È un vento forte che accarezza e raccoglie
Raccoglie tutte le foglie rosse cadute da alberi verdi
Le raccoglie in una palla
                TUTTE INSIEME
Ma è il mondo!
Ma è tutta l’umanità!
Una grande palla rossa
che rotola e sparge semi
I semi del melograno di un
                 DIAVOLO ROSSO




                Diavolo Rosso 2

Lance di luce
Sorrisi di luce
Corse e rincorse
Salti e saltelli
Risate
          GIOCHI CON ME?
Ho voglia di morderti
Ho voglia di farti male
Una forza stupenda
si sprigiona dalla carne
Un diavolo rosso mi parla di vita
Mi parla d’amore e urla
OSA   VAI    PROVA
Abbandona la banalità!

Una frase nota, pescata a caso, fa da accendino a una storia per Simone

ANCHE SE NON TROVI LE PAROLE – (canzone di Elisa) – di Simone Bellini

Dunque,… non so come dirtelo,… non perché sia brutto o negativo,… ma neanche bellissimo o eccelso,… insomma non è semplice,… nemmeno difficile,… sicuramente non è facile!

Ti chiederai cos’è, perché esito, … mi trattengo.

 Non sai se ti devi preoccupare ?!

 NO! Ecco no! Questo no, non devi allarmarti, è da tanto che ci penso , che cerco di trovare le parole giuste per farti capire bene quello che ti devo dire.

Provo e riprovo, scrivo e straccio ogni volta quel che ho scritto.

Allora m’intestardisco e dico- No ! Questa volta glielo devo dire ! Magari con parole semplici ma mie, sentite, senza compromessi !-

Niente ! Quantunque provi è riprovi non trovo le parole per dirtelo.

Perciò, scusa, fai finta che non ti abbia detto niente !

Ciao

Incontro del 30 marzo 2023 al Teatro Comunale di Antella: il ritorno dopo 3 anni

con Cecilia Trinci

foto di Lucia Bettoni, Rossella Gallori, Cecilia Trinci

e inoltre…..

Buon Compleanno Gabriella!

Tornare nella “Stanza del Ricamo” al primo piano del Teatro Comunale di Antella ci ha fatto tornare indietro a quel 18 febbraio 2020, quando per l’ultima volta, quando già la pandemia ci rosicchiava le gambe, abbiamo chiuso la porta sui nostri incontri spensierati. Ci sono stati tre anni difficili, dopo, due sicuramente peggiori, l’ultimo più sereno e più caldo.

Ma eccoci di nuovo qua, come dopo una lunga malattia, come un ritorno a suola desiderato, con compagni di viaggio a cui vogliamo bene, alcuni perduti per strada per scelte personali, ma altri ancora qua, con la stessa voglia di ritrovarsi e raccontarsi, con una intimità gentile che solo questa stanza sa regalare.

Buon cammino, Matite e via…..verso nuove avventure!

Cecilia in 100 parole

Città, bosco, città – di Cecilia Trinci

Firenze, calore di casa e famiglia, una sorellina, cani, gatti, mare selvaggio e giardini.

Studiare studiare….

Una morte  troppo presto, una bomba: orfana di madre direi per sempre

Scoppia un matrimonio e una figlia quasi subito. Siena e  provincia magica, cipressi, fiumi freschi, prati, campi, contadini veri e orizzonti.  Un lavoro adorato e appagante da pendolare.

Divorzio e traslochi. Avventure solitarie,  scoperte e imprese: madre e figlia  sole per il mondo.

D’improvviso ancora una vita viva,  amore, mondo. Una  casa nuova nel bosco e  famiglia. Neve, tramonti, futuro. La figlia  cresce, vola, i nipoti  nascono. Torniamo, nonni, a Firenze.

Tina in 100 parole

Occhi celesti curiosi – di Tina Conti

Sono sempre quella bambina con le trecce delle foto di scuola.

Viso rotondo, occhi curiosi , con le gambe e le mani sempre in movimento.

In apprensione per tutta la mia famiglia, contenta di stare all’aria aperta, con  il sole  e la pioggia. innamorata della vita  e della mia tribù di familiari.

Golosa di cioccolato, amante dell’arte  e della letteratura, dell’acqua  e della terra.

Bisognosa di relazioni umane e stimoli a migliorarmi e conoscermi.

Fortunata per aver avuto genitori onesti e amorevoli.

Amo  i colori e il movimento, mi piace ballare e ascoltare la musica.

Daniele in 100 parole

Dalla Calabria a Firenze – di Daniele Violi

Figlio di una valigia di cartone, nato in una meravigliosa città,   una parte  di questo mondo piena di storia. La mia storia nasce negli anni 50, primo figlio di una coppia di emigrati che da sud hanno rivolto le loro speranze,  la loro curiosità verso un mondo lontano, diverso, con culture sconosciute, consapevoli di fare grossi sacrifici, conditi dalla malinconia della lontananza da costumi, espressioni, persone,  affetti, da una terra,   una terra molto amata. Divento una rappresentazione dei loro sentimenti  e di proiezioni che hanno, a  parere mio, ricevuto il loro raggiungimento,  vissuto con felicità anche nei momenti più difficili.

Anna in 100 parole

Nata a primavera – di Anna Meli

Sono nata a primavera in casa. La mamma mi raccontava che le rondini garrivano sotto la grondaia, lei era felice. Ho avuto un’infanzia serena fatta di giochi e spensieratezza nella libertà della campagna.

