Tramonti casalinghi: Mimma

Tramonti – di Mimma Caravaggi


I miei tramonti casalinghi che ogni sera mi accompagnano alla fine del giorno, lasciano una piccola magia quando il cielo si tinge di rosso e pian piano
sparisce all’orizzonte lasciando una scia di colori meravigliosi. Più il sole si
abbassa e più il rosso si infuoca fino a morire lentamente lasciandoci all’agro
pensiero del nuovo giorno che si sta creando e che a breve arriverà. La
fortuna per me di stare in campagna è che ne vedo diversi di una bellezza
infinita e mai uguali ogni sera. E’ uno spettacolo magico che regala la natura
a chi può apprezzarla. Anche la parola tramonto è piena di significati poiché
può essere rivolta al tramonto della propria vita e fa pensare che siamo vicini
lasciarla. Tutto ciò che comporta tale pensiero è come rileggere ciò che è
stata, lentamente, con pause adeguate, per riflettere. Ci può essere anche il
tramonto di un oggetto che ti ha accompagnato lungo tutto il sentiero e
all’improvviso si perde o cade e si rompe. E’ il suo tramonto. E’ finito lo scopo
che rappresentava, è tramontato, ormai non c’è più. Possono essere tanti i
tramonti che ci accompagnano lungo il percorso della nostra vita che spesso
possono aver dato emozioni, amore, bellezza. Io li metto in un cassetto che
apro ogni tanto per ricordare alla tristezza di andarsene via per far posto alla
luce magica di un bel tramonto e ai pensieri più belli che dovrebbero
accompagnarci sempre

Il tramonto ogni giorno: Lucia

I miei tramonti – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Ho cercato tramonti
Ho aspettato tramonti
Ho respirato tramonti
Ho fotografato, ho immaginato, ho desiderato, ho viaggiato, mi sono persa  e ritrovata in tutti i tramonti della mia vita
Se penso ai tramonti la mia vita mi appare lunghissima: fotogramma  dopo fotogramma ne sono il diario
Oh com’è lunga la mia vita!
C’è sempre stato un tramonto a scandire ogni mio giorno importante o semplicemente un giorno
I tramonti dalle finestre delle case che ho abitato, e se non potevo vederli dalle finestre sono sempre andata a cercarli
Quante volte sono uscita per andare a vedere il tramonto sul ponte Da Verrazano! Quante foto! Sempre nello stesso punto e mai mai uguali
Il tramonto è la pagina del giorno a me più cara, la carezza di cui ho bisogno per chiuderlo
Quante volte l’ho aspettato alla finestra della mia casa in collina!
L’ho aspettato fare capolino tra i cipressi e l’ho visto illuminare la strada che portava o mi allontanava da casa
La strada diventava una stella cometa, era un segno, una guida, una direzione per andare o tornare
I miei amori al tramonto: diciassette anni seduta sulla scalinata di S.Miniato con un ragazzo biondo e dolcissimo conosciuto da poco, vicini, abbracciati, nessuna parola e Firenze ai nostri piedi e il futuro tutto davanti
Molto più tardi a Settignano un tramonto rosso inaspettato e una luna anch’essa incredibilmente rossa erano lì per il nostro primo bacio

Vorrei guardare ogni giorno il tramonto esattamente dallo stesso posto: sono sicura che ogni giorno sarebbe diverso

Da bambina, forse, se non avessi potuto vivere al tramonto non sarei sopravvissuta


Tramonti che aprono porte: Stefania

Il diario dei miei giorni – di Stefania Bonanni

foto di Stefania Bonanni

Il tramonto è il diario dei miei giorni. Ogni sera ci ho parlato, raccontato, ho pianto e sognato, nel tramonto. E lui si colora dei colori che gli ho dato quando, occhi negli occhi del calare del sole, ho raccontato di giorni verdi di giochi di bambini, nell’erba, di giorni blu di sentieri tra le stelle comete, con tutto il cielo a disposizione dei sogni dei ragazzi. Ho detto dei giorni rossi della scoperta dell’amore, trascorsi nudi, pelle contro pelle, in una luce indimenticabile, nel miracolo sconosciuto dell’esultanza dei corpi.

Poi la felicità, i bambini, la sensazione rosa di essere stata potente, per una volta capace, alba per vite nuove.

Ho raccontato al tramonto i giorni gialli e dorati, quelli di lunghissime giornate sulla sabbia, tra la trina di spuma lasciata dalle onde e lo stupore per una bambina color biscotto, dono dolcissimo della vita.

Ho detto di giorni neri d’inferno, giorni che fanno male anche nel tramonto. Perché il sole è tramontato anche il giorno in cui è morta mia madre. Se ne è andata di mattina, una mattina con la stessa alba di sempre, ma non per lei. Se quella mattina non ci fosse stata l’alba… chissà. Il tramonto che mise fine a quel giorno l’ho benedetto, da allora, spesso. Nessuno avrebbe potuto sopportare neanche un minuto in più, di quel giorno cattivo.

Ho raccontato al tramonto i giorni bianchi, quelli degli infiniti esami medici alle chiazze bianche sulla mia materia cerebrale. “Bianco è il colore del danno”, come un libro che sembrava parlare per me.

