Gita a Friburgo – di Tina Conti

Tutti i premi fedeltà erano stati assegnati, i più ambiti gli elettrodomestici, in ultimo i viaggi.
Quattro giorni in bus granturismo con destinazione Friburgo e la foresta nera, erano il premio per chi raggiungeva per primo i 70000 punti.
Avevano faticato un po’, Antonella, Livio , Roberto e Amelie ma alla fine ci erano riusciti.
In casa avevano stipato tante confezioni di pelati da fare sughi per quattro anni, quelle confezioni erano le più favorevoli alla raccolta punti.
Ora finalmente il traguardo era raggiunto.
Si ritrovarono vicini di posto sul pullman senza conoscersi, e senza sapere che abitavano tutti nella stessa provincia di Pistoia.
Antonietta aveva fatto appena in tempo a salire, l’autista stava facendo la conta per partire.
Nonostante si fosse preparata con cura già dal giorno precedente, la chiava si era rotta dentro la serratura impedendole di chiudere la porta di casa.
Per fortuna la sua vicina aveva trovato un modo per estrarla così, correndo era arrivata.
Un po’ trafelata . Scusandosi per l’irruenza era riuscita a sistemare le sue borse nella cappelliera e poi finalmente si era seduta. Era tutta sudata e scarruffata, tirò fuori dalla borsetta dei bei fazzolettini gialli profumati e si deterse il sudore.
Accanto a lei Roberto, cominciò a storcere il naso per quell’odore sintetico di limone che non sopportava, innervosito, tirò fuori il telefono cellulare per seguire un torneo di calcio che durò quasi due ore. Antonietta rilassata e improfumata, da una piccola borsa termica estrasse due gustosi panini al gongorzola e noci con ciuffi di erba cipollina e rucola.
Emanavano così tanti odori che presto lo scompartimento ne fu pieno.
Seccato ancora una volta, Roberto frugando nella tasca prese una bella pipa e minacciosamente la rigirò in bocca, mordicchiandola
Antonietta si era rintanata in un angolo del sedile senza aprire bocca un po’ intimorita
Alla sosta per il bagno, aveva chiesto al conducente di abbassare la temperatura del bus, lei ancora accaldata, aveva delle vampate di calore date dalla menopausa.
Subito ci furono vivaci proteste dai viaggiatori degli ultimi posti e così, fu ristabilita la temperatura di crociera, a lei non restò che alleggerirsi degli indumenti.
Livio, dall’altro lato dello scompartimento, leggeva appunti, faceva correzioni e rispondeva ad un amico e collega di nome Igor che sperava di incontrare a Friburgo, erano naturalisti entrambi.
Amelie, piccola e vestita di mille colori, dormiva rannicchiata con la testa su un cuscino a righe che si era portata da casa, dopo essersi tolta le scarpe nascondendole in un sacchetto verde e indossato dei bei calzettoni rosa.
Si vedeva che era molto freddolosa ma, anche vanitosa, sopra la bella camicetta di seta fiorita indossava solo un gilè a maglia rada e leggero.
La borsa di stoffa ricamata a crochet, con rose e foglie la teneva sulle gambe insieme alla copertina di cachemire morbida che la confortava e scaldava.
Lei non scese per la sosta bagno e caffè, era addormentata e nessuno aveva avuto il coraggio di svegliarla. Livio le aveva preso un cappuccino e dei biscotti nel caso si fosse svegliata affamata.
Un forte acquazzone rallentava il viaggio del pullman, era scesa anche la nebbia e procedere era proprio difficile., un gruppo di uomini si era avvicinato all’autista per aiutarlo ma lui aveva invitato tutti a rimanere al proprio posto per sicurezza.
Una musichetta di sottofondo tentava di tranquillizzare gli animi.
Nel frattempo, si era passati dall’acqua alla neve, fiocchi grandi e pesanti imbiancavano la strada
L’autista procedeva con cautela e attenzione, non ci sarebbero state altre soste fino a Friburgo.
La comitiva, stanca e provata dal lungo viaggio si precipitò nelle camere assegnate dopo che il
pullman aveva parcheggiato.
Livio e Roberto avevano camere vicine e siccome la cucina dell’albergo era chiusa si fecero venire l’idea di andare a mangiare qualcosa fuori.
Livio si sarebbe accontentato di una bella zuppa calda di cavolo e patate, Roberto anelava a una bistecchina di maiale rosolata bene e accompagnata da birra scura.
Dovettero girare parecchio, non conoscendo il posto, si ritrovavano sempre nella stessa piazza. Una trattoria italiana li salvò e ottennero quello che desideravano.
Rifocillati e un po’ alticci si sentirono pronti anche per un giretto.
Imboccarono una stradina dietro la cattedrale, stretta e poco illuminata, ma sull’angolo due grandi vetrine sfavillanti esponevano quadri e sculture.
Roberto amante dell’arte contemporanea, riconobbe subito l’artista danese che esponeva.
Per ammirare meglio le opere o forse per le belle bevute andando all’indietro non si accorse del canaletto di scolo delle acque e vi finì con i piedi dentro.
Era proprio ora di rientrare, il gelo si faceva sentire e con i polpacci bagnati era duro stare fuori
Al mattino, la città si svegliò lentamente, passarono le prime biciclette, i tram cominciarono a scampanellare, era sabato , e l’albergo non era al completo così ,il gruppo potè consumare in tranquillità una abbondante colazione. La torta di ciliegie fragrante e ancora calda fu molto apprezzata, insieme ai i salumi e i formaggi tedeschi.
