Cala il sipario

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Eccolo, il silenzio – di Stefania Bonanni

E poi, ad un certo punto: silenzio!

Cala il sipario, si svuota la scena, si raccolgono le cartacce, si buttano i fiori secchi, finiscono gli abbracci, scende la sera, si fa silenzio.

Le parole ristagnano a mezz’aria per un po’, poi piano piano sfumano, si sgonfiano, un po’ galleggiano, poi affondano nel dimenticatoio. Pensi a chi avevi vicino e ti accorgi che non hai visto bene, che non di tutti è rimasta l’immagine, c’era brusio e presenze indistinte.

Poi, in un momento precisissimo, e solo in quel  momento, capisci che non sentirai più la sua voce. Mai più. Eccolo il silenzio.

Silenzio

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Il silenzio – di Chiara Bonechi

Faticoso è il silenzio dopo un litigio con la persona amata, faticoso e imbarazzante è quello di uno studente che interrogato non sa, faticoso e doloroso è il silenzio del sofferente a cui la malattia ha tolto la capacità di esprimere le proprie necessità e i propri pensieri…

E’ bellissimo e riposante il silenzio che trovi la sera nella tua casa, quando sei tu ad accendere la luce dopo una giornata di duro lavoro, bellissimo e profondo è il silenzio che invade il tuo corpo e penetra nella tua mente mentre passeggi nel bosco e ascolti senza che nessun altro parli, bellissimo è il silenzio in un abbraccio.

Bellissimo è il silenzio di un bambino che si addormenta, di un bambino che gioca, di un bambino che legge e quello di tanti bambini impegnati e concentrati in un lavoro, è una gioia guardarli.

Ed emozionante è il silenzio che lentamente vince il brusio delle voci in un teatro e che in pochi secondi ti prepara all’attesa di uno spettacolo; quel silenzio ti fa battere il cuore.

La verità sta nel gioco dei bambini

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“Se si perde si vince” – di Maria Laura Tripodi 

Mi ero piazzata come sempre a leggere sulle scale perché così potevo usufruire della luce della finestra.

Solo che pian piano  il giorno si era spento e io non vedevo più niente. Proprio in quel momento ho percepito un leggero fruscio che proveniva dal divano e subito dopo i passettini leggeri di Lorenzo  che si dirigevano dalla mia parte, come se avesse saputo dove cercare. Non mi ha nemmeno salutato. Stropicciandosi gli occhi ha chiesto: “Si gioca?”

Ok, a cosa vuoi giocare?

Non lo so.

Alla fine montiamo una pista,  diversa da quella che avevamo preparato la settimana prima perché gli ostacoli  si sistemano in modo che le macchinine debbano raggiungere traguardi sempre più difficili.

Lui riesce  a imprimere spinte che, non si sa come, riescono a far compiere alle sue macchinine giravolte incredibili per poi raggiungere il rettilineo e arrivare al traguardo.

Io provo e riprovo, ma una volta la macchinina va fuori pista, un’altra volta si ribalta, un’altra volta ancora il tiro è talmente loffio che non arriva nemmeno alla prima giravolta.

Lui è sempre svelto ad andarla a recuperare.

Tieni nonna, riprova.

E io riprovo, ma colleziono insuccessi.

Lui non si spazientisce. A un certo punto esordisce: “Se si perde si vince”.

A me scappa da ridere perché lui ha pronunciato questa frase come parlando fra sé e sé.

Come se si perde si vince? Uno se perde perde.

Lui  pianta i suoi  incredibili occhi azzurri nei miei. E’ molto serio, ma tutto il suo visino sorride. Annuisce con la testa e dice: “Sì, me lo ha detto il mio babbo. Se perdi riprovi tante volte finché vinci.” E corre a recuperare la macchinina.

Io, disarmata e intenerita provo di nuovo.

 

Silenzio di notte

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La notte in silenzio – di Rossella Gallori

Non parlo, non ora, aspetto che sia il momento .

Che non sia più notte.

Aspetto di essere più viva.

Non parlo, ascolto…..forse non capisco.

Mi nascondo dietro il tuo non guardarmi.

Mi nascondo perché  ho paura ….

C ‘è ignoranza, nelle tue parole….

C’ è cattiveria nel mio silenzio….

Io ti punisco.

Io mi punisco.

Zitta sto zitta ….anche quando parlo,  perché mento , a me, a te e forse anche a qualcun altro .

Ssssssss silenzio, ora è giorno, la luce  del sole impietosa  mi regala parole che non so dire.

Sssssssss silenzio….. scrivo..

Silenzio sotto i cipressi

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Silenzio, sotto terra – di Rossella Gallori

Ecco, vedi, volevo dirti che…..tu stai zitto parlo io, non importa che tu risponda ….oggi non è andata bene, sai…. sono giorni difficili, poi, …..forse.

