I gioielli della Regina

 

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Il  cielo in un vetro blu – di Nadia Peruzzi

George bighellonava nella sua bottega. Guardava e riguardava un blocco di vetro informe, rozzo, puntuto, irregolare.

Ne era attratto per il suo blu e per la trasparenza che riusciva a farsi strada malgrado tutta quella massa. Era inerte, ma non privo di vita. George la percepiva, quasi la sentiva pulsare come a chiedergli di fare da levatrice.

Sembrava chiedergli una forma, non una qualsiasi, una che servisse a qualcuno.

Era stufo di star lì pietrificato e senza un senso compiuto.

Toccandolo, gli sembrava di avvertire come un’onda di pura energia. E guardandolo bene poteva trovarne più di una traccia il quel groviglio di bolle, bollicine, gocce, che stavano sospese in un galleggiamento perfetto e orientate dal centro verso l’esterno.

Gli sembrava che si fossero organizzate tutte insieme, per trovare una via di uscita, rispetto all’angustia nella quale si trovavano costrette!

Il blu, quel blu profondo, intenso sapeva di magia. Come se un tocco di bacchetta magica avesse solidificato un pezzo di mare e qualcuno fosse riuscito a strapparlo nel punto più profondo, quello in cui il blu è più blu.

George decise. Non poteva certo restituirgli la fluidità dell’acqua. Doveva riuscire a ridargli duttilità e morbidezza, che gli avrebbe permesso di lavorarlo senza romperlo.

Ci voleva fare qualcosa di bello. Non sentiva, però, nessuna ispirazione. Eppure sperava che, tradotto in gel dal calore, fosse proprio quel blocco, in forma più malleabile e meno puntuta, a trasmettergli tutto quello che serviva per il suo capolavoro.

Di prismi non sapeva più che farsene. Ne ha fatti di tutti i tipi e di tutte le grandezze. Li trovava ormai privi di senso e di vera utilità, troppo simili ai patacconi preziosi che passavano tutto il loro tempo incastonati in anelli, corone, poltrone e di cui nel gran palazzo non si sentiva certo la mancanza.

Voleva semplicità. E una forma che fosse  in grado di rappresentarla. Era stufo di cose che avevano un valore materiale, pur inestimabile, ma che non parlavano al cuore e alle emozioni.

Una lieve scossa sembrò arrivargli direttamente dalla materia, guidandolo verso l’idea giusta. Bastava un semplice rettangolo per realizzarla.

La stanza in cui la regina amava passare le ore del  pomeriggio aveva, a guardarla bene, un che di triste e banale. Eppure le finestre facevano entrare non poca luce. I raggi si rincorrevano e giocavano a rimbalzino su quei mobili austeri, mancava  un po’ di vita. Mancavano giochi di colore. Il gel blu si compose, quasi magicamente, in un rettangolo che si adattava benissimo ad una delle grandi finestre. E altrettanto magicamente nella scomposizione di quella massa informe cominciarono a far capolino altri  toni di blu che, da cristallizzati, non riuscivano a farsi apprezzare per la loro bellezza, vivacità e varietà.

In un baleno riuscì a montarlo e agganciarlo al telaio. Lo rimiro’ soddisfatto. Era cambiato tutto. La stanza sembrava aver cambiato pelle. Un pezzo di cielo, con tutte le sue sfumature, stava giocando birichino con quadri, arazzi e con i mobili stile Impero.  Finalmente, si disse, la vita entrava in quella stanza !

Concentrarsi su una forma

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Il piccolo rettangolo – di Chiara Bonechi

…e così mi sono concentrata sulla forma e sul colore…

Il rettangolo piccolo disegnato sul foglio si amplia nella mia mente e si colora di verde fino a diventare un grande prato verde. Io sono al centro di quel prato, il verde si muove intorno, c’è molta luce e il colore uniforme del rettangolo si sfuma in una miriade di verdi in quel prato.

Nel primo pomeriggio di oggi sono andata a camminare con due amiche.

Passiamo dalla ciclabile lungo il fiume Ema poi su, verso Belmonte.

