QUATTRO PERSONAGGI IN CERCA DI STORIA – di Sandra Conticini

Livio era un grande studioso di antropologia botanica ed aveva girato il mondo in lungo e in largo, ma fu in Amzzonia che sbocciò la sua passione per le piante allucinogene utilizzate nelle tribù. Dopo tanti anni di lavoro in luoghi malsani decise di tornare nella casa di bassa montagna vicino a Firenze. Era un tipo curioso di tutto, solitario e, quando era partito per l’Amazzonia aveva lasciato qualche amico, ma con il tempo e la lontananza aveva perso le loro tracce. In Italia continuò a studiare e, mentre era alla presentazione del suo libro, vide Amely, una sua vecchia compagna di Università, insegnante di materie scientifiche. Non era cambiata per niente, sempre molto bizzarra nel vestire. Anche quel giorno non si era smentita, la giornata era abbastanza calda nonostante fosse la metà di ottobre, aveva un paio di stivaletti di gomma rossi, pelliccia di marmotta, pantaloncini viola ed in testa un cappello di paglia giallo con fiocco a pois e fucsia, borsa verde acqua. Alla fine della serata lui la salutò e lei, con fare malizioso e sbattendo le ciglia, le disse che non si ricordava di lui. -Strano perchè i miei uomini, anche se ne ho avuti diversi, li riconosco…. Livio pensò fra sé e sé che non era davvero cambiata, sempre la stessa sciocca. Lui ricordava ancora quando il marito la buttò per le scale insieme a tutti i suoi cenci e, quando tornò a casa pentita, non la volle più vedere! Parlarono un po’ di quegli anni passati poi si scambiarono i numeri di telefono con la promessa di rivedersi ma, mentre si stavano salutando Ameliy vide l’amico di vecchia data: Roberto, di cui Livio era un fans. Roberto Gappo, un giocatore professionista di serie A degli anni 80-90. Sempre un bell’uomo, con un bel fisico e molto curato. Si vedeva che ne era tuttora affascinata, sembrava una gatta che faceva le fusa . Lui il calcio lo aveva nel sangue, stava volentieri con i ragazzi della squadra e non perdeva un allenamento. Con il suo codino aveva comprato l’Italia, ma ora le cose erano cambiate, i suoi tifosi non lo filavano più e pochi si ricordavano di lui. Livio fece due parole con il grande, poi se ne andò. Arrivato a casa per cena mangiò il suo solito formaggio di capra, bietole lesse scondite e due uova sode. Tutte le sere era il solito menù, ma stasera, davvero depresso decise di chiamare la sua amica Antonietta, gli faceva sempre un certo effetto di avere per amica una transgender. Era collega dell’università, anche lei ricercatrice in materie umanistiche, molto particolare. La casa per lei era il suo rifugio per la sopravvivenza, c’era tutto il necessario, ma niente di più. Aveva un carattere a dir forte era poco, caparbia, finchè non aveva risolto il problema non demordeva, spesso era molto pesante. Certo la sua vita non era stata facile. Fin da piccola era stata trattata da maschio, ma dentro si sentiva una donna. Indossava i vestiti della mamma, scarpe con tacco, minigonne, la mattina si metteva la vestaglia con il marabù e ciabatte con pon pon. In quella mise si sentiva bene, non con quei Jeans scoloriti e rotti da ragazzaccio. Aveva combattuto con tutte le sue forze, ma era stata rifiutata dalla società e dalla famiglia. Il lavoro invece le aveva dato grandi soddisfazioni e all’età di 50 anni decise di scrivere il libro sulla sua vita. Fece molto successo, aiutò anche altre persone a seguire il suo esempio e lei si sentì contenta di aver trovato il coraggio di condivederla con il mondo.
Dopo qualche giorno Amely contattò Livio e gli propose se insieme a Roberto si potevano vedere per fare una partita di poker e, se lui aveva qualche altro amico, poteva portarlo.Ci pensò un po’ poi gli venne in mente che poteva sentire Antonietta. Lei accettò, organizzarono un aperitivo con poker a casa di Livio. La serata fu molto piacevole, andò avanti fino a tarda notte, tutti insieme bevvero, risero e scherzarono. Roberto fu il vincitore della serata, Livio chiese la rivincita, Roberto accettò.
Amely rimase male che Roberto avesse preso tutti quei soldi e fosse andato via senza salutare e ringraziare, quindi il giorno successivo decise di andare a casa di Livio per parlarne. Salì il viottolo che portava alla casa, in lontanza vide, sotto il boschetto, qualcosa di grigio, forse era un lupo…,ma via via che si avvicinava non voleva credere ai suoi occhi era il corpo di Livio senza nessun tipo di violenza o segni di arma da fuoco o da taglio, forse era morto d’infarto?. Iniziò a urlare disperarsi, ma nessuno la sentiva. Fece un giro intorno nessuno, la porta di casa era aperta, entrò, era stato già rimesso tutto in ordine anche le carte erano sparite! Chiamò subito l’ambulanza, la polizia ed anche Antonietta e Roberto.
I medici arrivarono e dissero che ormai non c’era più niente da fare e che era morto di morte naturale. I carabinieri fecero tutti i rilievi, la scientifica prese le impronte digitali e, giunti alla fine, un po’ tutti volevano chiudere il caso. Antonietta riteneva che la morte di Livio non fosse stata naturale perchè Livio era un uomo sano e molto attento alla sua salute, sotto c’era qualcos’altro. Intanto Roberto ancora non si era né visto né sentito. Dopo tanto discutere fu deciso di fare l’autopsia. Antonietta era distrutta, in quei giorni non riusciva a lavorare alle sue ricerche, non poteva pensare che Livio potesse sparire così.
I risultati parlarono chiaro era stato avvelenato con il cianuro. Roberto andò alla polizia, si costituì. Disse che all’alba era andato da Livio per avere i soldi, ma quella cifra non ce l’aveva disponibile, aveva da saldare un altro debito, ci fu un’animata discussione, al momento che si voltò per offrirle un caffè gli mise diverse gocce di cianuro nella tazzina. Uscì sbattendo la porta sperando che il veleno facesse presto il suo effetto!