Ho raccontato della voglia di mare, d’azzurro, e sono stata accontentata. Mi piacciono anche i tramonti anonimi, quelli che non vogliono farsi notare, che scivolano via piano, senza fuochi artificiali, per lo più azzurri, timidi, silenziosi.

Penso che lo scenografo che ci ha costruito lo sfondo, abbia voluto farci un regalo. Alla fine ha guardato da lontano,o forse ha riletto la sceneggiatura, e mancava un dettaglio. Come quando si compra un vestito bellissimo, poi ci si guarda allo specchio e ci si accorge che manca una sciarpa, una collana. Come se il tramonto fosse la collana di corallo del buio che verrà.

Spesso cerco panchine vista tramonto. A volte però sono intimorita. Se capitasse seduto con me qualcuno che non vede il tramonto, sarebbe per me un momento rovinato e non so se sarei capace di stare zitta, di non dire che non mi piace chi non guarda il cielo.

Il momento del tramonto è come quello in cui è appena finita la musica, un silenzio pieno di suoni. Il tramonto apre la porta ad un buio pieno di colori.

Tramonto a mezzanotte: Nadia

Tramonto di mezzanotte! – di Nadia Peruzzi


L’acqua attorno a noi era una distesa placida, appena increspata, rilucente di azzurri , di grigi , di blu notte con trasparenze da pietre preziose.
Isolotti emergevano qua e là come note su uno spartito.
Il tramonto davanti a noi era fiammeggiante laggiù in lontananza. Un rosa ma visto, che in un punto sembrava un tizzone acceso. Note di rosso e di fucsia si rincorrevano con lampi di arancio e apostrofi di violetto 
Appena sotto il Circolo polare artico, con una adrenalina che nemmeno pensavo di avere , me ne stavo immobile con un misto di meraviglia e di timore reverenziale di fronte a quello spettacolo .
Quasi sopraffatta da quella visione , l’idea di catturarla con una foto mi sembrava un banalizzarla e quasi un sacrilegio. Durò poco. Vinsi l’inerzia e scattai. Un tramonto a mezzanotte quando mai avrei potuto vederlo di nuovo e un tramonto come quello che avevo davanti proprio in quel momento. Ne scattai diverse di foto, ne ho salvate 4 . Ogni volta che le guardo mi fanno pensare che il paradiso possa esser quello.
Un tramonto che non è un tramonto del tutto perché il sole si sdraia sulla linea dell’orizzonte e resta a far capolino, tanto da sembrare appeso come quelle lanterne rosse che in Cina punteggiano le notti.
Una notte che non è mai notte del tutto, perché il sole sembra rimbalzare per andare a prendere per mano l’alba del nuovo giorno che sta per arrivare. Il buio pesto non arriva da quelle parti , in estate.
L’anima intimorita di fronte a questa sensazione di immensità e di infinito, si sente invasa e quasi schiacciata. E’ solo un attimo.  Si libera subito dai lacci che spesso la appesantiscono , si libra in volo per andare a toccare la linea dell’orizzonte, laggiù, lontano, e quel fuoco che ha un che di primordiale e sa di vita. E’ vita.

Incontro del 16 marzo 2022: I tramonti

con Cecilia Trinci

“Lascia che lavi la mia anima nei colori. lasciami inghiottire il tramonto e bere l’arcobaleno” (Khalil Gibran)

“L’ombra della mia anima è in fuga in un tramonto di alfabeti” (Federico Garcia Lorca)

….”Con la determinazione dei tramonti, che, ogni sera, non importa ciò che farai, torneranno e faranno notte” (Giulia Caminito)

“A quel tempo cercavo i tramonti, i sobborghi e l’infelicità, ora cerco i mattini, il centro e la serenità” (Jorge Louis Borges)

“Sono molto affezionato ai tramonti. Andiamo a vederne uno?

Un giorno ho visto tramontare il sole 43 volte.

E più tardi hai soggiunto: “Sai quando si è molto tristi si amano i tramonti.

Il giorno delle 43 volte eri molto triste?

Ma il Piccolo Principe non rispose” (A. De Saint Exupéry).

Una parola per Antonio Quatraro

Una parola per Antonio Quatraro – di Cecilia Trinci

Nonostante tutto e nonostante la morte sia un fatto quotidiano, ci sono ancora persone che inconsciamente crediamo immortali. Lo sappiamo che la  morte ci riguarda tutti, ma questo concetto qui, ogni tanto, cede alla convinzione che non sarebbe possibile procedere senza qualcuno in particolare. E così quel Qualcuno ce lo rendiamo immortale.

Questo era Quatraro.

 Immortale.

Ci sono anche persone che dal momento in cui le incontri entrano  nella storia del “prima di loro”, invadono passato e presente e non sai più davvero se le avevi sempre conosciute o no. E nemmeno importa. Ci sono.

Faccio fatica a rivederci così giovani. Lavorava con mia sorella e lei ci fece incontrare per una proposta speciale.

