Interruzione – di Gabriella Crisafulli

Il treno 8928 di Italo è fermo nella tratta che va da Firenze a Bologna poco dopo la galleria di Vaglia. Il folto bosco che si vede dal finestrino ondeggia sotto la pioggia e il vento. Nel terzo vagone ci sono quattro persone sedute intorno al tavolino centrale. Mentre la sosta si prolunga i quattro passeggeri, uno alla volta, interrompono quanto stavano facendo. Nei volti portano stampato lo stupore per il fermo che prosegue. Ognuno di loro comincia guardarsi intorno.
Roberto interrompe il silenzio e con voce baritonale si rivolge agli altri. “Chissà a cosa è dovuta questa sosta” dice passando ripetutamente la mano sui capelli che il nervosismo ha reso ribelli.
Di fronte a lui Antonietta solleva lo sguardo dal tablet e informa che non compaiono notizie in merito on line.
Accanto ad Antonietta, Amely tira un sospiro di sollievo contenta: non le pare vero che si allontani il momento in cui incontrerà quel tizio. No, non ha nessuna fretta di proseguire nel viaggio. Si è organizzata un’avventura di cui si è pentita e ogni momento che ritarda il suo arrivo a Bologna è tanto di guadagnato.
Fa una battuta: “Avranno messo un chiodo sui binari” dice ridendo. Roberto la guarda. Niente male Amely, malgrado l’età, con quei capelli morbidi e gli occhi molto azzurri.
Nel vagone comincia a fare freddo.
La voce del capotreno annuncia dall’altoparlante che per motivi tecnici, non meglio definiti, ci sarà una sosta forzata.
“Questo l’abbiamo capito” borbotta Livio “Tutto sta a vedere di quanto dura!”
Era alle prese con il computer quando il treno si è fermato: stava ultimando l’invio dei tabulati sulle reazioni delle piante alle variazioni d’ossigeno al livello di ogni singola cellula. I dati della sperimentazione di cui fa parte sono davvero interessanti e il nuovo approccio ha permesso di scoprire quali cellule riescono a percepire i cambiamenti nei livelli di ossigeno modulando l’attività genetica e influenzando in questo modo lo sviluppo della pianta. Quello della resistenza di ogni singola cellula agli ambienti difficili è la nuova frontiera che potrebbe riuscire ad arginare i cambiamenti climatici. C’è da documentare il report per poterlo pubblicare ma è saltata la connessione non si sa bene se per colpa della galleria, degli Appennini o del guasto che ferma il treno. Lui lavora con chi vuole sfamare il mondo ma una parte di mondo gli è ostile perché le attività del suo gruppo si concentrano sulla neurobiologia dello sviluppo, sui meccanismi di regolazione dell’RNA e basta che compaia questa sigla per attivare le polemiche.
Per distrarsi allora sposta la sua attenzione sui vicini.
Roberto sta sfogliando nervosamente il fascicolo davanti a lui, lo guarda con orgoglio: ha una gran fretta, teme che i suoi piani vengano stravolti dal ritardo che si sta accumulando. È davvero soddisfatto della documentazione che ha messo insieme e non vede l’ora di presentarla. Antonietta allunga lo sguardo su quei fogli ricchi di fotografie e la curiosità le si stampa sul volto. Roberto non si fa sfuggire l’occasione per mettersi in mostra. Lui è riuscito a portare a termine il progetto che gli è stato commissionato dalla Foundation for African Empowerment per la realizzazione di un campo di goalball, sport specifico per ciechi, a Dodoma in Tanzania ed è in partenza per realizzarlo. Fin da piccolo ha sempre corso dietro ad un pallone e crescendo è stato un bravo giocatore, apprezzato e riconosciuto. Sa cosa vuol dire correre dietro a quella cosa che rotola, sa cosa vuol dire allungare un calcio ben assestato, sa cosa vuol dire far parte di una squadra e da quando è in pensione tutte le sue competenze e le sue energie sono convogliate verso questo impegno che lo porta ad affrontare sempre nuovi piani. Ne comincia a parlare rispondendo all’interrogativo silenzioso di Antonietta e i tre vicino a lui lo stanno ad ascoltare attratti da questa sfida nei confronti di ciò che sembra impossibile. Racconta che in Africa progredisce la realizzazione di campi da gioco per non vedenti e ipovedenti. Racconta del suo progetto, dello studio dei materiali, delle pavimentazioni in gomma, dei