dagli scritti del gennaio 2015 con Stefania Bonanni, Rossella Gallori e Sandra Conticini
Mani al buio – di Stefania Bonanni (2015)
Pensavo di trovarti a casa, invece e’ tutto buio. Entro in camera e mi tappi gli occhi con le mani. Ti diverti perché strillo, sempre, anche se me lo facessi cento volte al giorno. Ma puoi pensare che non riconosco le tue mani? Solo tu hai mani così, grandi, enormi, e bollenti. Mi tieni stretta, con gli occhi chiusi, poi mi giri verso di te, le tue mani aperte mi spingono ad aderirti, mi schiacciano, una tra le spalle, ed una tra i fianchi. Stringi forte, sempre di più, non ti basta mai, poi dici: “Ecco, tutti gli incastri vanno a posto, stammi stretta così” come se, anche volendo, potessi liberarmi, con quella stretta sono immobilizzata, spesso ti chiedo di tenermi così, stretta e spiaccicata, dissolta in te..
Le tue mani sono quelle di tuo padre, che se possibile, erano anche più grandi. Aveva tirato di boxe. Sarebbe stato terribile anche un ceffone, da quelle mani enormi. Era un uomo buonissimo e molto gentile, pronto ad aiutare chi aveva bisogno. Andava a fare le punture a tutti, in paese, perché aveva fatto il militare in infermeria, ed era stato in infermeria anche nel campo di concentramento, ma solo questo ci ha detto, mai neanche una parola, di più. Mi faceva effetto pensare che con quelle manone maneggiasse aghi e siringhe e dicevano tutti che lo faceva con grande delicatezza. Mi piaceva molto, Bruno, ci si poteva contare, era sereno e contento di esserci, qualunque cosa si facesse. Ho una foto di Riccardo piccolo, con Paolo e Bruno, e sembrano la stessa persona in tre momenti diversi della vita. Le mani no, Ricca le ha piccole, più simili alle mie. Chissà il bambino di Ricca, come avrà le mani…io ricordo che quando mi misero mio figlio in collo per la prima volta, gliele guardai, le mani, per vedere se somigliavano alle grandi mani di Paolo.
“Ma quante mani ha questo ragazzo?” Tante volte l’ho pensato. Andavamo al cinema, io ero fidanzata con un suo amico ma riuscivo sempre a star seduta accanto a lui, e come calavano le luci mi circondava le spalle con il braccio, e la sua mano penzolava in giù, oltre la mia spalla, verso morbidi traguardi. E io, il giochino era così, passavo il tempo del film a stoppare questa mano e riportarla sulla spalla. E lui ricominciava, e piano avanzava, si sporgeva, poi ciondolava, poi con le dita mi toccava il collo, i capelli, ed io struffiavo e dicevo “ma che stai un po’ fermo!!!”Poi gliel’ho detto, e l’ha anche capito da solo, che non volevo stesse fermo davvero..
Sono mani sincere, quelle di Paolo, non si possono spacciare per quelle di uno che non ha fatto lavori manuali, o per quelle di un pianista. No, le sue sono mani per stringere, e per tenerti per mano, sicura che non perderà la presa. Quando al cinema c’è la scena classica della persona che ciondola nel vuoto e di quella che con la sola stretta delle mani la tiene salda e le salva la vita, penso sempre che se succede a me, lui mi regge, se succede a lui, è spacciato…sempre avuto mani di burro, io…
Poi, sono anche caldissime, le sue mani. Quando ho qualche male, chiedo me le tenga appoggiate sulla parte dolorante, e mi fanno bene. Anche la mia mamma mi guariva così, con le mani calde. Me le ricordo sulla fronte, sulla pancia, sulla gola. Mi ricordo i gesti, la morbidezza, me le ricordo umide di crema Nivea, la sera quando erano finiti i lavori di casa ed era l’ultima cosa che faceva mettersi quella crema..dicevo”mi tocchi dieci minutini?” Lei si sedeva sulla sponda del letto, mi toccava leggera, e guarivo subito…
Dicono molto, le mani. Con il tempo diventano autonome. Non sono più un accessorio, sono il mezzo con il quale si è realizzato il progetto.
Io, per esempio, ho mani inutili. Non so cucire, ne’ ricamare, né fare nessuna attività manuale.Non ho forza, nelle mani, mi casca tutto, rompo continuamente piatti e bicchieri. Per questo, perché non è stato facile, mi commuove pensare a quante cose che non sapevano fare, hanno fatto queste mani..A quante volte ho lavato, vestito, spogliato, piegato, sbucciato, steso, spolverato, girato, messo a posto, ripegato, aperto, chiuso, tirato su, disfatto, rifatto, messo in moto, acceso, spento,….a quanti numeri avranno battuto le mie dita su quelle tastiere in ufficio, in tutti questi anni, che mi dicono sembro un pianista, ho perfino preso un ritmo..
