(in via di aggiornamento)
INVITO A CENA – di Sandra Conticini e Elisabetta Brunelleschi
Ma chi glielo aveva fatto fare di organizzare quella cena a casa sua per rivedere la sua compagna di gioco Gianna!
Era sempre troppo precisa, non le pendeva mai un pelo, precisissima in tutto!Ormai erano passati diversi anni da quando si frequentavano e lei andava spesso a cena da lei. L’apparecchiatura era perfetta, i fiori sul tavolo non mancavano mai, i piatti, bicchieri, tovaglia tutto era tutto di ottima qualità.
Per non parlare poi della presentazione dei piatti, da come erano ben disposti le dispiaceva mangiarli.
Lei, che era sempre stata “all’incirca” e troppo pratica nella vita, non si sentiva all’altezza della situazione. Era stata dura preparare quella cena. Prima scegliere il menù, comprare cibi di pregio, poi rimettere un pò di ordine in casa e, per finire, lavare, tagliare, apparecchiare, trovare buoni vini…. ma insomma si era proprio voluta rovinare la vita! Ma ormai il passo era stato fatto…
Gianna era una donna di mezza età, agile nei movimenti e d’aspetto giovanile.
Un pomeriggio che si rigirava annoiata nella sua grande casa squillò il telefono.
– A cena? Domani sera?, … Ma sì, grazie! ci sarò.-
Era una vecchia amica che l’aveva chiamata, non si vedevano da tanto.
Il giorno dopo con congruo anticipo indossò il più elegante dei suoi abiti e uscì.
Mentre si avviava a casa dell’amica pensava a quello che poteva dire e fare.
Di quella cara amica di tempi lontani ricordava l’esuberanza, l’aspetto eccentrico e a volte un po’ disordinato. Ma aveva dimenticato quali fossero gli argomenti delle loro lunghe conversazioni e poi non aveva capito il perché di quella cena, ammesso che ci fosse stato.
Più si avvicinava alla casa dell’amica più le sorgevano dubbi sulla riuscita di quella serata.
Giunse così al portone e nonostante gli incerti pensieri suonò decisa il campanello.
Il portone s’aprì, Gianna entrò e l’amica, affacciata al pianerottolo, l’accoglieva sorridendo.
Gianna sentì che era sempre lei, approssimata, un po’ arruffona, ma simpatica. E allora, sì! potevano ritrovarsi, anche intorno a un tavolo non proprio apparecchiato, e parlarsi, mostrarsi, raccontarsi.
Nascere – di Luca Miraglia e Rossella Gallori
R) La culla di raso rosa, rosa spento, aveva i suoi anni e li dimostrava tutti: piccoli strappi, qualche toppa mal nascosta, un guanciale senza ricami privo di penne….di nuovo c’era solo il filo spinato arabescato e pungente…..
L) Ci si era ritrovata per quegli strani casi in cui dal nulla improvvisamente il caos, luce abbagliante, pianti di estranei e sorrisi di un volto di donna amorevole ma stanco.
R) Lei succhiava quel poco che c’era, quel che le bastava, guardando senza vedere, vedendo senza guardare, lunghe ciglia ombreggiavano guance tonde rosse di rabbia, gonfie di pianto…
L) Solo dopo, sulla pelle il senso ruvido di fasce tessute al telaio e il vuoto quasi incolmabile di quella culla esageratamente grande per quel suo corpicino di nuova generazione,
R) mentre le dita corte e morbide sfioravano ripetutamente il rame appuntito senza provocare ferita alcuna, il suo sangue incolore restava statico nelle piccole vene…immobile e prezioso…
L) Era chiaro che quella culla benché accogliente fosse il suo solo campo d’azione. Da fuori però arrivava un sommesso miscuglio di suoni fatto da voci di uomo, di bambini e di rochi accenti anziani.
R) Trovare la forza di uscire dal caldo rifugio sarebbe stato facile, il tempo le avrebbe dato il coraggio, i sogni buoni la spinta giusta per mescolare il suo balbettio a quelle parole maschie che sembravano rincorrerla, spingerla, affascinarla…..in una corsa lenta e languida….
