Quattro personaggi in cerca di storia: Luca

Momento relax – di Luca Miraglia

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Antonietta alzò gli occhi dal suo rito quotidiano di studio e scrittura giunta quasi alla conclusione della sua ultima fatica: un saggio sulla transizione di genere negli uomini. Un misto tra studio antropologico ed autobiografia.

Per oggi basta, da domani comincerà la correzione delle bozze.

Adesso era il tempo di uscire a godersi gli ultimi sprazzi di questa ennesima lunga giornata di lavoro.

Lasciata la scrivania si scrutò un attimo allo specchio, si sorrise, si riconobbe e si salutò: – Buona serata Ipazia!

Si, le era sempre piaciuto soprannominarsi così, un nome tra il colto, lo storico e il drammatico che sentiva spesso affine a se stessa.

Appena superata la soglia di casa e fatti quattro passi si sentì presa sotto braccio da un fulmine colorato e vociante:

  • Dove ti porta questa bella sera d’estate?

Era Amelie la vicina di casa che, sollevando quasi Antonietta da terra, la travolse con la sua solita esuberanza.

  • Mi farò una passeggiata verso il centro all’imbrunire, per gustarmi finalmente la mente libera dallo studio – rispose divertita Antonietta.
  • Andiamo – la stuzzicò Amelie che la conosceva bene, si potrebbe dire quasi intimamente – lascia perdere l’Ipazia seriosa che è in te e andiamo a goderci insieme un po’ di mondo. Che centro e centro! Stasera cena al chiar di luna e poi a ballare con qualche bel ragazzo maturo, giusto per noi!

Amelie era da poco uscita da una relazione, una delle tante della sua vita, ma che stavolta l’aveva segnata più del dovuto. Questo era il suo modo di reagire ai disagi dell’animo: colmare il vuoto colorando se stessa e il mondo con la sua vivacità e con i suoi folli abiti, quasi una tavolozza naif,

  • Quasi quasi… Sussurrò Antonietta-Ipazia.
  • Allora è fatta! Andiamo! Esclamò Amelie tutta soddisfatta.

Intanto Roberto, calciatore professionista in pensione forzata e mal digerita, se ne stava nervosamente al tavolo tamburellando le dita e tracannando birra mentre aspettava Livio che come il suo solito non arrivava mai puntuale.

D’altra parte quella specie di orso gentile e solitario tutto natura e boscaglie si potrebbe essere tranquillamente fermato da qualche parte ad ammirare il tramonto incipiente fregandosene ampiamente di chi lo stava aspettando.

D’un tratto una nuvola di colore gli si parò davanti agli occhi, lievitando tra il suo tavolo e quello vicino e facendo trasparire solo i sorrisi divertiti e quasi adolescenti di due belle signore in complice intimità.

Il galletto maturo che ancora sgambettava in lui si fece subito avanti:

  • Buona sera signore! Bella serata per una pizza in compagnia – disse rivolgendosi alle vicine di tavolo e alzando il bicchiere mezzo vuoto in cenno si saluto.
  • Buona sera a te Roberto – rispose divertita Amelie

Roberto rimase a bocca aperta: come faceva quell’arcobaleno al femminile a sapere il suo nome?

  • Non ti ricordi di me, vero? – lo incalzò Amelie – Torino, vent’anni fa, festa per la coppa in discoteca e poi “festa” privata nel tuo hotel – riassunse Amelie con lo sguardo ammiccante. Lui era stato una delle tante avventure della sua giovinezza tutta vita e follie.

Roberto arrossì un po’: no, proprio non se la ricordava. Che figura del cavolo, ma d’altro canto all’epoca mica ci andava tanto per il sottile con le ragazzotte che gli giravano intorno e certo non poteva ricordarsele tutte!

Tentò allora di sviare il discorso:

  • Tutte sole a cena? Io sto aspettando da mezz’ora mio fratello Livio che come al solito arriva quando vuole. Che ne dite se facciamo due passi per aperitivo e gli andiamo incontro, tanto qui i tavoli ce li tengono senza problemi.

Amelie accettò subito sulla scorta del suo ricordo divertito, mentre Antonietta restò perplessa per quell’offerta un po’ fuori luogo per quanto la riguardava. Lo sguardo e gli atteggiamenti di quello sconosciuto, benché educati e apparentemente gentili, le sembravano occultare qualcosa di strano e poco equilibrato. Ma certo non poteva lasciare sola la sua esuberante compagna e quindi si accodò prudente ai due che già avevano imboccato l’uscita del locale.

  • Dove andiamo? – Domandò Antonietta a voce alta un po’ per farsi sentire, un po’ per marcare anche la sua presenza alle loro spalle.
  • Verso quell’uliveto sul greto del fiume, Livio arriverà sicuramente da lì – le rispose Roberto mentre non la smetteva di ammiccare e sgallettare con Amelie.
  • E che ci fa a quest’ora della sera in un campo in riva al fiume? – Ribatté Antonietta sempre più allarmata da quelle stranezze.
  • Mio fratello è un omone gentile che ama la natura ma che soprattutto ama il fiume e i suoi riflessi nell’acqua che scivola lenta, sostiene che il mondo specchiato nel fiume è molto più accogliente di quello reale e che prima o poi ci si trasferirà.

A questa affermazione Antonietta strabuzzò gli occhi e prese per un braccio Amelie per dissuaderla dal seguire ancora un balordo del genere, all’assurda ricerca di un fratello ancora più balordo di lui.

  • Roberto! Roberto! – Si sentì chiamare una voce insistente  – Roberto! Roberto! Lo sapevo che ti avrei trovato qui! – Un marcantonio in abito da infermiere si parò davanti a loro – Non puoi proprio fare a meno di venire sempre qui: Livio non tornerà più dal fiume lo sai. Sono due anni che se ne è andato! E adesso devi venire con me. Saluta queste gentili signore e seguimi.

Il bel Roberto mise su un broncio infantile e a capo chino seguì l’infermiere senza una parola.

Amelie sembrò trasfigurare da un arcobaleno ad una avvisaglia di temporale mentre Antonietta la teneva sempre per un braccio per evitarle di sciogliersi in tempesta.

  • Lo vedi che anche la dotta e razionale Ipazia a volte serve a qualcosa? Ora tranquille tranquille ce ne andiamo da qui e torniamo verso il centro a mangiarci un gelato, io e te e nessun altro.

Le due amiche si incamminarono silenziose a braccetto mentre l’ultima nuvola di colore si svaporava alle loro spalle nelle prime luci della sera.

Quattro personaggi in cerca di storia: AnnaLuisa

L’intervista – di Anna Luisa Faleschini

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Oh, che giornata meravigliosa!

Sole, mare, tartarughe marine che nidificano sulla spiaggia. Questo luogo è paradisiaco. Lontano dai rumori della città, dal vociare dei miei ragazzi e ragazze che con il loro amoreggiare mi mandano in crisi.

Ah, come sono sciocca e fragile.

Sono stesa su una spiaggia di talco, impalpabile come il mio cuore, in questo momento della vita affettiva.

Poco più il là un uomo cammina, avanti e indietro, a  testa bassa; sembra infelice o irrequieto.

Poi chiudo gli occhi e mi faccio arrostire da questo sole caraibico. Quando tornerò a Stoccolma sarà solo un ricordo sulla pelle.

Temo di essermi sopita…non riesco a quantificare il tempo. Ma ora sono in due le figure che camminano. Mi sembrano due signori, per nulla interessanti, sessualmente parlando, ma intriganti nel loro modo di muoversi, osservare, gesticolare.

Non voglio sembrare impicciona, ma la mia curiosità mi spinge ad avvicinarmi…del resto potrebbero aver visto sulla spiaggia o in mare qualcosa di interessante o pericoloso che mi potrebbe essere sfuggito.

Amo conoscere, sapere, imparare…è proprio l’ambiente naturale che arricchisce spesso le mie lezioni ed il mio desiderio, come docente, di trasmettere cultura appresa sul campo.

– “Ciao” – urlacchio leggermente distante, muovendo la mano, per non arrivare sotto i loro sguardi e magari sorprenderli o impaurirli.

– “Ciao” – mi rispondono quasi all’unisono.

– “Amely” -ribatto- “Livio…Antonietta” – con tono leggermente gutturale.

– “Sono incuriosita dal vostro atteggiamento, mi sembrate due studiosi”

– “In effetti” -rispondono entrambi. “Flik e flok” -dico io per rendermi simpatica. Saranno il sole, la spiaggia, il mare, in effetti l’atmosfera tra noi si scalda subito.

Livio racconta le sue passioni per la botanica e giustifica le lunghe camminate come occasioni per studiare un’alga che pare relazionata, addirittura, con le felci. Sta approfondendo da anni questa dicotomia, essendo un appassionato di montagna. L’arrivare a capo di questo mistero della natura potrebbe aiutare la ricerca sugli studi di alcuni tumori, alla scoperta di sostanze inibenti alcune cellule senza dover arrivare alla chemioterapia tradizionale.

Antonietta, anche lei studiosa, è rimasta affascinata dalla osservazione della camminata di quest’uomo sulla sabbia, dal suo atteggiamento solitario, dalla sua, anche senza conoscerlo e sapere nulla, dedizione che trapelava dai gesti amorevoli a tratti lenti, a tratti scattanti, ma comunque armonici nella loro specificità.

Si sono conosciuti giorni prima al ristorante, alla ricerca di insalate, uova e formaggio di capra, di fronte invece a ricchi buffet di pesce, frutta esotica, verdure particolari e carne di agnello.

Si sono raccontati, due ricercatori universitari!

Lei era molto particolare, mascolina, forte di carattere, determinata. Affermava le sue tesi con fermezza, senz’altro una donna molto colta e che desiderava arrivare al dunque ogni cosa facesse.

Livio le aveva parlato dei suoi studi solitari e del fastidio che avrebbe dato alle case farmaceutiche se la sua scoperta fosse stata, o di dominio pubblico, o meglio/peggio ancora, approvata dal ministero della salute. Ma i tempi della ricerca sarebbero stati lunghi e poteva ancora dormire sonni tranquilli.

Un altro uomo sulla spiaggia attirò la mia attenzione. Roberto, avrei scoperto il suo nome a cena, quella sera, di fronte al ricco buffet della frutta. Anche lui frequentava quella zona di spiaggia più tranquilla, visibilmente si “pseudo” allenava,  avrei poi capito…era un calciatore in vacanza, non più giovanissimo e single, anche questo mi rivelò facendomi l’occhiolino. Forse un tic?

Lo trovavo spesso in meditazione su uno scoglio dove piaceva anche a me sostare per attendere il tramonto che trasformava quel paradiso nell’ eden dal quale non sarei più tornata a casa.

Io ero una signora cinquantenne, belloccia, spiritosa, curiosa, ma lui avrà avuto 15 anni meno di me. Eppure, era così appetitoso!

Beh, sarete curiosi…sì, vi confesso che stavamo per avere una liaison quando, quatta quatta, camminando nei giardinetti per raggiungere il suo bungalow ho visto, illuminato da un lampione, Livio andare verso la spiaggia,

Non volevamo mettere in piazza la nostra fugace relazione perché Roberto era un calciatore conosciuto, ma molto riservato nella vita privata.

Mi nascosi dietro ad un cespuglio, attesi il tempo che mi pareva sufficiente e mi avviai lungo il sentiero quando sentii un urlo, così straziante da crearmi una scarica di adrenalina paralizzante. Rimasi impalata, dimentica di cosa stessi andando a fare. Non seppi quantificare quanto rimasi ferma, immobile. Un turbinio di pensieri, di paura non mi permettevano di articolare le gambe ed andare a vedere cosa fosse successo o chiedere aiuto.

