Si gira la carta

da Volta la carta: “…chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria”

Gira gira la vita – di Vanna Bigazzi

Foto di holzijue da Pixabay

Movimento e trasformazione nel voltare la carta.
Tanti personaggi ci sono, agiscono, sorprendono, ma poi spariscono perché “si gira la carta”.
Magicamente tutto cambia. Alcuni personaggi tornano più volte, come Angiolina, ma interpretando storie diverse. E’ la vita, si percorre una strada, si conoscono persone, ma il tempo passa e quella strada, quelle persone non ti appartengono più, ce ne sono altre, del tutto diverse e anche noi siamo diversi. Tuttavia continuiamo a seguire il nostro cammino, senza renderci conto
che è un altro cammino, è vivere vite diverse essendo diversi anche noi. Siamo tante persone e non lo sappiamo.

Fante di Cuori…e gli altri fanti

da Volta la carta :”volta la carta c’è il fante di cuori, il fante di cuori che è un fuoco di paglia, volta la carta e il gallo ti sveglia”.

Fante di cuori e di picche- di Carla Faggi

Il fante di cuori è un fuoco di paglia, ti scalda, ti brucia ti abbaglia

ti senti giovane e bella, l’erotismo ti arrovella

allora volta la carta, il gatto ti sveglia forse quel fante non è proprio una meraviglia

il fante di cuori più non ti piace ma c’è il fante di fiori che più ti si addice

lo cerchi, lo vuoi, parole d’amore ti dice

ma volta la carta ed è il fante di picche che arriva

ti stringe ti riempie di chicche

e volta la carta e così soddisfatta

anche quello di quadri ti sei fatta!

Viva l’erotismo e tutti i fanti del mondo!

Facendo la seria, i fanti sono importanti nella vita di una dama, tutti quanti, quelli belli e quelli brutti, purchè ci siano tutti!

Fante di cuori

da Volta la carta: “C’è un bambino che sale un cancello ruba ciliegie e piume d’uccello, tira sassate non ha dolori, volta la carta c’è il fante di cuori, il fante di cuori che è un fuoco di paglia, volta la carta e il gallo ti sveglia”

Madama Dorè e Fante di cuori – di Rossella Gallori

Scoppiò il nostro amore come un sacchetto di coriandoli troppo pieno, qualcuno si impigliò nel mio seno, altri tra i tuoi capelli, morsi di carta, occhi colorati ed impazziti….

Io Madama Dorè, donna di porto…

Gambe a sogni stranieri, figlie rubate da camicie di seta.

Tu, fante di cuori, anima di paglia, che nemmeno seppe bruciare.

Feci una corsa sull’ acqua per raggiungere un’onda migliore…

Per trovare un sapore, per ridere, cantare…

Trovai mia madre nel campo dorato, un figlio tra le braccia morto ammazzato.

Un sorriso di rossetto, inferma nel suo letto…

L’onda arrivò mi prese, mi ingoiò.

Tu fante di cuori, sulla barca, con i tuoi nuovi amori.

Io Madama Dorè, affogata  in silenzio, nell’acqua che non c’è.

Un pesce soltanto consolò il mio pianto.

La coda d’argento ruppe il silenzio: ti porto con me madamaaaadoreeeeeee!

Ti regalo un sogno, ne hai troppo bisogno…tu fante di cuori…muori….muori…

Collana di ossi di pesca

da Volta la carta: “Angiolina alle sei di mattina s’intreccia i capelli con foglie d’ortica, ha una collana di ossi di pesca, la gira tre volte intorno alle dita”