RACCONTO PER TRE – di Rossella Bonechi, Sonia Cortecci e Vittorio Zappelli
Quella mattina Salvatore si svegliò contento: primo perchè non lavorava e poi perchè si ricordò di ciò che doveva fare quel giorno.
Prima di uscire, frugò nella sua valigia e prese il costume e tutto ciò che pensava gli tornasse utile. Varcò il cancello, percorrendo il vialetto di ghiaia, entrò nella villa, cercando di capire deve fossero le persone che avrebbe incontrato.
Improvvisamente si trovò ad oltrepassare la soglia di un camerone pieno di luce.
Salvatore guardò, perplesso, i cinque anziani sulle sedie: due di loro parevano dormire.
Cominciò a parlare, per vedere se li svegliava e, nel frattempo, si vestì.
Gli anziani videro uno spilungone con un enorme naso rosso in frack e con la barba bianca e gli occhi marcati di nero e sobbalzarono sulle sedie, finalmente svegli.
A questo punto, Salvatore cercò di capire gli stati d’animo di chi aveva davanti.
Difficile, perchè parevano chiusi nei loro gusci e non volevano intromissioni nel loro mondo.
Dopo un po’ uno di loro disse: ” ma sei buffo!” e tutti si misero a ridere
Mentre a fine giornata, sorridendo, si avviava all’uscita, sentì una voce squillante domandare: ” ma….ritornerai?”
Aveva, Salvatore, compreso che l’età non era il confine della voglia di ridere e stare in allegria!
La risposta fu decisa: “Certo che sì! Aspettami!”
La storia di Daniele – di Daniele Violi e Lucia Bettoni
Scalare e risalire montagne di terra di riporto scaricata dai camion, per realizzare fondamenta di fabbricati in periferia, era il gioco del personaggio Daniele da piccolo.
Da grande salire sulle piante per potarle rappresenta invece per Daniele la soddisfazione di esprimere un benessere che vuole trasmettere alle forme viventi in natura.
Questo suo innato proiettare la propria creatività per gli abitanti dell’ambiente, caratterizza sempre più il suo percorso di vita, con l’approfondimento e lo studio sulla vita di ogni forma vivente, che stimola la curiosità crescente di vivere sempre più immerso nella vita delle piante, ha permeato anche la sua filosofia di vita; l’ottimismo nonostante tutto prevale. Sono tante le piante che incontra, che lo incoraggiano, con la loro grande resistenza a tempeste, neve, pioggia, freddo e sole, a comprendere di più benefici e valori della vita che si fanno incontro. (Daniele)
E’ l’alba
Daniele apre la finestra
E’ la prima azione di ogni suo giorno
Guarda il cielo
Le sfumature rosa delle nuvole
presagiscono una giornata serena
La sua seconda azione è aprire la porta
La finestra… la porta
I primi passi all’esterno
Annusa l’aria, ascolta, guarda
sente, osserva
Poi pensa: voglio fare una cosa importante
Si gira intorno
Una piuma di fagiano, la lunga piuma della coda di un fagiano e’ lì accanto ai fiori del vialetto di casa
Raccoglie la piuma , l’accarezza, la passa sulla pelle della mano sinistra, prima sul dorso poi sul palmo, infine la passa leggera leggera sulle guance, sulla fronte, sul naso, sulla bocca e sugli occhi
Occhi chiusi
Un respiro profondo
Un sorriso
Che bella cosa importante per iniziare il nuovo giorno! (Lucia)
Una storia molto molto moderna – di Carla Faggi e Patrizia Fusi
Un viso di cera, un ciuffo di capelli che sembrano una frittata venuta male, un modo di gesticolare non rispettoso delle persone, un carattere prepotente, ondivago nelle decisioni. Un prepotente e interessato solo al suo interesse economico.
Individuo senza umanità.
Il suo modo di fare lo definirei “l’asso piglia tutto”.