Penso a quante cose ho fatto, proprio fatte davvero, ed a quanti gesti ho lasciato a metà, a quante saranno le cose che non ho finito, a quante volte avrò agitato la mano per salutare chi non mi ha visto, a quanti conteggi inutili ho regalato energie, a quante strette di mano ho dimenticato un attimo dopo, a quanti fiori ho colto, e stavano meglio lì, a quanti non ho colto ed avrebbero potuto regalarmi profumo e colore.
Geppetto – di Rossella Gallori (2015)
“Non ho campo, scusa…mi sposto….ma chi sei? Oh Fatina!..ma non hai ricevuto il mio messaggio? Scusa un attimo, Pino…Hai fatto la doccia? Le chiavi della macchina…scusa Turky ma da quando va all’università mi fa impazzire….senti, ti richiamo più tardi che ho il mangiare sul foco…
Ho spento il foco finalmente un po’ di pace….e son vecchio….ho l’età per esser bisnonno e mi ritrovo babbo!
Babbo babbino un corno!…avevo la fortuna d’esser vedovo e solo….qualche lavoretto qua e là…o non mi va complicare la vita Mastro Ciliegia con quel pezzaccio di legno…..tarata tarata maledetto telefonino…oh Pino dimmi….si sono i’ babbo e chi voi che sia….hai lasciato i tabbet i tabbe….o i cche l’è?……..ora ho capito…l’hai lasciato in bagno….te lo porto….si vabbene….e tanto per cambiare anche oggi un mangio!…..piglio i’ triciclo e vo!
Ecco…però… dov’ero rimasto…mi venne in mente di fare un burattino….fregato per sempre! Mi ha fatto diventare verde, un giorno si bruciava i piedi, un’altra volta si imbrancava con la peggio ciurma! Sempre e solo amicizie sgangherate, la scuola poi un incubo!
Ma se quella balena…..via un mi fate di’ nulla…..taratata taratata………..o icche c’è? Pino arrivo arrivo!
Poi è diventato un bambino bellino, vero, antichino…anche bonino…ma io non per l’età…ma è dura…e speriamo che trovi una ragazza a modo, no una sciacquarella, ma una donna per bene, tipo la mi’ povera moglie….amen e riamen….
Oddio la fatina! …la dovevo richiamare!!!……magari lo fo stasera su skipe!”
Storia inventata con personaggi (quasi) veri – di Sandra Conticini (2015)
Stamani mi sono alzata di buon’ora ed ho deciso di fare questa bella camminata per i boschi. La giornata prometteva proprio bene….. Sono partita da casa con il mio zainetto sulle spalle con un po’ di provviste per la giornata e via di buon passo. Dopo quasi 2 ore di cammino decido di riposarmi un po’, fare uno spuntino e bere un po’ del mio succo preferito, ma ahimè, aperto lo zaino non solo non c’era il succo che naturalmente avevo scordato sulla tavola di cucina, ma non c’era neppure l’acqua che avevo preparato fresca e frizzante come è mia consuetudine bere. Ecco che mi è preso un po’ di panico. Vicino non c’erano negozi dove poter comprare qualcosa per potermi dissetare. Per fortuna ho visto una casa e così, non essendoci il campanello, ho chiamato, ed è uscita una signora che poi mi ha detto di chiamarsi Mimma. Ciao io mi chiamo Sandra e sono uscita stamani di casa scordandomi di portare qualcosa da bere, per caso mi potresti dare una bottiglietta di acqua?
Oh cara mi dispiace molto, figurati se non te la darei, ma sai….. ora …io in casa…… non posso rientrare… devo stare un po’ qui…devo prendere un po’ d’aria…..ma …ma…o come mi dispiace…. Oh ma guarda che fortuna, sta uscendo la mia vicina per andare a scuola, sai fa l’insegnante…. E così chiama: – Patrizia scusa potresti dare una bottiglietta d’acqua a questa signora perché sai….io…. per ora non posso rientrare in casa……..mahhhhn anche questa storia finirà…..
– Sì, ma certo non ci sono problemi….Così Patrizia mi invita ad entrare in casa, mi offre un caffè mi da la bottiglietta dell’acqua ed io, un po’ incuriosita dal comportamento di Mimma, le provo a chiedere come mai Mimma non può rientrare in casa ed è così impaurita e sospettosa…
– In questi giorni sono arrivate le 2 sue nipoti, figlie di una sua sorella: Rossella, che è scappata da Montegabbione, il suo paese di origine, e si è messa in testa che vuole andare alla manifestazione a Roma insieme a degli amici di Firenze che, qualche tempo fa, hanno dato fuoco a dei motorini e cassonetti nel centro di Firenze, e Stefania che, anche lei vorrebbe cambiare il mondo costi quel che costi e non parla altro che di bombe rivoluzione ecc.ecc., così Mimma è in mano a queste ragazze ed ha molta paura, perché l’hanno minacciata dicendo che non vogliono farsi vedere e lei non deve dire a nessuno che ha queste 2 ospiti in casa.
Io intanto saluto Patrizia e riprendo la mia strada e poco dopo trovo un bel laghetto e faccio due chiacchere con un signore di nome Simone. Una persona molto solare e divertente con un bel cappellone di paglia un po’ bucato, una maglia che doveva essere rossa anche quella un po’ bucherellata e che mi dice di essere il pescatore della zona. Infatti da anni va a quel lago e pesca con la canna, ma i pesci che prende li ributta nell’acqua e si domanda se saranno sempre gli stessi visto che in quel lago i pesci sono molto pochi.…… Poi mi chiede dove sto andando e io gli rispondo che di preciso non lo so, così mi consiglia di andare al convento poco lontano dove posso trovare ancora qualche monaco. Mi incammino di nuovo e, mentre salgo per la strada, mi sento prendere alle spalle. Così tutta impaurita mi volto e vedo un animale enorme con una lingua rossa come il sangue e delle ali grandissime, che vorrebbe volare ma non ce la fa.Mi metto a correre e questo si mette a ridere e mi dice: -Non scappare sono Elisa la Draghessa e se vai per questa strada ne troverai altri vestiti come me. Stiamo facendo un gioco, bisogna nascondersi fra gli alberi senza farsi vedere e ti assicuro non è troppo facile……..Quando si viene visti, per penitenza, bisogna saltare la corda e allora sì che si va sul difficile!!!!!!!!!!!!! Stiamo preparando una festa per dei bambini. Salendo, infatti, trovo altri ragazzi vestiti da draghi, pipistrelli, ragni: sembrava essere già alla festa di Halloween!!!!!!!!!!!!!
Ecco che inizio ad intravedere il convento dell’Incontro in cima al monte avvolto dal verde dei prati e degli alberi dei cipressi, ma purtroppo il paesaggio è deturpato da tutte le antenne. Arrivata entro nella foresteria e trovo Roberto, il capo dei monaci, distinto con capelli bianchi, molto curato e con una bella parlantina che mi affascina. Quando mi vede mi racconta tutta la storia di quel posto e mi chiede se voglio fare la visita con sua nipote Monica, appena ventenne, che lui ha praticamente cresciuto perchè è rimasta orfana a 3 anni. Ora è sposata ma, siccome il marito lavora a Milano durante la settimana, spesso ritorna al convento ed è contenta di far visitare agli ospiti la chiesa,le celle, e il giardino dove i monaci trascorrono gran parte del loro tempo in preghiera.
Il giro è molto interessante e lì trovo anche la segretaria di Mons. Meini, vescovo di Fiesole, Patrizia, che Roberto chiama la bionda, che è ospite loro per poter pregare e fare qualche giorno di religioso silenzio e preghiera. La giornata è stata molto impegnativa e ritornare verso casa a piedi mi mette un po’ di ansia, così chiedo se per caso da lì passa un autobus, ma la risposta è negativa. Posso approfittare comunque di Mirca, una studentessa fuori corso, vista l’età, che deve ritornare a Firenze per andare da Cecilia, una sua amica, a studiare. Finalmente riesco a tornare a casa stanca e frastornata, perché quando sono uscita di casa stamani pensavo di trascorrere una giornata tranquilla in solitudine e invece si sono accavallati una serie di eventi strani che mi hanno tenuto in tensione.
Personaggi obbligatori richiesti dal gioco:
MIMMA: Signora materna, padrona di casa misteriosa
PATRIZIA MORA: Vicina di casa insegnante
ROSSELLA : Rivoluzionaria che trama nell’ombra
PATRIZIA BIONDA: l’assistente di un potente
MIRCA: Studentessa che vive fuori casa
SANDRA: Prigioniera politica o religiosa
STEFANIA: Spia rivoluzionaria
ELISA: Draghessa
SIMONE: Marinaio o pescatore
ROBERTO: Capo dei monaci
MONICA : Orfana sposata giovane
CECILIA: Personaggio a scelta