Si cammina a passo svelto, abbiamo voglia di perdere un po’ di peso, snellire le gambe, respirare correttamente e intanto non manchiamo di chiacchierare e di guardare…

A destra mi appare un prato verde ben curato davanti ad una colonica, le pansè nei vasi di cotto interrompono il verde dell’erba, a sinistra ancora un prato che degrada verso campi di olivi, non è curato questo prato, l’erba è più secca, più alta e più bassa, a tratti unita a sterpi e pruni, guardo avanti e in lontananza ancora case, ogni casa ha il suo prato e sul prato sedie, tavoli, panchine e giochi colorati per bambini. E così mi sono ricordata del mio rettangolo verde e di come si è trasformato in un prato dal manto erboso folto e di un verde intenso, e di quanti prati è fatta la terra e di quanto l’uomo ha bisogno del prato…un prato per riposare, un prato per giocare, un prato per il pic nic o semplicemente per sederti comodo a gustare un panino, un prato per chiacchierare, un prato per suonare,cantare e ballare, un prato per far correre i cani e far fuggire i leprotti, un prato che custodisce il magnifico segreto della vita.

 

Concentrazione

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Dal bianco al giallo – di Gabriella Crisafulli

Il viaggio è lungo: temo di non essere attrezzata per farlo.

Sento aleggiarmi intorno il freddo di chi non mi ama ed ho paura di brancolare nel buio.

Mi sostiene la speranza di un rinnovamento, di un soffio caldo e leggero che mi dia tutta l’energia necessaria.

Desidero un pensiero intenso che mi accompagni nella fatica della scoperta: la rivelazione di parti di me, di loro, in un intricato doppio gioco di fili spezzati. Un gioco allo specchio dove ogni personaggio è contemporaneamente la freccia e il bersaglio.

Ho perso il bandolo.

Devo trovarlo.

“Acchiana acchiana babbaluci

Ca ti dugno pane e nuci

Ca ti dugno pane e cutieddo

Tuppe, tuppe, tu …

Un’è Mastro Antonino?”

 

La luce di un freddo giovedì di febbraio è raggiante.

Sono emersa dal fondo melmoso.

Il fango, adesso, arriva solo al mento.

L’acqua scorre; qualcuno si allontana: lo lascio andare a fatica, ma voglio sopravvivere.

La sua parte, nella mia storia, è terminata.

Lo strappo è lacerante: vanno via pezzi di me.

Addio.

Pezzi di vetro

Figure di vetro – di Patrizia Fusi

Un grande pezzo di vetro rosa:  osservandolo vedo al centro un grande esagono, dentro a questa forma gigantesca otto triangoli allungati e sui lati  altre figure si formano e riflettono la luce in maniera diversa, guardandoci dentro vedo quello che mi circonda separato, sfalsato. Si rompe l’immagine intera in tante figure e guardando si spezzano e si uniscono in un collage di figure.

 

Il silenzio parla

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Anche il silenzio parla – di Mirella Calvelli

Quando ho dovuto separarmi da chi amavo, o da chi non amavo più, il dialogo è stato determinante. Sono andata a ricercare sensazioni ed emozioni profonde, nell’analizzare il trascorso per capire se qualcosa era pendente. Il fatto poi di non averlo trovato mi ha permesso di acquetarmi quando il dolore è stato forte per la perdita e di conseguenza ho avuto  la possibilità pacifica di lasciarli andare.

Forse solo con una piccola entità, mai nata, non è stato possibile, non certo per mancanza di volontà, ma per quello che in maniera sbrigativa definiamo destino.

Avrei voluto fargli conoscere il sorriso di sua madre, chi era, da dove veniva e dove stava andando. Che in quel lungo, spero, percorso mi accompagnavano i suoi fratelli e con i quali avrebbe potuto condividere molto e sicuramente avrebbe anche modificato delle situazioni, creando un futuro diverso.

