Sesso e sangue – di Carla Faggi

Amelie amava il sesso in tutte le sue forme e possibilità. La sua vita affettiva era stata varia e colorata ricca di avventure e leggerezza, seduzione, desiderio, voleva stupire, ammaliare, ma principalmente amava fare l’amore.
Al momento era Livio che voleva conquistare, era affascinata dalla sua intelligenza, dal lavoro che faceva anche se non aveva ben capito cosa facesse esattamente, dalla sua riservatezza, ma principalmente dai suoi profondi occhi color della pioggia.
Poi l’interesse era suscitato anche dal fatto che era quasi impossibile conquistarlo, era indifferente al suo fascino, e visto che mai era successo prima di allora Amelie non si rassegnava e voleva conquistarlo a tutti i costi.
“Caro Livio ti farò vedere cose che voi umani non potreste mai immaginarvi” si disse e presa la macchina si diresse alla villa sopra le colline dove il bel tenebroso oggetto del suo desiderio viveva.
Livio persona tranquilla non più giovanissima con un solo interesse nella vita la biologia antropologica, era sessualmente vergine ma aveva un grande amore da sempre, un solo amore, mai confessato, mascherato come a vergognarsene.
Cercava, in maniera confusa, ma cercava di spiegare ad Antonietta, sua amica da sempre, ciò che aveva scoperto nelle sue ultime ricerche sull’evoluzione delle variabilità e adattamento della concupiscenza umana alle nuove tendenze di fornicazione ansiogena non genetica ma indotta dalla lussuria ed erotomania. Era una ricerca che avrebbe pubblicato l’indomani nel suo ultimo saggio” gli ormoni e la fluidità de l’identità sessuale”.
Era confuso ma eccitatissimo nel raccontarlo proprio alla sua amatissima amica fin dall’infanzia Dott.essa Antonietta Ipassia.
Antonietta illustre e famosa ricercatrice nel campo della transgenia ormonale era profondamente scossa dalle rivelazioni appena sapute così azzardate ma rilevanti che azzeravano tutto quello che l’umanità sapeva fino ad ora e che avrebbe avuto l’effetto di una bomba su i pilastri su cui avevamo costruito la nostra società e moralità occidentale.
Con la scoperta tutto sarebbe cambiato, la moralità, le religioni, la scienza, tutto da ricostruire!
Scossa ma eccitata sentì il bisogno di uscire a prendere un po’ d’aria, doveva metabolizzare la scoperta appena saputa. L’indomani la ricerca sarebbe stata pubblicata e tutto il mondo avrebbe saputo.
Passeggiò un po’, poi decise di rientrare.
All’improvviso un urlo agghiacciante di voce maschile squarciò il silenzio della collina, Antonietta corse verso la villa.
La porta era aperta ed inquadrava una giovane donna che di spalle guardava all’interno. Sembrava pietrificata.
Antonietta si avvicinò e seguendone lo sguardo vide sdraiato per terra Livio che non si muoveva, lo sguardo vitreo, la bocca semiaperta. Sembrava morto. Si precipitò all’interno e constatò che non solo sembrava ma era effettivamente morto.
“…Un fantasma, ho visto un fantasma”, mormorava la donna.
“ E tu chi sei?”
“ Sono Amelie…io…sono Amelie…”
Non si accorsero che un’ombra furtivamente scappava dalla villa.
Arrivò la polizia, l’ambulanza, il medico legale.
Non c’erano dubbi, il deceduto aveva avuto un infarto.
“Forse è morto di paura, c’era un fantasma”
“Non dica sciocchezze signorina”
“Guardi che la signorina forse non dice sciocchezze, io ho sentito un urlo terrificante e mi sembrava la voce di Livio”
“I fantasmi non esistono! Su signorina mi descriva ciò che ha visto…”
“Io…ecco, era alto, magro, era fosforescente e aveva un numero stampato sul dietro e sul davanti, il dieci. Il caro Livio l’avrà visto e per la paura gli sarà venuto un infarto”
“Signorina perché caro Livio? Aveva forse una relazione con il defunto?”
“In un certo senso…”
“Come in un certo senso” esclamò Antonietta” Livio era innamorato di me, lo sapevamo tutti! Commissario forse è stata lei per gelosia, infatti io l’ho trovata sul luogo del crimine”
“Io? Commissario è stata lei invece, era già da un po’ che era sul posto”
“Signorine, voglio i vostri alibi, siete indagate ambedue, portatele al commissariato!”
La macchina della polizia con al seguito ambulanza, medico legale, cadavere e le due indagate, lasciò la villa.
Poco più avanti sulla stradina prima della provinciale un ciclista stava faticosamente rialzandosi dalla rovinosa caduta nel fossato laterale.
“È vestito fosforescente” urlò Antonietta.
“È lui, è lui, è il fantasma guardate come luccica!” urlò Amelie
“ Un fantasma” borbottò il commissario “ è semplicemente vestito da ciclista, comunque interroghiamolo”.
Antonietta di nuovo urlò: “la ricerca, la ricerca, è in quella cartella marrone, l’ha rubata a Livio, è per quella allora che è stato spaventato a morte!”
“Ma il fantasma io lo conosco, è un famoso…”
“Ciclista?”
“No, calciatore…è Roberto…”
“È vero! è proprio lui!”
“Ma che c’entra con la ricerca?”
“Mah!”
“Non importa che c’entra” sbraitò il commissario “il caso è risolto.”