Piazza in ansia per Luca

Appuntamento – di Luca Miraglia

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…è mezz’ora che cammino intorno a questa piazza e sono disorientato… eppure era chiaro che lei mi dovesse aspettare all’angolo tra la piazza e il vicolo… la cerco ma non c’è: incontro solo rari passanti infreddoliti, lampioni dalla luce smorta e panchine vuote… giro in tondo, forse ho capito male le indicazioni…

Sale l’ansia di non arrivare o che lei non arrivi nonostante la dichiarata voglia di regalarci la convivialità di una cena per il piacere di condividere un tempo dialogante e rilassato…

Che ansia…

La piazza è un circolo buio.

Ora provo a girare a destra invece che a sinistra: le luci di un locale, lei sulla porta che sorride mentre mi avvicino con lo sguardo stralunato.

L’ansia si scioglie in un sorriso e la piazza si riaccende, il vicolo si accende, il suo sguardo si accende: stasera sapremo veramente di noi.

L’Uccello Azzurro di Gabriella

C’è un nodo dentro di me – di Gabriella Crisafulli

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Anche io vengo dall’Uccello azzurro.

Lo curo con amore.

Sto imparando a tenerlo a fianco, sempre.

Sto sperimentando come parlargli: abbiamo una storia insieme.

Sto cercando chi vuole dialogare con lui senza spaventarsi, anzi felice di ascoltare quello che racconta.

Sto cercando chi ci sceglie e non ci lascia soli.

La piazza ha un cuore? di Gabriella

Piazza – di Gabriella Crisafulli

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La signora era lì, seduta sulla panchina di quella piazza all’ombra di un albero.

Le mani appoggiate in grembo, la testa un po’ abbassata, se ne stava tutta avvolta nel suo mondo.

Si avvicinò.

Stava bene?

Aveva bisogno di aiuto?

Si mise accanto a lei attenta a non disturbare e le rivolse la parola.

Si ridestò dai suoi pensieri e si mise a raccontare di aver accompagnato un’amica al cimitero lì di fronte.

L’avevano salutata in tanti e adesso lei si era fermata a ripensare ai momenti vissuti insieme.

Non era voluta tornare a casa subito, aveva avuto voglia di rimanerle ancora un po’ accanto.

Sapeva che sarebbe rimasta al suo fianco, che non l’avrebbe mai abbandonata e che avrebbe continuato a consolarla.

Per un attimo gli occhi chiari sorrisero brillanti.

“Le amicizie sono per sempre” disse.  

Chiacchiere in piazza di Simone

LA PIAZZA di Simone Bellini

Odio dialogare !

Passo veloce a testa bassa nella diagonale della piazza sviando da chi conosco appena. Il mio massimo è “Ciao, buongiorno , buonasera e basta.

Non mi interessa il calcio, non parlo di lavoro, donne tanto meno, ciacole fasulle senza senso.

“ Simone, Simone è una vita che non ci vediamo”

Oh cavolo è un ex tassista che quando attacca non la finisce più. Sempre i soliti argomenti, il lavoro, ce l’hanno tutti con i tassisti, il sindaco inetto, il governo che ci odia, la pensione che non basta mai ecc. ecc.

-Scusa ma il cane mi sta tirando il guinzaglio, vuole andare a casa, Ciao!!!- Santo cane che mi salva tutte le volte.

Via, via portami a casa e non ti fermare per le canine !

La cannella invadente di Daniele

Cannella e Pino Silvestre – di Daniele Violi

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La cannella è stata un ingrediente fisso nella cucina di mia mamma: 90 anni passati con migliaia di dolci in cui non è mai mancata con la sua essenza  esageratamente invadente, che si diffondeva stanza dopo stanza e che neutralizzava anche il profumo  della brillantina Linetti e del  pino silvestre che mio babbo spandeva più sui nostri capelli che sui suoi. La cannella come mantra di piacere, come stare nello spazio, in aria  e volare in casa su un tappeto profumato, rincorrendo visioni di città arabeggianti e patii, torri di Babele, ascoltando parole dolci e che, come un gioco, avvolge il tuo corpo con sensazioni di benessere, mentre anche lo sguardo diventa morbido verso persone che diventano amabili e gradite. La cannella con il suo profumo riesce a dare un piacere immenso.