Si presentò il nuovo autista , un ragazzone alto e robusto che parlava tedesco riscuotendo subito la simpatia dei viaggiatori che si sentirono sicuri, si sarebbero poi mossi in modo autonomo.
Amelie, chiese se qualcuno rimaneva in città per visitare la via dei cento orologi a cucù e il mercato di MUNSTERMARKt. Si rese disponibile Antonietta ma solo fino all’ora di pranzo, poi aveva un collegamento con un collega.
Giovanni, tutto attrezzato con macchina fotografica, zaino e cappellino nonché racchette ripiegabili per camminare si affrettò ad uscire, voleva visitare la casa della balena e le cascate di TRIBERG ,le più alte della Germania, nessuno si unì a lui.
LIVIO consultava mappe e chiedeva orari di mezzi di trasporto per provare a raggiungere GENGENBACH dove Igor aveva casa e laboratorio.
Gli altri membri del gruppo non indicarono programmi e mete, forse desideravano perdersi per la città, dato che capivano la lingue e qualche parola riuscivano a dirla.
La sera riuniti in albergo allegri e stanchi mostravano gli acquisti, e si raccontavano le avventure vissute. La cena, con musiche locali avrebbe concluso la serata.
Solo Livio non si era peresentato,aveva assicurato che benchè il paese di Igor fosse lontano sarebbe tornato per la cena. GIOVANNI, dopo aver mangiato in fretta non si era fermato per balli e musica ma, attaccato ad un piccolo televisore, armeggiava nervosamente per collegarsi al canale che trasmetteva un incontro di calcio internazionale.
Entrò nel bar dell’albergo un gruppo di uomini con pantaloni pesanti e cappelli di feltro di lana colorati, sentendo parlare italiano, uno di loro si avvicinò dicendo di aver vissuto a Roma per otto anni lavorando come tecnico informatico.
Ricordava le città visitate e la storia d’amore con una certa Ida che però era finita presto.
Raccontò con tanti particolari la sua partecipazione al film di Dario Argento al film SUSPIRIA girato proprio a Friburgo nella casa della balena. Era tornato altre volte in Italia per girare altri film con il regista con il quale aveva ormai un rapporto di amicizia.
Livio era rientrato il pomeriggio contrariato e stanco per aver dovuto passare la nottata in un piccolo albergo nella foresta perché l’autista del taxi imbranato e molto anziano si era perso e non era riuscito a riportarlo alla stazione dei treni per Friburgo.
L’indomani di buon mattino, avrebbe perso un bus diretto alla casa di Igor ,per concludere gli accordi per la pubblicazione della ricerca, avrebbe avuto tutto il tempo per rientrare per la partenza del pomeriggio. Finalmente si era aperto il cielo e un bel solicino faceva capolino fra le nuvole ,la città appariva più allegra e movimentata, i negozi esponevano le merci e il mercato all’aperto rallegrava la piazza con colori e voci.
L’autista del pullman lucidava il mezzo dietro l’albergo e chiacchierava con il portiere che era uscito per accompagnare un ospite anziano con i bagagli.
Aveva stipato le torte alla ciliegia degli ospiti, consegnate con tanta raccomandazioni sopra la sua zona di guida perché adatta a non essere schiacciate da borse e valige, sarebbero arrivate fresche e non ammaccate a destinazione.
Livio era tornato più sereno e allegro, aveva raccontato che andava in un negozio di ceramica a ritirare un pacco regalo di Igor.
La vacanza stava per concludersi, gli ospiti accoglievano i pacchi e i bagagli, anche il borsone di Livio era stato imbarcato come indicato da lui che sarebbe arrivato a breve.
Sbrigate le formalità in hotel, consegnate chiavi e i documenti si era pronti per partire.
Livio non arrivava, dopo aver aspettato un po’ il pullman si era dovuto spostare per l’arrivo di una nuova comitiva, c’era una grande agitazione ,chi sbuffava chi telefonava.
Livio non si presentava. Roberto si offrì di andare verso il negozio di ceramica che aveva Incrociato il giorno percedente, arrivato chiese di Livio ma dissero che non lo avevano visto.
L’autista spazientito, scaricò il bagaglio del ritardatario e partì.
Non essendo un minore, poteva benissimo rientrare da solo, lui doveva rispettare gli impegni.
Dopo essersi seduta al suo posto, Antonietta raccolse per terra una busta grigia, nella lettera a suo nome c’era un messaggio.
Livio, si trovava vivo o morto alla casa della balena, si doveva fermare il pullman e aspettare
La gendarmeria confermò quanto annunciato, Livio era alla casa della balena cadavere, arrivarono velocemente i gendarmi che interrogarono per ore i passeggeri, davvero Livio era li, ma cadavere e con la pelle di uno strano colore.
Antonietta, raccontò ai gendarmi che aveva sentito una conversazione concitata la sera precedente fra Igor e Livio, quest’ ultimo si lamentava per l’intrusione della moglie negli accordi, di quanto apparisse acida e come sminuisse il suo lavoro.
Livio raccontava di aver avuto forti dolori al petto dopo essere uscito dalla casa e di aver avuto vomito dopo la torta di ciliegie e lo sciroppo di sambuco[PV1] .
La mattina però sarebbe andato alla casa della balena per le foto da inserire nella ricerca e a ritirare il vaso di ceramica, si sarebbero sentiti per la pubblicazione.
Avvelenato da foglie di tasso , fu questo l’esito dell’autopsia, aggiunto nella torta di ciliegie e nello sciroppo, questo dopo due giorni di fermo seppero i passeggeri che rientrarono sconsolati.