Pagina bianca

clipboard-2693417_960_720Pagina bianca – di Nadia Peruzzi

Pagina bianca che mille pensieri non sanno riempire.

Ti scopri senza forze, confusa, svogliata, come se seguissi il tempo. Uggioso, grigio, altalenante, fra tepore di primavera e freddo dell’inverno. Una vera dannazione per l’organismo che non riesce ad adattarsi in questo slalom quotidiano.

Una patina di inerzia prende campo, in un abbraccio che non conforta.

Non sai come uscirne. Non è’ una malattia che una pillolina rosa o bianca, a ore prefissate, saprebbe debellare.

È’ uno stato d’animo che si infiltra subdolamente, si fa largo a spintoni, fino a prendere il sopravvento. Basta un lieve acciacco a metterti di fronte  a ciò che normalmente non senti.

La vecchiaia si fa largo così, prepotente, invasiva, antipaticamente oppressiva.

Non ho mai contato le rughe che man mano hanno preso ad affacciarsi e a creare solchi più o meno profondi.

Quello che impensierisce è il far capolino della voglia di lasciarsi andare. La sindrome del merluzzo che si lascia impacchettare dopo che l’hanno steso ben bene all’aria ad essiccarsi, fino a diventar stoccafisso.

Conforta il fatto che ,malgrado tutto, resta la voglia di provare a riempirlo, bene o male, questo spazio bianco che hai di fronte.

Il lapis corre sul foglio liscio. All’inizio esita, incapace di far ordine, a volte incespica, si ferma, torna indietro a cercar una strada più piana dopo che hai dovuto cancellare tutto quanto .

Il groviglio che dentro di te senti come scarabocchio, prova ad uscire con un senso compiuto, ordinato, placido, tranquillo. Un po’ come un fiume che dopo un ultimo salto di cateratta trova pianura a segnare il suo percorso e con esso la calma e la serenità del suo andare.

Buona idea!

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Una buona idea! – di Ivana Acciaioli

Una buona idea che sia rara o frequente è una soddisfazione.
Le buone idee sono chiuse, sommerse da quelle inutili o perfino cattive.
Se hai una buona idea hai un tesoro e sei a rischio di furto perché ce n’è penuria.
In ogni campo se si nuota in buone idee  riusciamo a prendere boccate di ossigeno e ad andare a grandi bracciate verso il traguardo. Ma attenzione! Le idee maligne cercano sempre di tirarci giù per farci  annegare.

Bianco assenza

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Ancora Vera – di Mimma Caravaggi

