DOMANDE E RISPOSTE – di Elisabetta Brunelleschi
– Rispondimi con l’asino che cammina quieto nella vigna.
Ti ringrazio per questa passeggiata nella natura, guarda laggiù, c’è un asinello che cammina nella vigna. Avviciniamoci, il suo andare mi trasmette tranquillità.
Non so perché l’asino sia stato associato alla stupidità, alla testardaggine e anche alla pigrizia in realtà è un animale mite, paziente, datato di ottima memoria. Pensa che ricorda i percorsi e le persone. Davanti ai pericoli si ferma e non scappa. Per secoli nelle campagne è stato insostituibile compagno di lavoro dei contadini.
Con l’avvento della motorizzazione ha rischiato la scomparsa. Ma oggi molte razze sopravvivono grazie ad allevamenti che lo valorizzano come animale da compagnia, e anche per l’onoterapia e la produzione del latte.
– Rispondi col semaforo che resta rosso come il sangue nonostante tutto, vivo.
Se resta rosso può darsi sia guasto oppure regolato con tempi più lunghi, magari a favore di un’importante strada a scorrimento veloce!
E allora mentre aspetti con pazienza l’arrivo del verde puoi immaginare che da quel tondo sgorghino fiotti sangue, lingue di fuoco, un bicchiere di Barbera o una dolce colata di marmellata fragole e lamponi.
– Rispondi con gocce che bussano ai vetri.
Che bello ascoltare il ticchettio ritmato della pioggia e starsene lì a osservare i rigagnoli che dai vetri scendono veloci verso il davanzale.
Ma che succede? Il cielo è azzurro e le gocce continuano!
Ah, è sempre lui, l’amato mattacchione che si ostina a chiamarmi con spruzzi di pistola ad acqua sui vetri di cucina.
– … bucato che cade in cortile.
Attenzione però a non scambiare lo sgocciolio del bucato steso sul terrazzo con le gocce di pioggia. Le lenzuola che scolano suscitano le comprensibili proteste dell’inquilina del pian terreno.
– … vaso che va in mille pezzi felici.
Non so dire se i pezzi del vaso son felici, so dire però che io sono felice.
Era un vaso anonimo, di poco valore, poggiato da anni sul primo ripiano della libreria e voltato in modo da nascondere l’incrinatura che si allungava dal bordo alla base. Desideravo la sua fine, speravo in una cauta accidentale, che però mai avveniva.
Così un bel mattino, mi sono decisa, l’ho afferrato e l’ho buttato io sul pavimento. Poi, mentre guardavo i tanti pezzi grandi e piccoli sparsi tutt’intorno, mi sono sentita pienamente felice.
Che soddisfazione, finalmente mi ero liberata del vecchio, della polvere e di tutto l’inutile racchiusi dentro quella insulsa ceramica fiorita.
– Scambiami per un tuo pensiero, un difetto nella tua smemoratezza, un inciampo.
Sì, io sono un tuo inciampo, un difetto che non sai come correggere, e allora dimenticati di me. E in questa tua smemoratezza restaci per sempre, così se per caso c’incontriamo non perderemo tempo a salutarci.
– Come una frase inutile che scappa fuori maldestra e fa un’aria nuova
Una bischerata qualsiasi detta la momento giusto può sdrammatizzare il mondo!
Aria di mani intorno alla vita, aria di ballo.
Altro che aria impalpabile ed evanescente, quello che sentiva era il caldo morbido di due mani poggiate sui fianchi! E da quelle mani vere si lasciava trascinare nei volteggi del ballo.