La vendemmia di Daniele da un frammento di Neruda: la scrittura del vino

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La scrittura del vino – di Daniele Violi

“”La scrittura del vino””, scrittura fatta di parole, come i grappoli d’uva, una scrittura che ho visto nascere, quando ho lavorato in una cooperativa agricola, quando con il vigore giovanile mi immergevo nell’uva. Dentro carrelli di legno costruiti appositamente per l’occasione della raccolta della vendemmia. Carrelli che avevano dimensioni di almeno 2 metri di lunghezza e di 1 metro di larghezza, capienti. La parte posteriore aveva una apertura, l’usciollo, il famoso usciollo. Con un forcone in mano a piedi nudi, affogati dentro una quantità enorme di grappoli d’uva, un bagno dentro una meraviglia della natura. Vivevo il piacere di conoscere la piacevole storia sin dalla nascita, di un antico ricavato dall’uva, che ha reso più dolce, anche il gusto della vita a tante persone. 

Come un rito iniziavo ogni volta, a ogni carrello, a raccogliere grappoli e grappoli di uva, che lanciavo poi con il forcone dal famoso usciollo, dentro la bocca di una macchina rumorosa, la diraspatrice, che accoglieva questa grande bontà di uva per la produzione e farne mosto. 

Ogni tanto, quando potevo, riuscivo a scrutare grappoli d’uva formosa di varietà  molto dolci, rossi e bianchi, belli agli occhi, che spuntavano, nel bel mezzo della mia opera di pesticciamento, quasi a chiedere di essere salvati dalla loro fine. Grappoli che mi ispiravano a essere presi al volo, e con veemenza addentati e gustati. In quel momento iniziavo a vedere la scrittura del vino, una scrittura che mi portava a fine giornata a sentirmi appagato. Si appagato dell’opera, ma anche tanto inebriato.

Storia di Nadia da un frammento di Neruda: fu cielo passeggero

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FU CIELO PASSEGGERO – di Nadia Peruzzi

Fu cielo passeggero ad accogliere il loro amore clandestino. Era esploso come un uragano estivo, di quelli che non ti aspetti, e ti trascinano lontano. Due occhi si incontrarono, poi furono mani intrecciate, baci appassionati, una intesa sessuale come nessuno dei due aveva mai sperimentato prima. Un viaggio in treno li aveva fatti incontrare. Destino, coincidenza, chissà. Stesso treno, stessa direzione, posti uno di fronte all’altra. Si riconobbero dal primo sguardo. Come se si conoscessero fin dalla notte dei tempi. Le affinità emersero pian piano. Iniziarono una conversazione da pendolari, lei una broker che si occupava di finanza, lui un tecnico di centrali idroelettriche addetto a manutenzioni continue. Quanto di più diverso non poteva esserci. Eppure. Eppure. Fili sottili, invisibili ad ogni parola tessevano una ragnatela che li avvolgeva sempre più. Erano solo loro, come se il resto delle persone attorno fossero sparite in un colpo. Portavano anelli che raccontavano di impegni e rapporti importanti, ma mentre si infittivano parole fra loro e occhi persi in quelli dell’altro, ognuno di loro era solo, sigillato in quel presente inatteso. Cenare e passare poi la notte insieme venne naturale ,come se niente altro ci fosse da fare per loro due in una serata di un marzo che già sapeva di estate. La cena corse via veloce. La notte, in hotel, non li vide dormire nemmeno un attimo .Avevano altro a cui dedicarsi ,e il tempo lo sapevano non era infinito. La mattina arrivò a dividere chi era stato una cosa sola per una notte. Si accorsero quando se ne andarono ciascuno in un taxi, e verso destinazioni diverse, che nemmeno una volta si erano chiamati per nome. Nessuno dei due aveva pensato di chiederlo all’altro!!