Le castagne profumate per Anna

ODORE DI CASTAGNACCIO – di Anna Meli

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            Con l’autunno arrivano le castagne chiuse nel loro riccio verde e spinoso. Calpestandolo escono fuori scure e lucide. Profumano di buono, di bosco, di muschio, di sé.

            Una volta seccate e macinate si trasformeranno in una farina color avorio, dolce e profumata pronta per fare il tradizionale castagnaccio.

            Per me é naturale associare ogni profumo a qualcosa di vissuto e questa sera quando Carmela è arrivata  con un misterioso fagottino, ho intuito che doveva esserci qualcosa di buono.      Un odore antico è arrivato fino alle mie narici ancora prima di essere aperto. Mi sono rivista bambina. La vecchia cucina, il vecchio tavolo pieno di segni, il nonno che mescola in una zuppiera farina di castagne che poi andrà a depositare in una teglia con una pioggia di pinoli e poi…. a cuocere nel forno della cucina economica a legna.

            Un gradevole odore si spande appena aperto il forno e a me viene di pensare al “lupo lupaccio che mangia il castagnaccio”  e già mi preparo all’assaggio del pezzettino che mi gusterò prima di dividerlo col resto della famiglia all’ora di cena.

            Ancora una volta, e mi capita spesso, un profumo mi ha fatto sognare.

Finocchietto profumato per Carmela

Selvatico finocchietto – di Carmela De Pilla

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Quando c’era lui si sentiva, il suo respiro si avvertiva lontano un miglio e il profumo penetrava nella pelle, nell’aria si percepiva un’allegria persistente, di lui non si poteva fare a meno, era apprezzato in ogni stagione della sua esistenza, ancora piccolo ci ubriacava con il suo intenso aroma e se ne stava sdraiato nei campi godendo dei primi raggi di sole, preferiva quelli incolti forse perché lì si sentiva un re, accolto e stimato da tutti.

Il suo profumo inconfondibile avvolgeva le narici con prepotenza e come era felice di accarezzare chi gli stava accanto!

Durante la sua vita si trasformava a seconda del dolce tepore del sole o del suo eccessivo calore,  perfino il colore cambiava! Appena nato era verde tenero, veniva voglia di masticarlo e triturarlo per godere del suo carattere forte e vivace dal sapore dolciastro che perforava la bocca e il naso come la fresca brezza marina, più tardi spuntavano innumerevoli capolini gialli disposti a ombrello e in vecchiaia diventava più serio , ma non per questo meno profumato e festoso.

E quanto gli piaceva mescolarsi e rotolarsi con quelli che, a dire la verità, con lui non avevano niente a che fare! Che ci faceva tra le sarde e la carne di maiale? Di sicuro ne avrebbe esaltato il sapore!

Crescendo diventava più comprensivo e il suo profumo avvolgente si combinava volentieri con l’impasto dolce e fragrante dei piccoli anelli dorati o immerso nell’acqua per insaporire una tisana rinfrescante.

Era felice perché si sentiva utile in ogni momento della sua vita, certo ci voleva la pazienza di chi amorevolmente andava a scovarlo tra i sassi e i pendii contento di portare a casa un tesoro.

Profumo di finocchio per Lucia

Finocchio – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Sei stato il primo
Sei stato l’unico

Non ha importanza il tuo nome
Non ha importanza la tua forma

La tua essenza è dentro di me
La tua essenza il mio bisogno

Profumo antico
Profumo accogliente

Il giusto respiro

Silenzio e profumo
Profumo e silenzio

Uno è tanto
Uno è tutto

Tutto il mio bisogno è UNO.

Il finocchio e la strada – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Sai di strada
Sai di campo
Sai di sassi

Assaggio la polvere
di questo giorno grigio

Arranco in salita
con passi pesanti

Le narici si riempiono di te
Mi sollevi e mi spingi

In cima alla salita mi aspetti
per coprirmi le spalle e
asciugare i miei piedi

Il profumo dei chiodi di garofano per Gabriella

Chiodo – di Gabriella Crisafulli

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Se ne stava rincantucciato nel suo angolino ma aveva una gran voglia di uscire, di mostrarsi, di spargere il suo odore intenso.

