Quattro personaggi in cerca di storia: Stefano

Mondo difficile – di Stefano Maurri

Photo by Brian Ramirez on Pexels.com

Amelie a causa del suo carattere timido e taciturno, aveva come unica consolazione chattare con una persona che si faceva chiamare Roberto che con il suo atteggiamento ricordava nel modo di fare e  di porsi Roberto Baggio. Lei aveva di Roberto Baggio un poster in camera e una maglietta autografata che aveva comprato a un’asta on line. Roberto cercava di consolarla e di convincerla che forse se avesse conosciuto meglio  se stessa avrebbe potuto affrontare il mondo. L’aveva invitata a recitare, ma per il momento non se la sentiva. La mamma Antonietta pensava solo alle mode, guardava la televisioni e si comportava come i concorrenti di affari tuoi si era rifatta il culo, le labbra il seno e aspirava a partecipare a tutti i giochi

Livio lavorava in un carrozzeria dove al muro troneggiavano le foto di tutte le pornostar del pianeta Accanto troneggiava una foto del presidente Trump che era diventato il suo idolo perché sperava di vedere reimmigrati tutti i giovani di prima generazione che giravano per il quartiere. Conoscendo la sua tendenza i giovani immigrati  andavano a pisciare sul bandone

Nel quartiere erano in maggioranza e non poteva dare sfogo alle sue voglie di ordine e giustizia

Il quartiere era noto in tutto il mondo come Rogoredo, un quartiere dove soltanto i peggiori malintenzionati riuscivano a sopravvivere. La stazione era piena di scritte che indicavano, come quelle degli anni 70, l’arrivo di una nuova partita di eroina (dio c’è) Lui si rivolgeva a quelle persone dicendo sto cominciando a stirare la camicia nera.

Ogni tanto si accendevano risse, sia tra gli immigrati sia tra chi voleva farsi giustizia da sé. Amelie non usciva e chattava con Roberto che ripeteva che bisognava trovare una pace interiore che ci tenesse separati da tutto questo.

Alla fine decisero di incontrarsi e si trovarono in piazza del duomo come nella canzona di ornella vanoni

All’appuntamento si presentò un signore in carrozzina di circa 60 anni. Faccia spiritosa e comportamento affabile. Amelie rimase perplessa. Non sapeva come comportarsi quando decise che non importava né l’età né l’handicap ma contava il suo animo gentile. Amelie salì sulla carrozzella e andarono in giro per Milano cantando le canzoni della Mala di Orella Vanoni, di Cesare Cremonini quando diceva da quando Baggio non gioca e Senna non corre  più non è più domenica infatti il loro amore travalicava i giorni della settimana e si spandeva in giro per la città. Quanfo tornva a casa Amelie era accusata di essere una scialacquatrice di soldi, di vivere alle spalle della famiglia e lei rispondeva la vita è adesso e bisognava viverla fino a quando era possibile.

Un giorno alla carrozzeria di Livio si presentarono quattro energumeni che cominciarono a cazzottarlo fitto fitto e poi dopo che era svenuto lo caricarono su un furgone e lo trasportarono nel boschetto di Rogoredo, convinti che lì avrebbero potuto seppellirlo tranquillamente. Purtroppo per loro passava di lì una volante che intimo di fermarsi. Accelerarono per non farsi prendere e il cadavere di Livio in mezzo al boschetto quando la polizia si presentò alla casa la moglie Antonia li ricevette, rimase angosciata anche se sapeva che le caratteristiche del marito avrebbero portato in quella direzione. Decise che avrebbe fatto giustizia da sé. Cominciò a girare nelle strade di Rogoredo informandosi su chi erano i componenti della banda. Nessuno rispondeva ma da alcune indicazioni intuì che poteva essere la banda che si faceva chiamare fratelli di Mahmud era difficile arrivare fino a  loro l’unica cosa che sapeva era che erano fanatici di calcio e che se avesse chattato qualche annuncio dicendo che Roberto Baggio li avrebbe incontrarti per raccontare alcune delle sue esperienze li avrebbe attirati. Lo disse alla figlia  la quale lo comunicò a Roberto e lo convinsero a  interpretare il ruolo che era stato di Roberto Baggio che si era infortunato e non si poteva più muovere, lo pettinarono  con il codino e quando ricevettero la comunicazione della disponibilità dei quattro organizzarono la trappola di fronte allo stadio di San Siro. Roberto e i quattro si presentarono, le due donne uscirono da dietro le macchine e con due pistole 465 cominciarono a sparare senza dare a questi il tempo di fiatare poi di corsa Amelie e sua madre, tutte e due sopra la carrozzina di Roberto   andarono al karaoke che si svolgeva a Legnano cantando le canzoni degli anni ottanta terminando la serata con la canzone “uno su mille ce la fa”.

Avatar di Sconosciuto

Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

Lascia un commento