Fettunta col cavolo nero – di Nadia Peruzzi

Fettunta col cavolo nero!
L’inverno non mi impensierisce. Amo il freddo sicuramente più del caldo. L’aria frizzantina che accarezza e talora schiaffeggia con i suoi artigli gelati la trovo corroborante.
Vitale molto più della calura estiva, anche se si accompagna a giornate più corte e luce trionfante solo nelle ore centrali della giornata.
I piatti dell’inverno poi. Vogliamo mettere?
Altro che insalatine, mozzarelline, piatti freddi e poco calorici a contrastare la calura anche a tavola.
E’ il gran ritorno dei sughi, che sobbollono piano piano, dei legumi tirati su con pazienza e dei sapori decisi e forti.
Fra questi, la fettunta col cavolo nero è senza eguali! E da sola, senza il contorno dei fagioli a mitigare l’insieme. Il sapore deve essere deciso, senza compromessi!
Non c’è piramide dolce che possa scalzarla dal posto e dal premio che si merita.
Nobel? Oscar? Pulitzer? Prendetene pure uno a caso e traducetelo in valutazione di merito di questo piatto veramente sensazionale. Se si parlasse di montagne, saremmo in cima all’Everest, senza alcun dubbio!
Lo amo da sempre. Da quando era la nonna a farlo. Poi di passaggio in passaggio è arrivato fino a me e anche a mia figlia che lo fa in famiglia anche più volte nella stagione invernale.
Con le sue foglie grandi e rugose, un po’ bitorzolute, unite in grandi mazzi verde bosco profondo, campeggia su tutti gli ortaggi disposti nelle sue vicinanze.
Si fa notare, gonfia il petto e dice: prendimi, son tutto tuo e riservo meraviglie.
A casa, con pazienza accarezzi quelle foglie con le piccole bolle in rilievo, lo sfili e lo lavi abbondantemente. La cottura deve essere quella giusta giusta. Così come giusto deve essere il pane.
Mica se ne può prendere uno a caso. Quando mai!
Anche in questo c’è sapienza e gusto del buon cibo che si tramandano.
E l’olio? Vorremmo mica trascurarlo. Rigidamente extravergine e tanto meglio se “novo”.
Il profumo mentre cuoce è forte, di quelli che non passano inosservati. Non fastidioso però. E’ un profumo che ti fa già pregustare il dopo.
Il rito dell’aglio strofinato sulle fette del pane abbrustolito un altro passaggio decisivo.
E’ il tocco finale, e per me deve essere pure un tocco generoso.
Poi, via. Fetta leggermente bagnata nell’acqua di cottura, gran cupola di cavolo nero adagiata sopra, olio non certo a risparmio, sale e pepe.
Nulla di meglio davvero.
Lo si mangia con gli occhi, ed è un vero giulebbe appena arriva al palato. Le papille gustative fanno la ola da subito, appena vedono la forchetta!
L’aglio arriva con decisione, l’olio lo segue a ruota tanto più se pizzichino.
Il cavolo fa tutto il resto prendendoti per mano e portandoti vicino vicino ad una forma di estasi del palato! Col vino buono che tenga di banda, ci entriamo diritti, nell’estasi.
Certo ci vorrebbero anche persone a cui si vuol bene a condividere tavolo e pietanza. Col covid a incombere invece te la giochi in solitudine. Soccorre la capacità di transfert, il sogno che fa volare lontano.
Chiudendo gli occhi, mentre l’aglio fa il birbante tornando su più del dovuto le pareti dell’appartamento sfumano e senti arrivare l’abbraccio accogliente delle case contadine di una volta. Quelle in cui la grande cucina era davvero il centro di tutto.
Senti il calore del camino scoppiettante di legna e di faville che giocano in allegria. Ti sembra di vedere la bella e accogliente tavola vero centro del centro di tutto, le facce arrossate di grandi e piccini, i loro occhi pungenti e vivaci.
Mondo semplice, fatto di persone semplici con alto tasso di civiltà a scorrer nelle vene. E tu li in mezzo, ti senti coccolato e senti di star bene!
Quanto il cuore è collegato al gusto e quanto la descrizione ci contagia!
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Sembra un racconto d’ amore …tipo:Io te e il cavolo….e che cavolo !
….un racconto verde…rosso fuoco…..
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Rossella ci penserò ad una storia d’amore..alla Io,te e il cavolo.Ovvio che sarebbe il cavolo ad avere la meglio.Belle le tue foto in quel punto dell’Arno che amo tantissimo.Tanta luce e il rumore dell ‘acqua che porta lontano.Graaazieeee.
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Si sente che mi piace assaissimo,vero?Non ho dovuto pensarci nemmeno tanto..Potremmo dire “un pensiero del cavolo” che è uscito dalla penna e si è tradotto in descrizione..Già che c’ero potevo farmelo oggi..
Abbracci .
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Proprio oggi ho mangiato cavolo nero e olio nuovo!!!
Che meraviglia sono le cose semplici!
Che meraviglia sono i cibi che raccontano la nostra storia!
Bellissima pagina veramente!
Grazie
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Che buffo Nadia, nel leggere il racconto ho pensato che non potevi averlo fatto che tu sia per la scelta del cavolo nero, sia per la schiettezza delle tue parole genuine come questa pietanza sconosciuta nel resto d’Italia. E mentre scorrevo riga dopo riga mi cresceva la golosità!
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Quando penso ad un piatto che sta al vertice,cara Gabriella non penso ad altro! Sono una ruspante strutturata che tende al semplice! Non butto via nemmeno l’esotico condito di curry e non solo ! Detesto da sempre agrodolce e ostriche !
Le ricette troppo elaborate non fanno per me..spesso sperimento a partire da quello che trovo nel frigo. Se buono non può che portare a cibi buoni ! Attualemente esperimenti in corso per creme di verdura ..
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Grazie Lucia.In attesa di poterci vedere attorno al tavolo con tutto il nostro bel gruppo.
Saluti.
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Nadia ho l’acquolina che mi segue man mano che leggo il tuo racconto d’amore per il cavolo nero. Meraviglia e sai non lo conoscevo fin quando non sono a sbarcata a Firenze e come mi è piaciuto. Semplice, bello, intenso e srlurposo 😋😋😋
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Una dichiarazione d’amore…bellissima descrizione e soprattutto vissuta fin nelle viscere ..brava
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bello come hai descritto il tutto, mi hai fatto venire la voglia di cucinarlo e di gustarlo ora da sola, speriamo presto anche con amici e famigliari.bello
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Penso che nei prossimi giorni mi farò la bruschetta di cavolo nero. Prima mi piaceva, ma ora con questa descrizione ancora di più. Anche io sono per i cibi semplici, che ricordano la nostra infanzia. Grazie anche a te Nadia 😘
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