Non è mia intenzione appesantirlo di ciò, ma per fatalità della vita tutto questo diventa reale. Ognuno al suo posto come su una scacchiera, ogni componente fa le sue mosse e immancabilmente influenza quelle altrui. Ma probabilmente questo non era il suo gioco, so per certo che una piccola parte di lui  è sotto un roso del mio giardino, che continua a fiorire e rifiorire, anche quando non è più la stagione.  Il primo e l’ultimo a sbocciare, a regalare profumi ed intensità di colore, forse in un altro modo di comunicare….Alla fine anche il silenzio parla.

Trasparenze

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Trasparenze tra poesia e prosa – di Rossella Gallori

Caleidoscopio  trasparente

In un mondo incosciente

Io, regina di niente.

Amare,  sì, era il mio scopo

Ma ora, non dopo

Cerco la strada

Per male che vada

Sarà una salita

Comunque è vita.

Sento il freddo tra le mie mani, il bleu pavone, di una notte insonne, si mescola all’azzurro dei giorni migliori.

Son fiori

Dentro, non fuori.

Fiori trasparenti

Per giorni importanti

Una grande luna rosa

Un vestito da sposa

Grosse caramelle tonde come stelle

Mi abituo ai colori

Sfaccettature di cuori

Poi all’ improvviso, non guardo più, questo gioco non è il mio, non mi appartiene.

Io regina incosciente

In un mondo impotente

Inutile caleidoscopio  di niente

Chicche giganti

Pensieri pesanti……….

 

Pietre di luce

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 I GIOIELLI DELLA REGINA – di Simone Bellini

La bottega di mastro Zircone è un antro buio e misterioso. Dopo il cupo corridoio, si apre alla luce con un finestrone che fa brillare le infinite gemme lavorate dalla grande sapienza artigiana del maestro gioielliere.

Il tavolo da lavoro posto davanti alla finestra è di un legno antico, vissuto, piagato dai tanti segni lasciati dai vari attrezzi da lavoro. Su di esso ci sono pezzi grezzi e informi delle preziose gemme, sembrano goccie di mare pietrificato in attesa di assumere una forma perfetta e regale.

Lui è lì, piegato sul suo lavoro, piegato anche nel fisico, ma la passione per quello che crea con tanto amore lo ripaga più della venale preziosità di quelle pietre

Silenzio non sempre

 

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Il silenzio – di Sandra Conticini

Il silenzio mi dà un senso di pace e di tranquillità e, quando sto bene lo cerco, ma quando non sono in armonia con me stessa mi fa sentire sola ed ho quasi paura….così cerco la confusione e la compagnia. Il silenzio fa pensare, ma anche sognare. Quando sei sveglia nel silenzio della notte le cose a cui pensi non sono quelle che vorresti e speri che arrivino presto i rumori del giorno perché ti fanno distrarre e riesci a non pensare….

 

Il silenzio dei bambini

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BAMBINI IN SILENZIO – di Elisabetta Brunelleschi

Claudia, mia figlia, aveva poco più di un anno e già zampettava per la casa.

Fu un attimo, era con me in cucina, mi volto e lei non c’era più. Tutto era silenzio.

Vado subito nel bagno perché appassionata d’acqua com’era, aveva scoperti come azionare i rubinetti e per far scorrere l’acqua.

Non c’era e il silenzio continuava.

La nostra casa non è un castello, con pochi passi ogni stanza può essere controllata, quindi mi volto e sono in camera, giro intorno al letto e la vedo seduta davanti al comodino.

Aveva preso i calzini del babbo e se li era messi sulla testa e intorno al collo a formare una grande parrucca e tante collane

La trovai così che mi guardava con aria trionfante mentre raccoglieva altri calzini.

Non era successo nulla di grave, Claudia giocava.

Ma io quando ci ripenso mi sento dentro un senso di disagio: bastò un attimo e lei, in silenzio, si era allontanata. Le case, a volte, possono essere anche molto pericolose!