            A cinque anni, la prima esperienza di asilo dalle suore durata pochissimo: non sopportavo regole. Crescendo tutto è proseguito nella normalità. A diciotto anni ho perso improvvisamente il mio amatissimo babbo, ma non ero sola, stavo già con Mario che mi ha aiutata a risollevarmi.

            Una volta sposati abbiamo avuto due figli, poi due splendidi nipoti che riempiono la mia vita. Sento Mario vicino in altra dimensione.

Sandra in 100 parole

C’è la Sandra – di Sandra Conticini

Ero una ragazzina timida,  chiusa, vergognosa,  allegra. Le  risate spensierate si sentivano. Quando andavo  da un’amica i vicini dicevano: C’è la Sandra.

Poi la vita mi ha messo alla prova, mi sono un po’ aperta, ma è arrivata  tristezza,  senso di fastidio continuo.

Il tempo trascorso, l’età mi hanno aiutato a non ascoltare giudizi altrui,   tranquillizzarmi un po’.

Vorrei trovare la pace , ma è difficile.

Cerco di sdrammatizzare la vita ma dentro sto male, mi aiuta  il tempo che passa.

Sto bene  quando vedo  mia figlia felice.

Amo  stare in compagnia, chiacchierare con amici, persone che mi dimostrano affetto.

Stefania in 100 parole

Sono stata e sono – di Stefania Bonanni

Sono stata molto amata, ho avuto un’ infanzia piena di sole. A scuola ero brava, con poco impegno e nessuno sforzo. Sono stata corteggiata molto. Ho lavorato quarantadue anni dei quali ricordo solo i colleghi. Molto lavoro in ufficio, molto a casa, molto con i figli. Tutto senza aiuti. Mi sentivo potente e capace, organizzatissima. Pensavo a tutto, ce la facevo. Poi il primo tempo e’ finito. L’intervallo e’ stato lungo e buio. Il secondo tempo fa pari con il primo. Mi muovo poco, fantastico e aspetto. Aspetto di giocare con i nipotini. Aspetto il giovedì. Aspetto un buon libro.

Patrizia in 100 parole

Io come la nonna – di Patrizia Fusi

Sono nata in un piccolo paese formato in prevalenza da operai, dove abitava mia nonna paterna.

Ho alcuni ricordi di lei e della sua vita molto difficile.

Dopo che era rimasta vedova in giovane età con cinque figli da portare avanti.

Era una donna d’aspetto minuto ma fisicamente forte: per poter portare il pane a casa lavorava a giornata per i contadini, faceva anche lo scasso per piantare le viti, per la grande fatica aveva preso l’abitudine di bere un po’ troppo.

Forse le somiglio un po’ come carattere e nel modo di affrontare le difficoltà.

Rossella in 100 parole

Biografia, la mia… – di Rossella Gallori

Era maggio, sicuramente, maggio, giovedì 23e45.

Mio padre si sarebbe sostituito alla mamma, nel parto, potendo.

Quindi nasco, ultima di troppi figli, un po’ buttata li, ma ce la faccio, mi piaccio.

 Lui è amore senza limiti, lei sopravvivenza a oltranza.

Poi mi sveglio  ho 10 anni,  il sogno diventa incubo.

Divento “ io” anno dopo anno, apparentemente forte:

 una che cerca amore e dice: no!

Una che vuole parole e non le ascolta.

Una che trasforma sogni, in vita, in realtà inesistente. Incomprensibile.

Volevo essere Prevert surrealista e magica, sono stata una Rossella, cogliona a vita, tra certezze di stoffa.

Rossellina in 100 parole

Crescere – di Rossella Bonechi

Nata agli albori del boom economico, non mi è mancato niente a parte la presenza di mamma e babbo, gran lavoratori, ma c’erano le braccia di nonni e zie a farmi “rete” intorno.

Poi Santa Susina: elementari e medie incolori e sbiadite ma un professionale popolato di personaggi, amicizie, amori e professori illuminati.

Quarant’anni di lavoro sono stati un lampo ma pieni dell’umanità più varia, lingue dal mondo, incontri e scontri, crescite e aperture.

Finito anche questo capitolo, ora ho capelli bianchi e un reticolo di strade addosso, una nuova storia nella storia. Ancora pagine bianche.

Nadia in 100 parole

Una linea nell’Universo – di Nadia Peruzzi

Figlia di Botteghe Oscure che Oscure al tempo non erano e di un incontro fra un fiorentino e una genovese di 18 anni. Romana per poco . Poi Antella con la nonna. I miei giravano l’Italia fra comizi , elezioni, conferenze ancora per qualche anno.
Insicura e perfezionista, grassa e poi magra, a scuola ero una sgobbona. Lo studio e la storia il mio tutto.
Ho avuto varie case . La sezione del PCI fra queste, casa collettiva, bella per questo.
C’era il partito, la bella politica, i compagni, l’amore trovato. Walter. Indimenticabile.
È Irene, è nei bambini. È presente, non mi abbandona.

Lucia in 100 parole

Vicino e lontano – di Lucia Bettoni

Nata nel letto di una casa colonica
Ultima di generazioni e generazioni di contadini
Ho lasciato tutto e tutti a diciotto anni
Sono andata a vivere in città con un uomo senza volermi sposare
Ho imparato quello che avevo bisogno di imparare
A trentadue anni mi sono separata,
un amore con  le ali mi aveva preso il cuore
Con lui mi sono sposata in un soffio!
Ho avuto un figlio quando ormai pensavo di non poterlo avere
Ho partorito pensando di aver fatto la cosa più grande della mia vita
Adesso vivo in campagna vicino a tutto quello che è stato.

(foto di Lucia Bettoni)