TRA AMICI – di Elisabetta Brunelleschi

Il messaggio le era giunto su posta elettronica e pareva da provenienza sicura. Ma la richiesta non la convinceva. Pensò quindi di parlarne con gli amici che sentiva più vicini: Antonietta, Roberto e Livio.
Dato che le chiedevano entro tre giorni una risposta e non poteva perdersi in inoltri, attese di risposte e ulteriori inoltri, considerò che l’unico modo per comunicare velocemente e tutti insieme fosse creare gruppo su WA.
Prese il telefono e con pazienza si lasciò guidare dai passaggi che la pagina WA via via le indicava.
Amici cari, così lo volle nominare. Poi aggiunse i membri: Antonietta, Roberto e Livio. Ecco fatto, ci siamo, premi Chat vocale e aspetta le risposte!
Uno squillo, un altro e un altro ancora; lo schermo si illumina, Antonietta e Roberto rispondono:
– Ma chi è? Chi ci chiama, Amelie, pronto!-
– Ciao carissimi, ho creato questo gruppo perché vi devo chiedere velocemente un consiglio, e mi pareva più semplice. –
R. – E allora dicci tutto, siamo qua!-
A – Nel gruppo ho messo anche Livio, ma ancora non ha risposto …-
An: – Si, aspetta e spera, lassù il telefono prende solo se ti affacci alla finestra di camera, chissà lui dove sarà!-
Am: – Aspettiamo ancora un po’.-
R. – Può darsi che non sia in casa, al mattino scende in paese-
An: – Dai Amelie, parla sono curiosa!-
R: – Ma sì, soddisfa la nostra curiosità.-
Am: – Sono stata contatta da un giornalista di una testata locale, mi chiede un’intervista.-
R: – Tutto qui, e figurati …-
Am: – Roberto tu la fai sempre facile.-
R: – Certo, cosa vuoi che sia, loro domandano e tu rispondi!
An: – Ma non sarà una truffa? Hai controllato?-
Am: – Sembra una email sicura!-
An: – Cosa vogliono saper da te?
Am: – Del mio lavoro di insegnante, anni e anni a contatto con i ragazzi-
R: – Ma il giornalista, dicevi …-
Am: – Franco Tanetti-
R: – Lui, proprio lui!! Tanti e tanti anni anni fa, era responsabile della sezione sportiva di un quotidiano nazionale, seguiva la squadra, ci tallonava, voleva informazioni, impressioni. Uno scocciatore, credetemi!-
An: – Roberto, tu giocavi in serie A, è normale che fossi rincorso da giornalisti e fotografi!-
R: – A me piaceva solo giocare, lo sapete, e invece te li ritrovavi anche all’uscita delle docce, sotto il portone di casa!-
Am: – Esagerato! –
R. – No, no, è proprio così. Comunque se il Franchino …
An: – Ragazzi noi chiacchieriamo, ma Livio non si fa vivo, ma scusa ti ho interrotto.-
R: – No, figurati, dico che se il Franchino è approdato a una testata di paese, la sua carriera non ha più speranze.-
An: – Ma dai sarà oramai vecchiotto, anche tu Roberto hai abbandonato da un bel po’..-
R. – Venticinque anni, ora vivo di rendita, di ricordi, di squadre amatoriali e grigliate miste con amici.-
An: -Bravo, ma Livio?-
Am: – Amici, chissà dove si sarà cacciato! Poi gli racconteremo tutto. Ma cosa mi consigliate?-
An: – Ma accetta, fatti intervistare, a me è capitato per motivi di lavoro. Quando si pubblicano i risultati di una ricerca, di solito l’ateneo convoca una conferenza stampa, e non ti puoi sottrarre Certo è sempre consigliabile rileggere cosa scrivono prima che il testo venga pubblicato. Onde evitare sorprese. Lo puoi chiedere.-
R: – Ma sì , buttati, alla fine codesta testata non è una comare in cerca di chiacchiere. Comunque dipende da te, puoi inventare, infiorettare, raccontare la prima che ti viene in mente.-
Am: – Cari amici, vi ringrazio, parlare fa bene. Rispondo e poi resto in attesa, vi terrò informati. Ma ora questa Chat? La elimino?-
– No!- Esclamano all’unisono Roberta e Antonietta
An: – Ci sarà occasione per altre conversazioni, comunicazioni, Chissà! E magari risponderà anche Livio. Ma dove si sarà cacciato? –
R: – Strano che non si sia fatto vivo. Dopo pranzo vado subito a casa sua. E vi farò sapere.-
An e Am: – Bravo, ottima idea! E parleremo tutti insieme sulla chat! –
Roberto subito dopo pranzo sale in macchina e raggiunge via dei Cordoni.