Terribile come possa cambiare tutto in un attimo.

Poi, indecisa sul da farsi, corsi da Roberto, ignaro. Gli raccontai tutto srotolando la lingua in un nano secondo ed insieme andammo alla reception per chiedere di fare un sopralluogo in spiaggia.

Rapidissimi, con torce, raggiungemmo il luogo dal quale ricordavo fosse giunto l’urlo, contemporaneamente fu avvisata la polizia locale ed una autoambulanza.

La scena era devastante,

Non avrei immaginato di trovarmi catapultata in un incubo peggiore.

Livio, straziato, accoltellato in più punti, giaceva sulla spiaggia con un pezzettino di alga tra le mani, quasi ci avesse voluto lasciare un testamento.

Non so quanto piansi, gridai, singhiozzai, fino a perdere la cognizione del dove, del quando, del perché.

Una sottile pioggia, come un nebulizzatore lavò le ferite…il sangue di Livio tinse di rosa la sabbia…l’acqua tiepida del cielo lo benedisse.

Non poteva terminare così una vacanza! Non poteva finire così una vita,

Una notte infinita di interrogatori, di risposte insolute, di dilemmi. Eravamo sorvegliati a vista. Tutti. Nel villaggio.

Arrivò mattina, assonnati, con le occhiaie evidenti, il volto tirato.

Antonietta mi si avvicinò alla macchinetta del caffè, mi voleva parlare. Andammo in bagno. Mi raccontò che la sera precedente, mentre io sfarfallavo con Roberto e lei parlava con Livio, forse a voce un po’ alta di questa ipotetica quasi scoperta…e gli disse che avrebbe potuto renderlo ricco se avesse consegnato alle persone serie e giuste i suoi studi ed appunti che stava ultimando proprio in quei giorni, due individui, seduti al tavolo accanto, parevano molto interessati, spostando il busto sulla sedia, in direzione del loro tavolo, evidentemente in ascolto.

Sfrontatamente e cordialmente si erano proposti di condividere una bottiglia insieme per chiudere in allegria la serata e la vacanza.

A lei non erano piaciuti e terminata l’allegra bevuta, salutatisi nei corridoi verso le camere, situate nel corpo centrale del resort, lasciato Livio, li aveva seguiti ed origliato fuori dalla porta.

Erano frammenti di frasi quelle ascoltate, ma percepiva sentore di tresca, tanto che decise di mettere in guardia Livio, che però non era già più in camera sua. Fu così che andò alla reception e chiese di accompagnarla in spiaggia.

A ben pensarci, era già lì con alcune persone dell’albergo quando giungemmo noi, ma specialmente aveva già allertato la polizia perché, astutamente, aveva registrato col telefonino alcune frasi della conversazione ascoltata fuori dalla stanza delle due persone.

Tutto successe in tempi molto stretti. I due avevano telefonato a Livio in camera dandogli appuntamento in spiaggia, proponendogli un affare al quale non si potesse dire di no. Non era una persona sprovveduta, anzi, ma era un poco brillo, perciò non lucido al 100%. In spiaggia c’erano due complici. Appena  giunto lo hanno fatto fuori.

Nel frattempo, noi, Antonietta, la polizia locale, l’autoambulanza, le persone dell’albergo stavamo correndo in spiaggia.

I due sono entrati in camera di Livio ed hanno rubato gli appunti ma…sull’uscio, altri agenti li hanno bloccati con le mani nel sacco.

Terribile epilogo di una vacanza.

Unica, grande soddisfazione, Antonietta ha portato avanti la scoperta e la formula del medicinale che è stato creato grazie alla passione, dedizione, lungimiranza e perseveranza di Livio.

Stoccolma, 04/02/2026 sul Dagens Nyheter, ultima pagina, a caratteri cubitali “ALFELIAN” il nuovo farmaco anticancro in commercio, quasi privo di effetti collaterali.

Grazie ragazzi, compagni di questo strano, vitale, mortale, viaggio insieme.

Quattro personaggi in cerca di storia: Carla

Sesso e sangue – di Carla Faggi

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Amelie amava il sesso in tutte le sue forme e possibilità. La sua vita affettiva era stata varia e colorata ricca di avventure e leggerezza, seduzione, desiderio, voleva stupire, ammaliare, ma principalmente amava fare l’amore.

Al momento era Livio che voleva conquistare, era affascinata dalla sua intelligenza, dal lavoro che faceva anche se non aveva ben capito cosa facesse esattamente, dalla sua riservatezza, ma principalmente dai suoi profondi occhi color della pioggia.

Poi l’interesse era suscitato anche dal fatto che era quasi impossibile conquistarlo, era indifferente al suo fascino, e visto che mai era successo prima di allora Amelie non si rassegnava e voleva conquistarlo a tutti i costi.

“Caro Livio ti farò vedere cose che voi umani non potreste mai immaginarvi” si disse e presa la macchina si diresse alla villa sopra le colline dove il bel tenebroso oggetto del suo desiderio viveva.

Livio persona tranquilla non più giovanissima con un solo interesse nella vita la biologia antropologica, era sessualmente vergine ma aveva un grande amore da sempre, un solo amore, mai confessato, mascherato come a vergognarsene.

Cercava, in maniera confusa, ma cercava di spiegare ad Antonietta,  sua amica da sempre, ciò che aveva scoperto nelle sue ultime ricerche sull’evoluzione delle variabilità e adattamento della concupiscenza umana alle nuove tendenze di fornicazione ansiogena non genetica ma indotta dalla lussuria ed erotomania. Era una ricerca che avrebbe pubblicato l’indomani nel suo ultimo saggio” gli ormoni e la fluidità de l’identità sessuale”.

 Era confuso ma eccitatissimo nel raccontarlo proprio alla sua amatissima amica fin dall’infanzia Dott.essa Antonietta Ipassia.

Antonietta illustre e famosa ricercatrice nel campo della transgenia ormonale era profondamente scossa dalle rivelazioni appena sapute così azzardate ma rilevanti che azzeravano tutto quello che l’umanità sapeva fino ad ora e che avrebbe avuto l’effetto di una bomba su i pilastri su cui avevamo costruito la nostra società e moralità occidentale.

Con la scoperta tutto sarebbe cambiato, la moralità, le religioni, la scienza, tutto da ricostruire!

Scossa ma eccitata sentì il bisogno di uscire a prendere un po’ d’aria, doveva metabolizzare la scoperta appena saputa. L’indomani la ricerca sarebbe stata pubblicata e tutto il mondo avrebbe saputo.

Passeggiò un po’, poi decise di rientrare.

All’improvviso un urlo agghiacciante di voce maschile squarciò il silenzio della collina, Antonietta corse verso la villa.

La porta era aperta ed inquadrava una giovane donna che di spalle guardava all’interno. Sembrava pietrificata.

Antonietta si avvicinò e seguendone lo sguardo vide sdraiato per terra Livio che non si muoveva, lo sguardo vitreo, la bocca semiaperta. Sembrava morto. Si precipitò all’interno e constatò che non solo sembrava ma era effettivamente morto.

“…Un fantasma, ho visto un fantasma”, mormorava la donna.

“ E tu chi sei?”

“ Sono Amelie…io…sono Amelie…”

Non si accorsero che un’ombra furtivamente scappava dalla villa.

Arrivò la polizia, l’ambulanza, il medico legale.

Non c’erano dubbi, il deceduto aveva avuto un infarto.

“Forse è morto di paura, c’era un fantasma”

“Non dica sciocchezze signorina”

“Guardi che la signorina forse non dice sciocchezze, io ho sentito un urlo terrificante e mi sembrava la voce di Livio”

“I fantasmi non esistono! Su signorina mi descriva ciò che ha visto…”

“Io…ecco, era alto, magro, era fosforescente e aveva un numero stampato sul dietro e sul davanti, il dieci. Il caro Livio l’avrà visto e per la paura gli sarà venuto un infarto”

“Signorina perché caro Livio? Aveva forse una relazione con il defunto?”

“In un certo senso…”

“Come in un certo senso” esclamò Antonietta” Livio era innamorato di me, lo sapevamo tutti! Commissario forse è stata lei per gelosia, infatti io l’ho trovata sul luogo del crimine”

“Io? Commissario è stata lei invece, era già da un po’ che era sul posto”

“Signorine, voglio i vostri alibi, siete indagate ambedue, portatele al commissariato!”

La macchina della polizia con al seguito ambulanza, medico legale, cadavere e le due indagate, lasciò la villa.

Poco più avanti sulla stradina prima della provinciale un ciclista stava faticosamente rialzandosi dalla rovinosa caduta nel fossato laterale.

“È vestito fosforescente” urlò Antonietta.

“È lui, è lui, è il fantasma guardate come luccica!” urlò Amelie

“ Un fantasma” borbottò il commissario “ è semplicemente vestito da ciclista, comunque interroghiamolo”.

Antonietta di nuovo urlò: “la ricerca, la ricerca, è in quella cartella marrone, l’ha rubata a Livio, è per quella allora che è stato spaventato a morte!”

“Ma il fantasma io lo conosco, è un famoso…”

“Ciclista?”

“No, calciatore…è Roberto…”

“È vero! è proprio lui!”

“Ma che c’entra con la ricerca?”

“Mah!”

“Non importa che c’entra” sbraitò il commissario “il caso è risolto.”

Quattro personaggi in cerca di storia: Gabriella

Interruzione – di Gabriella Crisafulli

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Il treno 8928 di Italo è fermo nella tratta che va da Firenze a Bologna poco dopo la galleria di Vaglia. Il folto bosco che si vede dal finestrino ondeggia sotto la pioggia e il vento. Nel terzo vagone  ci sono quattro persone sedute intorno al tavolino centrale. Mentre la sosta si prolunga i quattro passeggeri, uno alla volta, interrompono quanto stavano facendo. Nei volti portano stampato lo stupore per il fermo che prosegue. Ognuno di loro comincia guardarsi intorno.

Roberto interrompe il silenzio e con voce baritonale si rivolge agli altri. “Chissà a cosa è dovuta questa sosta” dice passando ripetutamente la mano sui capelli che il nervosismo ha reso ribelli.

Di fronte a lui Antonietta solleva lo sguardo dal tablet e informa che non compaiono notizie in merito on line.

Accanto ad Antonietta, Amely tira un sospiro di sollievo contenta: non le pare vero che si allontani il momento in cui incontrerà quel tizio. No, non ha nessuna fretta di proseguire nel viaggio. Si è organizzata un’avventura di cui si è pentita e ogni momento che ritarda il suo arrivo a Bologna è tanto di guadagnato.

Fa una battuta: “Avranno messo un chiodo sui binari” dice ridendo. Roberto la guarda. Niente male Amely, malgrado l’età, con quei capelli morbidi e gli occhi molto azzurri.

Nel vagone comincia a fare freddo.

La voce del capotreno annuncia dall’altoparlante che per motivi tecnici, non meglio definiti, ci sarà una sosta forzata.

“Questo l’abbiamo capito” borbotta Livio “Tutto sta a vedere di quanto dura!”

