Incontro fatale – di Stefania Bonanni

Quella sera, a quell’ora, Roberto usciva dallo spogliatoio, Antonietta era per strada. Tutti e due furono travolti dalla bomba d’acqua, e si ripararono nel centro commerciale lì vicino. Si conoscevano. Lui era noto, lei lo aveva già incontrato, nel quartiere. Mentre sgocciolavano sul tappeto dell’ ingresso, furono costretti a spostarsi per lasciar entrare una signora che, se fosse stato possibile, avrebbe potuto essere più bagnata di loro. A Roberto scappo’ da ridere. Lui era sempre in tuta, buona per ogni occasione. La signora aveva un taillerino che in origine forse era rosa fucsia, scarpe col tacco, abbinate, e sciarpetta in tinta. Adesso il completino, bagnato, era marrone e verde a toppe rosa, e strane sfumature. I capelli anche dovevano essere stati bianchi sfumati di rosa, ma ora erano color caffellatte freddo, completo di brioche inzuppata. Venne da ridere a Roberto, che non lo fece per rispetto, e anche ad Antonietta, che si giro’ verso il muro. Una grossa catena (d’oro) al collo della signora recitava “Amely”. Aveva forse problemi di memoria? Appena cominciarono ad asciugarsi, tornarono ai classici, civili, rapporti e si presentarono. Dopodiché affrontarono l’ inevitabile argomento pioggia. “Come piove ora, che disastro il traffico, e la crisi ecologica?” “Poi, non ci sono ripari, quando servirebbero non si trovano venditori di ombrelli….e così via”.
In quel momento, suono’ il telefono di Roberto. Lui parlo’ un momento, poi lo rimise nella bagnatissima tasca dei pantaloni. Non era certo sua abitudine attaccare discorso con estranei, ma la situazione era così particolare, che lo fece senza pensarci, gli sembro’ anzi una buona idea.
“Era Livio, disse, un mio amico di vecchissima data. Vive in montagna, ma non lontano. Un posto magico, isolato ma pieno di fascino. Lui studia le piante. E’ un esperto di silenziose presenze. La sua compagnia rimette al mondo, rasserena. Noi non ci conosciamo, ma lo potremmo fare proprio stasera. Livio ci ha proposto una cena davanti al camino, con il fuoco che scoppietta ed un bicchiere di vino buono. Se non vi aspetta nessuno a casa, siete invitate.”
La proposta fu strana ed inaspettata, ma la fama di Roberto era garanzia di correttezza.
Antonietta ed Amely accettarono, dopo essersi fatte un cenno d’intesa che significava: o tutte e due, o nulla.
Arrivarono a Miransu’ che il temporale li aveva abbandonati. A ricordo, era rimasta una tintinnante pioggerellina che piu’ che altro faceva atmosfera. Era il sottofondo ideale per chiacchiere davanti al fuoco. Musica celeste.
Livio si dimostro’ accogliente e contento di avere tanta compagnia.
Davanti al fuoco, dopo cena, racconto’ dei suoi alberi, di quanto su di loro aveva scoperto, e di quanto si perdevano gli abitanti delle citta’. Parlo’, parlo’, parlo’…
Quando si ritirarono per andare a dormire, avevano in testa una gran confusione, per gli avvenimenti della serata, ma anche per i racconti di Livio.
Ed ebbe inizio la notte. Una notte importante, come si capi’ subito, la mattina dopo. Antonietta, di buon mattino, usci’ ed ando’ nel bosco. Torno’ in casa sconvolta: Livio era steso nell’erba. Lei lo aveva toccato: era freddo. Non aveva nessun segno. Non gli avevano sparato, non lo avevano accoltellato, e nemmeno strangolato.