La chiamavo Vera non mamma. Vera era la persona che mi stava vicina che interveniva in mio favore che mi aiutava nei momenti più critici ma non come volevo, come una mamma, ma più come donna e “amica”, ma sempre presente. Ho contestato molto questa sua peculiarità perché a quell’età volevo una mamma come tutti gli altri adolescenti. Solo maturando e più in là con gli anni ho capito quanto fosse diversa ma preziosa. Non  sapeva confortarmi ma era sempre vicina e presente. Nel 71 mi operai per una cisti ovarica e lei arrivò senza che glielo avessi chiesto e passò due notti sveglia a soddisfare le mie richieste poiché l’anestesia mi dette grossi problemi. Una volta dimessa Vera riprese il suo bagaglio e tornò a Roma nella sua casetta di Trastevere anche quella unica nel suo genere, ma non divaghiamo. Lei c’era quando mi sono separata. Venne per passare qualche giorno con me che improvvisamente mi ritrovai sola e avvilita. Le mie sorelle mi telefonavano e cercavano di consolarmi ma lei era lì  presente. Mi mandò a 22 anni in Inghilterra per studiare l’inglese. Mi spediva sempre qualche soldino per paura che mi mancassero. Mia sorella più grande, quando tornai dopo più di un anno, aprì la porta e seppe solo dirmi: “mettiti le ciabatte”! Ma Vera mi accolse a braccia aperte pronta a rispedirmi da qualche altra parte, perché era convinta che viaggiare, conoscere il mondo, mi sarebbe servito, anche se per lei sarebbe costato un  immenso sacrificio. Vorrei descriverla nella maniera giusta, non penalizzandola, per essere stata una mamma molto intellettuale e politica, era sempre ottimista e allegra pur lavorando e sgobbando molto. La sua giornata iniziava verso le 4 la mattina: preparava la lezione per la classe, verso le 7 andava a prendere il bus che la portava alla stazione per prendere il pullman per uno sconosciuto paesino vicino a Roma, ma prima di salire comprava almeno 4,5 giornali che si leggeva durante il viaggio e poi lasciava all’autista perché leggesse gli articoli che lei aveva evidenziato. Tornava a casa tra le 2 e le 3, si faceva un panino che sbocconcellava procurando un mare di briciole lungo il percorso. Erano la mia croce, le briciole, perché non avendo ore specifiche per mangiare come tutti lei sbriciolava a tutte le ore. Dopo si faceva un breve sonnellino e verso le 4 ripartiva per fare lezioni private e a volte erano tanto lontane che doveva prendere 3, 4 bus. Si portava dietro il sacchetto dell’immondizia che avrebbe dovuto lasciare fuori del portone, ma che regolarmente viaggiava con lei ! Tornava stanca morta la sera dopo le 8 e dopo il solito panino verso le 9,30 crollava sulla poltrona con un libro in mano. Se si svegliava andava a letto, altrimenti passava la notte in poltrona per rialzarsi alle 4  e ricominciare la sua pesante giornata. Era bassa, grassoccina e con le gambe storte ma sapeva ridersi addosso e non veniva mai derisa dopo essere stata ascoltata. Bastava aprisse bocca e tutti pendevano dalle sue labbra. Un giorno fu invitata dalla scrittrice mi sembra si chiamasse Nathalia Ginsburg ad un defilé di moda. Chiese il mio aiuto per rivestirsi un po’ diversa dal solito. La preparai mettendole lo smalto alle unghie che non aveva mai messo, la mandai dal parrucchiere, la vestii con ciò che avevo di meglio un bel golf di cachemire carta da zucchero con il collo alto stirato e pulito, senza neppure una macchia, cosa nuova per lei come pure il defilé, e una bellissima gonna scozzese che mi ero appena comprata. Quando tornò a casa e raccontò la serata si divertì a prendersi in giro spiegando che era l’unica con un golf a collo alto e una gonna scozzese,  erano tutti in abito lungo da sera! Sarebbe voluta tornare indietro non appena messo piede nella grande sala, ma la Ginsburg la vide subito e la chiamò a voce alta facendo girare molte teste. Ho immaginato la scena e riso insieme a lei che finì dicendo di essersi seduta e provato ad accavallare le gambe ma che non c’era riuscita perché le restavano a penzoloni. Povera Vera che figura le avevo fatto fare? Non ero mai stata ad una sfilata di moda e vestendola con maglione di cachemire e gonna scozzese puliti e stirati pensavo fosse il non plus ultra. Lei comunque viveva la sua vita come le piaceva senza preoccuparsi affatto del parere degli altri e viveva meglio di me che mi preoccupavo delle brutte figure. Mi piace descrivere Vera e le sue “avventure” me la fanno ricordare come la mia più grande amica sempre pronta ad essermi vicina ma anche come una mamma speciale. La volta che partimmo per il Guatemala per andare da mia sorella Gianna con i due nipoti lei ed io all’aeroporto olandese in attesa di prendere la coincidenza per l’America i nipoti la infilarono dentro un carrello per la spesa e la scorrazzarono per tutto il grande aeroporto fra l’ilarità di tutti . In Guatemala alla veneranda età di oltre ottant’anni volle salire per fare un giro sulla moto di un amico di Gianna. Tornò che sembrava una bambina felice della sua scappatella. Ora mi manca,  continua a mancarmi molto forse perché riposa in Turchia e non in Italia e io posso pensarla ma non andare a trovarla. Vera mi manca come il suo ottimismo, la sua gioia di vivere, la sua intelligenza mai invecchiata sempre attuale. Le sue fotografie in casa rispecchiano la sua bellezza interiore che purtroppo ho saputo apprezzare, come molti figli, troppo tardi.

Notte di luce

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Notte di luna – di Patrizia Fusi

Una luna piena rende la strada e la campagna in torno a me luminosa di una luce bianca, la brina si e già formata su tutto rendendo il paesaggio ancora più brillante, sento l’aria fredda che mi punge il viso, un silenzio magico mi circonda tutto questo mi piace, mi rapisce.