Le noci – di Mimma Caravaggi

Foto di Couleur da Pixabay

Ero bambina ed uno dei giochi che la mamma faceva per intrattenerci tutte e tre, quando magari il tempo non ci permetteva di stare fuori, era quello di spaccare le noci. Dovevamo stare attente a non rompere i gusci. Il primo gioco consisteva in una gara fra noi tre a chi aveva i migliori gusci e quanti belli  interi. Poi la mamma prendeva un pezzetto di nastro colorato, non troppo largo, e con un pò di colla lo applicava su un guscio poi ci appoggiava sopra l’altra metà e richiudeva facendo tornare intera e perfetta la noce. Ricordo che questo era un gioco invernale fatto durante le feste di Natale perché poi appendevamo tutte queste noci sull’albero belle lucide dopo una passata di smalto bianco per unghie. A volte aggiungevamo piccolissimi brillantini colorati , era più una polvere di stelline che brillantini. Erano veramente carine tutte appese all’albero e noi ci divertivamo nella realizzazione di questi oggetti senza ovviamente lasciare indietro i gherigli di noce che ci rubavamo a vicenda. Più imparavamo più la nostra fantasia esponeva facendoci divertire e passare un bel pomeriggio sereno per noi e la nostra mamma. Forse è da allora che è nata la mia fantasia per la realizzazione di bijoux…..

Scarpette blu

Da Volta la carta: “Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu, carabiniere l’ha innamorata, volta la carta e lui non c’è più”

Scarpette blu – di Nadia Peruzzi

foto di Carmela De Pilla

Volta la carta e sul sentiero si sentiva solo un passo leggero.
Il sole intrecciava scintille di luce in mezzo ai capelli di Nina.
L’abito bianco gonfio di vento sembrava una vela nel mare d’erba.
Ad ogni passo un guizzo di blu segnava il cammino con note di fiordalisi.
Erano le scarpette che aveva trovato nella cantina di nonna Ines. Che emozione. Erano state le sue scarpette da ballo, le prime col tacco. Le aveva comprate in un altro giorno di sole . Uno di tanti anni prima.
Volta la carta, Nina, e ti ritrovi poco più che bambina.
I capelli corvini faticavano a star raccolti nella passata color indaco che si intonava al blu profondo dei suoi occhi.
Il sentiero era quello di adesso, quello che portava a casa.
Le scarpe erano ancora nella loro scatola. Le avresti indossate al ballo quella sera stessa.
Il tuo Luigi ti avrebbe aspettato al vecchio mulino e da li sareste andati insieme alla casa del fattore. Si ballava lì, nella grande aia, per la festa della mietitura.
Era già tutto nel tuo cuore e nella tua fantasia mentre a passo di danza ti dirigevi verso casa. Non continuasti molto a tenere le scarpette blu nella loro scatola .
All’ombra del vecchio noce le indossasti accennando altri passi di danza. Il vento teso portava armonie e un canto lontano. Forse erano già le prove per la serata.
Volteggiavi leggera, quasi ti portasse il vento. Eri già col pensiero abbracciata a Luigi con i respiri corti per l’emozione e la voglia di far durare quella notte tutta una vita.
Già tutta una vita. Questo l’auspicio colorato di speranza.
Volta la carta, Nina, e non sei più una bambina.
Il candore dell’abito è ormai il candore dei tuoi capelli.
Il passo è incerto sul sentiero e hai bisogno di un bastone.
Il ballo è solo un ricordo lontano.
La serata non era stata come avevi desiderato. Luigi aveva ballato tutta la sera con la Giusi, la biondina del terzo banco, quella che gli passava i compiti di latino.
Te lo ricordi ancora, ci eri rimasta male allora.
Furono le scarpette blu a decidere il resto. La serata valeva la pena di essere vissuta, con o senza il bel Luigi.
Scivolavano così bene su quel pavimento che riuscisti a volteggiare per ore e ore senza stancarti mai. Come una vera ballerina. Gli occhi di tutti, anche quelli di Luigi,  incollati addosso.
Andando verso casa un po’ traballante per l’età e la fatica quella sera di mezza estate tornò per un attimo a sfiorare i tuoi pensieri. Era stata importante .  Avevi dismesso quella sera il tuo abito e la tua personalità bambina per diventare un donna.
Da quel momento in avanti sapevi che avresti deciso tu chi, come e quando e non un Luigi qualsiasi.
E così era stato. Altri amori c’erano stati a scandire le varie stagioni della tua vita. Da nessuno ti eri fatta imprigionare.
Ci doveva essere qualcosa in quelle scarpette blu. Si,  doveva essere così.  Ti mettevano le ali ai piedi una volta che ti accorgevi che un legame diventava troppo pressante fino a limitare i tuoi spazi di libertà.