Quattro personaggi in cerca di storia: Tina

Gita a Friburgo – di Tina Conti

Photo by Horst Dreisbach on Pexels.com

Tutti i premi fedeltà erano stati assegnati, i più ambiti gli elettrodomestici, in ultimo i viaggi.

Quattro giorni in bus granturismo con destinazione Friburgo e la foresta nera, erano il premio per chi raggiungeva per primo i 70000  punti.

Avevano faticato un po’, Antonella, Livio , Roberto e Amelie ma alla fine ci erano riusciti.

In casa avevano stipato tante confezioni di pelati da fare sughi per quattro anni, quelle confezioni erano le più favorevoli alla raccolta punti.

Ora finalmente il traguardo era raggiunto.

Si  ritrovarono vicini di posto sul pullman  senza conoscersi, e senza sapere che abitavano tutti nella stessa provincia di Pistoia.

Antonietta aveva fatto appena in tempo a salire, l’autista  stava facendo la conta per partire.

Nonostante si fosse preparata con cura già dal giorno precedente, la chiava si era rotta dentro la serratura impedendole di chiudere la porta di casa.

Per fortuna la sua vicina aveva trovato un modo per estrarla così, correndo era arrivata.

Un po’ trafelata . Scusandosi per l’irruenza era riuscita a sistemare le sue borse  nella cappelliera  e poi finalmente si era seduta. Era tutta sudata  e scarruffata, tirò fuori dalla borsetta  dei bei fazzolettini gialli profumati  e si  deterse il sudore.

Accanto a lei Roberto, cominciò a storcere il naso per quell’odore  sintetico di limone che non sopportava, innervosito, tirò  fuori il  telefono cellulare  per seguire un torneo di calcio che durò quasi due ore. Antonietta rilassata e improfumata,  da una piccola borsa termica  estrasse due gustosi panini al gongorzola e noci  con ciuffi di erba cipollina e rucola.

Emanavano  così tanti odori che presto  lo scompartimento  ne fu  pieno.

Seccato ancora una volta, Roberto  frugando  nella tasca prese una bella pipa e minacciosamente la rigirò in bocca, mordicchiandola

Antonietta si era rintanata in un angolo del sedile senza aprire bocca un  po’ intimorita

Alla sosta per il bagno, aveva chiesto al conducente di abbassare la temperatura del bus, lei ancora accaldata, aveva delle vampate di calore date dalla menopausa.

Subito ci furono vivaci proteste dai viaggiatori degli ultimi posti e così, fu ristabilita la temperatura di crociera, a lei non restò che alleggerirsi degli indumenti.

Livio, dall’altro lato dello scompartimento, leggeva appunti, faceva correzioni e rispondeva ad un amico  e collega di nome Igor che  sperava di incontrare a Friburgo, erano naturalisti entrambi.

Amelie, piccola e vestita di mille colori, dormiva rannicchiata  con la testa su un cuscino a righe che si era portata da casa, dopo essersi tolta le scarpe  nascondendole in un sacchetto verde e indossato dei bei calzettoni rosa.

Si  vedeva che  era molto freddolosa ma, anche  vanitosa, sopra la bella camicetta di seta  fiorita indossava solo  un gilè  a maglia rada  e leggero.

La borsa di stoffa ricamata a crochet, con rose  e foglie la teneva  sulle gambe  insieme alla  copertina di cachemire  morbida che la confortava e scaldava.

Lei non scese per la sosta bagno e caffè, era addormentata e nessuno  aveva avuto il coraggio di svegliarla. Livio  le aveva preso un cappuccino e dei biscotti nel caso si fosse svegliata affamata.

Un forte acquazzone  rallentava il viaggio del pullman, era scesa anche la nebbia e procedere era proprio difficile., un gruppo di uomini si era avvicinato all’autista per aiutarlo ma lui aveva invitato tutti a rimanere al proprio posto per sicurezza.