Mi avvicino sempre di più alla mia abitazione, quasi mi dispiace di lasciare questa situazione magica.

La mia famiglia mi accoglie dopo una giornata di lavoro, bello caldo anche questo.

Il bianco si trasforma….

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Il termosifone arcobaleno della Carla – di Carla Faggi

Bianco è bianco non c’è dubbio, ma un bianco bigio, lattiginoso con interferenze di rosso rugginoso. Non mi piace! Allora facciamo qualcosa! Giusto! Cominciamo: un po’ di azzurro che poi diventerà celeste. Si trasforma in verde, e poi ancora in giallo. Poi arancio ed infine rosso.  E voilà, il mio termosifone è diventato una bella bandiera della pace.

Una Buona Idea!

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Pesca una frase: UNA BUONA IDEA – di Tina Conti

È la mia? quella migliore fra tutte quelle che sono in circolo?
È giudicata  migliore da me e  da altri ma, spesso, non  lo  sono per qualcuno  che non la condivide né la ritiene buona altrettanto.
Mettere in dubbio la propria  idea,è  stato  per me un percorso, che ho sperimentato con molta soddisfazione  e sofferenza in età adulta .
Ho pensato per tanto tempo che la mia idea fosse buona, la migliore.
Pur avendo sperimentato nella carriera professionale e sociale il lavoro di gruppo e imparato ad avere dubbi sulle mie idee e scelte,  per guardare oltre  e capire le situazioni altrui ho dovuto fare questo percorso.
L’esercizio di mettere in dubbio la mia buona idea l’ho sperimentato con frequenza  nella relazione con i miei figli.
Vederli impegnati e determinati nella ricerca di spazi propri, nel difendere scelte e comportamenti  lontani dai miei pensieri e dalla mia realtà ha innescato in me un meccanismo nuovo, caparbio, per entrare in quel territorio, vedere  e valutare idee diverse.
Difficile salvare le ancore della propria vita e navigare un mare sconosciuto, scelto da altri  e apparentemente non buono ai miei occhi.
Però, come è comodo il letto messo nella  posizione scelta da mio figlio  che io ho tanto criticato difendendo la mia idea  come l’unica  soluzione possibile.
Perché sempre lui, non avrà mai voluto che noi  entrassimo nella sua esperienza di volontariato? come ci sembrava inopportuno che passasse  il Natale nel  pulmino in giro per la ex Juguslavia  martoriata dei conflitti recenti  per portare aiuti alla popolazione insieme a quella Santa donna della mamma di Schon?
Poi abbiamo capito quanto a lui sia servito fare quelle scelte, prendere quelle decisioni impuntandosi  senza tante spiegazioni per difendere una sua scelta, una sua idea.
Però poi, abbiamo fatto di testa nostra e siamo andati all’ Elba  a conoscere il gruppo e quello che facevano.
Lui è stato contento, noi abbiamo capito più cose e apprezzato comportamenti diversi.
Prendere le distanze da quella che  a te sembra una buona idea, lasciarla  posare e lievitare se c’è tempo, per poi riprenderla ti fa dire a volte:
ERA PROPRIO UNA BUONA IDEA.

Una lettera nella nebbia

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di Rossella Gallori 

a ERSILIA

Da due giorni non ci sei più,  e da quattro anni non ci vedevamo, quattro anni di telefonate fiume, spesso anche per discutere, litigavamo spesso noi due, cucinavamo in modo diverso, avevamo età diverse, tu tre figli “ grandi grandi “ io una sola…..tu a Como io a Firenze , tu con le tue  “O“ strette, io senza “C”….  E quel tuo  modo di dire che mi faceva arrabbiare “su da noi ….qui al nord ….” e io che ti rispondevo  “oh macché credi… un ci s’ha mica la campanella ai naso noi.!!!.”

Ci siamo conosciute quaranta anni fa nel 78, te lo ricordi?  A Tropea ….un giugno bello da morire un villaggio poco affollato, tre roulotte in  un prato immenso di un verde improbabile…il mare a due passi: solo una striscia di sabbia  separava  le nostre abitazioni su ruote da quell’acqua color del cielo….