La sua presenza evocava il Nord e il Sud, l’Est e l’Ovest, fondendo insieme gli angoli opposti del mondo.

Qualche grano non mancava nel sugo di cinghiale e dalla Maremma emigrava nei biscotti con macis e cardamomo di Salisburgo. Ma dagli Spekulatius precipita nel profondo Sud, in Puglia dentro ai Sasanelli.

La forma a stella decorava col suo bruno le bucce delle arance appese ai rami dell’albero a Natale e il suo profumo marcava il Tempio Bao’an sugli altari di Taipei.

E diventava sensuale nell’unguento per il corpo di olio di argan, patchouli, alloro e una punta di zenzero per prendere le distanze da un qui ed ora così faticoso.

Grazie chiodo.

Profumi in coro per Sandra

Il coro dei profumi – di Sandra Conticini

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La Signora Cannella  era arrivata dalla Tunisia tutta vestita di giallo senape compresi orecchini, scarpe e borsa.

Si vedeva che si sentiva bene con quella sua mise. Con aria serafica e sorridente scendeva sculettando la scala.

Ma si rabbuiò quasi subito quando sentì quell’odoraccio intenso di Garofano Chiodo, anzi c’erano addirittura anche i tre gemelli tutti puzzolenti uguali.

In quel salone non ci poteva stare, le finestre erano chiuse, le mancava l’aria e svenne.

Subito arrivò il Signor Finocchio con una bottiglia di aceto e quando Cannella si riebbe si scusò per quello che era successo e se ne tornò nella sua Tunisia insieme a Miele, che era un po’ appiccicoso, ma almeno era dolce e profumava di fiori e di bosco. 

Profumo di finocchio per Stefania

Il vento, lì, profuma di finocchio – di Stefania Bonanni

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Era una macchia d’erba, fatta di fili lunghi e luminosi, in cima agli steli verdi lampeggiavano punte gialle, di fiori piccoli e secchi, pieni di semi piccini piccini. Nulla di che, erba lunga lunga…Poi una ventatina, e si allarga tutt’intorno un odore bianco e celeste, di anice e camomilla, un odore di dolcezze nascoste, di segreti appena appena mormorati, buoni per nasi preparati e pronti allo stupore.

Fu quella voglia solita, di portarsi dietro un po’ di meraviglia. Raccolsi una manciata di steli, ne feci un mazzolino e lo attaccai a testa in giu, nella mia cucina. Usai i semi nel minestrone, nelle polpette, nel ragu’, poi ne piantati un po’, senza istruzioni.

Adesso, in quel giardino, c’è una piccola foresta di steli lunghi e profumati, verdi verdi, poi gialli al sole. E piegano la testa nel verso del vento, e profumano intorno. Una siepe di finocchio, che balla e colora il vento. Il profumo del vento, lì, e’ profumo di finocchio.

Profumo di finocchio per Tina

Il finocchio – di Tina Conti

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PROFUMO E SAPORE IL FINOCCHIO

Non eravamo   al mercato delle spezie di Marrakech ma nella nostra stanza  del giovedì che è stata treno,  nave , aereo, stazione e molto altro. Al buio,  si certo al buio, tutte le matite impegnate a odorare,  scoprire e cercare di riconoscere cosa contenevano  quei piccoli barattolini .Davanti  a noi,  quel pezzetto di castagnaccio,  morbido e invitante che Carmela ha portato per ammaliarci ci confondeva,  quel quadratino profumava e invitava ad affondarci  i denti dentro . Non si sentivano i rumori di quella piazza caotica e arruffata  ma  scorrevano  sotto i nostri nasi. In silenzio odori misteriosi. Difficile scegliere,  fra questo svolazzare di ricordi e emozioni. Si,  sceglierò il finocchio,  ma anche tutto il resto mi intriga e mi inonda di sensazioni. Il nostro finocchio selvatico che nasce dove vuole,  cresce in altezza con steli lunghi e sinuosi creando bordi ricamati  nei campi .Delicato e verde con ciuffi vaporosi in primavera,  cresce alto  e si colora in estate mostrando i suoi delicati ombrelli  gialli,  scurisce e diventa legnoso in autunno mostrando quei semini saporiti e allungati. La prima gelata arrostisce la pianta che comincia a piegare gli steli. Lo disegno spesso con i miei acquerelli,  non manca  nei mazzolini che compongo per casa.. Faccio mazzetti che lego a collana e appendo in cucina. Si sentirà il suo odore forte fino a Natale. Non so immaginare i miei piatti  invernali senza questo profumo,  accompagna le salse nelle carni di maiale,  bolle nella pentola insieme alle castagne,  consola nelle tisane il mal di pancia  dopo  le abbuffate della feste. Nel giardino ho già tagliato i vecchi steli e scoperto che i nuovi getti a ciuffo sono già formati,  se le gelate invernali li seccheranno,  rispunteranno coraggiosi in primavera.