 

 

 

Silenzio dentro

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Silenzio – di Roberta Morandi

Silenzio, a volte ci vuole il silenzio fra tante voci per trovare la tua voce, e scopri che tutto è  fatto di silenzio e di rumore, in una altalena perenne. Trovare lo spazio tra silenzio e rumore, impossessarsene e guidare quella altalena secondo il tuo ritmo da` il senso alla vita  che viviamo, giorno dopo giorno, e si comprendono i perché, i come mai, che ci assillano ogni istante sommersi dal rumore altrui e dal nostro…
Non importa fermarsi e mettersi seduti o distesi ad occhi chiusi in un bucolico prato fiorito reale o immaginario, ascoltare musica o indurre pensieri sereni…il silenzio siamo noi, dobbiamo cercarci nel mare di rumore che produciamo vivendo. Ecco…silenzio sono io, ora so.

Quadri bianchi

Sembravano quadri…. – di Rossella Gallori

….cose semplici , senza cornice, troppo bianco, poco nero…non scorgo  altri colori, perché vedo, non guardo.

Mi avvicino, più nero , nel bianco, forse un piccolo punto rosso.

Cerco di toccare, tocco quelle grandi tele, persone, neve, ombrelli chiusi , chi corre , chi cammina ,chi arranca …il piccolo punto rosso, diventa più grande.

Quello che mi sembrava insignificante, quasi brutto, fino a pochi minuti prima, mi appare più vivo. Lentamente, entro nel sogno, cammino nella neve , partecipo ad una processione disordinata,  niente rosari, solo un silenzio ovattato dal bianco, dal freddo dal vagare……

E quel punto rosso diventa un faro, nel mio migrare….ho strani compagni paralleli. Piccoli fantasmi mi fanno compagnia .

…..tele immense, piene di anime, di pensieri, di esseri umani…di cammino…di speranza…

Eppure sembravano semplicemente  ……quadri.

Giorni bianchi

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Sono stati giorni bianchi – di Stefania Bonanni

Sono stati giorni bianchi, quelli appena passati.

Giorni di valigie, e non erano mie le cose che le riempivano. Non erano neanche cose conosciute, non tutte, quelle nelle valigie. Erano cose comprate in un’altra città, alcune in un paese straniero, cose che non ho mai visto indossato. Cose di una vita lontana, altra da noi.

E silenzi. Cosa dire? Qualunque domanda poteva scatenare ansia. Perché raccontarsi l’ansia non la diminuisce, anzi la moltiplica. Rende reali le brutte fantasie, rendersi conto che qualcun altro condivide le tue paure, ha pensato quelle stesse  cose angoscianti.

Allora, meglio stare zitti, camminare in punta di piedi, lasciare che il tempo passi, che venga il giorno della partenza, senza aumentare il carico. Senza fare discorsi di saluto, senza essere patetici. Come stare nella nebbia, cercando di prevenire i colpi che si corre il rischio di picchiare, ma senza fermare il cammino di nessuno.

Non siamo usciti, negli ultimi giorni . Siamo tutti stati sempre in casa, al caldo, vicini, attenti a non fare discorsi dolorosi. Attenti a non dire neanche che sarebbe andato tutto bene, perché anche questo avrebbe significato che c’era la possibilità che potesse andare storto qualcosa.

Zitti, a vedere un Sanremo che non abbiamo seguito. Ognuno perso dietro il bisogno urgente che il tempo passasse veloce, e il desiderio di fermarlo, quel tempo che non è tuo. È solo suo,  é il tempo giovane di una vita solo sua, bello da seguire nei sogni e nel coraggio. Ed ogni volta il viaggio è più complicato, lo scopo mette sempre più alla prova. E si può solo seguire da lontano, sempre più nel cuore. E poi ricominciano le telefonate serali, quelle che non sono interessate al senso delle parole, ma più al tono. Quelle voci che parlano ad altri organi, oltre le orecchie, e che per le mamme parlano sempre di più ed aldilà, con la presunzione che solo la mamma può capire, e che sa se va tutto bene anche solo da quel “ciao”.

