
L’edera e la nebbia – di Stefano Maurri
Ho atteso sul balcone con l’edera della mia infanzia felice, ma la nebbia che ora mi avvolge rende lontano quella sensazione, forse bisognerebbe cominciare a conservare la nebbia come qualcosa di utile e rimuovere i marchingegni che ci costringono fuori da essa. Nessuno all’infuori dei propri cari sentirà una mancanza particolare e ti verrà a cercare…. dove si potrebbero cercare? fuori è solo nebbia si sente il rimorchiatore che si appresta ad entrare nel porto, i passeggeri della nave da crociera scendono spaesati, i nani e le ballerine che erano stati predisposti per rallegrare il loro soggiorno sono appena visibili, i croceristi parlano piano, si aspettavano qualcosa di più. Dalla nebbia qualche casetta rossa emerge da un ghiaccio che stringe il cuore. “Com’è freddo questo sole di York” e purtroppo “l’inverno del nostro scontento” continua a perseguitarci, la sirena della nave prende a suonare, il rimorchiatore fischia anche lui, i passeggeri straniti rientrano nelle cabine…… per fortuna Affari tuoi deve ancora iniziare, La ruota della fortuna gira e …rien ne va plus……
RIEN NE VA PLUS…
forse la nebbia fa da scudo ai rumori, forse li amplifica…
le nostre nebbie nascoste o quasi in scatole immaginarie…fanno e faranno sempre parte di un “leggeropesante” bagaglio.
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“l’inverno del nostro scontento” continua a perseguitarci.e poi c’è la nebbia che ora mi avvolge…bello…
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la nebbia puo’ essere pura magia, rende fantastici anche luoghi banali. Un trucco da prestigiatore, la farina sul presepio. I tetti rossi si vedono proprio. Bellissima immagine.
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