La strada, che iniziava dalla periferia della città, curva dopo curva s’inerpica nella campagna per poi finire in uno spiazzo circondato da poche case. In quella più vecchia, ai margini del bosco, abitava Livio. Dopo aver parcheggiato vi si avvicina: le finestre sono sprangate, dalla cassetta della posta ciondola la pubblicità di un centro commerciale. Suona il campanello e nulla. Livio evidentemente non è in casa.
In quel momento ecco giungere un’altra auto. Roberto ne approfitta per chiedere informazioni:
– Manca da cinque \sei giorni, mia moglie lo ha visto salire su un taxi. Aveva tre enormi valige. È un tipo solitario, non sappiamo molto di lui!-
Scambiano qualche altra parola, si salutano. L’uomo si allontana casa e Roberto resta immobile davanti davanti alla casa di Livio.
Non riesce a capire, possibile, si chiede, che sia partito senza dir nulla. Erano amici da tempo immemorabile, avevano superato insieme tante vicissitudini. Si ritrovavano regolarmente tutti e quattro anche per raccontarsi banalità. Come, quella dell’intervista, ma Amelie, è così, che ci vogliamo fare! Ma alla fine pur di non sentirsi soli qualsiasi argomento era valido. Tra loro non vi era stata partenza non fosse stata annunciata e motivata. E ora lui spariva senza dir nulla a nessuno. E dove?
Così rimuginando camminò intorno alla casa e sbirciò al di là del recinto dove si estendevano l’orto e il giardino che Livio amorevolmente coltivava. Lì non vi era segno di abbandono e nell’orto le cicorie e le erbette che lui preferiva crescevano rigogliose.
Lentamente riprese la via del ritorno. Giunto a casa telefonò alle amiche che risposero al primo squillo.
– Partito cinque giorni fa, così dicono i vicini. È salito su un taxi con tre valigione! –
Am: – Come? Senza dir nulla, senza salutarci..-
An: – Diamo tempo, forse si farà vivo. Certo fa strano, non che lui fosse incline alle confidenze, tra noi era il meno chiacchierone… ma scomparire così …. –
Am: – Strano molto strano, ma hai ragione, diamogli tempo, forse si farà vivo.
Passano dieci giorni e di Livio non si hanno notizie.
L’unico parente era un cugino che abitava in un’altra città. Roberto ha il contatto. Dopo due giorni finalmente risponde. Non sa nulla di Livio, i loro rapporti sono cordiali ma saltuari. Dice che si erano visti da pochi mesi, e aggiunge che gli era parso stanco, provato da non so che cosa, ma lui lo aveva rassicurato dicendogli mi sento bene.
Passano altri giorni.
Era un giovedì mattina, Antonietta non lo avrebbe mai più dimenticato, quando come tutte le mattine, alle sette accese la radio.
Il corpo di uomo senza vita è stato ritrovato sulla spiaggia di San Juan di Porto Rico. La polizia ne ha disposto il trasferimento al reparto di medicina legale del City Hospital. Dai primi accertamenti si tratterebbe di un turista italiano.
Un sobbalzo, un presentimento, Antonietta è incerta, vorrebbe chiamare gli amici.
Ma no!, si disse, cosa vado a pensare.
Fa colazione ed esce. All’università l’aspettava un incontro con un gruppo di dottorandi.