Che fosse stata la reazione agli inarrestabili racconti? Francamente, sembrava troppo. Antonietta, con fare degno di Poirot, si alzo’ e disse: “Tutti lo sanno, che arrivo sempre in fondo ai problemi: scopriro’ chi e’ stato”. Poi, guardando negli occhi prima Roberto, poi Amely, disse: “Ti sfido, killer. Esci dall’ombra e misurati con me….uomo a uomo…….!!!!
La dichiarazione fu lasciata cadere nel vuoto. Sembro’ un tantino esagerata….
Antonietta parlo’ per primo con Roberto, ma Amely che passo’ li’ vicino, senti’ distintamente Antonietta che chiedeva come si fosse sentito a sbagliare quel fatale rigore.
Quando poi fu la volta di Amely, fu Roberto a sentire che Antonietta si informava su quali fossero i negozi dove comprava quei deliziosi completini, che adesso starebbero tanto bene anche a lei…
Strane indagini, che non portarono a nulla. Eppure erano in tre, sul luogo del delitto. Non avrebbe dovuto essere difficile. Gia’….restava Antonietta.
Quando Roberto ed Amely dissero di volerla interrogare, dapprima si offese, poi, altera e scostante, si disse disponibile.
Accesero una lampadina che le faceva lacrimare gli occhi, e fumarono tantissime sigarette, che non traspiravano, solo per fare atmosfera. Antonietta chiese di andare in bagno. Le risposero che non era possibile, ma non dissero il motivo. In realtà, non sapevano se mandarla nel bagno degli uomini, o in quello delle donne. Fatto sta che l’interrogata comincio’ a muoversi sulla sedia, imbarazzata ed a disagio. Talmente tanto, che parlo’.
E fu un fiume.
Disse che quella notte non riusciva a dormire. Torno’ al camino. Livio era ancora lì. Lei pensava che avrebbe potuto succedere qualcosa. Magari qualcosa di romantico, tra di loro. Ma lui ricomincio’ a parlare di alberi. Questa volta però disse di piu’. Racconto’ di aver scoperto cose impensabili, che nessuno sapeva. Disse di aver foto, scritti, filmati, traduzioni di messaggi criptici. Materiale che avrebbe venduto e sarebbe diventato ricco. Sarebbero venuti inviati da televisioni, giornalisti, commentatori. Sognava Bruno Vespa, La vita in diretta, sognava il piazzale pieno di jeep e pullmini, sognava onoreficenze e fama. Ad Antonietta, improvvisamente, lo scenario descritto sembro’ l’Apocalisse. Allora il silenzio, il riparo, le stelle…era tutta finzione.
Continuarono a parlare. Finalmente lei lo chiese. Chiese che cosa Livio avesse scoperto. E lui racconto’.
Disse che gli alberi, perlomeno i suoi, hanno comportamenti e pensieri umani. Aveva le prove: aveva fotografato un pero che allattava un giovane virgulto, anzi piu’ giusto dire che lo “allinfava”. Disse di famiglie verdi che avevano messo al mondo figli e se ne prendevano cura. Disse di aule tra le radici. Di alberi che, appena potati, orgogliosi e vanesi, muovevano la capigliatura al vento, sfoggiando estivi tagli corti. Per non dire di quando parlano, gli alberi, in tutte le lingue del mondo. Basta un fremito di vento ed inizia il bisbiglio. Ad Antonietta venne spontaneo: “Hanno anche identita’ sessuale? ” “Certo. Maschi con attributi esterni ne ho fotografati tanti!! Femmine che presentano strane tane. E mai che qualcuno si sia chiesto chi ci si rifugia….”
Antonietta prosegui’: “E c’è stato chi ha avuto problemi con il suo sesso biologico?”
Livio ci penso’ un po’, forse visualizzo’, poi comincio’ a ridere. A ridere, a ridere sempre piu’ forte. Ed anche Antonietta rise, ed avevano le lacrime agli occhi, e si strozzavano, dalle risate.
Poi Antonietta si calmo’, riusci’ a smettere. Livio no .
Tecnicamente, e’ morto dal ridere.