Il profumo del castagnaccio per Carla

Il castagnaccio – di Carla Faggi

Hai scoperto il mio punto debole, vero?

Mi sono accorta subito che ero in tuo potere.

Sei apparso davanti a me e mi hai conquistata.

Mi sono sentita avvolta, le mie papille hanno vibrato.

Io ti volevo subito!

Ma mi è stato detto no, non ancora.

Mi sono accorta allora di essere fragile, in preda alla bramosia.

Il tuo profumo era rotondo, un po’ polveroso, invitante, avvolgente da goccioline alla bocca, protettivo da moglie e buoi dei paesi tuoi.

Lo so sono viziosa, non so resistere, però ho aspettato ancora un po’ nonostante il tuo richiamo si facesse sempre più pressante.

Ti ho guardato, eri proprio come il tuo profumo preannunciava: bruno, morbido e pungente, dolce e salato. È così che ti voglio!

E allora ho trasgredito, in fondo sono sempre stata una trasgressiva, mi sono avvicinata a te, ti ho preso, ti ho morso, ti ho gustato, ti ho avuto!

Sei unico castagnaccio mio!

Sarai il mio solo e unico…ma poi mi sono guardata attorno…e quello cos’è?

Che biscotto strano, mi incuriosisce.

Lo spoglio, non sento profumo però mi fido.

E allora lo mordo, lo sento, sapore pieno, appagante.

Si! ho fatto bene, nella vita è sempre meglio non fermarsi al primo sapore!

Origano la scelta di Rossella

ORIGANO – di Rossella Gallori

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Prima parte, di una parte

Pensavo ad un avvenire migliore, ero vivo, sano, piccolo ma fiero, prestante, persistente, uno che definivano” ganzo”.

Stavo li, cioè non solo li, a volte in un vasetto, a volte in un vasone,  in orto, su un balcone.

Poi andai al mare, un mare secco asciutto, forse senza acqua, ma con un sole, così sole….da togliermi l’ acqua dalle vene.

Fine prima parte

Lei era lì tronfia , rigonfia, alta sui fianchi morbidi, liscia di pancia, una regina, una pasta di femmina, una femmina di pasta, rotonda quel tanto da accogliere, raccogliere, aveva più esperienza di me, sicuramente.

Fine seconda parte

…mi ridusse in polvere, o quasi, conservai di me solo il profumo…quello no, quella zoccola di pizza non me l’ aveva tolto.

 Lottai per lei,  schiacciai il pomodoro, feci attentati alla mozzarella, soffocai i capperi uno ad uno…per non lasciarla più, mi ci spiaggiai sopra, corpo su corpo.

Profumo su calore

Lei regina, io imperatore… ORIGANO, per sempre

Nella giostra dei profumi il giro di Cannella per mano a Rossellina

Signora Cannella – di Rossella Bonechi

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La Senora Cannella aprì l’armadio per scegliere l’abito con cui presentarsi al mondo. Non aveva voglia dei colori Autunno – Strudel e agguantò decisamente l’abito giallo arancio rosso della Torta di Mele: dorato e opulento, con sfumature caramellate proprio come lei, mediamente dolce, soffice e impalpabile proprio come lei, con quelle stecchine cucite sui bordi, profumate proprio come lei. Sì, avrebbe sparso tutto il suo aroma camminando ancheggiante per le strade, avrebbe spruzzato saluti aromatici e sorrisi illuminando sicuramente la giornata di qualcuno.