Una musichetta di sottofondo tentava di tranquillizzare gli animi.

Nel frattempo, si era passati  dall’acqua  alla neve, fiocchi grandi e pesanti imbiancavano la strada

L’autista procedeva con cautela e attenzione, non ci sarebbero state altre soste fino a Friburgo.

La comitiva, stanca e provata dal lungo viaggio si precipitò nelle camere assegnate dopo che il

pullman  aveva parcheggiato.

Livio e Roberto avevano camere vicine e siccome la cucina dell’albergo era chiusa si fecero venire  l’idea di andare a mangiare qualcosa fuori.

Livio si sarebbe accontentato di  una bella zuppa calda di cavolo e patate, Roberto anelava a una  bistecchina di maiale  rosolata bene e accompagnata da birra scura.

Dovettero girare parecchio, non conoscendo il posto, si ritrovavano sempre  nella stessa piazza. Una trattoria italiana li salvò e ottennero quello che desideravano.

Rifocillati e  un po’ alticci  si sentirono pronti anche per un giretto.

Imboccarono una stradina dietro la cattedrale, stretta e poco illuminata, ma sull’angolo due grandi  vetrine sfavillanti  esponevano quadri e sculture.

Roberto amante dell’arte contemporanea, riconobbe subito l’artista  danese che  esponeva.

Per ammirare meglio le opere o forse per le belle bevute  andando all’indietro  non si accorse del canaletto di scolo delle acque e vi finì con i piedi  dentro.

Era proprio ora di rientrare, il gelo si faceva sentire e con i polpacci bagnati  era duro stare  fuori

Al mattino,  la città  si svegliò lentamente,  passarono le prime biciclette,  i tram cominciarono a scampanellare, era sabato , e l’albergo non era al completo  così ,il  gruppo  potè  consumare in tranquillità una abbondante colazione. La torta di ciliegie  fragrante e ancora calda  fu molto apprezzata, insieme ai i salumi e i formaggi  tedeschi.

Si presentò il nuovo autista , un ragazzone alto e robusto che  parlava tedesco   riscuotendo subito la simpatia dei viaggiatori che si sentirono  sicuri, si  sarebbero  poi mossi in modo autonomo.

Amelie, chiese se qualcuno  rimaneva in città per visitare la via dei cento orologi a cucù e il mercato di MUNSTERMARKt. Si rese disponibile  Antonietta  ma solo fino  all’ora di pranzo, poi aveva un collegamento  con un collega.

Giovanni, tutto attrezzato con macchina fotografica, zaino e cappellino nonché racchette ripiegabili per camminare si affrettò ad uscire, voleva visitare la casa  della  balena e le cascate di TRIBERG ,le più alte della Germania, nessuno si unì a lui.

LIVIO consultava mappe e chiedeva orari di mezzi  di trasporto per provare a raggiungere GENGENBACH dove Igor  aveva casa e laboratorio.

Gli altri  membri del gruppo  non indicarono programmi e mete, forse desideravano  perdersi per la città, dato che capivano la lingue e qualche parola riuscivano a dirla.

La sera  riuniti in albergo  allegri e stanchi mostravano gli acquisti, e si raccontavano le avventure vissute. La cena, con musiche locali avrebbe concluso la serata.

Solo Livio non si era peresentato,aveva assicurato che benchè  il paese di Igor fosse lontano sarebbe tornato per la cena. GIOVANNI, dopo aver mangiato in fretta non si era fermato  per balli e musica ma, attaccato ad un piccolo televisore, armeggiava nervosamente  per  collegarsi al canale che trasmetteva  un incontro di calcio internazionale.

Entrò nel bar dell’albergo  un gruppo di uomini con pantaloni pesanti e cappelli di  feltro di lana colorati, sentendo  parlare italiano, uno di loro si avvicinò dicendo di aver vissuto a Roma  per otto anni lavorando come tecnico  informatico.

