Una frase per Nadia: “Il crepuscolo della vita”

CREPUSCOLO DELLA VITA!! – di Nadia Peruzzi

Photo by Bayram Yalu00e7u0131n on Pexels.com


Ho scelto questo. Un titolo che fa pensare a qualche racconto straordinario di E. A. Poe tipo “La caduta della casa degli Usher”, o “Il pozzo e il pendolo”.
O per metterla un po’ più sul divertente all’avvoltoio sul letto della nonna, di una gag di Panariello. . ovvio in attesa che la vecchia passi a miglior vita!
In realtà l’ho scelto per parlare d’altro . Del suo contrario!
Di quel momento della giornata in cui il sole decide che è tempo di cambiare aria, si fa meno potente e va a nascondersi laggiù laggiù, e si traduce in una linea dalle sfumature rosa che accarezza e segna i contorni di tutte le cose.
Quanti ne ho visti ! Per quanto possa ricordare non mi hanno mai incupito. Momento sospeso, di passaggio, in cui a volte anche il cuore sembra fermarsi insieme all’aria attorno. Sembrano affievolirsi i rumori mentre il giorno comincia a cedere il posto alla notte.
E’ un momento di magia. Tutto in fondo lo è in questo rotolarsi senza fine dei pianeti, che girano attorno a sé stessi , ballano attorno al sole mentre gioca a rimpiattino con la luna.
In alto, sopra di noi finalmente le stelle prendono il sopravvento. Quando guardiamo in alto andiamo a cercare loro , non il buio siderale nel quale nuotano. IL carro dell’Orsa maggiore uno dei più gettonati, ma vogliamo mettere Cassiopea o Venere?? 
Come si fa sotto un brilluccichio come quello a pensar male.  Sotto quella coperta escono sogni, progetti. Quante marachelle abbiamo fatto da bambini in quelle notti di primavera che speravamo non avessero fine.  Appuntamento al crepuscolo , obbiettivo un campo pieno di alberi di ciliegie sopra Balatro, sulla via di Tavarnuzze.
Era una festa la camminata per arrivare fino a li’. La musica ce la inventavamo. Ancora il mangianastri non c’era e se ci fosse stato l’imperativo categorico sarebbe stato tradotto così : “Chi lo porta è grullo. Il contadino ci sente!!”
Dominava il silenzio nel momento in cui salivamo sugli alberi per prenderne il più possibile. Poi , erano parlottii a bocca piena e grande sputazzar di noccioli, con le orecchie sempre all’erta. . il contadino poteva arrivare in ogni momento e allora si che sarebbero stati dolori.
Per fortuna la notte ha le sue ali di protezione. Ci rende ombre, come nel teatro giapponese. Sarà per questo, forse, che non ci hanno mai beccati.
Non riesco a pensare in termini di crepuscolo di vita. Preferisco quello di cui ho provato a scrivere.
Anche perché avessi deciso di sviluppare il tema avrei dovuto cominciare a pensare a quanto può ancora restarmi da vivere, secondo le stime di vita in Italia.  Che pensiero deprimente!
Tanto più se accompagnato dagli altri: quante rughe dovrò vedere apparire sul mio viso, quanto cederanno ancora mento e collo e soprattutto , ahimè, a quale strapiombo sarà destinato il mio seno?
Ci mancava proprio che Newton da una mela che cadeva da un albero, scoprisse che la forza di gravità tira verso il basso.
Qui di mele ce ne sono due e sono mie e il rischio grande è di ritrovarsele ancor più in caduta libera puntando verso le ginocchia .
Orrore puro!
Questo si . Altro che “La caduta della casa degli Usher”, pure con tutto lo sferraglio di catene che si sente risuonare in quel racconto.  
Rispetto al pensiero della caduta di queste due mele avvizzite, un film horror farebbe meno paura.
Allora? Che si fa?
Cerchiamo di giocare noi a rimpiattino con la vecchiaia, provando a non prenderla sul serio come vorrebbe!
Guardo oltre la finestra mentre sto scrivendo. Si vede una corona di nuvole bianche compatte come enormi batuffoli di cotone in cui potersi rotolare senza farsi male. Fanno da sfondo a sagome di uccelli che volano ad ali spiegate, la stanchezza della sera ancora sembra non essere arrivata a rallentare i loro volteggi.
La luce si va attenuando. Più che pensare al buio che avanza cerco di far durare il più possibile questo momento di passaggio.
Non è il muro della notte che avanza ma una porta che si apre se si ha ancora voglia di sognare.
Sogni ad occhi aperti , in questo momento sospeso fra giorno e notte, e ti appare un mondo che riesce a ritrovare le sue coordinate di umanità e razionalità e faticosamente ridisegna un cammino più agevole e meno ingiusto per tutti.
Ovvio sogni ad occhi aperti,  ma a TV spenta. Quel che c’è da sapere lo sappiamo da 70 lunghi anni in cui i governi non hanno risolto le spinosità di un mondo fatto di genti diverse , spesso molto diverse fra loro che devono trovare il modo per collaborare e cooperare, è al sogno che ci dobbiamo aggrappare non come rimozione della realtà ma per ridare corpo e fiato e grido alla speranza ! Senza quella altro che pensare al crepuscolo della vita , sarebbe meglio chiedere all’Ispettore Callahan di darci la sua 44 magnum e spararsi subito.
Invece no!
Speranza e sogni fanno risaltare i colori delle piccole e grandi cose che ogni giorno ti danno il coraggio di guardare avanti.
Un fiore, un tralcio di vite americana e un acero rossi come il fuoco e pronti per essere fotografati a memoria di questo autunno che sembrava non arrivare mai. Le risate e gli sguardi dei nipoti.
Immagini colorano i sogni. So di aver sempre sognato a colori. Fin dal tempo in cui sognavo le battaglie degli antichi romani. Anche oggi quando sogno è così.
Qualche volta arrivano aromi inebrianti da nuvole impalpabili di polverine dai colori sgargianti.  Ecco arrivare, la curcuma a braccetto con lo zafferano e il curry.  Qualche altra volta sono il coriandolo, il sandalo e il gelsomino.  E chissà come, sei ad un tavolino a bere ayran e a mangiare un kebab dell’Anatolia. Una marea di genti intorno che vanno e vengono , in file lunghissime, vestite con fogge che non sono le tue ma visto che quel tavolino è a Istanbul ti senti come se fossi a casa.
E gli incontri che si possono fare in questa città da 15 milioni di abitanti.  
Non nei sogni ma in una realtà che a pensarla sembra così impossibile, da farti dire forse ho sognato !
Invece nella frazione di tempo di due fermate di tram, due grandi occhi neri di bambino ti fissano intensamente. Sei quasi a disagio. Temi di averlo colpito con la macchina fotografica.
Il fratello più grande ti guarda allo stesso modo, così anche la giovane madre col velo e il padre. E’ il padre a dire in una lingua che non ricordo :” ti abbiamo già vista!”” Un tuffo al cuore. La paura di essere scortese, non ricordando . Poi un lampo “Palazzo Beylerbey”, dico! 
Loro hanno riso , io ho riso. Una risata non di circostanza, ma di quelle belle , che fanno bene al cuore, spezzano confini e rompono qualsiasi tipo di barriere. Come se ci conoscessimo da una vita e non da quelle tre o quattro parole in turco che son riuscita a spiccicare mentre facevo in complimenti ad un bambino in carrozzina della famiglia che era insieme a loro a visitare il palazzo sulla costa asiatica.
Il mondo puo’ essere così piccolo, anche in una megalopoli come quella.
Una consapevolezza che è in grado di rischiarare anche la notte più scura. Come i nostri sorrisi su quel tram alle 10 di una sera piena di vento e di stelle.
Le ombre e gli angoli bui della notte sai che domani spariranno. La luce riprenderà il suo posto, infilandosi anche nelle fenditure più strette!
Tutto scorre.  Nulla resta mai uguale a sé stesso!
Immagino una grande ruota in cui alba, giorno, crepuscolo e notte giocano a rincorrersi in un magma fluido che li spinge e li accompagna.
E’ la vita, sono le sue scansioni. Corre e scorre.  Viverla è il modo migliore per non pensarci chiusi in un sacchetto circondati da acqua lattiginosa che non ha nulla a che vedere con il liquido amniotico.  Tanto più che su quel sacchetto la prima cosa che vedi è la data di scadenza !
Non siamo mozzarelle, perbacco!!