Era alle prese con il computer quando il treno si è fermato: stava ultimando l’invio dei tabulati sulle reazioni delle piante alle variazioni d’ossigeno al livello di ogni singola cellula.  I dati della sperimentazione di cui fa parte sono davvero interessanti e il nuovo approccio ha permesso di scoprire quali cellule riescono a percepire i cambiamenti nei livelli di ossigeno modulando l’attività genetica e influenzando in questo modo lo sviluppo della pianta. Quello della resistenza di ogni singola cellula agli ambienti difficili è la nuova frontiera che potrebbe riuscire ad arginare i cambiamenti climatici. C’è da documentare il report per poterlo pubblicare ma è saltata la connessione non si sa bene se per colpa della galleria, degli Appennini o del guasto che ferma il treno. Lui lavora con chi vuole sfamare il mondo ma una parte di mondo gli è ostile perché le attività del suo gruppo si concentrano sulla neurobiologia dello sviluppo, sui meccanismi di regolazione dell’RNA e basta che compaia questa sigla per attivare le polemiche.

Per distrarsi allora sposta la sua attenzione sui vicini.

Roberto sta sfogliando nervosamente il fascicolo davanti a lui, lo guarda con orgoglio: ha una gran fretta, teme che i suoi piani vengano stravolti dal ritardo che si sta accumulando. È davvero soddisfatto della documentazione che ha messo insieme e non vede l’ora di presentarla. Antonietta allunga lo sguardo su quei fogli ricchi di fotografie e la curiosità le si stampa sul volto. Roberto non si fa sfuggire l’occasione per mettersi in mostra. Lui è riuscito a portare a termine il progetto che gli è stato commissionato dalla Foundation for African Empowerment per la realizzazione di un campo di goalball, sport specifico per ciechi, a Dodoma in Tanzania ed è in partenza per realizzarlo. Fin da piccolo ha sempre corso dietro ad un pallone e crescendo è stato un bravo giocatore, apprezzato e riconosciuto. Sa cosa vuol dire correre dietro a quella cosa che rotola, sa cosa vuol dire allungare un calcio ben assestato, sa cosa vuol dire far parte di una squadra e da quando è in pensione tutte le sue competenze e le sue energie sono convogliate verso questo impegno che lo porta ad affrontare sempre nuovi piani. Ne comincia a parlare rispondendo all’interrogativo silenzioso di Antonietta e i tre vicino a lui lo stanno ad ascoltare attratti da questa sfida nei confronti di ciò che sembra impossibile. Racconta che in Africa progredisce la realizzazione di campi da gioco per non vedenti e ipovedenti. Racconta del suo progetto, dello studio dei materiali, delle pavimentazioni in gomma, dei percorsi sensoriali olfattivi ed uditivi, delle recinzioni, dei palloni che emettono suoni, di tutto ciò che viene fatto per creare un ambiente sicuro per consentire a bambini e bambine di vivere a pieno la loro infanzia e lo sport. Racconta di ciò che lo aspetta per la messa in opera del piano e per la preparazione degli allenatori che saranno vicini ai piccoli giocatori. Amely lo guarda ammirata mentre si accalora nel racconto e pure Antonietta ne viene coinvolta. Anche lei da molti anni si dedica al sociale. Talvolta si scoraggia davanti alle difficoltà che incontra ma sentire l’entusiasmo di quell’uomo le fa proprio bene. Lei vive nel Mugello, zona a rischio di spopolamento, dove il lavoro è qualcosa di sempre più raro. Le ditte artigianali vanno chiudendo una ad una e fare impresa è arduo. In questo periodo si sta impegnando, in collaborazione con il sindacato e la camera del lavoro, per creare attività economiche di nicchia. Ormai il settore di riferimento rimasto è solo quello del lusso: davanti ad una economia sempre più povera i destinatari delle imprese possono essere solo le classi più abbienti. La rete che sta creando punta sulle competenze storiche di artigiane del territorio per la realizzazione di mini accessori destinati all’alta moda, utilizzando le tecniche della tradizione manifatturiera.

Intanto la sosta si prolunga e Amely ha tutto il tempo di pensare al suo piano che le incute paura ma che il fermo del treno sta attenuando. Era molto tempo che non aveva più una relazione sentimentale. Quello che credeva fosse il suo amore eterno se ne era andato da qualche anno, una mattina di ottobre, senza un saluto, senza un perché: sparito nel nulla tra le foglie che turbinavano intorno alla casa. Il suo amore era così, così fragile, così esile, ma lei non lo sapeva non lo voleva sapere. Arrivava tardi agli appuntamenti mentre lei restava sospesa domandandosi “Viene o non viene?” Quando finalmente compariva era sbrigativo, frettoloso e puzzava d’aglio. Veniva consumato tutto in fretta e lei si sentiva scontenta. Eppure era il suo amore, l’amore della sua vita e adesso le mancava. Sentiva sempre più forte il desiderio di una parola complice, di un abbraccio, di una carezza sui capelli. Aveva una vita ricca di interessi, di amicizie … ma le mancava quel certo non so che di attrazione e di tenerezza che si crea solo facendo sesso. Così si era rivolta ad un’agenzia di incontri che le aveva fissato un appuntamento ma se n’era pentita. Come precauzione lo aveva cercato lontano da casa anche per avere la possibilità di tirarsi indietro all’ultimo momento ma adesso il blocco forzato in mezzo all’Appennino le offriva l’occasione giusta per mandare tutto all’aria.

Ormai il treno è fermo da più di quattro ore.

Ha smesso di piovere.

Il personale di Italo passa avanti e indietro senza portare alcuna notizia.

L’altoparlante tace.

Fa sempre più freddo e non c’è più linea.

I distributori di merendine e bevande hanno esaurito le loro riserve.

I bagni sono diventati impraticabili.

Chi ha ancora il telefono attivo cerca inutilmente di avere notizie.

Un signore del vagone 7 si sta sentendo male.

Cercano un medico.

La tensione è palpabile: cresce di minuto in minuto.

Un passeggero si altera, esprime le sue rimostranze a voce alta, chiede spiegazioni, dice che denuncerà l’azienda per sequestro di persona.

Una donna gli si rivolge con calma, gli chiede di aver pazienza perché innervosirsi non serve a nulla.

Ma il tipo diventa sempre più irato e tenta di passare alle mani.

In mezzo al caos chi ha ancora qualche riserva alimentare mangia in silenzio sotto lo sguardo affamato dei vicini.

Un ragazzo sbuccia una mela.

Il passeggero alterato gli si avventa addosso, prende il coltello e si lancia contro Livio che si era alzato in piedi per sgranchire un po’ le gambe.

Lo ferisce al collo, al torace e all’addome prima che riescano a bloccarlo.

Il sangue schizza ovunque.

Dopo le urla adesso c’è un silenzio di tomba.

Livio è accasciato a terra.

Lo distendono.

Pochi attimi e muore senza dire una parola.

L’assassino viene tenuto fermo da qualche volenteroso.

Fuori si affaccia un sole timido e bagnato.

Quattro personaggi in cerca di storia: Carmela

Quattro amici e il silenzio – di Carmela De Pilla

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Quando si rivedevano gli abbracci non erano mai abbastanza, si cercavano con la pelle,  avevano bisogno di toccarsi per sentirsi e catturare ogni emozione, si tenevano le mani, si accarezzavano il viso e i capelli e si guardavano intensamente, il nero, il marrone e l’azzurro degli occhi scrutavano, indagavano, si soffermavano e s’incontravano esprimendo ancor prima che con le parole lo stato d’animo di ognuno. Loro quattro e il silenzio.

Begli anni quelli dell’università! Pur non frequentando gli stessi corsi un filo invisibile li aveva cuciti insieme e da allora non si sono più lasciati, certo ognuno nel tempo aveva intrapreso una strada diversa e a volte non si vedevano per lungo tempo, ma bastava la telefonata di uno che senza se e senza ma si ritrovavano seduti sul divano o per terra a casa di Livio.

Era quello che poteva ospitare tutti, viveva da solo nella grande casa di montagna ereditata dai genitori, era situata su un poggio circondato dal bosco e in lontananza la vetta del Sass de Mura guardava la valle e proteggeva tutti e il bianco candore si stagliava nell’azzurro del cielo.

-Allora Livio cosa hai raccontato nell’ultimo convegno? Immagino che anche questa volta gli applausi non sono mancati!- Chiese Amely curiosa e interessata ai suoi studi.

-Beh, questa volta ho parlato di uno studio che ha sorpreso perfino me! Ho presentato il mio ultimo libro: “Il bosco, una grande famiglia”, in questo anno ho studiato come le radici oltre ai nutrienti trasmettono segnali per comunicare stress ambientale, siccità e pericoli, insomma si uniscono per creare una rete di “mutuo soccorso” che permette al bosco di continuare a vivere, pensate mi sono interessato a questo argomento quando ho notato che proprio dietro la casa c’era un piccolo olmo che stava pian piano morendo, poi la scorsa primavera quasi per magia la piccola chioma si è riempita di germogli sani e  turgidi e così ho incominciato a studiare.

-Ah, voglio sapere tutto Livio, comprerò al più presto il libro!

-Leggilo Amely, scoprirai un mondo sotterraneo fervido di un’intelligenza sorprendente! Ma tu piuttosto, cosa fai di bello? A vederti sei sempre uguale, sorridente ed elegante.

-Certo con quel tailleur verde mela sembra che tu vada a teatro piuttosto che in montagna! – disse con un po’ di malizia Antonietta che  guardava più alla sostanza che alla forma, nella vita aveva cercato sempre una risposta per ogni dubbio e di dubbi ne aveva avuti tanti lei! Soprattutto quando decise di cambiare sesso, fu un percorso lungo e doloroso, ogni strada intrapresa presentava un bivio, ma ce l’aveva fatta! Sapeva di deludere genitori, parenti e amici, ma aveva deciso e all’età di 46 anni consapevole di ciò che l’aspettava cambiò sesso e per tutti non fu più Antonio, ma Antonietta. Di Antonio gli erano rimasti solo i suoi occhi azzurri che mettevano in risalto un’intelligenza e una sensibilità  sorprendente. Amely, Roberto e Livio le sono stati sempre vicino.

-Antonietta non essere polemica ti prego! Sono così dai tempi dell’università comunque per parlare di cose più interessanti vi dico che l’amore per Domenico si è spento, certo è stato un grande amore e il ricordo lo porterò sempre con me, ma ora…ora sto partendo per un’altra avventura…mi sono innamorata di Alejandro, innamorata persa! Bello, pelle scura, capello nero come carbon bagnato, con dei muscoli così e tanto…tanto sesso amici miei! Tra una settimana parto per i Caraibi e vado da lui, ho già parlato con la dirigente che mi ha concesso sei mesi di aspettativa, non pagati s’intende, ma chi se ne frega! Di vita ne ho una sola e non voglio perdere nessun treno!

-Oh brava!- disse Roberto – Ti manca solo di andare ai Caraibi, ma fai bene Amely, tu sì che sai vivere, mica come me  che da quando non gioco più a calcio non ho più una domenica! Per me domenica voleva dire partita! Era il più grande dei tre e lo avevano conosciuto durante una partita in cui  lui era stato il protagonista assoluto.

Roberto…non c’è di peggio che essere stato uno sportivo per tutta la vita e poi sentirsi uno scarpone vecchio all’età della pensione.

-Dai, non esagerare! Andare in pensione non vuol dire smettere di vivere, devi trovarti un’altra occupazione…un nuovo interesse- disse Livio per spronarlo.