Ricordava  le città visitate   e la storia d’amore con una certa  Ida che però  era finita presto.

Raccontò con tanti particolari la sua partecipazione al film di Dario Argento al film  SUSPIRIA girato proprio a Friburgo nella casa della balena. Era tornato altre volte in Italia per girare altri film con il regista   con il quale aveva ormai un rapporto di amicizia.

Livio  era rientrato  il pomeriggio contrariato e stanco  per aver dovuto passare la nottata in un piccolo  albergo nella foresta perché l’autista del taxi imbranato e molto anziano si era perso  e non era riuscito a riportarlo alla stazione dei treni per Friburgo.

L’indomani di buon mattino, avrebbe perso un bus diretto alla casa di Igor ,per concludere gli accordi per la pubblicazione della ricerca, avrebbe avuto tutto il tempo per rientrare per la partenza  del pomeriggio. Finalmente si era aperto il cielo e un bel solicino  faceva capolino fra le nuvole ,la città appariva più allegra e movimentata, i negozi esponevano le merci e il mercato all’aperto rallegrava la piazza con colori e voci.

L’autista del pullman lucidava il mezzo dietro l’albergo e chiacchierava con il portiere  che era uscito per accompagnare un ospite anziano con i bagagli.

Aveva stipato le torte alla ciliegia   degli ospiti, consegnate con tanta raccomandazioni sopra la sua zona di guida perché adatta a non essere schiacciate da borse e valige, sarebbero arrivate fresche e non ammaccate a destinazione.

Livio era tornato più sereno e allegro, aveva raccontato che andava in un negozio di ceramica a ritirare un pacco  regalo di Igor.

La vacanza stava per concludersi, gli ospiti  accoglievano i pacchi e i bagagli, anche il borsone di Livio era stato imbarcato come indicato da lui che sarebbe arrivato a breve.

Sbrigate le formalità in hotel, consegnate chiavi e i  documenti si era pronti per partire.

Livio non arrivava, dopo aver aspettato un po’ il pullman si era dovuto spostare per l’arrivo di una nuova comitiva, c’era una grande agitazione ,chi sbuffava chi telefonava.

Livio non si presentava. Roberto si offrì di andare verso il negozio di ceramica che aveva Incrociato il giorno percedente, arrivato chiese di Livio ma  dissero che non lo avevano visto.

L’autista spazientito, scaricò il bagaglio del ritardatario e partì.

Non essendo un minore, poteva benissimo rientrare da solo, lui doveva rispettare gli impegni.

Dopo essersi seduta al suo posto, Antonietta raccolse per terra una busta grigia, nella  lettera a  suo nome  c’era un messaggio.

Livio, si trovava vivo o morto  alla casa della balena, si doveva fermare il pullman e aspettare

La gendarmeria confermò quanto annunciato, Livio era alla casa della balena cadavere,  arrivarono velocemente i  gendarmi che interrogarono  per ore  i passeggeri, davvero Livio era li, ma cadavere e  con la pelle di uno strano colore.

Antonietta, raccontò ai gendarmi che aveva sentito una conversazione concitata la sera precedente fra  Igor e Livio,  quest’ ultimo si lamentava per l’intrusione della moglie negli accordi, di quanto apparisse acida e  come sminuisse il  suo lavoro.

Livio raccontava di aver avuto forti dolori al petto dopo essere uscito dalla casa e di  aver avuto vomito dopo la torta di ciliegie e lo sciroppo di sambuco[PV1] .

La mattina  però sarebbe andato alla casa della balena per le foto da inserire nella ricerca e a ritirare il vaso di ceramica, si sarebbero sentiti   per la pubblicazione.

Avvelenato da  foglie di tasso  , fu questo l’esito dell’autopsia,   aggiunto nella torta di ciliegie e nello sciroppo, questo  dopo due giorni di fermo  seppero i passeggeri che rientrarono sconsolati.


Avatar di Sconosciuto

Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

Lascia un commento