I tuoi ragazzi giocavano educati, bravi, bambini grandi, venivate da Catania, ma la Sicilia  non c ‘ era nel vostro parlare… Dissi a mio marito (ero sposata da pochi anni) “Sieee Sicilia !!!! questi son di su…..”

Tu Ersilia non mi sembravi una mamma classica non mi sembravi insomma la solita mamma siciliana, tutta cibo e coccole…

Bionda, piccola, occhi azzurri …eri ….sei….e sarai sempre cosi ….un po’  firmata, forse un po’ fredda , gelosa marcia ecco quello sì, di quel marito, simpatico e  gioviale …..

Tuo figlio, il più piccolo, che ora ha 46 anni, girellava ….l’aria imbronciata e timida….su una bici …ricordo ancora  …bianca…

Mi ero ustionata con quell’idea geniale che all‘epoca si chiamava “olio di bergamotto”  avevo la febbre alta, chiesi  dalla porta della veranda: scusa bambino, puoi chiedere al babbo se ha dell’aspirina…

Fuggì tuo figlio …ho saputo  dopo, perché non sapeva cos’era IL BABBO.

E ci siamo conosciuti così, sulla spiaggia da mattina a… sera …tra risate e thai chi al tramonto  ….poi la sera quel Giobbe Covatta,  allora anonimo animatore che ci mise insieme , noi 7 magnifici, ma non troppo, cotti dal sole e dal sale,  poco vestite io e te, perché  la gioventù e l’abbronzatura  sono complici e ci rendevano sfrontate, vincemmo una caccia al tesoro a tema L’ARMATA BRANCALEONE….tu avevi uno scolapasta in testa, io un vestito fatto con uno scatolone….e quando i tuoi figli dormivano ci siam scolate la bottiglia di champagne …frutto della nostra vittoria. Quanto abbiam riso!

Ma me lo spieghi perché hai deciso di morire …così da sola, spengendo prima il cervello e poi il corpo, te lo avevo detto che non volevo altri dolori …Ersilia Ersilia dispettosa.

E anno dopo anno non ci siamo più lasciate, lontane ma in contatto:  ad agosto “su da voi” a gennaio  “giù da noi”, i tuoi figli grandi che diventavano i miei nuovi amici, mia figlia la più  piccola  e coccolata.

Quante cose belle mi hai regalato sempre un po’ strane e moderne, come te, e sempre firmate …come te…

E Bormio….e Chianciano  …e La Thuile e….. S .Moritz e…. la Svizzera …e il Monte Bianco…..già il Monte Bianco  te lo ricordi Ersilia,  vero? Son svenuta sulla funivia ed appena mi sono un po’ ripresa  volevo scendere ….ed aravamo fermi nel nulla per un guasto….ricordo la tua faccia , mamma se me la ricordo, avevi paura….. continuavi a parlare ..parlare… per distrarmi , arrivasti anche a  blaterare di moda (come facevi spesso) giusto  te, a quell’altezza, in quel momento,  potevi   tirar fuori discorsi come quelli , ma ti ho avuta accanto,  ero giovane ma stentavo a riprendermi….

E Peschici? Con il tuo amore per il sud dove hai fatto nascere i tuoi figli Siculo/Comaschi.  In quella Catania, che ti ha vista emigrante al contrario per dieci anni.

E quando, per ferragosto ci vestivamo eleganti, una volta ci siam messe anche una piccola corona di fiori in testa. Sciocche, no, giovani, e parole come speranza , futuro,  vacanze erano certezze, allora, non utopia, su quel trenino per il Bernina.

Ma me lo spieghi, perché non hai più voluto vedermi, da quando ti sei ammalata??Chiedermi poi di pregare S. Rita, per te, l’ho fatto, ma, lo vedi? non ho ottenuto nulla e sei morta ugualmente.

Poi quella tua figlia sparita  al tuo affetto, non hai mai pianto,  ma dentro so che urlavi, credo che tutto sia iniziato da lì,  con quel bimbo, tuo nipote , che ogni  tanto arrivava  dalla Turchia dove viveva con il babbo, solo, in aereo….quanto hai sofferto…troppo.

E hai deciso di andartene piano, un pezzettino per volta senza urlare fuori.

E quando e quando  e quando, quanti ricordi Ersilia, quanti , qualcuno te l’ ho scritto,  altri li sappiamo solo noi ed i segreti son segreti e quando  li scrivi non son più tuoi.