-Eh, per te è facile caro Livio…tu ti metti alla scrivania e scrivi, ma io che ho incominciato a giocare a calcio da quando avevo sedici anni e sottolineo da PROFESSIONISTA…non riesco a stare seduto, ma il problema è che non riesco più nemmeno a correre, non ho detto non voglio correre, ma non ce la faccio, fisicamente non-ce-la- fac-cio! Mi manca il fiato, mi fa male il ginocchio e mi sa che devo mettermi anche la protesi…tutt’al più posso fare la passeggiata con il cane! Ma la cosa più triste è che mi mancano i tifosi e …gli applausi! La pensione mi ha messo KO amici miei!

-È la testa che ti ha messo KO Roberto!- Disse Antonietta quasi autoritaria.

Avevano parlato per un’ora o forse due, avevano preso il caffè e l’amaro poi Livio si alzò, si sgranchì le gambe e disse:

-Vado a fare una camminata così digerisco il pranzo un po’ troppo abbondante.

-Ma sta piovendo! – disse Roberto che era il più anziano e il più attento ai malanni di stagione.

-È una pioggerellina e poi lo sapete che mi piace camminare sotto la pioggia.

Prese il suo parapioggia di incerato giallo e scomparve oltre la casa.

Continuarono a ridere e a scherzare proprio come ai vecchi tempi poi si accorsero che l’orologio segnava già le sette e Livio non era ancora rientrato, aspettarono una mezz’oretta e quando videro che stava per imbrunire incominciarono a preoccuparsi, Roberto s’incamminò verso il boschetto dietro casa e Antonietta e Amely andarono giù per lo stradello che portava alla strada provinciale, nell’aria oltre al silenzio si sentivano le tre voci che chiamavano Livio.

Pochi minuti e l’urlo di Roberto squarciò l’aria circostante.

In un attimo tutti si ritrovarono davanti al corpo esanime di Livio, sembrava che guardasse il cielo, tranquillo, con gli occhi fissi verso l’alto e immobile, erano lì, quattro amici e il silenzio.

-È svenuto!- urlò Amely gettandosi sul corpo dell’amico.

Fu Antonietta che accasciandosi su di lui lo tastò dappertutto poi gli prese la testa tra le mani e si accorse del grande bernoccolo che aveva dietro la nuca, gli prese le mani per sentire ancora una volta il profumo della sua pelle, si avvicinò alla guancia e gli diede  un bacio.

-Buon riposo, amico mio!- disse, poi si guardò intorno e lo vide…un grande masso piatto, liscio e bagnato era dietro di lui, non ci mise molto a capire, – è caduto e ha battuto la testa, sicuramente un’emorragia interna…Livio è andato via con la pioggia, ma ci ha lasciato due grandi doni…la sua amicizia e la sua passione per le piante ora sta a noi permettergli di continuare a vivere.

Quattro personaggi in cerca di storia: Stefania

Incontro fatale – di Stefania Bonanni

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Quella sera, a quell’ora, Roberto usciva dallo spogliatoio, Antonietta era per strada. Tutti e due furono travolti dalla bomba d’acqua, e si ripararono nel centro commerciale lì vicino. Si conoscevano. Lui era noto, lei lo aveva già incontrato, nel quartiere. Mentre sgocciolavano sul tappeto dell’ ingresso, furono costretti a spostarsi per lasciar entrare una signora che, se fosse stato possibile, avrebbe potuto essere più bagnata di loro. A Roberto scappo’ da ridere. Lui era sempre in tuta, buona per ogni occasione. La signora aveva un taillerino che in origine forse era rosa fucsia, scarpe col tacco, abbinate, e sciarpetta in tinta. Adesso il completino, bagnato, era marrone e verde a toppe rosa, e strane sfumature. I capelli anche  dovevano essere stati bianchi sfumati di rosa, ma ora erano color caffellatte freddo, completo di brioche inzuppata. Venne da ridere a Roberto, che non lo fece per rispetto, e anche ad Antonietta, che si giro’ verso il muro. Una grossa catena (d’oro) al collo della signora recitava “Amely”. Aveva forse problemi di memoria? Appena cominciarono ad asciugarsi, tornarono ai classici, civili, rapporti e si presentarono. Dopodiché affrontarono l’ inevitabile argomento pioggia. “Come piove ora, che disastro il traffico, e la crisi ecologica?” “Poi, non ci sono ripari, quando servirebbero non si trovano venditori di ombrelli….e così via”.

In quel momento, suono’  il telefono di Roberto. Lui parlo’ un momento, poi lo rimise nella bagnatissima tasca dei pantaloni. Non era certo sua abitudine attaccare discorso con estranei, ma la situazione era così particolare, che lo fece senza pensarci, gli sembro’ anzi una buona idea.

“Era Livio, disse, un mio amico di vecchissima data. Vive in montagna, ma non lontano. Un posto magico, isolato ma pieno di fascino. Lui studia le piante. E’ un esperto di silenziose presenze. La sua compagnia rimette al mondo, rasserena. Noi non ci conosciamo, ma lo potremmo fare proprio stasera. Livio ci ha proposto una cena davanti al camino, con il fuoco che scoppietta ed un bicchiere di vino buono. Se non vi aspetta nessuno a casa, siete invitate.”

La proposta fu strana ed inaspettata, ma la fama di Roberto era garanzia di correttezza.

Antonietta ed Amely accettarono, dopo essersi fatte un cenno d’intesa che significava: o tutte e due, o nulla.

Arrivarono a Miransu’ che il temporale li aveva abbandonati. A ricordo, era rimasta una tintinnante pioggerellina che piu’ che altro faceva atmosfera. Era il sottofondo ideale per chiacchiere davanti al fuoco. Musica celeste.

Livio si dimostro’ accogliente e contento di avere tanta compagnia.

Davanti al fuoco, dopo cena, racconto’ dei suoi alberi, di quanto su di loro aveva scoperto, e di quanto si perdevano gli abitanti delle citta’. Parlo’, parlo’, parlo’…

Quando si ritirarono per andare a dormire, avevano in testa una gran confusione, per gli avvenimenti della serata, ma anche per i racconti di Livio.

Ed ebbe inizio la notte. Una notte importante, come si capi’ subito, la mattina dopo. Antonietta, di buon mattino, usci’ ed ando’ nel bosco. Torno’ in casa sconvolta: Livio era steso nell’erba. Lei lo aveva toccato: era freddo. Non aveva nessun segno. Non gli avevano sparato, non lo avevano accoltellato, e nemmeno strangolato.

Che fosse stata la reazione agli inarrestabili racconti? Francamente, sembrava troppo. Antonietta, con fare degno di Poirot, si alzo’ e disse: “Tutti lo sanno, che arrivo sempre in fondo ai problemi: scopriro’ chi e’ stato”. Poi, guardando negli occhi prima Roberto, poi Amely, disse: “Ti sfido, killer. Esci dall’ombra e misurati con me….uomo a uomo…….!!!!

La dichiarazione fu lasciata cadere nel vuoto. Sembro’ un tantino esagerata….

Antonietta parlo’ per primo con Roberto, ma Amely che passo’ li’ vicino, senti’ distintamente Antonietta che chiedeva come si fosse sentito a sbagliare quel fatale rigore.

Quando poi fu la volta di Amely, fu Roberto a sentire che Antonietta si informava su quali fossero i negozi dove comprava quei deliziosi completini, che adesso starebbero tanto bene anche a lei…

Strane indagini, che non portarono a nulla. Eppure erano in tre, sul luogo del delitto. Non avrebbe dovuto essere difficile.  Gia’….restava Antonietta.

Quando Roberto ed Amely dissero di volerla interrogare, dapprima si offese, poi, altera e scostante, si disse disponibile.

Accesero una lampadina che le faceva lacrimare gli occhi, e fumarono tantissime sigarette, che non traspiravano, solo per fare atmosfera. Antonietta chiese di andare in bagno. Le risposero che non era possibile, ma non dissero il motivo. In realtà, non sapevano se mandarla nel bagno degli uomini, o in quello delle donne. Fatto sta che l’interrogata comincio’ a muoversi sulla sedia, imbarazzata ed a disagio. Talmente tanto, che parlo’.

E fu un fiume.

Disse che quella notte non riusciva a dormire. Torno’ al camino. Livio era ancora lì. Lei pensava che avrebbe potuto succedere qualcosa. Magari qualcosa di romantico, tra di loro. Ma lui ricomincio’ a parlare di alberi. Questa volta però disse di piu’. Racconto’ di aver scoperto cose impensabili, che nessuno sapeva. Disse di aver foto, scritti, filmati, traduzioni di messaggi criptici. Materiale che avrebbe venduto e sarebbe diventato ricco. Sarebbero venuti inviati da televisioni, giornalisti, commentatori. Sognava Bruno Vespa, La vita in diretta, sognava il piazzale pieno di jeep e pullmini, sognava onoreficenze e fama. Ad Antonietta, improvvisamente, lo scenario descritto sembro’ l’Apocalisse. Allora il silenzio, il riparo, le stelle…era tutta finzione.

Continuarono a parlare. Finalmente lei lo chiese. Chiese che cosa Livio avesse scoperto. E lui racconto’.

Disse che gli alberi, perlomeno i suoi, hanno comportamenti e pensieri umani. Aveva le prove: aveva fotografato un pero che allattava un giovane virgulto, anzi piu’ giusto dire che lo “allinfava”. Disse di famiglie verdi che avevano messo al mondo figli e se ne prendevano cura. Disse di aule tra le radici. Di alberi che, appena potati, orgogliosi e vanesi, muovevano la capigliatura al vento, sfoggiando estivi tagli corti. Per non dire di quando parlano, gli alberi, in tutte le lingue del mondo. Basta un fremito di vento ed inizia il bisbiglio. Ad Antonietta venne spontaneo: “Hanno anche identita’ sessuale? ” “Certo. Maschi con attributi esterni ne ho fotografati tanti!! Femmine che presentano strane tane.  E mai che qualcuno si sia chiesto chi ci si rifugia….”

Antonietta prosegui’: “E c’è stato chi ha avuto problemi con il suo sesso biologico?”

Livio ci penso’ un po’, forse visualizzo’, poi comincio’ a ridere. A ridere, a ridere sempre piu’ forte. Ed anche Antonietta rise, ed avevano le lacrime agli occhi, e si strozzavano, dalle risate.

Poi Antonietta si calmo’, riusci’ a smettere. Livio no .

Tecnicamente, e’ morto dal ridere.

Quattro personaggi in cerca di una storia: Rossella G.

Una storia che non è una storia – di Rossella Gallori

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…L’ISTITUTO SANTA MARIA ANNUNZIATA DELLE SUORE ASSETATE  era nuovo, piccolo, elegante, bianco in ogni particolare, affacciato su un mare sempre calmo, poco salato…al contrario della retta così alta da non essere accessibile a tutti…sedie imbottite, tovaglie ricamate, tende tessute a mano e musica, musica buona da ascoltare, condita da una cucina a più stelle: sei vegetariano? Arrivano le insalatone! Sei goloso? Tiramisù come se non ci fosse un domani! Sei super carnivoro? Bistecconi fumanti ! Sei parco? Uovo fresco, erbetta lessa e formaggio caproso!

Le tre inservienti erano suore dall’aspetto intrigante, più cheerleader che monache,  si muovevano sinuose tra i tavoli, dando un’ occhiata alla lavagna gigante e luminosa, che recitava una piccola preghiera noiosa:

A DIO PIACENDO:

ORE 8 PREGHIERA CATTOLICA SEMPLICE

ORE 9 DAIMOKU CON MANTRA A PIACERE

ORE 10 SALAT MUSULMANA

ORE 11 SE UNO HA ANCOR FIATO SI CANTA BATTISTI

ORE 12 PRANZO A SCELTA

ORE 14 RIPOSINO (PRENOTARE CHESSELONGUE MACULATE X TEMPO)

ORE 16  THE LEGGERO TRE BISCOTTI AL BURRO

ORE 17 RIUNIONE……

E fu li che si incontrarono per la prima volta i quattro ospiti  

5 FEBBRAIO 2026 ORE 17 E 15

 QUATTRO SEDIE tonèt lucide e scomode contenevano 4 culi  di un certo pregio, non giovanissimi, ma ancora solidi!