Una parte del mondo si sente in pericolo con un personaggio così che rinuncia allo stato di diritto e mostra solo l’arroganza dei soldi e delle armi.
Questo è l’uomo più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti d’America.
E un giorno decise che…(Patrizia)
…decise a mezzanotte e dieci ora americana di salire sul suo boeing personale e partire per la Groenlandia.
Voleva far sapere al mondo che avrebbe trattato, ma visto che le sue condizioni non sarebbero state sicuramente accettate già si stropicciava le mani di piacere preparandosi alla guerra!
Arrivò all’aeroporto di Nuuk dove fu accolto con tutti gli onori, il tappeto rosso che lo avrebbe accompagnato dall’aereo alla macchina di rappresentanza era ghiacciato, purtroppo in Groenlandia faceva freddino; una raffata di vento e nevischio gli scompigliò il ciuffo giallo, per rimetterlo a posto un gesto brusco lo squilibrò, il ghiaccio del tappeto rosso ci mise del suo e lui, l’uomo più potente del mondo non poté impedire l’enorme culata sul suolo ghiacciato da lui tanto ambito.
Fu portato d’urgenza all’ospedale della capitale che fu evacuato per ospitare solo l’illustre paziente.
Naturalmente il tutto fu oscurato dai media che nulla riportarono.
La forza militare statunitense era in attesa di notizie sulle trattative che non arrivarono.
Come da accordi precedentemente presi con il Presidente dopo un tot di ore forze di terra, di aria e di acqua partirono per attaccare la capitale Nuuk della Groenlandia. E da dove iniziarono? Dall’ospedale della capitale, naturalmente!
Un solo drone, un solo attacco!
Il giorno dopo i media riportarono che si era avuto un solo decesso. L’unico paziente dell’ospedale centrale di Nuuk. (Carla)
Ada e l’incontro importante – di Carmela De Pilla e Tina Conti
Il tempo l’aveva catapultata in un lampo nei quattordici anni, i più terribili diceva lei, era come indossare un vestito troppo stretto che non ti permette di respirare, non riusciva a trovare il modo di entrare in sintonia con gli altri e faceva di tutto per non rendersi simpatica così si chiudeva sempre di più in se stessa mostrando la sua eccessiva timidezza.
Secondo lei le ragazze con tanto seno e un lato b considerevole piacevano di più così incominciò a ingrassare, di chili ne aveva presi tanti, ma non aveva perso l’agilità grazie alla quale faceva cose straordinarie come tuffarsi nel fiume in ogni stagione, le amiche la invidiavano per i capelli da vichinga e gli occhi color mare, ma non la capivano.
Viveva in un paese alla periferia di Firenze attraversato da un piccolo fiume che per lei era vita, spesso marinava la scuola e si recava lì, lo conosceva perfettamente e sapeva il punto esatto dove tuffarsi, si lanciava dal piccolo ponte e come un pesce si dimenava nell’acqua libera dai tanti confini che la bloccavano e la tenevano prigioniera dei suoi stessi pensieri.
Non percepiva alcun limite nell’acqua poteva attraversarla senza timore, l’acqua avvolgeva quel corpo grasso e lei si sentiva leggera…leggera e libera. Le paillettes e i lustrini dei vestiti sfiorati dai raggi del sole luccicavano e giocavano con l’acqua.
-Ada, ma fai il bagno vestita?
-Sì, così mi sento più bella.
Ada non aveva mai visto Firenze osservava tutte le bellezze del centro della citta, percorrendo le vie e le piccole strade, cercava il Ponte Vecchio
Quando si trovò al primo ponte che vide da lontano, il ponte da Verrazzano disse fra sé che tutto quel cemento non le sembrava degno di quella città e quello non era certo il ponte che cercava.
Continuò a camminare, poi, chiese informazioni a un signore molto distinto ma vestito in modo originale. A gambe nude, indossava solo una tutina a righe bianche e celesti come quelle dei nonni probabilmente di filato di lana come si usava allora.