E vengono alle labbra preghiere, che ci sia chi le tiene una mano sulla testa. E vengono alla mente pensieri onesti e razionali. Sta andando ad affrontare un progetto che ha cercato e voluto, viaggia in aereo, ha soldi e comodità per affrontare disagi.  Di questi tempi, tutti si sa, sono altri i giovani che fanno viaggi pericolosi. Però restiamo qui, si ricomincia ad aspettare un messaggio, uno squillo, una parola detta con voce sorridente. Siamo qui, in un tempo bianco, attutiti, appuntiti, abbracciati, più vicini che mai.

L’eterno silenzio

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Il silenzio di mia madre – di Ivana Acciaioli

La sua voce è flebile.
Accosto l’orecchio alle sue labbra.
– Ma quanto ci vuole?
-A fare cosa? Non capisco, sta sognando?
Poi le parole si stampano chiare, crude, terribili in quella sua attesa tragicamente cosciente.
Mi sento impotente, non  ho risposta se non le lacrime che scendono in amaro silenzio.
Non lo so mamma.
Quante risposte mi hai dato tu, ma io per te la risposta non ce l’ ho e la temo.
Alla fine me la consegni con  il tuo eterno silenzio.

La ricerca del silenzio

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La ricerca del silenzio – di Ivana Acciaioli

Mi hanno dato il compito di cercare il silenzio.
Il silenzio è come la perfezione, qualcosa di impossibile.
Concentro tutto il mio essere verso il silenzio ma percepisco il soffio leggero del mio respiro ed il rumore involontario e compresso della deglutizione. Il mio corpo non sa stare in silenzio e non voglio, il battito del cuore è incessante e guai se quel rumore cavalcante mi  abbandonasse.
Allora la mia ricerca si rivolge all’esterno ed è ancora più difficile,  ne percepisco più che il desiderio il timore.
Il mio sguardo cade sullo spartito poggiato sul pianoforte, e lì lo vedo, sta fra le note sulle righe del pentagramma, è importante il suo ruolo, senza di lui non c’è musica, ma non è il silenzio che cerco, quello che voglio ascoltare per dire almeno una volta che ho raggiunto l’impossibile, la perfezione, la bellezza assoluta.
Il silenzio interiore , quello dei pensieri, quello proprio non lo cerco.
Quindi mi devo accontentare?
Pochi istanti rarissimi, piccole pause dalla parola, dall’ascolto, dal mondo che circonda, pause di breve durata, piccoli attimi di perfezione e di più non si può.

Il silenzio quando è d’oro

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Il silenzio – di Tina Conti
Ho scoperto il silenzio dentro di me in età adulta.
Ho lavorato molto per scoprire quanto mi parlava  e quanto aveva da dirmi.
Mi piace molto ritrovarmi anche nelle situazioni di  allegria, compagnia e calore ma, ora che mi sono scoperta ad ascoltarmi, non ne posso fare a meno e le pause che cerco di prendermi fissano le emozioni e le esperienze con più energia.
Adesso ho più consapevolezza e tento di gestire il silenzio in me anche in modo non istintivo, mi faccio più coccole, ascolto il vento ,i passi, la voce delle cose,
Sono abituata ai rumori della campagna, mi sono modellata le giornate con quei pieni e vuoti, quando sono nella vita di città, sento il limite, devo rientrare.
Il silenzio, la pausa, danno armonia alle cose, per me non c’è mai silenzio assoluto.
Qualcosa parla lo stesso, anche se le nostre orecchie non lo sentono.
In certe situazioni però, il silenzio come risposta ad una richiesta, mi fa sentire incerta, insicura, vorrei un commento, un giudizio spassionato.
Non sapere cosa si pensa o si è capito rispetto ad un fatto o una esperienza mi lascia un senso di angoscia ,
Non sopporto il silenzio punitivo, quello che  mi fa sentire in altalena,  angosciata, rabbiosa.
Preferisco il dialogo, anche in una situazione conflittuale .
A volte però riconosco che il silenzio è d’oro.

Il silenzio della vita

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Il silenzio della vita – di Lorenzo Salsi

Cimitero.

Vedo lei avvolta nel silenzio con un mazzettino di fiori.

Il silenzio l’accompagna, è qualcosa di tangibile, ma non opprimente.