La superiora si annunciò  con un profumo con parecchi zeri, la testa priva di copertura vantava riccioli biondi, gli occhi verdissimi scrutarono uno ad uno i nuovi arrivati, pochi in verità, ma “ paganti” e questo per suor Moana Pozzo da Lacco ameno era l’ unico scopo.

L’ appello fu breve: Antonietta Pisello!

Amelye Pirocca

Livio Dincertopadre

Roberto Bonapalla

Aggiunse l’ avvenente suora con una R  che più moscia non si può: petit  presentazion Merci :

Mi chiamo Roberto Bonapalla, non ho ancora 60 anni Anche se son sicuro di dimostrarne meno, sono nato per lo sport, ho fatto calcio da sempre, sono ancora molto tonico in quasi tutto il corpo, sono soprannominato l’uomo dei tre B : biondo, buddista baciaattore professionista!

Presentazione intrigante che fece arrossire qualche guancia.

L’ altro maschio del gruppo entrò a gamba tesa, disturbato ma non troppo dalle parole del compagno vanitoso!

Sono  Livio Dincertopadre vivo nel verde e di verde mi occupo, laureato alla facoltà di agraria, sono un botanico, amo la pioggia, il sole il caldo il freddo, vivo in solitudine studiando la moltitudine!

Sono Antonietta Pisello…e niente risate sciocche vi prego, ricercatrice di spessore, studio le abitudini umane, molte delle quali nn sono le mie! Ho una casa sull’albero, priva di orpelli!

Ho un cane maschio che si chiama Luisa ed una gattina amorosa di nome Guido! Spesso li porto a teatro con me! il palco la mia passioneeeee!

Vivo e lascio vivere ( mentre parlava tormentava la cravatta rosa, chiudendo ed aprendo il vecchio gilet)

Amelye prese la parola con un sorriso fasullo, non era abituata ad essere l’ ultima.. lei ricercattrice, viaggiattrice, donna di mondo, un mondo in mongolfiera colorato e ventoso :

Sono Amelye Pirocca amo il colore, la vita, gli amori belli, i vestiti di Cavalli,  scrivo, leggo, pitturo aspetto e rifletto.

Suor Moana aveva ascoltato in silenzio, senza batter ciglio senza partecipazione alcuna!

Salutò voltando il ritto derrière, a labbra strette annunciò la cena per le 19!

I quattro si ritrovarono allo stesso tavolo ognuno con il suo cibo preferito,  un po’ meno nemici Roberto con la sua tuta firmata, Livio in velluto a coste, Antonietta in tailleur cenere, Amelye appollaiata su vertiginosi stivali cuissard ed un golf stupendo di un verde acceso…semaforoso

Si scoprirono uniti dallo stessa sorte, pur essendo ancora giovani erano ospiti delle suore ASSETATE, perqualche strano intoppo di salute!

La partita a bridge del dopo cena, li rese ancor meno estranei, per le 23 si salute sono, quasi affettuosamente.

I giorni passarono un po’ come sempre ed un po’ no, forse qualche amore nasceva, forse qualche amicizia metteva radici

La colazione del mattino era dolce e profumata, un rito propiziatorio per ogni loro buona giornata….marmellata d’arance, miele buono, bignè, frutta fresc, cereali crostate…

Quel lunedì non fu così Livio non c’ era….

I tre si guardarono dubbiosi  sopra i cappuccini fumanti le parole furono poche: dove sarà? Dormirà ancora? Si sentirà male?

Un grido fece traballare il vassoio dei croissant.

È morto moooorto….nudo….nell’orto, morto!

I tre abbandonarono il tavolo, facendo cadere ogni ben di dio…

L’ orto era dietro la villa, Livio era li, tra insalata e baccelli carciofi e piselli da ogni fessura del suo corpo sbucava un germoglio, un fiore, una erbetta! Nudo e ben composto giaceva in una bara di terra umida,

lo scandalo non ci fu, Madre Moana, nascose tutto, il funerale fu breve e freddo, tre suore e loro tre, Roberto in pantaloni corti e maglietta, Amelye un po’ rificolona, Antonietta in granaglie!

Solo lei sapeva, voleva, doveva indagare su una morte così assurda, inspiegabile, poco elegante…si  bisognava ammetterlo era stata una fine un po’ greve, grezza.

Prese ciò che le serviva e si avventurò in biblioteca, forse li avrebbe trovato nell’ archivio quello che serviva….chi era veramente Livio, da dove veniva? Chi erano i suoi parenti? Erano stati avvertiti?

Scelse una postazione comoda e luminosa alle spalle la libreria difronte una meravigliosa finestra sul mare. …aprì il computer digito: Dincertopadre Livio nato a

Ahhhhhhhahhhhh

La solida libreria investi, la novella investigatrice, tra i libri, ed il legno il suo corpo incerto…..giaceva….

Suor Moana preparava in fretta le valigie….Volutamente uscendo dalla modesta stanza gettò a terra tre candele molto accese. Qualcuno la vide correre verso un taxi.

Quattro personaggi in cerca di storia: Cecilia

Sotto le stelle – di Cecilia Trinci

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Si alzò in tutta fretta. Non aveva mai dormito così tanto ma quella mattina il rumore della pioggia coccolava  il resto di un sogno che l’aveva accompagnata tutta la notte. Era stato ello rivedere la stanza dove sua madre cantava preparando la cena. Non era come  era stata veramente, ma c’erano dei particolari che le davano emozioni profonde: la finestra con le tendine di pizzo e quel ramo di glicine che si appoggiava fino al davanzale. Sua madre diceva sempre. Antonietta , ricordati sempre che una casa senza tendine non è casa, non importa il colore, la stoffa, basta che ci stiano bene appese a rallegrare la stanza.

Si alzò alla fine e preparò il caffè, come ogni mattina, un caffè lungo, non troppo buono ma caldo e pensò subito alla mail che aveva letto la sera prima: un certo Livio le chiedeva una consulenza. Aveva a che fare con un soggetto difficile: un ragazzo cresciuto in uno stato di totale abbandono che era poi tornato alla civiltà. Era stato adottato da una ragazza molto affettuosa e disponibile, di nome Amelie che non riusciva però ad entrare in contatto profondo con lui. Si mise al computer, rispose alla mail  e fissò un appuntamento per il giorno dopo,  nel bar della Facoltà di Lettere. Lei avrebbe avuto un cappello rosso, lui, Livio, un giaccone verde bosco. Alle  10 davanti a un buon caffè.

Venne anche Amelie. Livio non era bravo con le persone, troppo timido e riservato non sapeva come cominciare un qualsiasi rapporto. Infatti fu Amelie che salutò per prima, accompagnando il saluto con un gesto festoso. Antonietta, curiosa e abituata alle cause perse, allungò una mano per accogliere i due accanto a sé. Livio si decise con il preambolo, era uno psicoterapeuta che da anni si occupava soprattutto di adozioni difficili. La madre, in questo caso, era Amelie. Tenera, un po’ indifesa, quasi timorosa la donna allungò la mano verso Antonietta. Tremava, ma appena, e subito si rifugiò nella stratta calda di una mano concreta. Raccontò la sua storia. Dopo tanti amori difficili, tutti complicati e sfortunati si era decisa a prendere in affido un ragazzino di 12 anni, recuperato in una  zona desolata dell’Abruzzo. Era stato abbandonato a due anni e non si sa come era sopravvissuto e addirittura cresciuto sano e forte. Qualche pastore ogni tanto lo aveva aiutato, soprattutto nei primi mesi, ma poi  i rapporti si interrompevano sempre e lui, il ragazzo scappava di nuovo nelle solitudini ancestrali. Alla fine, dopo varie segnalazioni, i servizi sociali lo avevano raccolto e portato in continente dove era stato trovata una soluzione di affido temporaneo. A questo punto fu Amelie a raccontarsi e a dire come avesse tentato ogni strada per comprendere il ragazzo, che ancora, dopo tre mesi con lei mangiava solo banane, castagne e  pane e dormiva in terra, ai piedi del suo letto, sopra una balla di iuta. Non parlava. Non comprendeva e piangeva di fronte alla finestra sull’orto. Antonietta era attenta e mentre ascoltava ad un certo punto cercò nel cellulare un numero. Chiese il permesso di chiamare e sulla striscia luminosa apparve un nome: Roberto.

Pronto, Roberto, ho bisogno di te. Vediamoci stasera a cena, sì vieni da me, alle 8.

Rassicurò i suoi ospiti e promise di rivederli tutti e due il giorno dopo. Stesso posto, stessa ora.

Antonetta si alzò di fretta, pagò il conto per tutti e scappò via.

Roberto era sempre stato un bel ragazzo. Erano rimasti sempre in contatto, anche quando il calcio aveva assorbito  tutto il corpo e la mente di lui. Non si erano sposati nessuno dei due. Antonietta aveva sempre creduto di preferire le ragazze anche se Roberto era l’unica persona che riuscisse a farla ridere e a provare quel sentimento di leggerezza che la faceva stare sempre bene, ogni volta che riuscivano a incontrarsi. Lui la chiamava ogni volta che aveva un dubbio, o uno stato di stanchezza che lo spaventava, bevevano qualcosa, ridevano un po’ e tutto svaniva, tornavano a sentirsi forti, quasi felici. Questa volta era lei ad avere bisogno di Roberto e lui, come sempre c’era.

Fu così che gli raccontò del “caso Livio” come lei diceva e chiese a lui se poteva incontrare il ragazzo, magari proponendogli un gioco, facendogli scoprire il pallone o qualsiasi altra cosa.

Si videro solo pochi giorni dopo.

Roberto vide il piccolo e ne fu stregato. I suoi occhi scuri, spauriti, opachi di dolore lo incantarono. Tornò alla macchina e prese un vecchio pallone che portava con sé. Non dissero niente. Roberto accennò un piccolo palleggio, piano, tra le frasche del giardino dove si erano trovati. Il ragazzo lo guardava, affascinato, senza avvicinarsi. Piano piano Roberto cominciò a lanciare la palla vicino a lui e continuarono così, in silenzio, lentamente e inesorabilmente per tutto il pomeriggio. Il ragazzo alla fine  lo inondò con un sorriso largo, lucente, contagioso.

Fu solo allora che Roberto chiese: tornerai domani?

E fu solo allora che il ragazzo parlò e disse  Si

Andarono avanti per diversi giorni prima che Roberto si spingesse un poco più avanti e cominciasse a parlare,  di gioco, di regole, di calcio vero.

Un sentimento fresco e sincero li univa e ogni giorno si manifestava su quel campetto di periferia. Roberto era tornato ragazzo e l’altro diventava adulto.

L’amicizia si estese a tutti e cinque i protagonisti di questa storia. Ogni tanto si incontravano a casa di Livio,  un casale di campagna dove il prato diventava un campo di calcio e il pergolato accoglieva le grigliate di  formaggio di capra e torte di bietola, le fragole e i mirtilli. Tutti erano vegetariani e Roberto insegnò al suo pupillo anche il pensiero buddista che tanto lo aveva sorretto da giovane.