  Ora ti lascio Ersilia, è un po’ tardi, magari ti  chiamo domani…. ……a domani ecco sì….. è meglio…. a domani

 la tua  “amica di Firenze“

 

Luna piena

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LA LUNA DEI SOGNI – di Simone Bellini

– No, no, lasciami, no lasciami andare, no, aiuto !!-

Le grida in piena notte fanno accorrere i genitori nella cameretta di Luca :

– Che c’è, cosa succede?-

– Aiuto mamma, un mostro mi aveva preso per i piedi e mi portava via! –

– Calmati, calmati adesso è stato solo un brutto sogno. Tranquillo, adesso è svanito nel buio della notte, non tornerà più.-

– Stai qui con me mamma finché non mi addormento ?

– Certo amore! Ti apro le tende, così che la luna ti faccia compagnia e rassereni i tuoi sogni con la sua bianca luce –

– Com’è bella ! Come brilla ! –

– Ti ricordi come era sottile? Una piccola falce luminosa nel buio della notte, perché…..ancora….. si doveva riempire ! –

– Riempire?!…….Di cosa ? –

– Dei sogni di tutti i bambini ! Tutte le notti la luna accoglie i sogni di tutti i bambini e si riempie sempre di più, fino a diventare piena! Più i sogni sono belli più brilla! –

– Ma è bellissima! Adesso voglio fare un sogno meraviglioso, così diventerà ancora più bellissimissima!  Grazie mam…m….a, bu…on…a…n…o…..t…t….ehhhhhh..h..h !

Senza il bianco….. l’acquarello non esiste

Una serata di acquarelli con Tina, Carla, Mirella, Roberta, Gabriella, Monica e Cecilia

Mentre Tina racconta e spiega come il non riempire tutto il foglio di colore, ma lasciare ampie zone bianche è fondamentale per un buon risultato, raccolgo alcune delle sue parole:

“L’acquarello è imprevedibile”

“L’acquarello va svegliato

“Il bianco scappa da tutte le parti”

E’ il bianco che salva questo acquarello”

“L’acquarello è l’emozione del momento

Neve bianca

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Tanti vasetti pieni di cotone bianco, in ogni vasetto, fra le pieghe del cotone appare una parola e io ne scelgo una che mi porta a pensare al “bianco”: innamoramento.

Neve bianca – di Chiara Bonechi

In questa settimana ho letto le emozioni e le storie del periodo bianco e fin dalle prime immagini bianche sul blog è scoccata la scintilla per questo colore bellissimo che invita alla distensione, al riposo, al silenzio, al piacere di accorgerti di ogni piccolo elemento della natura immerso nel candore e me ne sono innamorata, avevo davvero bisogno del bianco.

E’ un bisogno che ricordo di aver provato fin da piccola.

Quanto attendevo l’inverno perché desideravo la neve!

Il paesaggio innevato che abbagliava di bianco lo vivevo come una magia, tutto si fermava ed erano possibili esperienze impensate. Correvo a cambiare abbigliamento, scarponcelli, guanti, giacca a vento, cappello e via per le strade sperando che la neve attaccasse velocemente, rallentasse il via vai delle auto e nascondesse  voci e  rumori. Era a questo punto che da sola o in compagnia correvo in mezzo alla strada senza preoccupazioni, gustando solo la fatica dei miei passi che affondavano  in quella soffice e per me rara moltitudine di cristalli di ghiaccio.

…Poi è arrivata la grande nevicata dell’85, neve neve neve e il bianco ricoprì ogni altro colore meno che il rosa del volto della mia bambina che proprio in quei giorni di bianco venne alla luce.

 

Presentimento

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Presentimento – di Lorenzo Salsi

Presentimento fu quello che ebbi  una notte dopo un sogno complesso, quasi un incubo.

Sognai e vidi l’uso di velivoli come bombe.
Alcuni giorni dopo ebbi un vuoto bianco nel cuore, un bianco giapponese, un bianco di morte.
Ero su di un trattore, stavo lavorando,  quando mia moglie mi chiamò al cellulare per avvertirmi che le Torri Gemelle erano state colpite da due aerei, anzi da uno …..Partii velocemente per andare alla Villa dove lavoro , in una TV satellitare che abbiamo, usata di solito per le video conferenze, veniva trasmesso proprio in quell’istante l’immagine del secondo aereo che si schiantava sulla Torre Est ( o Ovest) .