Mentre va verso quella tomba le riecheggiano nella mente tante, troppe, belle, grandi parole di lui, le sue risate che ora sono soltanto silenzio.

La vedevo  tutti i venerdì pomeriggio  partire con i fiori comprati la mattina, il tram gratis (lui era stato tranviere); dopo il rumore del bus, il chicchiericcio dentro, arrivava improvviso il silenzio ovattato del cimitero.  Chissà perché si parla anche sottovoce nei cimiteri, eppure non è che la voce rimbombi o abbia una eco.

Un giorno le chiesi: Mamma ma perché vai al cimitero, ma che senso ha andarci?

Lei mi rispose: il senso della vita è la morte. Il senso del suono è il silenzio.

Mi zittii da sciocco adolescente, da ignorante della vita. Il senso e il silenzio della vita erano contenuti tutti  in quel mazzettino di fiori, che ogni venerdì la mamma depositava sulla sua tomba, pensando e sentendo che non era stato solo un silenzio.

Silenzio bianco e nero

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La pagina bianca del caos e la pagina nera del silenzio – di Carla Faggi

Cerco il bianco nel silenzio ma arriva subito un pensiero, lo scaccio perché ho bisogno di bianco ma subito ne arriva un altro, resisto ma ne arriva un altro ancora, poi un altro e poi ancora.

Come in un vortice mi sento circondata.

Lo sforzo per liberarmi contamina il bianco, lo riempie e lo trasforma in un pieno.

Forse il bianco non è proprio silenzio, mi chiedo.

In risposta mi arriva il mio essere nel mezzo al caos, pieno di confusione, di rumori.

Sento distintamente qualcosa, un suono diverso, deciso.

Non ho dubbi lo sento bene. Lo percepisco nettamente nel frastuono attorno. Come in un foglio nero una matita bianca lascia tracce certe.

Rincorro quel bianco immerso nel nero.

Mi lascio andare in quel bianco e in quel silenzio.

 

Silenzio di difesa

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SILENZIO DI DIFESA:   IN TAXI – di Simone Bellini

 

– Buongiorno, dove andiamo ? – chiedo all’anziano cliente del mio taxi.

– Mi porti in via Cavour –

Non ha detto neanche buongiorno, già questo mi indispone un po’!

Parto secondo il mio itinerario che prevede corsie preferenziali.

– Perchè il tassametro non è partito da zero? – domanda sospettoso.

-Guardi che il tassametro non parte da zero perchè c’è una quota delle tasse comunali –

– Macchè tasse e tasse – mi interrompe quello – eppoi sta facendo un giro più lungo, vuole fregarmi ! – sta diventando paonazzo.

Capisco, allora, che il nonnetto, non conosce le regole del nostro servizio. Cerco di spiegarmi, ma non vuole sentire ragioni. Allora,con tranquillità, mi zittisco senza arrabbiarmi, provando un po’ di tenerezza per quel vecchietto che per tutto il viaggio inveiva contro di me aspettandosi una mia reazione.

Vedendo la mia calma si placò.

-Ma come- disse- mi sono arrabbiato, l’ho offeso, ho inveito fino ad ora e lei è rimasto impassibile in silenzio, come mai mi scusi ?-

-Ho capito che lei non conosce il nostro servizio taxi. Comunque non si preoccupi, decida lei la cifra, che sia giusta, a me andrà bene.-

Stupefatto mi diede anche la mancia scusandosi.

 

 

Il non silenzio

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Silenzio o non silenzio? – di Mimma Caravaggi

Non sono mai riuscita ad affrontare il silenzio, non mi piace, non mi è mai piaciuto. Non so stare in silenzio devo dire sempre la mia in ogni occasione, non per avere l’ultima parola ma per dare il mio parere.