Questo pensiero la rese oltremodo felice e scese le scale a quattro a quattro pregustando la visita al negozio di Pepe, il pasticcere, che avrebbe attinto a piene mani al contenuto abbondante delle tasche del suo vestito. E un brivido leggero la scosse al pensiero dello sguardo fugace ma inequivocabile che Senor Zucchero avrebbe lanciato alla sua scollatura, cosa che provocò un leggero velo odoroso lungo la strada.

Il suo aroma avrebbe per un po’ avvolto il quartiere Sao Tomè, qualcuno ad occhi chiusi avrebbe pizzicato una chitarra, qualcun altro improvvisato passi di danza. La domenica della Senora Cannella era attesa da tutti i golosi e lei non poteva deluderli. Forza, una scrollata di spalle ad elargirne finché ce n’è!

Profumi protagonisti: l’origano di Luca

Origano – di Luca Miraglia

foto di Lucia Bettoni

Me ne sto sdraiato al sole.

La luce è abbagliante e infuoca la sabbia e la brezza salmastra che rade il suolo.

Mi guardo intorno e mille e mille come me: chi solitario appeso a un rametto, chi a mazzi ancora verdi e chi invece rinsecchito e scuro, chi addirittura ancora in fiore.

Ecco: piedi umani si avvicinano nella macchia e un grembiale si stende leggero accanto a me. Mani gentili mi raccolgono e mi ammucchiano in una tasca profumata di essenze a me sconosciute: improvvisa ombra e poi vetro e poi fuoco e poi rosso pomodoro e poi ancora fuoco, e non posso fare altro che scoppiare di me, tanto da inondare il rosso e il fuoco e l’aria intorno dell’aroma della mia essenza.

Non saprò mai il senso di tutto ciò, ma che importa….

In quella macchia, tra quella sabbia arroventata in riva al mare ho lasciato un seme di me che saprà raccontare altre storie.

La serata dei profumi – L’aceto di Nadia


ACETO! – di Nadia Peruzzi

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Spesso mi associano al vino andato a male. Quindi sembra che il mio destino sia quello di un ragazzo di scarto. Di secondo livello.
Vuoi mettere rispetto a Messere vino rosso? O a una mela dalle guance rosse e gialle da prendere a morsi?
Eppure ho una personalità tutta mia .
Sono acre, è vero! Qualche narice un po’troppo delicata, si può pure offendere. Ce ne sono di quelle da Chanel N5 e poi il nulla. Tanto sono le loro cuoche a fare i conti con me in cucina!
Non per questo sono per forza antipatico.
Gli antipatici, di solito, sono quelli che sciupano le compagnie.
Io, invece, in compagnia dell’agnello che cucinava mamma Luisa ho sempre fatto capolavori di sapore e di prelibatezza.
Se non fosse stato così non sarebbe mai passato dalla Liguria alla Toscana, e di madre in figlia e di nonna in nipote!
Che bello sapere che comunque vada ho un ruolo e sono pure entrato in un asse ereditario.
E chi ha narici che si offendono , senza pensare al dopo, al che cosa e al come..beh,peccato per lui.
Ah, quasi dimenticavo.
Tanto male non sono se un fantino del Palio di Siena, con addosso il mio nome, ha vinto più gare di tutti!
Bambini, non voglio infierire ulteriormente con queste vanterie, rischierei di apparire un po’ presuntuoso e correrei il rischio che mi mettiate nella casella degli antipatici.
Volevo solo dire che anche un profumo un po’ acre ha un suo perché .
Una sua storia positiva e i suoi successi, fuori e dentro la cucina.
Altro che “andato a male”!

Muri e muretti per Gabriella

Muro – di Gabriella Crisafulli

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E si apre una porta che si affaccia su una vita.

C’è il muro delle esercitazioni nel campo d’addestramento accanto al CAR
di Como.

Si era buttata giù.

Il volo le aveva causato alcuni punti di sutura in testa.

Ci sono i muri a secco che abbracciano i mandorli e gli olivi di Monte
Farella.

Terrazzavano il colle, bordavano il cortile di casa, delimitavano la
vigna, circondavano l’aia dinanzi al trullo della nonnina Anna.