E poi tutto bianco, polvere bianca, corpi bianchi, sepolcri imbiancate le auto e poi fogli, fogli, fogli, tantissimi fogli che il teleobiettivo rendeva bianchi, ma erano tutti fogli scritti, da qualcuno che in quel momento stava morendo o viveva un incubo terribile, un incubo bianco.

Notte di luna gigante

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Notte della vita – di Lorenzo Salsi

La Notte della vita, notte baldanzosa, notte di stelle appiccicate al cielo.

Notte, di quelle notti che se sei solo sei in compagnia, di quelle notti che camminando veloce ti fa sudare il collo, poco, quel tanto che ti basta a scaldarti nel gelo di una notte d’inverno.

“Notte fredda come la mano della morte / che prende il cuore mio e poi lo butta là in un fosso” (cit : “Notte”, Lucio Dalla).
Notte fatta di note da solo, su di una spiaggia con una chitarra, senza parole, senza fremiti, fatta di Luna bianca , grande, fatta del riflesso sull’acqua di quella Luna gigante, quasi una lama notturna .

Una notte…..meravigliosa????

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Una notte meravigliosa me la ricorderei…- di Emilia Caravaggi

Una notte meravigliosa?  Ci devo proprio pensare…. non mi sovviene io abbia mai avuto una notte meravigliosa! magari l’ho sognata e anche tante volte, ma nei miei ricordi non credo di averne mai avuta una meravigliosa. Me la ricorderei. Per cui passiamo ai sogni. Una notte meravigliosa la vedo sotto un cielo stellato con accanto la persona giusta che si preoccupa per te, che si ricorda di aprirti la portiera della macchina, di scansare la sedia quando ti siedi ad un bellissimo ristorante sul mare, di versarti un buon vino e di avere tanto da raccontare e sappia ascoltarti. Ho detto “ascoltare”! non sentire ma…….ascoltare.

La macchina fotografica

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La macchina fotografica – di Mirella Calvelli

Tante parole che esprimono a loro modo il bianco…bianco senza inizio o fine.

Bianco come primo colore o bianco come ultimo colore, perfetto più di tutti gli altri.

Una macchina fotografica, di una volta, quando l’obbiettivo doveva aprirsi sul mondo con la capacità o incapacità di catturare un’immagine e fermarla nel tempo.

Un mezzo, o una causa per eleborare un effetto..piacevole o sofferto.

Ma l’occhio che si dilata per accogliere immagini, si aiuta con questo strumento.

Una volta, il panno faceva scomparire l’attento osservatore e poi un rumore secco e abbagliante completava il compito.

Oggi mezzi sempre più piccoli e sofisticati riducono i tempi e permettono anche agli aspetti più evidenti di modificarsi.

Uno strumento così, sarebbe stato definito “ diabolico”…..Oggi invece  si ferma tutto dai piatti ,alle emozioni, agli eventi..tutti protagonisti o semplici comparse, ma abituati a quel fermo immagine, consapevoli della possibilità di cadere nell’oblio o cancellati con un semplice..click!!

Una volta ci si “abbelliva” per tale evento..poi arrivarono le foto spontanee e adesso è giunta l’era del “ fermosubitoimmagine”.

Ma in tutta questa alchimia frenetica di fermare, cancellare, modificare ed inviare sta l’impazienza del nostro tempo che vuole tutto adesso e poco importa cosa.

L’occhio con l’iride incuneata nell’obbiettivo o il semplice sguardo distaccato allo smart, ha voglia di rielaborare quel bianco, catturarlo e far correre all’impazzata i colori facendoli abbracciare l’uno con l’altro in un’immagine fissa, che diventa reale e forse…..perpetua  oppure astratta ed effimera.

Ma quell’occhio non smetterà mai di cercare, fissare e poi trasferire nella memoria.

Imparziale

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 Libera di non essere imparziale – di Carla Faggi

Non sono una insegnante né una coordinatrice.

Non sono una mamma né una nonna.

Non sono un giudice né un poliziotto.

Allora mi sento libera di non essere imparziale.

Quindi sono di parte, a te do una fetta di torta più grossa perché mi stai simpatica.