I giorni scorrevano sereni, e sembrava che non potessero mai finire.

Una sera si fermarono tutti dopo cena per vedere le stelle cadenti. Il cielo era buio, i cuori pulsavano lenti e sereni, sembrava tutto perfetto quando cominciarono ad alzarsi dalle sedie per andare a dormire. Livio non si alzò, rimase immobile sulla sedia a sdraio ancora con il sorriso che gli aveva regalato la serata. Lo chiamarono, lo scossero, lo afferrarono stretto, ma lui era spirato in silenzio.

Il mondo si fermò di colpo, anche le stelle sembrarono spengersi. Le lacrime si gelarono.

Finché Antonietta ruppe il silenzio con poche parole tremule. “Lo sapevo. Era troppo stanco, stanco del male che ha sempre combattuto, non accettava più questo mondo, ma ha voluto andarsene nell’amore, sotto le stelle. Ora noi dovremo proseguire anche per lui. Ma non accetteremo che il mondo trabocchi solo di cattiveria e continueremo ad aiutare chi avrà bisogno di comprensione e di amore. Fonderemo una scuola di calcio  per ragazzi difficili.

Si alzarono, presero una targa di legno e incisero lì, nel buio della notte  con il fuoco ancora acceso la scritta da appendere al cancello

“Scuola calcio la casa di Livio”

Quattro personaggi in cerca di storia: Rossella B.

Top secret – di Rossella Bonechi

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Finalmente la convocazione tanto attesa! Scoprire la missione per lui sarà emozionante e a Kripstak tremano le mani aprendo la busta TOP TOP TOP SECRET !

DESTINAZIONE : Terra

LUOGO : Italia

IDENTITA’ : Donna, Single

COPERTURA : ricercatrice Università Umanistiche

INCARICO : ritrovare le tracce di Petrektet, persi i contatti da tempo; nessuna comunicazione recente degna di nota

AGENTI DI SUPPORTO : Amely e Roberto; seguono indirizzi descrizioni e metodo di contatto

E’ tutto, può partire e durante il viaggio Kripstak diventa Antonietta, un nome scelto perché gli risuona nella testa, legato forse agli studi su un’antica sovrana. La città di destinazione è caotica e pullulante di persone, un buon luogo per rendersi invisibile tra la folla. La casa è la solita d’ordinanza: centrale, un po’ anonima ma provvista di tutto il necessario, soprattutto di una scrivania su cui poter lavorare e studiare il materiale raccolto. Il computer è come quello visto tempo fa al Museo della Tecnica ma lo sa padroneggiare e può aprire il file “LIVIO”: sulla terra per fare rapporto sulla Botanica e sulle interazioni tra piante e Umani, compito svolto egregiamente in quel paesino di una dolce montagna che lui descrive con curiosità. Il collegamento si è interrotto 12 giorni 3 ore e 14 minuta fa secondo il tempo terrestre, per cui urge un sopralluogo.

Contatta Amely aspettandola davanti alla scuola dove insegna (ma guarda un po’ …) Scienza e Telecomunicazioni. Eccola, Antonietta non può sbagliare: colorata, sorridente, con quella camminata che sembra sempre sul punto di spiccare il volo, proprio come descritto nella sua scheda. ” Ciao Amely, sono Antonietta streghetta ristretta nella fretta (ma chi le inventa le parole di contatto lassù ???)Ho bisogno del tuo aiuto” e comincia a spiegare mentre camminano verso l’indirizzo dell’altro compagno-agente. Arrivano davanti a un campo da calcio e allo sguardo interrogativo di Antonietta, Amely indica un bel tipo non molto alto, con un codino e una maglia con il 10 che fa su e giù di corsa come se non ci fosse un domani. “Lui è Roberto – spiega Amely – un famoso calciatore e la sua squadra va in ritiro in un casolare di lusso nel bosco frequentato da Livio”. Roberto si avvicina alla rete ad un cenno di Amely  e dopo un breve conciliabolo concordano di aspettarlo davanti all’uscita degli spogliatoi per poi andare in avanscoperta  nel bosco. Durante lo spostamento Antonietta risponde di buon grado alla richiesta di notizie della Base Natìa, ma sente che non c’è eccessiva nostalgia nelle voci dei due. “Io qui sto bene come Amely: passo da una storia d’amore all’altra, da un viaggio ai Caraibi ad uno nel Nord Europa, instillo conoscenza ai miei studenti e mando rapporti sulla gioventù umana. Non penso al ritorno, ho qualcosa di molto interessante in vista …”. “Anch’io non mi trovo male come Roberto: i tifosi mi amano, i compagni mi stimano e  mi mantengo in forma. Per ora invio resoconti sullo Sport Umano ma quando l’età terrestre si farà sentire, anziché tornare appenderò gli scarpini al chiodo e imbraccerò il retino da cacciatore di farfalle”.

Intanto erano arrivati. Antonietta esplorò minuziosamente memorizzando tutto: la zona, la casa, gli effetti personali e anche la dispensa con il formaggio di capra e le bietole bollite; se ne andò con il computer di Livio sotto il braccio.

Seguirono giorni di studio, di ricerca in tante biblioteche e in vari archivi universitari ma fu mentre si preparava una delle solite insalate miste che una foglia di salicornia le accese una lampadina! Stampò l’ultima relazione di Livio e tornò nel bosco. Seguendo le indicazioni nascoste tra le righe arrivò ad una grande albero frondoso che Livio aveva chiamato Cerro. Dietro al suo tronco, in una zona d’ombra, trovò il suo corpo ormai senza vita appoggiato come per una pennichella, il volto sereno, in pace come chi sta proprio dove vuole essere. In mezzo alle grandi radici dell’albero che affioravano dal terreno spuntavano piccoli ributti di tenero verde con foglioline perfette seppur minuscole. Antonietta si inginocchiò e passando una mano a carezzare i giovani virgulti, salutò Livio e lo rassicurò: “Ciao collega, a fine missione invece di tornare hai scelto di rimanere diventando ciò che hai studiato e amato. Tranquillo, farò un rapporto eccellente e nelle mie conclusioni scriverò che Petrektet si è guadagnato la Menzione d’Onore”.

Un ultimo sguardo e si preparò per ritornare Kripstak, sapendo che avrebbe sempre un po’ invidiato chi aveva scelto di restare. Ma forse, in un’ultima Missione… chissà… !!    

Quattro personaggi in cerca di storia: Daniele

Salute e mistero nel bosco – di Daniele Violi

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Roberto di primo mattino, decise di uscire di casa e tentare come anni addietro, di poter sgranchire le gambe, vestito con un paio di pantaloncini corti e canottiera di lana. Una corsa in mezzo ad un bosco che si trovava a mezza costa, a poche centinaia di metri, un bosco curato da anni, con un sentiero che con leggera pendenza risaliva con tornanti dolci verso una sommità ampia e aperta verso la valle opposta. Tutto questo scenario, per tante persone amanti della natura, era una palestra di vita e di contatto con esseri viventi come le piante. Un bosco curato con amore e passione da volontari che dedicavano la propria opera a mantenere questa bellezza naturale. Tra loro, Livio molto conosciuto, si distingueva per la sua conoscenza e la sua profonda filosofia riferita alla coabitazione tra esseri animali e esseri vegetali. 

Quella mattina su quel sentiero che si dipanava per diversi chilometri, si dettero appuntamento anche Antonietta e l’amica Amely; vista la bella giornata, si erano decise a portare avanti le pratiche yoga di respirazione, con una lenta passeggiata, con movimento delle braccia in sincronia, con una ginnastica corporea che aveva il fine di ossigenare con metodo, tutto il proprio apparato respiratorio, traendo benefici e scacciando per sempre il vizio del fumo, un percorso che con convinzione era stato intrapreso da entrambe. Un percorso nel percorso. 

Ad un certo momento sul sentiero, le due amiche incontrarono Roberto, che con un saluto fece interrompere il silenzio che accompagnava la passeggiata delle due ginnaste, convinte a volersi bene con questa iniziativa di immersione nel verde.

Ci fu una pausa e la sosta porto’ oltremodo a convenevoli che si trascinarono in domande che coinvolgevano argomenti comuni. Giusto il tempo di iniziare a chiacchierare, Roberto si accorse che da sotto un mucchio di foglie, cadute da tempo, raccolte su uno spazio aperto, la suola di uno scarpone, si intravedeva. Spostata la montagna di foglie di acero e castagno, la sagoma di un uomo appariva agli occhi dei presenti. Subito riconosciuto, Roberto si accorse che si trattava di Livio, l’amante di questo bosco, giaceva inerme senza respirare. Subito lo sgomento prese tutte e tre, subito si fece certa la triste idea che non c’era più niente da fare. Livio era volato in cielo, sopra un ramo di Abete, di media grandezza, come un tappeto. Dopo poco aver cercato di sistemare Livio dormiente sopra un poncho telato uscito dallo zainetto di Amely, avvertirono chi poteva dare aiuto. Livio non dava segni di vita e il dolore di questa grave perdita scese nell’animo e nelle parole che venivano espresse rendendo l’aria così cupa che poi nel giro di poco, una nebbia avvolse velocemente la scena dell’accaduto e quasi si tagliava con il coltello per la sua consistenza. Sembrava che tutto fosse stato scritto per una sceneggiatura legata ad un momento così triste e  cupo. 

Ma un colpo di scena, si fece avanti nella nebbia. Livio iniziò a respirare, si alzò a sedere e con fare lento cercò con le nocche delle dita di sfregarsi gli occhi. Come una folata di vento si presentarono lo stupore e l’incredulità. La luce così bianca abbagliava Livio, e accorgendosi di essere attorniato da Antonietta Roberto e Amely, si rallegro’ ed esclamo’ con voce dolce e puntuale: con questo mio viaggio interiore nel mondo sotterraneo, mi sono mescolato con le foglie e l’humus; sono andato alle ricerca delle mie radici. Ho voluto ricollegarmi con l’anagramma del mio nome.

Quindi ora che sono vivo e contento di vedervi, lascio a voi, che avete ascoltato quanto ho esposto, la possibilità di indovinare chi sono.

Quattro personaggi in cerca di storia: Elisabetta

TRA AMICI – di Elisabetta Brunelleschi

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Il messaggio le era giunto su posta elettronica e pareva da provenienza sicura. Ma la richiesta non la convinceva. Pensò quindi di parlarne con gli amici che sentiva più vicini: Antonietta, Roberto e Livio.

Dato che le chiedevano entro tre giorni una risposta e non poteva perdersi in inoltri, attese di risposte e ulteriori inoltri, considerò che l’unico modo per comunicare velocemente e tutti insieme fosse creare gruppo su WA.

Prese il telefono e con pazienza si lasciò guidare dai passaggi che la pagina WA via via le indicava.

Amici cari, così lo volle nominare. Poi aggiunse i membri: Antonietta, Roberto e Livio. Ecco fatto, ci siamo, premi Chat vocale e aspetta le risposte!

Uno squillo, un altro e un altro ancora; lo schermo si illumina, Antonietta e Roberto rispondono:

– Ma chi è? Chi ci chiama, Amelie, pronto!-

– Ciao carissimi, ho creato questo gruppo perché vi devo chiedere velocemente un consiglio, e mi pareva più semplice. –

R. – E allora dicci tutto, siamo qua!-

A – Nel gruppo ho messo anche Livio, ma ancora non ha risposto …-

An: – Si, aspetta e spera, lassù il telefono prende solo se ti affacci alla finestra di camera, chissà lui dove sarà!-

Am: – Aspettiamo ancora un po’.-

R. – Può darsi che non sia in casa, al mattino scende in paese-

An: – Dai Amelie, parla sono curiosa!-

R: – Ma sì, soddisfa la nostra curiosità.-

Am: – Sono stata contatta da un giornalista di una testata locale, mi chiede un’intervista.-

R: – Tutto qui, e figurati …-

Am: – Roberto tu la fai sempre facile.-

R: – Certo, cosa vuoi che sia, loro domandano e tu rispondi!

