L’albero del pentolaino – di Carla Faggi

Aveva un’apina carica di pentolame, faceva la gita di paese in paese.
– Forza spose che l’è arrivato il pentolaino!
Al suo richiamo le donne uscivano dalle loro case per cercare e poi acquistare un mestolo, un tegame, una scodella.
Era un bell’uomo, il pentolaino, magro, simpatico, volto intelligente.
Molte finivano per comprare qualcosa solo per potersi intrattenere in sua compagnia.
Aveva molte fidanzate, più di una per paese, però la sera tornava sempre a casa dalla moglie e dai figli.
Era un girellone, si diceva allora.
Era uno che piaceva, c’era poco da fare!
Però il marito di una sua cliente, uomo forte e un po’ manesco, decise di non essere daccordo sul “c’era poco da fare”.
Non picchiò il pentolaino ma si sfogò sul prezioso mezzo di trasporto.
Povera apina, tutta accartocciata, le ruote perforate, gli sportelli divelti.
Fu peggio di un pugno in testa, come poteva fare ora con le gite?
Fu così che il pentolaino decise di aprire un banco sotto un grande albero in mezzo al paese, ci espose tutti i suoi tegami e aspettò che le spose dei paesi vicini venissero direttamente lì.
Fu un successo!
Si mormora che il sindaco del paese, conquistato dall’idea, decise di far proprio in quel luogo, sotto il grande albero, il primo mercato cittadino.
Ad oggi a Sesto la piazza del mercato la chiamano tutti la piazza del pentolaino.