Sono influenzabile, mi fa piacere quando mi si fa i complimenti e li ricambio.

Ti scelgo, si va a fare shopping insieme?

Sono cattiva, non ti ascolto perché non ne ho voglia.

Sono intollerante, smettila perché non ti sopporto più.

Sono criticona, come è brutto quel film. Come? Ma è di Woody Allen! E chi se ne frega, è brutto!

Sono amorosa, ti amo perché mi ami.

Non sono bianca, sono un arcobaleno!

Lucidità

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Le foto su carta lucida – di Stefania Bonanni

Ho davanti agli occhi le foto di tanti anni fa, della mia famiglia. Quelle piccole, con lo strano contorno smerlato, stampate su carta spessa, della quale si vede e si tocca la trama in rilievo. Sembra pelle, quella carta. Come la pelle, ha cambiato colore. Si è ingiallita, e  proprio la tonalità di giallo racconta del periodo in cui fu scattata. Ce ne sono color  seppia, come immagini al tramonto. Altre quasi grigie, specialmente nello sfondo, altre proprio gialle, ma tendono al marrone, come se ci fosse stato versato del caffellatte.

Poi, passano gli anni, ricordo altre foto di me ragazzina, a colori stavolta, di strane dimensioni rettangolari, forse a misura di portafogli piccoli. I colori sono anche stavolta scuriti dal tempo, ma stavolta la carta è lucidissima.

Una carta finta, a prova di polvere, di ditate, di lacrime, una carta che fa sembrare finte le persone, strani i colori, ed anche i ricordi.

Penso di non essere mai più stata così lucida.

Notte di luna

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Notte per te – di Stefania Bonanni

Notte d’estate, e mentre guardi il buio, non pensi verrà il mattino.

Notte buia, così buia che ci si può affogare, che può essere mare profondo, o cielo, acqua stagnante, o stelle, e te, che non conosci altro che stanotte, sai che c’è posto, nell’ombra.

E improvvisamente non sei più piccola, non sei timida, non sei educata, né rispettosa.

E se arrossisci non si vede, e se ti commuovi non si vede.

E se alzi lo sguardo quei bagliori di stelle sono lì per te, e se guardi la luna, anche stanotte le vedi occhi, e naso, e bocca, e può essere per te. Tutto per te.

La malattia bianca chiusa nel non ricordo

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Non ricordare per vivere – di Roberta Morandi

Un’altra faccia del non ricordare, non avere la memoria di un evento o situazione, ci appare dirompente quando provi a far affiorare i ricordi lontani dell’infanzia, di quel periodo in cui gli psicologi ci parlano di traumi infantili subiti, che il nostro “ io” ha volutamente dimenticato per proteggerci, accantonandolo in un angolo buio di una scatola senza coperchio, inapribile, dimenticabile, di cui ci sfugge ora la sua esistenza. Ma è  proprio lì che certi guai son nati e si sono sviluppati, da quel piccolo non ricordo racchiuso al buio in una scatola sigillata per non essere più aperta, per non farti soffrire per farti affrontare la vita proteggendo quella parte che non deve essere visibile. Ma intanto lui, quel non ricordo nascosto e dimenticato, lavora dall’interno, dal profondo come un tarlo e quando poi le ferite e le cicatrici si vedono e appaiono chiare e nitide esprimendosi nelle malattie, ecco che si corre ai ripari.
È  il tempo di aprire quella scatola e di far uscire quel non ricordo, anche se non riuscirai a focalizzarlo, le ferite si attenuano e le cicatrici sbiancano, quasi a scomparire e puoi ripartire da capo…se vuoi.

La luna sulle ciaspole

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Notte meravigliosa – di Sandra Conticini

Mi piace il colore del cielo sereno illuminato dalla luna.

Ricordo la prima e ultima ciaspolata di notte alla croce del Pratomagno con la luna che si rifletteva sulla neve candida e non ci sarebbe stato bisogno delle torce per fare luce.

Spesso cadevo e quanta fatica per rialzarsi, ero tutta sudata, stanca morta, con le gambe e un ginocchio dolorante….ma questa è una sofferenza non è divertimento…….. Questo sport non era adatto a me e da quella esperienza decisi di attaccare le ciaspole al chiodo!!!!