An: – Ma non sarà una truffa? Hai controllato?-

Am: – Sembra una email sicura!-

An: – Cosa vogliono saper da te?

Am: – Del mio lavoro di insegnante, anni e anni a contatto con i ragazzi-

R: – Ma il giornalista, dicevi …-

Am: – Franco Tanetti-

R: – Lui, proprio lui!! Tanti e tanti anni anni fa, era responsabile della sezione sportiva di un quotidiano nazionale, seguiva la squadra, ci tallonava, voleva informazioni, impressioni. Uno scocciatore, credetemi!-

An: – Roberto, tu giocavi in serie A, è normale che fossi rincorso da giornalisti e fotografi!-

R: – A me piaceva solo giocare, lo sapete, e invece te li ritrovavi anche all’uscita delle docce, sotto il portone di casa!-

Am: – Esagerato! –

R. – No, no, è proprio così. Comunque se il Franchino …

An: – Ragazzi noi chiacchieriamo, ma Livio non si fa vivo, ma scusa ti ho interrotto.-

R: – No, figurati, dico che se il Franchino è approdato a una testata di paese, la sua carriera non ha più speranze.-

An: – Ma dai sarà oramai vecchiotto, anche tu Roberto hai abbandonato da un bel po’..-

R. – Venticinque anni, ora vivo di rendita, di ricordi, di squadre amatoriali e grigliate miste con amici.-

An: -Bravo, ma Livio?-

Am: – Amici, chissà dove si sarà cacciato! Poi gli racconteremo tutto. Ma cosa mi consigliate?-

An: – Ma accetta, fatti intervistare, a me è capitato per motivi di lavoro. Quando si pubblicano i risultati di una ricerca, di solito l’ateneo convoca una conferenza stampa, e non ti puoi sottrarre Certo è sempre consigliabile rileggere cosa scrivono prima che il testo venga pubblicato. Onde evitare sorprese. Lo puoi chiedere.-

R: – Ma sì , buttati, alla fine codesta testata non è una comare in cerca di chiacchiere. Comunque dipende da te, puoi inventare, infiorettare, raccontare la prima che ti viene in mente.-

Am: – Cari amici, vi ringrazio, parlare fa bene. Rispondo e poi resto in attesa, vi terrò informati. Ma ora questa Chat? La elimino?-

– No!- Esclamano all’unisono Roberta e Antonietta

An: – Ci sarà occasione per altre conversazioni, comunicazioni, Chissà! E magari risponderà anche Livio. Ma dove si sarà cacciato? –

R: – Strano che non si sia fatto vivo. Dopo pranzo vado subito a casa sua. E vi farò sapere.-

An e Am: – Bravo, ottima idea! E parleremo tutti insieme sulla chat! –

Roberto subito dopo pranzo sale in macchina e raggiunge via dei Cordoni.

La strada, che iniziava dalla periferia della città, curva dopo curva s’inerpica nella campagna per poi finire in uno spiazzo circondato da poche case. In quella più vecchia, ai margini del bosco, abitava Livio. Dopo aver parcheggiato vi si avvicina: le finestre sono sprangate, dalla cassetta della posta ciondola la pubblicità di un centro commerciale. Suona il campanello e nulla. Livio evidentemente non è in casa.

In quel momento ecco giungere un’altra auto. Roberto ne approfitta per chiedere informazioni:

– Manca da cinque \sei giorni, mia moglie lo ha visto salire su un taxi. Aveva tre enormi valige. È un tipo solitario, non sappiamo molto di lui!-

Scambiano qualche altra parola, si salutano. L’uomo si allontana casa e Roberto resta immobile davanti davanti alla casa di Livio.

Non riesce a capire, possibile, si chiede, che sia partito senza dir nulla. Erano amici da tempo immemorabile, avevano superato insieme tante vicissitudini. Si ritrovavano regolarmente tutti e quattro anche per raccontarsi banalità. Come, quella dell’intervista, ma Amelie, è così, che ci vogliamo fare! Ma alla fine pur di non sentirsi soli qualsiasi argomento era valido. Tra loro non vi era stata partenza non fosse stata annunciata e motivata. E ora lui spariva senza dir nulla a nessuno. E dove?

Così rimuginando camminò intorno alla casa e sbirciò al di là del recinto dove si estendevano l’orto e il giardino che Livio amorevolmente coltivava. Lì non vi era segno di abbandono e nell’orto le cicorie e le erbette che lui preferiva crescevano rigogliose.

Lentamente riprese la via del ritorno. Giunto a casa telefonò alle amiche che risposero al primo squillo.

– Partito cinque giorni fa, così dicono i vicini. È salito su un taxi con tre valigione! –

Am: – Come? Senza dir nulla, senza salutarci..-

An: – Diamo tempo, forse si farà vivo. Certo fa strano, non che lui fosse incline alle confidenze, tra noi era il meno chiacchierone… ma scomparire così …. –

Am: – Strano molto strano, ma hai ragione, diamogli tempo, forse si farà vivo.

Passano dieci giorni e di Livio non si hanno notizie.

L’unico parente era un cugino che abitava in un’altra città. Roberto ha il contatto. Dopo due giorni finalmente risponde. Non sa nulla di Livio, i loro rapporti sono cordiali ma saltuari. Dice che si erano visti da pochi mesi, e aggiunge che gli era parso stanco, provato da non so che cosa, ma lui lo aveva rassicurato dicendogli mi sento bene.

Passano altri giorni.

Era un giovedì mattina, Antonietta non lo avrebbe mai più dimenticato, quando come tutte le mattine, alle sette accese la radio.

Il corpo di uomo senza vita è stato ritrovato sulla spiaggia di San Juan di Porto Rico. La polizia ne ha disposto il trasferimento al reparto di medicina legale del City Hospital. Dai primi accertamenti si tratterebbe di un turista italiano.

Un sobbalzo, un presentimento, Antonietta è incerta, vorrebbe chiamare gli amici.

Ma no!, si disse, cosa vado a pensare. 

Fa colazione ed esce. All’università l’aspettava un incontro con un gruppo di dottorandi.

Ore dodici, la radio di Amelie era accesa. Le piace ascoltare musica mentre traffica per la cucina. E alle dodici e trenta quando passano le notizie del giornale-radio e lei di solito o spegne o cambia stazione, quel giorno senza un perché, non fa nulla. Lascia che le notizie scorrano finché l’orecchio sente qualcosa:

È stato identificato l’uomo ritrovato ieri sulla spiaggia di San Juan di Porto Rico, si tratta di un turista italiano di 57 anni di nome Livio Brandicardi. Il Consolato si sta occupando del caso.

Amelie sobbalza, si piega, porta le mani al volto.

Il corpo non presenta segni di violenza. La morte secondo le autorità del luogo sarebbe da attribuirsi a cause naturali. Sarà effettuata l’autopsia.

Amelie non crede, non è possibile, sarà un caso di omonimia.

Squilla il telefono, non vorrebbe rispondere, ma gli squilli insistono. Sono loro gli amici.

Roberto inizia con toni disperati:

– Avete sentito i notiziari? Ecco dov’era scappato e il perché non lo sappiamo, non lo sapremo mai.- 

Am: – Ma siamo sicuri che sia lui, potrebbe essere un altro con lo stesso nome. –

An: – Tu vuoi sempre illuderti, vuoi scacciare lontano la realtà. –

Am: – Voglio sperare. –

Roberto nemmeno le ascolta e continua dicendo: – L’unico cugino che gli era rimasto forse è già stato avvertito, saprà qualcosa in più, cerchiamolo. –

Il cugino, come loro, ha appreso la disgrazia dai notiziari. Non ha parole, non sa spiegare. È dispiaciuto e non sa dire altro.

Trascorrono altri giorni tra incredulità e rassegnazione. Poi inaspettatamente i tre amici vengono convocati dal Console di Porto Rico. Vi si recano insieme. Un’impiegata gentilissima e in perfetto italiano li accoglie e li annuncia al console.

Entrano nell’ufficio carichi di emozione. Poche parole di convenienza e il Console mostra la lettera ritrovata sul comodino della camera dove Livio aveva trascorso gli ultimi giorni della sua vita.

È chiusa, sulla busta vi è scritto (gli amici riconoscono la sua calligrafia): da consegnare a Roberto Carcanti, Antonietta Villesti, Amelie Tornaveri quando tutto sarà finito.

Cari amici,

        vi sarete sentiti traditi, me ne sono andato senza dirvi nulla. Ma questa è stata la mia scelta. Ora vi dirò la verità. Otto mesi fa, si era in primavera ricordate, andai dal medico per certi strani disturbi che da un po’ mi affliggevano. E lui dopo aver ascoltato e fatta qualche domanda sui dolori alla schiena, l’appetito e il peso che stavo perdendo, subito mi prescrisse una serie di esami. Il risultato finale fu: tumore al Pancreas. In fase avanzata. Non c’era più nulla da fare.

All’inizio pensai di confidarmi con voi. Ci incontrammo a Pasqua, ricordate, a casa tua Roberto, cenammo e io tenevo pronto dentro di me un bel discorso con cui vi avrei spiegato la malattia. Vi guardavo, c’era tranquillità nei vostri sguardi. Antonietta parlava dei suoi passati amori, Amelie dell’ultima conquista e tu Roberto ci raccontavi delle assurde pretese della tua ex-moglie, che ancora una volta era ripartita all’attacco per non so più quale questione finanziaria.

Io tacevo e vi ascoltavo. Mi faceste notare che quella sera me ne stavo come in disparte. Dissi qualcosa ma non la verità. Il discorso mi rimase in gola. Il cielo intorno a noi era sereno ed io non lo volli rannuvolare.

E così decisi scomparire e cercare la fine prima che lei trovasse me, lontano lontano da tutto e da tutti.

Qui accanto a me ho un sonnifero. Lo porterò in spiaggia e davanti al mare mi addormenterò.

Cari amici miei, perdonatemi se non vi ho parlato.

Davanti al mare azzurro vi penserò.

Il vostro amico Livio

P. S: il mio testamento, olografo, è depositato da un notaio.

Quattro personaggi in cerca di storia: Stefano

Mondo difficile – di Stefano Maurri

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Amelie a causa del suo carattere timido e taciturno, aveva come unica consolazione chattare con una persona che si faceva chiamare Roberto che con il suo atteggiamento ricordava nel modo di fare e  di porsi Roberto Baggio. Lei aveva di Roberto Baggio un poster in camera e una maglietta autografata che aveva comprato a un’asta on line. Roberto cercava di consolarla e di convincerla che forse se avesse conosciuto meglio  se stessa avrebbe potuto affrontare il mondo. L’aveva invitata a recitare, ma per il momento non se la sentiva. La mamma Antonietta pensava solo alle mode, guardava la televisioni e si comportava come i concorrenti di affari tuoi si era rifatta il culo, le labbra il seno e aspirava a partecipare a tutti i giochi

Livio lavorava in un carrozzeria dove al muro troneggiavano le foto di tutte le pornostar del pianeta Accanto troneggiava una foto del presidente Trump che era diventato il suo idolo perché sperava di vedere reimmigrati tutti i giovani di prima generazione che giravano per il quartiere. Conoscendo la sua tendenza i giovani immigrati  andavano a pisciare sul bandone

Nel quartiere erano in maggioranza e non poteva dare sfogo alle sue voglie di ordine e giustizia

Il quartiere era noto in tutto il mondo come Rogoredo, un quartiere dove soltanto i peggiori malintenzionati riuscivano a sopravvivere. La stazione era piena di scritte che indicavano, come quelle degli anni 70, l’arrivo di una nuova partita di eroina (dio c’è) Lui si rivolgeva a quelle persone dicendo sto cominciando a stirare la camicia nera.

