Quattro amici e il silenzio – di Carmela De Pilla

Quando si rivedevano gli abbracci non erano mai abbastanza, si cercavano con la pelle, avevano bisogno di toccarsi per sentirsi e catturare ogni emozione, si tenevano le mani, si accarezzavano il viso e i capelli e si guardavano intensamente, il nero, il marrone e l’azzurro degli occhi scrutavano, indagavano, si soffermavano e s’incontravano esprimendo ancor prima che con le parole lo stato d’animo di ognuno. Loro quattro e il silenzio.
Begli anni quelli dell’università! Pur non frequentando gli stessi corsi un filo invisibile li aveva cuciti insieme e da allora non si sono più lasciati, certo ognuno nel tempo aveva intrapreso una strada diversa e a volte non si vedevano per lungo tempo, ma bastava la telefonata di uno che senza se e senza ma si ritrovavano seduti sul divano o per terra a casa di Livio.
Era quello che poteva ospitare tutti, viveva da solo nella grande casa di montagna ereditata dai genitori, era situata su un poggio circondato dal bosco e in lontananza la vetta del Sass de Mura guardava la valle e proteggeva tutti e il bianco candore si stagliava nell’azzurro del cielo.
-Allora Livio cosa hai raccontato nell’ultimo convegno? Immagino che anche questa volta gli applausi non sono mancati!- Chiese Amely curiosa e interessata ai suoi studi.
-Beh, questa volta ho parlato di uno studio che ha sorpreso perfino me! Ho presentato il mio ultimo libro: “Il bosco, una grande famiglia”, in questo anno ho studiato come le radici oltre ai nutrienti trasmettono segnali per comunicare stress ambientale, siccità e pericoli, insomma si uniscono per creare una rete di “mutuo soccorso” che permette al bosco di continuare a vivere, pensate mi sono interessato a questo argomento quando ho notato che proprio dietro la casa c’era un piccolo olmo che stava pian piano morendo, poi la scorsa primavera quasi per magia la piccola chioma si è riempita di germogli sani e turgidi e così ho incominciato a studiare.
-Ah, voglio sapere tutto Livio, comprerò al più presto il libro!
-Leggilo Amely, scoprirai un mondo sotterraneo fervido di un’intelligenza sorprendente! Ma tu piuttosto, cosa fai di bello? A vederti sei sempre uguale, sorridente ed elegante.
-Certo con quel tailleur verde mela sembra che tu vada a teatro piuttosto che in montagna! – disse con un po’ di malizia Antonietta che guardava più alla sostanza che alla forma, nella vita aveva cercato sempre una risposta per ogni dubbio e di dubbi ne aveva avuti tanti lei! Soprattutto quando decise di cambiare sesso, fu un percorso lungo e doloroso, ogni strada intrapresa presentava un bivio, ma ce l’aveva fatta! Sapeva di deludere genitori, parenti e amici, ma aveva deciso e all’età di 46 anni consapevole di ciò che l’aspettava cambiò sesso e per tutti non fu più Antonio, ma Antonietta. Di Antonio gli erano rimasti solo i suoi occhi azzurri che mettevano in risalto un’intelligenza e una sensibilità sorprendente. Amely, Roberto e Livio le sono stati sempre vicino.
-Antonietta non essere polemica ti prego! Sono così dai tempi dell’università comunque per parlare di cose più interessanti vi dico che l’amore per Domenico si è spento, certo è stato un grande amore e il ricordo lo porterò sempre con me, ma ora…ora sto partendo per un’altra avventura…mi sono innamorata di Alejandro, innamorata persa! Bello, pelle scura, capello nero come carbon bagnato, con dei muscoli così e tanto…tanto sesso amici miei! Tra una settimana parto per i Caraibi e vado da lui, ho già parlato con la dirigente che mi ha concesso sei mesi di aspettativa, non pagati s’intende, ma chi se ne frega! Di vita ne ho una sola e non voglio perdere nessun treno!
-Oh brava!- disse Roberto – Ti manca solo di andare ai Caraibi, ma fai bene Amely, tu sì che sai vivere, mica come me che da quando non gioco più a calcio non ho più una domenica! Per me domenica voleva dire partita! Era il più grande dei tre e lo avevano conosciuto durante una partita in cui lui era stato il protagonista assoluto.
Roberto…non c’è di peggio che essere stato uno sportivo per tutta la vita e poi sentirsi uno scarpone vecchio all’età della pensione.
-Dai, non esagerare! Andare in pensione non vuol dire smettere di vivere, devi trovarti un’altra occupazione…un nuovo interesse- disse Livio per spronarlo.
-Eh, per te è facile caro Livio…tu ti metti alla scrivania e scrivi, ma io che ho incominciato a giocare a calcio da quando avevo sedici anni e sottolineo da PROFESSIONISTA…non riesco a stare seduto, ma il problema è che non riesco più nemmeno a correre, non ho detto non voglio correre, ma non ce la faccio, fisicamente non-ce-la- fac-cio! Mi manca il fiato, mi fa male il ginocchio e mi sa che devo mettermi anche la protesi…tutt’al più posso fare la passeggiata con il cane! Ma la cosa più triste è che mi mancano i tifosi e …gli applausi! La pensione mi ha messo KO amici miei!
-È la testa che ti ha messo KO Roberto!- Disse Antonietta quasi autoritaria.
Avevano parlato per un’ora o forse due, avevano preso il caffè e l’amaro poi Livio si alzò, si sgranchì le gambe e disse:
-Vado a fare una camminata così digerisco il pranzo un po’ troppo abbondante.
-Ma sta piovendo! – disse Roberto che era il più anziano e il più attento ai malanni di stagione.
-È una pioggerellina e poi lo sapete che mi piace camminare sotto la pioggia.
Prese il suo parapioggia di incerato giallo e scomparve oltre la casa.
Continuarono a ridere e a scherzare proprio come ai vecchi tempi poi si accorsero che l’orologio segnava già le sette e Livio non era ancora rientrato, aspettarono una mezz’oretta e quando videro che stava per imbrunire incominciarono a preoccuparsi, Roberto s’incamminò verso il boschetto dietro casa e Antonietta e Amely andarono giù per lo stradello che portava alla strada provinciale, nell’aria oltre al silenzio si sentivano le tre voci che chiamavano Livio.
Pochi minuti e l’urlo di Roberto squarciò l’aria circostante.
In un attimo tutti si ritrovarono davanti al corpo esanime di Livio, sembrava che guardasse il cielo, tranquillo, con gli occhi fissi verso l’alto e immobile, erano lì, quattro amici e il silenzio.
-È svenuto!- urlò Amely gettandosi sul corpo dell’amico.
Fu Antonietta che accasciandosi su di lui lo tastò dappertutto poi gli prese la testa tra le mani e si accorse del grande bernoccolo che aveva dietro la nuca, gli prese le mani per sentire ancora una volta il profumo della sua pelle, si avvicinò alla guancia e gli diede un bacio.
-Buon riposo, amico mio!- disse, poi si guardò intorno e lo vide…un grande masso piatto, liscio e bagnato era dietro di lui, non ci mise molto a capire, – è caduto e ha battuto la testa, sicuramente un’emorragia interna…Livio è andato via con la pioggia, ma ci ha lasciato due grandi doni…la sua amicizia e la sua passione per le piante ora sta a noi permettergli di continuare a vivere.