Faceva allungamenti e flessioni vicino alla spalletta dell’Arno per prepararsi ad un tuffo come si
Sentiva dai discorsi della folla che si era radunata vicino.
Lui, solerte e con molti ghirigori le raccontò tutta la storia della città e poi le disse di seguirlo, era arrivata a destinazione.
Scesero insieme le scalette del circolo dei Canottieri Comunali, fra flasch di fotografi e giornalisti nonché di atleti del circolo, accompagnati da applausi e incoraggiamenti . Ada si entusiasmò a tal punto che senza pensarci due volte prese coraggio e si tuffò in Arno dopo di lui.
Il ciuffo di Trump – di Gabriella Crisafulli e Stefano Maurri
Il maggiordomo entra con passo felpato nella stanza buia.
– Maggiordomo
“Buongiorno Signore. Come ha dormito stanotte?”
Un grugnito emerge dalle coperte.
– Maggiordomo (con un filo di voce)
“La giornata è splendida Signore. Apro le cortine?”
– Signore
“Chi è quel verme che osa rivolgermi la parola?
Avevo dato disposizione di lasciarmi dormire fino a
tardi!”
– Maggiordomo (esitante)
“Signore aveva ordinato all’hair stylist di presentarsi per
tempo stamani per porre rimedio al progressivo
acquattarsi della capigliatura”
– Signore
“Dì a quel frocio di stare calmo: devo ancora portare a
termine il mio sogno ai confini della realtà”
– Maggiordomo
“Sarà fatto Signore.”
“Posso portare intanto la colazione?”
– Signore
“Ok. Solo due uova al sangue di bue e una spremuta di
arance venezuelane.”
“Solo quando avrò finito andrò da quel verme
strisciante di Gil.”
Nel frattempo Gil, l’hair stylist di grido, si trova nella
stanza degli stucchi d’oro.
Veste in modo variopinto e stravagante. In questa
maniera risponde alle aspettative del Signore, al suo
bisogno di stereotipi, al godimento che prova nel
denigrare i suoi sudditi. Per lui un gay deve indossare
abiti adatti a prestare il fianco alle sue battute triviali.
Così Gil si presta al gioco: oggi porta una camicia
dorata, dei pantaloni aderenti a fiori gialli e lilla, un gilet
arancione, una giacca viola con una peonia rosa
all’occhiello e scarpe a punta con la fibbia.
Nell’attesa dell’arrivo del Signore controlla attentamente
l’attrezzatura raccolta in un carrello apposito al centro
della sala: diffusore per phon, ferro arriccia capelli,
piastre, forbici lisce e sfoltitrici, pettini a denti stretti e a
coda, spazzole piatte e rotonde di varie circonferenze,
shampoo volumizzante, balsamo, maschere nutrienti,
tinte varie, vapozoon per graduare il colore dei capelli,
lacca, profumo, ciotole, pennelli, bilancia.
Il Signore è molto esigente, di umore variabile e di
scelte volubili, talvolta incoerenti: l’hair stylist deve
essere disponibile ad ogni richiesta.
Tutto è pronto.
La porta si apre.
Inaspettatamente la presenza del Signore si manifesta
con una potente scureggia che vaga per la sala con
potenti, ripetuti schiocchi.
Rompe la sacralità del rito da officiare.
Gil alza lo sguardo smarrito e fa un passo in avanti.
Nel farlo urta contro il carrello delle attrezzature che
oscilla pericolosamente fino a rovesciare in terra il suo
contenuto. Il vapozoon comincia ad emettere i suoi
vapori nebulosi. Gli schiocchi e le nebbie attivano i
sistemi d’allarme. Le sirene suonano, la guardia
nazionale irrompe ad armi spianate. Il Signore fermo,
immobile, terrorizzato, urla:
“Combattete, combattete: non arrendetevi.”
In tutto questo trambusto i capelli del Signore si
rizzano, non sono più acquattati e spenti.
È successo l’incredibile.
Senza volerlo una scoreggia ha pettinato il Signore in
maniera impeccabile.
La Storia lo tramanderà ai posteri.