Il silenzio di solito mi imbarazza se sono in compagnia e a casa quando sono sola con Albert c’è troppo silenzio. Se ascolto il TG devo dire la mia e la reazione di solito è forte come lo Shsssss di Albert che prova a zittirmi perché vuole sentire. Io d’altronde non riesco ad ascoltare senza intervenire e allora per la buona pace del menage mi metto a leggere per restare in silenzio ma a volte interrompo lo stesso per dire la mia!!!! Anche al lavoro non sono mai stata capace  di starmene buona da parte come la maggior parte dei colleghi ma sono sempre intervenuta per ragioni di giustizia come quando, finalmente, dopo 15 anni mi proposero per una promozione che fu sostituita con un bonus da 200.000 lire. Molto, molto arrabbiata quando il Capo mi dette la lettera con l’assegno non l’accettai ringhiaziandolo e dicendogli che poteva comprarci, con quei soldi, un bel cappellino per sua moglie !!! Eh sì  il non silenzio è stato sempre la mia croce per tutta la  vita. Vera mi diceva spesso che il silenzio a volte è d’oro, ma io non le ho creduto.

Ciao come stai?

autumn-2480532_960_720Quando l’amore se ne va – di Nadia Peruzzi

Ci siamo rivisti dopo qualche mese. Ci siamo appena sfiorati ad un semaforo, del tutto impreparati all’imprevisto.

Imbarazzati, non siamo riusciti ad andare oltre un banale: “Ciao, come stai?”. Scattato in automatico, più che desiderato e cercato. Era uscito da solo.

Troppo poco per quello che c’era stato fra noi. Intesa, passione, tenerezza! Nei mesi della nostra convivenza, bastava guardarsi negli occhi e un intero mondo si apriva.

Decisamente troppo per quello che avevi combinato. Ti saresti meritato tutto il ceffone che non ero riuscita a darti, e tutte le parole che non avevo potuto vomitarti addosso per liberare il cuore dal dolore che mi aveva lasciata impietrita.

Un giorno, senza alcuna spiegazione, te ne sei andato. Dopo, nessuna telefonata. Nessuna risposta ai miei messaggi e alle mie chiamate. Non per riportarti da me, ma per capire.

Il tuo silenzio e la negazione di te e di qualsiasi contatto si è fatto, giorno dopo giorno, lama dolorosa che mi sono portata dentro e addosso nel tempo dell’abbandono. Domande senza risposta. Dalla tenerezza, talora anche troppo sdolcinata, al disinteresse condito di cattiveria. Come può essere possibile? Perché? Si può cambiare all’improvviso? Da quanto durava. da quanto covava tutto questo, senza che io mi fossi accorta di nulla?

Domande che hanno incontrato solo il silenzio dell’assenza, come risposta. Tu non c’eri, nessuno ,se non te, avrebbe dovuto rispondere. Silenzio, silenzio, silenzio, attorno trovavo solo quello mentre giravo nelle stanze vuote di te, del tuo profumo, delle tue cose.

Le domande man mano hanno smesso di esser formulate al vento, e si sono piantate dentro il cuore come macigni, quasi tradotte in colpa per non aver compreso, per non essermi accorta dei tuoi disagi, in anticipo .Come potevo, se non hai mai lasciato trasparire nulla delle tue insicurezze e delle tue insoddisfazioni?

Così il “Ciao ,come stai” l’ho vissuto insieme come il tutto e il nulla.

Anche la flebile risposta, mista di imbarazzo da parte di entrambi, ”bene”, altro non è stata che una forma di silenzio.

Le parole vere, quelle che mia avevano tormentato l’anima in quei mesi erano rimaste al loro posto. Di colpo ne avevo compresa la totale inutilità.  Cosa dire ad uno così?? La rabbia, pure svanita di colpo. Non ti meritavi neanche quella.

L’ho capito in quel momento e in quel luogo, aperto, assolato, limpido e terso nel frizzore di questa bella giornata invernale, che non meritavi nulla!

Né le mie parole, né tutti i tormenti e tutto il dolore che mi avevano tenuta bloccata nei mesi precedenti.

E’ stato un attimo, rivelatore.

Ognuno ha ripreso la sua strada, dopo un altro attimo di imbarazzo. In silenzio. Il mio era pieno di disprezzo, ma ora, lo sentivo, aveva anche il sapore di una liberazione. Mi strinsi addosso il cappotto e allungai il passo!