Ogni tanto si accendevano risse, sia tra gli immigrati sia tra chi voleva farsi giustizia da sé. Amelie non usciva e chattava con Roberto che ripeteva che bisognava trovare una pace interiore che ci tenesse separati da tutto questo.

Alla fine decisero di incontrarsi e si trovarono in piazza del duomo come nella canzona di ornella vanoni

All’appuntamento si presentò un signore in carrozzina di circa 60 anni. Faccia spiritosa e comportamento affabile. Amelie rimase perplessa. Non sapeva come comportarsi quando decise che non importava né l’età né l’handicap ma contava il suo animo gentile. Amelie salì sulla carrozzella e andarono in giro per Milano cantando le canzoni della Mala di Orella Vanoni, di Cesare Cremonini quando diceva da quando Baggio non gioca e Senna non corre  più non è più domenica infatti il loro amore travalicava i giorni della settimana e si spandeva in giro per la città. Quanfo tornva a casa Amelie era accusata di essere una scialacquatrice di soldi, di vivere alle spalle della famiglia e lei rispondeva la vita è adesso e bisognava viverla fino a quando era possibile.

Un giorno alla carrozzeria di Livio si presentarono quattro energumeni che cominciarono a cazzottarlo fitto fitto e poi dopo che era svenuto lo caricarono su un furgone e lo trasportarono nel boschetto di Rogoredo, convinti che lì avrebbero potuto seppellirlo tranquillamente. Purtroppo per loro passava di lì una volante che intimo di fermarsi. Accelerarono per non farsi prendere e il cadavere di Livio in mezzo al boschetto quando la polizia si presentò alla casa la moglie Antonia li ricevette, rimase angosciata anche se sapeva che le caratteristiche del marito avrebbero portato in quella direzione. Decise che avrebbe fatto giustizia da sé. Cominciò a girare nelle strade di Rogoredo informandosi su chi erano i componenti della banda. Nessuno rispondeva ma da alcune indicazioni intuì che poteva essere la banda che si faceva chiamare fratelli di Mahmud era difficile arrivare fino a  loro l’unica cosa che sapeva era che erano fanatici di calcio e che se avesse chattato qualche annuncio dicendo che Roberto Baggio li avrebbe incontrarti per raccontare alcune delle sue esperienze li avrebbe attirati. Lo disse alla figlia  la quale lo comunicò a Roberto e lo convinsero a  interpretare il ruolo che era stato di Roberto Baggio che si era infortunato e non si poteva più muovere, lo pettinarono  con il codino e quando ricevettero la comunicazione della disponibilità dei quattro organizzarono la trappola di fronte allo stadio di San Siro. Roberto e i quattro si presentarono, le due donne uscirono da dietro le macchine e con due pistole 465 cominciarono a sparare senza dare a questi il tempo di fiatare poi di corsa Amelie e sua madre, tutte e due sopra la carrozzina di Roberto   andarono al karaoke che si svolgeva a Legnano cantando le canzoni degli anni ottanta terminando la serata con la canzone “uno su mille ce la fa”.

Quattro personaggi in cerca di storia: Sandra

QUATTRO PERSONAGGI IN CERCA DI STORIA – di Sandra Conticini

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Livio era un grande studioso di antropologia botanica ed aveva girato il mondo in lungo e in largo, ma fu in Amzzonia che sbocciò la sua passione per le  piante allucinogene utilizzate nelle tribù. Dopo tanti anni di lavoro in luoghi malsani decise di tornare nella  casa di bassa montagna vicino a Firenze. Era un tipo  curioso di tutto, solitario e, quando era partito per l’Amazzonia  aveva lasciato qualche amico, ma con il tempo e la lontananza aveva perso le loro tracce.  In Italia  continuò a studiare  e,  mentre era alla presentazione del suo libro, vide Amely, una sua vecchia compagna di Università, insegnante di materie scientifiche. Non era cambiata per niente, sempre molto bizzarra nel vestire. Anche quel giorno non si era smentita, la giornata era abbastanza calda nonostante fosse la metà di ottobre, aveva un paio di stivaletti di gomma rossi, pelliccia di marmotta, pantaloncini viola ed in testa un cappello di paglia giallo con fiocco a pois e fucsia, borsa verde acqua.  Alla fine della serata lui la salutò e lei, con fare malizioso e sbattendo le ciglia, le disse che non si ricordava di lui. -Strano perchè i miei uomini, anche se ne ho avuti diversi, li riconosco…. Livio pensò fra sé e sé che non era davvero cambiata, sempre la stessa sciocca.  Lui ricordava ancora quando il marito la buttò per le scale insieme a tutti i suoi cenci e, quando tornò a casa pentita, non la volle più vedere! Parlarono un po’ di quegli anni passati poi si scambiarono i numeri di telefono con la promessa di rivedersi ma, mentre si stavano salutando Ameliy vide l’amico di vecchia data: Roberto, di cui Livio era un fans. Roberto Gappo, un giocatore professionista di serie A degli anni 80-90. Sempre un bell’uomo, con un bel fisico e molto curato.  Si vedeva che ne era tuttora affascinata, sembrava una gatta che faceva le fusa . Lui il calcio lo aveva nel sangue, stava volentieri con i ragazzi della squadra e non perdeva un allenamento. Con il suo codino aveva comprato l’Italia, ma ora le cose erano cambiate, i suoi tifosi non lo filavano più e pochi si ricordavano di lui. Livio fece due parole con il grande, poi se ne andò. Arrivato a casa per cena mangiò il suo solito formaggio di capra, bietole lesse scondite e due uova sode. Tutte le sere  era il solito menù, ma stasera,  davvero depresso decise di chiamare la sua amica Antonietta, gli faceva sempre un certo effetto di avere per amica una transgender. Era collega dell’università,  anche lei ricercatrice in materie umanistiche, molto particolare. La casa per lei era il suo rifugio per la sopravvivenza, c’era tutto il necessario, ma niente di più. Aveva un carattere a dir forte era poco, caparbia, finchè non aveva risolto il problema non demordeva,  spesso era molto pesante. Certo la sua vita non era stata facile. Fin da piccola era stata trattata da maschio, ma dentro si  sentiva una donna. Indossava i vestiti della mamma, scarpe con tacco, minigonne, la mattina si metteva la vestaglia con il marabù e ciabatte con pon pon. In quella mise si sentiva bene, non con quei Jeans scoloriti e rotti da ragazzaccio.  Aveva combattuto con tutte le sue forze, ma era stata rifiutata dalla società e dalla famiglia. Il lavoro invece le aveva dato grandi soddisfazioni e all’età di 50 anni decise di scrivere il libro sulla sua vita. Fece molto successo,  aiutò anche altre persone a seguire il suo esempio e lei si sentì  contenta di aver trovato il coraggio di  condivederla con il mondo.

Dopo qualche giorno Amely contattò Livio e gli propose se insieme a Roberto si potevano vedere per fare una partita di poker e, se lui aveva qualche altro amico, poteva portarlo.Ci pensò un po’ poi gli venne in mente che poteva sentire Antonietta. Lei accettò,   organizzarono un aperitivo  con poker a casa di Livio. La serata  fu molto piacevole, andò avanti fino a tarda notte, tutti insieme bevvero, risero e scherzarono. Roberto fu il vincitore della serata, Livio chiese la rivincita, Roberto accettò.

Amely rimase male che Roberto avesse preso tutti quei soldi e fosse andato via senza salutare e ringraziare, quindi il giorno successivo decise di andare  a casa di Livio per parlarne. Salì il viottolo che portava alla casa, in lontanza vide, sotto il boschetto, qualcosa di grigio, forse era un lupo…,ma via via che si avvicinava non voleva credere ai suoi occhi era il corpo di Livio senza nessun tipo di violenza o segni di arma da fuoco o da taglio, forse era morto d’infarto?. Iniziò a urlare disperarsi, ma nessuno la sentiva. Fece un giro intorno nessuno, la porta di casa era aperta, entrò, era stato già rimesso tutto in ordine anche le carte erano sparite!   Chiamò subito l’ambulanza, la polizia ed anche Antonietta e Roberto.

I medici arrivarono e dissero che ormai non c’era più niente da fare e che  era morto di morte naturale. I carabinieri fecero tutti i rilievi, la scientifica  prese le impronte digitali e, giunti alla fine, un po’ tutti volevano chiudere il caso. Antonietta riteneva che la morte di Livio non fosse stata naturale perchè Livio era un uomo sano e molto attento alla sua salute, sotto c’era qualcos’altro. Intanto Roberto ancora non si era né visto né sentito. Dopo tanto discutere fu deciso di fare l’autopsia. Antonietta era distrutta, in quei giorni non riusciva a lavorare alle sue ricerche,  non poteva pensare che Livio potesse sparire così.

I risultati parlarono chiaro era stato avvelenato con il cianuro. Roberto andò alla polizia, si costituì. Disse che all’alba era andato da Livio per avere i soldi, ma quella cifra non ce l’aveva disponibile, aveva da saldare un altro debito,  ci fu un’animata discussione, al momento che si voltò per offrirle un  caffè gli mise diverse gocce di cianuro nella tazzina. Uscì sbattendo la porta sperando che il veleno facesse presto il suo effetto!   

Quattro personaggi in cerca di una storia: Lucia

Fantasie – di Lucia Bettoni

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Fantasia senza limiti
Festa di colori
Ali bagnate di pioggia e calde di sole
Amelie crede nell’amore
La sua casa sull’albero profuma di bosco, di terra, di muschio e foglie di quercia
Antonietta scalcia, batte, parla forte e urla compressa in una vita dai contorni definiti che vorrebbe frantumare, polverizzare, cambiare
Antonietta rimanda l’amore, non ha tempo per l’amore
Batte e si dibatte consumando le ali
La sua casa in città è scoppiata
Vetri e mattoni hanno coperto l’asfalto
Amelie l’ha accolta nella sua casa sull’albero
Ti insegno a volare se vuoi
Ti insegno l’amore se vuoi
Dalla casa sull’albero il panorama è immenso, l’albero è il più alto del bosco
Antonietta si placa
Apre gli occhi e osserva
La sua vista trapassa il fogliame e arriva a terra
C’è un uomo seduto immobile , canta una canzone che parla di pioggia, racconta e coccola un cuore imbevuto d’inverno
Livio ha ha il cuore pieno d’inverno e di luce
Ha una sensibilità rara, trasparente e fragile come cristallo
Passi pesanti rimbombano nell’aria: è un orso? è un mostro?
E’ Roberto il cacciatore
Fango sotto le suole e un fucile in mano
Una colomba si libra leggera nell’aria
Un colpo secco, uno solo
La colomba cade, precipita 
Un tonfo assordante ai piedi di Livio
Il suo cuore di cristallo si frantuma in mille pezzi e muore
Antonietta più tardi scoprirà che senza la pace non ci può essere la vita