E poi c’erano i muretti di quando andava a fare l’amore sotto la chiesa
di San Miniato: si affacciavano su un futuro radioso ricco di tanto affetto.

Conservava ancora in casa un frammento del muro di Berlino, omaggio dei
suoi ospiti americani.

Era felice: le immagini dei Vopos che sparavano su chi lo scavalcava per
andare ad ovest la facevano soffrire.

Pensava che non ci sarebbe mai più stato nulla di simile anche se Tullia
Zevi, presidente della Comunità Israelitica Italiana, sin da quei tempi
intravedeva rischi e pericoli.

Non l’aveva presa in considerazione.

Adesso era al muro del pianto con il cuore spezzato.

Notte dopo notte si dondolava avanti e indietro infilando bigliettini
tra le fessure, ripetendo “Basta, basta, basta!”

Muri della campagna inglese per Nadia

MURI DI PIETRA – di Nadia Peruzzi

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Tutto iniziò con dei muri di pietra, nella lontana Inghilterra a partire dal sedicesimo secolo.
A vederli erano pure belli sul verde smeraldo della campagna inglese, bagnato dalle piogge ricorrenti e dalle brume persistenti, dense e dalle nebbie che impedivano di vedere da qui a lì.
Usarono i contadini per costruirli.  Bianchi, pietra su pietra, muri a secco dall’aspetto inoffensivo e artistici. Parlavano la lingua di una grande sapienza e maestria, e dunque nulla di sotterraneamente pericoloso per chi li costruiva, anzi una finestra aperta su un futuro di grandi cambiamenti che per forza dovevano essere positivi.
I contadini lavoravano spediti.  La pianura si riempì in poco tempo.  Anche le dolci colline ne furono invase e quasi impreziosite. Quei muri di pietra bianca una sull’altra rompevano la monotonia che c’era stata fino a quel momento.
Chi si rompeva le mani d’estate e soprattutto in inverno per tirarli su, non coglieva il disegno che qualcuno aveva in testa da un po’. 
Lo scoprì più tardi, a poco a poco. Quello che era stato di servitù pubblica, anche se incolto, attorno ai villaggi e alle chiese, passò in mano a pochi e quei pochi non erano loro.
Per raccogliere quello che serviva a sfamare sé stessi e le proprie famiglie dovettero, a questo punto, sottomettersi ad un padrone.  Il muretto innocuo segnava la linea della proprietà dalla quale erano esclusi.
Su quelle colline e pianure color smeraldo punteggiate di bianco, agricoltura intensiva e capitalismo cominciarono a tenersi per mano. Il bello nascondeva un diavolo, come spesso accade.
Poi è stato ciò che la storia ci racconta.  Sviluppo inarrestabile, senza idea di un limite e muri a questo punto più alti elevati a difesa. 
La muraglia più alta, dalla notte dei tempi, quella che separa ricchi e ricchissimi dagli ultimi e penultimi sempre più poveri e senza mezzi. 
Gli ultimi della fila schiacciati a terra, e deprivati anche della forza e della volontà di infilare anche solo un piccolo cuneo per iniziare a buttarla giù. 
All’orizzonte nemmeno quel Robin Hood che ci ha fatto sognare da bambini e ci ha fatto schierare contro lo sceriffo di Nottingham e i crudeli suoi pari! 

Il muro con la porticina di Sandra

Il muro – di Sandra Conticini

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Vorrei sentirmi protetta da un bel muro di recinzione alto, anzi molto alto che, oltre a proteggere una grande villa, mi potesse nascondere  dalle insidie del mondo. Non voglio vedere e sentire i fatti che  questo brutto momento  ci riserva. Ci sono soltanto guerre, malattie, cattiveria e presunzione. Starei nel giardino insieme al rumore rilassante dell’acqua che scorre,  un  bel panorama, bei tramonti colorati, ed il canto dei grilli e degli uccelli.

Mi sentirei  protetta, ma sarei isolata dal mondo e soprattutto  dal piacere di vedere chi mi ama e con i quali potrei passare momenti piacevoli in  tranquillità.

Ho deciso… starò dietro quel muro di pietra, ma lascerò una porticina invisibile, di cui soltanto pochi sapranno l’esistenza, e farò passare solo chi voglio.