percorsi sensoriali olfattivi ed uditivi, delle recinzioni, dei palloni che emettono suoni, di tutto ciò che viene fatto per creare un ambiente sicuro per consentire a bambini e bambine di vivere a pieno la loro infanzia e lo sport. Racconta di ciò che lo aspetta per la messa in opera del piano e per la preparazione degli allenatori che saranno vicini ai piccoli giocatori. Amely lo guarda ammirata mentre si accalora nel racconto e pure Antonietta ne viene coinvolta. Anche lei da molti anni si dedica al sociale. Talvolta si scoraggia davanti alle difficoltà che incontra ma sentire l’entusiasmo di quell’uomo le fa proprio bene. Lei vive nel Mugello, zona a rischio di spopolamento, dove il lavoro è qualcosa di sempre più raro. Le ditte artigianali vanno chiudendo una ad una e fare impresa è arduo. In questo periodo si sta impegnando, in collaborazione con il sindacato e la camera del lavoro, per creare attività economiche di nicchia. Ormai il settore di riferimento rimasto è solo quello del lusso: davanti ad una economia sempre più povera i destinatari delle imprese possono essere solo le classi più abbienti. La rete che sta creando punta sulle competenze storiche di artigiane del territorio per la realizzazione di mini accessori destinati all’alta moda, utilizzando le tecniche della tradizione manifatturiera.
Intanto la sosta si prolunga e Amely ha tutto il tempo di pensare al suo piano che le incute paura ma che il fermo del treno sta attenuando. Era molto tempo che non aveva più una relazione sentimentale. Quello che credeva fosse il suo amore eterno se ne era andato da qualche anno, una mattina di ottobre, senza un saluto, senza un perché: sparito nel nulla tra le foglie che turbinavano intorno alla casa. Il suo amore era così, così fragile, così esile, ma lei non lo sapeva non lo voleva sapere. Arrivava tardi agli appuntamenti mentre lei restava sospesa domandandosi “Viene o non viene?” Quando finalmente compariva era sbrigativo, frettoloso e puzzava d’aglio. Veniva consumato tutto in fretta e lei si sentiva scontenta. Eppure era il suo amore, l’amore della sua vita e adesso le mancava. Sentiva sempre più forte il desiderio di una parola complice, di un abbraccio, di una carezza sui capelli. Aveva una vita ricca di interessi, di amicizie … ma le mancava quel certo non so che di attrazione e di tenerezza che si crea solo facendo sesso. Così si era rivolta ad un’agenzia di incontri che le aveva fissato un appuntamento ma se n’era pentita. Come precauzione lo aveva cercato lontano da casa anche per avere la possibilità di tirarsi indietro all’ultimo momento ma adesso il blocco forzato in mezzo all’Appennino le offriva l’occasione giusta per mandare tutto all’aria.
Ormai il treno è fermo da più di quattro ore.
Ha smesso di piovere.
Il personale di Italo passa avanti e indietro senza portare alcuna notizia.
L’altoparlante tace.
Fa sempre più freddo e non c’è più linea.
I distributori di merendine e bevande hanno esaurito le loro riserve.
I bagni sono diventati impraticabili.
Chi ha ancora il telefono attivo cerca inutilmente di avere notizie.
Un signore del vagone 7 si sta sentendo male.
Cercano un medico.
La tensione è palpabile: cresce di minuto in minuto.
Un passeggero si altera, esprime le sue rimostranze a voce alta, chiede spiegazioni, dice che denuncerà l’azienda per sequestro di persona.
Una donna gli si rivolge con calma, gli chiede di aver pazienza perché innervosirsi non serve a nulla.
Ma il tipo diventa sempre più irato e tenta di passare alle mani.
In mezzo al caos chi ha ancora qualche riserva alimentare mangia in silenzio sotto lo sguardo affamato dei vicini.
Un ragazzo sbuccia una mela.
Il passeggero alterato gli si avventa addosso, prende il coltello e si lancia contro Livio che si era alzato in piedi per sgranchire un po’ le gambe.
Lo ferisce al collo, al torace e all’addome prima che riescano a bloccarlo.
Il sangue schizza ovunque.
Dopo le urla adesso c’è un silenzio di tomba.
Livio è accasciato a terra.
Lo distendono.
Pochi attimi e muore senza dire una parola.
L’assassino viene tenuto fermo da qualche volenteroso.
Fuori si affaccia un sole timido e bagnato.