Certo, zitti, io e te, mai, vero?  Facevamo chilometri parlando, senza virgole, senza punti, e se io avevo troppi interrogativi, tu avevi un punto solo, esclamativo, per me …ed io sorridevo …

Tu mi leggevi qualcosa,  spesso anche in inglese, io non capivo, ma cambiavo espressione, parlavo così in silenzio, e tu, tu c’eri.

Ecco vedi, tu ora non parlare, parlo io, grido, sì, alzo un po’ la voce, così mi senti, poi dopo se vuoi  mi rispondi, più che altro se puoi….

Qui c’è silenzio  ma si sta bene, pensa, mentre venivo qui il cipresso mi ha detto…..”ti aspetta”….

Non c’è silenzio sotto terra, non sei solo, io ti parlo e ti raggiungo, ecco sì ti aggiusto i fiori!

Te lo ricordi, vero, che ti voglio bene?

Silenzio. Ma sì…. ho capito.

Mai un silenzio  fra noi.

Silenzio storico

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La natura fa silenzio – di Nadia Peruzzi

Un grembiulino bianco, la cartella in una mano, la nonna che aggiusta per l’ennesima volta il fiocco blu che non vuole star dritto.

Ricordi lontani, di un giorno così diverso dagli altri, che ancora è qui a farmi compagnia. Nel cassetto delle cose lontane che hanno lasciato un segno forte.

C’era qualcosa di diverso nell’aria,  quel giorno. Anche il fatto che la mamma mi accompagnasse fino a metà della salita che portava fino a scuola  era insolito. Andavo in gruppo con gli altri bambini  abitualmente. Ci piaceva camminare. La scuola non era distante da casa.

Ci arrivammo velocemente nel punto in cui le maestre ci avevano dato appuntamento. C’era già un mondo di bambini, maestre e qualche genitore. Il brusio si sentiva da lontano. Ma quello suonava diverso, sapeva di attesa.

Aspettavamo l’eclissi di sole.”Sara’ totale”,  avevano detto anche alla radio  le sere precedenti. Chissà cosa vorrà dire di preciso, la luna che fa ombra al sole! Deve esser bello,  avevo pensato. Di solito un po’ di ombra non guasta mai, il sole scotta parecchio quando ce la mette tutta tutta.

Mi rivedo mentre prendo il vetro affumicato che la mamma ha tirato fuori dalla tasca. Naso all’insù , testa indietro, precipitiamo mano a mano nell’ignoto. Il brusio iniziale comincia a placarsi,  prevale il silenzio. Ci scopriamo elettrizzati, e un pochino impauriti. Tanto più che il nostro silenzio è lo stesso della natura attorno a noi. Non il cinguettio di un uccellino, né l’abbaiare di un cane, né il miagolio di un gatto. Figurarsi i coccodé delle galline, timorose come sono!

Silenzio e respiri trattenuti, qualche sospiro mentre vediamo attraverso il nostro vetrino che ciò che sembrava una semplice virgola nera sul sole, se lo stava man mano mangiando tutto. E si stava mangiando non solo quello. L’azzurro del cielo era sparito e con lui il calore. Il sole sembrava la padella di ferro che la nonna usava per friggere e il bagliore dei raggi solari a far corona,  sembrava quello del fornello, ma dal fornello e da quel fuoco il calore non arrivava più.

Tutto si era fatto buio, più che di notte. E noi ce ne stavamo li raggrinziti, e raggelati dalla  sensazione di freddo che cominciava a entrarci nelle ossa.

Con il calore anche i colori sparirono uno dopo l’altro. Non più i verdi smeraldi dell’erba e delle foglie, né il bianco delle margherite. Persi del tutto il rosa e il giallo, per non parlare del rosso. Un velo mortifero si era steso sulla campagna e sulle cose attorno a noi privandole di ogni vitalità. Nemmeno i nostri vestitini erano più gli stessi.

Fu un attimo. Il silenzio era così forte che si poteva quasi sentire. Sapeva di paura che nulla tornasse come prima. Paura che quell’ombra rimanesse li per sempre .

Eravamo piccoli e non potevamo capire che avevamo assistito ad un evento che aveva atterrito popoli e genti da che il primo uomo aveva fatto la sua comparsa sulla terra. Né potevamo capire che di fronte a noi , su quello schermo immenso che era la volta non più celeste , era avvenuto uno scontro immane fra la vita e la morte.

Era durato un tempo impercettibile, ma quello era stato.

Pian piano seguimmo il procedere della immensa ombra nera verso sinistra. Il sole da ragazzo prepotente qual è sconfisse del tutto la macchia che lo aveva oscurato. Ritornò il sereno, tornò a pulsare la vita. Tornarono a farsi sentire gli animali. I colori ripresero velocemente il loro splendore e la loro vivacità.

La mamma mi prese per mano e ci avviammo verso la scuola.

Qualsiasi residua sensazione di timore sparì del tutto. Il silenzio aveva già lasciato il posto ad un vocio festoso.