STORIA DI UN’AMICIZIA – di Anna Meli

Si conoscevano ormai da tanti anni ed erano amici veri.
Antonietta: circa 50 anni, ricercatrice all’Università, amante del cinema e del teatro anche se considera la casa un rifugio sicuro. Transgender dichiarata, non può permettersi l’amore anche se le piacerebbe e quindi rimanda.
Amely insegna alle superiori è molto diversa, veste colorata e appariscente, ha la stessa età di Antonietta, infatti hanno frequentato lo stesso liceo e, a differenza di questa, ha avuto molte storie sentimentali terminate in un nulla di fatto, però non demorde e continua a sperare. Ha molta fantasia e ama viaggiare.
Poi c’è Livio che abita nella stessa città: è molto impegnato nel sociale ed è specializzato in botanica antropologica; proprio per questo ha acquistato da un po’ una vecchia baita sulle Dolomiti e ogni fine settimana si reca lassù per fare manutenzioni. In questa stagione spesso piove e lui ascolta quel ticchettio che varia d’intensità e che lo culla raccontandogli storie di piante, di alberi di albe e tramonti. Ama la natura in tutte le sue forme, è vegetariano e la sua specialità e il formaggio di capra con bietole bollite.
Il quarto è Roberto maggiore di qualche anno, in gioventù ha giocato nella nazionale di calcio e conserva ancora un aspetto atletico e dinamico; non è domenica se non va allo stadio. Gli piace la caccia che ha scoperto a 16 anni.
La loro un’amicizia era nata in un pub della città che frequentavano spesso e, parlando fra loro, avevano scoperto di avere interessi comuni e gusti affini quindi, quando Livio li aveva invitati alla sua baita, avevano accettato con molto piacere. Ed eccoli tutti e tre con zaini e bastoni a cimentarsi in quel cammino sul crinale pieno di difficoltà.
Sono accaldati e ansimanti, procedono lentamente fermandosi a tratti ad osservare quello splendido panorama fatto di cime innevate che risplendono al sole. Sono quasi accecati da tanta bellezza!
Livio è partito il giorno prima e sta aspettandoli. Stanno camminando da diverse ore e si pentono di non aver preso la funivia che li avrebbe portati perlomeno a metà strada, ma ormai la cosa è fatta.
Dopo l’ultima salita, la baita appare loro in tutta la sua rustica bellezza. Un filo di fumo esce dal comignolo di pietra, segno che Livio sta preparando qualcosa per gli ospiti. Strano che non sia uscito ad incontrarli né sia fuori ad aspettare. Ecco, sono arrivati. Appoggiano gli zaini e i bastoni su un tavolo lì vicino e chiamano Livio. Nessuno risponde. La baita è aperta e loro entrano, ma di Livio nessuna traccia. Il fuoco è acceso, non può essere molto lontano.
Lo chiamano a gran voce da diversi punti. Silenzio assoluto, solo un leggero fruscio di erbe. Decidono di cercarlo andando ognuno in direzioni diverse e chiamano, chiamano, ma Livio sembra essere sparito nel nulla, fino a quando un urlo agghiacciante giunge dal vicino bosco di larici: è Antonietta che ha trovato Livio disteso a terra vicino ad un tronco coperto di muschio.
Roberto e Amely accorrono spaventati e Roberto, prima cerca di rianimarlo con le tecniche imparate durante la sua vita sportiva, ma poi deve arrendersi Livio è morto.
Ci sono delle orme lì vicino e arbusti spezzati, ha delle escoriazioni al volto i vestiti strappati e si intravedono delle ferite sulle braccia come grossi graffi, tutti segnali che fanno pensare ad un’aggressione, forse di uno di quegli animali selvatici di cui amava studiare il comportamento. Parlava spesso di un orso che si aggirava vicino alla baita, forse non era così pacifico come lui raccontava. Preso atto della situazione, sebbene scossi e disperati non rimane altro che chiamare l’elisoccorso e tornare a valle. Questo brutta esperienza segnerà per sempre la loro vita, ma Livio resterà l’amico che amava la natura in tutte le sue forme e che ora si aggira forse nelle foreste dell’aldilà.