Avatar di Sconosciuto

Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

4 pensieri riguardo “Una frase per Nadia: “Il crepuscolo della vita””

  1. Lucia Bettoni – Ricordo come brillavano i tuoi occhi quando tornasti quella sera al crepuscolo e mi raccontasti di questo incontro sull’autobus, 15.000.000 di persone non avevano reso impossibile un sogno vero

    Piace a 1 persona

  2. Un pò per prova un pò per commento, assaggio il “dolce di Nadia, misto di stupore, gioia, dove la luce vince sul buio…..e tutti ti riconoscono

    Piace a 1 persona

  3. In uno schema di alti e bassi ripetuti più volte, all’inizio ci conduci in un viaggio che comincia partendo dal tornado che riduce la casa Usher ad un cumulo di macerie che si inabissano in una tetra pozza d’acqua, passa poi alle torture dell’Inquisizione spagnola per arrivare a quelle notti di felicità assoluta fatta di buio e di silenzio nel momento in cui tu ed i tuoi amici salivate sugli alberi per mangiare più ciliegie possibile.
    Ecco, la Nadia è rimasta lì, su quell’albero carico di frutti alla faccia del contadino padrone di tanto ben di Dio.
    È vero ci sono le rughe che segnano, le poppe che crollano, le mele che si disfano ma tu torni su quell’albero quando vaghi nel turbinio di odori, suoni, colori, profumi di Istanbul e nessuno ti potrà mai portare via da lì né ora né mai.
    Per sempre.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento