La casa del cuore – di Vanna Bigazzi

Il mio cuore è rimasto nella casa dove sono nata, una casa costruita prima della guerra, sulla cui facciata, per alcuni anni, sono rimaste le tracce dei bombardamenti. Sono venuta via da quella casa, quando avevo circa otto-nove anni e per me fu un vero trauma. E’ la casa in cui ho vissuto con tutta la mia famiglia al completo, poi eventi, morti, hanno modificato questo Eden. Tante volte ci sono passata davanti ma non sono potuta entrare, neanche oltre il portone d’ingresso, perché sempre chiuso. Capitò solo una volta in cui vi stavano facendo lavori di ristrutturazione in uno degli appartamenti del palazzo, per cui trovai il portone aperto. Dopo una vita potei di nuovo calpestare quel luogo. Salii subito al primo piano e capii, con sorpresa, che l’appartamento in restauro era proprio quello che avevo abitato. Anche la porta dell’appartamento era quindi aperta. Sembrava un miracolo poterci rientrare… L’emozione mi assalì, guardai dall’esterno l’andito grande dove giocavo, nell’attesa di veder entrare dalla porta d’ingresso i miei genitori che tornavano dal lavoro. In un istante ho rivissuto tutte quelle attese, ansiose, che terminavano con la loro comparsa e gli abbracci. Rimasi paralizzata e non ce la feci ad entrare per ripercorrere quei luoghi amati, sempre desiderati, così rimasi immobile, quasi timorosa di quel magico passato.
Vorrei trovare questo coraggio, il tuo, tornare dove sono nata, per poi salire al piano di sopra per vedere la casa dell’ adolescenza….avrei paura di esser divorata dai ricordi….una Vanna…senza trucco…..
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A volte è difficile riconoscerci nelle vite passate riflesse dalle case che ci hanno specchiato in altri tempi.La casa in ogni tempo siamo sempre NOI,un filo ininterrotto di sentimenti che ci affascinano e ci incutono timore,insieme.👏🙄
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Grazie Rossella e Luca per i bei commenti.
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Una nostalgia discreta, che non vuole invadere, tenuta tanto a freno dietro un portone chiuso e quando il portone si apre sgorga la bambina tenerissima che aspetta i genitori e li abbraccia quando tornano. Un desiderio rimasto immutato nel tempo, da sempre nascosto e conservato in quell’andito
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