Ore dodici, la radio di Amelie era accesa. Le piace ascoltare musica mentre traffica per la cucina. E alle dodici e trenta quando passano le notizie del giornale-radio e lei di solito o spegne o cambia stazione, quel giorno senza un perché, non fa nulla. Lascia che le notizie scorrano finché l’orecchio sente qualcosa:
È stato identificato l’uomo ritrovato ieri sulla spiaggia di San Juan di Porto Rico, si tratta di un turista italiano di 57 anni di nome Livio Brandicardi. Il Consolato si sta occupando del caso.
Amelie sobbalza, si piega, porta le mani al volto.
Il corpo non presenta segni di violenza. La morte secondo le autorità del luogo sarebbe da attribuirsi a cause naturali. Sarà effettuata l’autopsia.
Amelie non crede, non è possibile, sarà un caso di omonimia.
Squilla il telefono, non vorrebbe rispondere, ma gli squilli insistono. Sono loro gli amici.
Roberto inizia con toni disperati:
– Avete sentito i notiziari? Ecco dov’era scappato e il perché non lo sappiamo, non lo sapremo mai.-
Am: – Ma siamo sicuri che sia lui, potrebbe essere un altro con lo stesso nome. –
An: – Tu vuoi sempre illuderti, vuoi scacciare lontano la realtà. –
Am: – Voglio sperare. –
Roberto nemmeno le ascolta e continua dicendo: – L’unico cugino che gli era rimasto forse è già stato avvertito, saprà qualcosa in più, cerchiamolo. –
Il cugino, come loro, ha appreso la disgrazia dai notiziari. Non ha parole, non sa spiegare. È dispiaciuto e non sa dire altro.
Trascorrono altri giorni tra incredulità e rassegnazione. Poi inaspettatamente i tre amici vengono convocati dal Console di Porto Rico. Vi si recano insieme. Un’impiegata gentilissima e in perfetto italiano li accoglie e li annuncia al console.
Entrano nell’ufficio carichi di emozione. Poche parole di convenienza e il Console mostra la lettera ritrovata sul comodino della camera dove Livio aveva trascorso gli ultimi giorni della sua vita.
È chiusa, sulla busta vi è scritto (gli amici riconoscono la sua calligrafia): da consegnare a Roberto Carcanti, Antonietta Villesti, Amelie Tornaveri quando tutto sarà finito.
Cari amici,
vi sarete sentiti traditi, me ne sono andato senza dirvi nulla. Ma questa è stata la mia scelta. Ora vi dirò la verità. Otto mesi fa, si era in primavera ricordate, andai dal medico per certi strani disturbi che da un po’ mi affliggevano. E lui dopo aver ascoltato e fatta qualche domanda sui dolori alla schiena, l’appetito e il peso che stavo perdendo, subito mi prescrisse una serie di esami. Il risultato finale fu: tumore al Pancreas. In fase avanzata. Non c’era più nulla da fare.
All’inizio pensai di confidarmi con voi. Ci incontrammo a Pasqua, ricordate, a casa tua Roberto, cenammo e io tenevo pronto dentro di me un bel discorso con cui vi avrei spiegato la malattia. Vi guardavo, c’era tranquillità nei vostri sguardi. Antonietta parlava dei suoi passati amori, Amelie dell’ultima conquista e tu Roberto ci raccontavi delle assurde pretese della tua ex-moglie, che ancora una volta era ripartita all’attacco per non so più quale questione finanziaria.
Io tacevo e vi ascoltavo. Mi faceste notare che quella sera me ne stavo come in disparte. Dissi qualcosa ma non la verità. Il discorso mi rimase in gola. Il cielo intorno a noi era sereno ed io non lo volli rannuvolare.
E così decisi scomparire e cercare la fine prima che lei trovasse me, lontano lontano da tutto e da tutti.
Qui accanto a me ho un sonnifero. Lo porterò in spiaggia e davanti al mare mi addormenterò.
Cari amici miei, perdonatemi se non vi ho parlato.
Davanti al mare azzurro vi penserò.
Il vostro amico Livio
P. S: il mio testamento, olografo, è depositato da un notaio.