
Ho atteso sul balcone con l’edera della mia infanzia – di Tina Conti
Non ho atteso sul balcone cercato nel tempo dei ricordi e delle emozioni, frugando nella vita di prima, nel tempo dell’infanzia, della giovinezza, in una immagine, in un profumo.
Provo gratitudine nel rivedermi bambina di fronte alla vita.
Mi chiedo come ho fatto a imboccare la mia strada, destino o scelta consapevole?
Non ero una studentessa impegnata ma ero curiosa su come andava il mondo, come funzionavano le cose, costruivo, sperimentavo, chiedevo, facevo frittate dolci.
Erano i miei operosi genitori quell’edera a cui mi aggrappavo, con orgoglio e fiducia.
La mia casa era un laboratorio, si poteva sperimentare e fare tutto.
I materiali si cercavano e si recuperavano, non si buttava niente.
Si era costruito un pozzo, ricoveri per animali, arredi per la casa, materassi tende e abiti.
La cucina disponeva di verdure, uova e frutta, c’era sempre il problema di come conservare gli alimenti nei momenti di esubero di produzione. Un piccolo vigneto consentiva la lavorazione del vino che piaceva solo al babbo ma che era prodotto in modo naturale e genuino.
In una dinamica così fatta, eravamo tutti incoraggiati a sperimentare anche in tenera età.
Così, il giorno che decisi per una crema al cucchiaio senza aver mai visto farla e neppure conosciuto il procedimento, ho realizzato la mia frittata dolce che ha provocato risate e ironia ma che non mi ha certo scoraggiata, da allora, la mia produzione di creme si è fatta vasta e fantasiosa e pronta a nuove ricette e scoperte.