Era un pomeriggio di fretta, la mia bambina era molto piccola e io dovevo prendere la Sita per tornare a Poggibonsi dove abitavo. Non avevo tanto tempo.  Lui cieco, mi conobbe dalle mani. Era sicuro, giovane, sorridente, accese la luce per me, in casa sua.

Mi dette una tabella e mi parlò di un alfabeto misterioso convinto che non avrei capito nulla e invece quel braille, quella scrittura tattile per ciechi,  mi affascinò. Dopo pochi giorni ero in grado di tradurre i libri di scuola  di cui c’era un matto bisogno. E cominciò il mio lavoro.

Oggi che lui è sparito mi rendo conto di tutti questi 40 anni e più, in cui siamo stati a fianco nel lavoro, ma anche in altri momenti, che avrebbero potuto essere molto più difficili e che invece, a causa sua,  lo sono stati molto meno.

Intanto il suo sorriso. Mia figlia lo ha definito “quel  largo sorriso rapito dall’avventura”, proprio così, c’era sempre un’avventura che lo rapiva, fosse piegare l’informatica al codice Braille o tradurre in braille spartiti musicali o sciogliere una corda attorcigliata sull’albero più alto della barca a vela, dove voleva salire  lui perché,  diceva,  “al contrario di voi vedenti di questo gruppo, non ho mai le vertigini e mi so muovere nel vuoto”. E mentre  stava appeso lassù ad armeggiare con le corde lo guardavamo incantati dal ponte, guidando a voce i suoi gesti  nel vuoto che si confondeva con il cielo.

La capacità di stare con chiunque, mescolando lavoro e incontri di piacere con amici e colleghi. La guida era sempre lui, come a Palermo, o a Amsterdam, a Milano, a Rieti o a Torino e mille volte Roma. Trovava sempre in ogni situazione il gioco, la cosa su cui ridere, battute che diventavano simbolo di un’impresa riuscita. Non si arrabbiava ma non mollava mai. Gentile, ma determinato. Idealista ma pratico oggi si conferma che tutta la città lo rispettava.

So che in questi ultimi anni, mentre io andata in pensione mi afflosciavo, lui aveva ripreso a lavorare con nuovi progetti editoriali, che testava programmi  innovativi, sempre perché “i cecati (come li chiamava affettuoso  e ironico) fossero sempre più autonomi e informati, persone e mai disabili, al passo coi tempi.

 Era questo che affascinava di lui, quel modo leggero,  divertito e divertente di essere determinato, rivoluzionario e ottimista, convinto che esiste sempre un modo per sfuggire al destino avverso, alle difficoltà, ai limiti.

Sui limiti lui ci stava sopra, come a cavalcioni su uno steccato.

Ci ha unito questo e il fatto che esistono sempre talenti dove meno te lo aspetti.

Abbiamo sventolata insieme questa bella bandiera in comune.

Ma è stato lui che mi ha insegnato tutto.

L’alfabeto braille, come  i ciechi concepiscono lo spazio, come muovono le mani per leggere, e come raccontare a loro quello che vediamo, come agire, come si sa se le mani dicono tristezza o parlano di gioia, come si da il braccio, come si scendono le scale. O come raccontare i colori e il mare. O come muoversi nel buio, noi che proprio abbiamo sempre bisogno della luce. O come sguazzare in barca attaccati a poppa ad una corda per farsi trascinare ed essere pienamente felici di questa emozione. O come non farsi intimidire, o compatire o fermare. Come procedere sempre sorridendo, senza urlare, senza fermarsi mai se sei convinto di essere nel giusto. O come flettersi apparentemente per poi ritrovare l’avversario piegato e disponibile. Come ottenere per gli altri, come pretendere con la forza della ragione e non della violenza. Come dire di si sempre a qualsiasi avventura. Come non avere paura, convinti come lui diceva sempre che: “Quando credi che tutto sia perduto può sempre darsi che ci sbagliamo”…….

E’ sparito all’improvviso.

Nessuna malattia lo ha vinto. Ha solo finito di vivere e ha vissuto fino all’ultimo istante.

Ci davamo per scherzo  tanti soprannomi, tipo Lucignolo, Pinocchio e la Fatina,  quando lavoravamo in tre con Eliseo…ma il suo, che preferivo io, era “profe” perché era professore di Musica e anche molto altro, una lista intera di cariche, ma non lo ha mai cambiato nulla, non ha mai smesso di sorridere e essere gentile, un ragazzo umile come sanno essere i Grandi.

Il conforto ha strade ripide: Carmela

L’ultimo atto d’amore – di Carmela De Pilla

Quanta pioggia nella sua vita, pioggia che penetra fino a scalfire le ossa, tanto freddo a cui col tempo si era  abituato anche lui, ma dentro un grande deserto, qualsiasi pianta appassiva nonostante i suoi sforzi.

Si accovacciava dento di sé e si lasciava vivere dando piena libertà a un destino impietoso che si divertiva a cambiare sempre le carte con cui giocava, non aveva avuto la forza di prendere il suo cuore in mano e guardarlo con amore, non aveva avuto pietà di se stesso eppure si amava e amava la vita, ma i fili con cui avevano tessuto la sua anima erano intrecciati, ingarbugliati a tal punto che trovarne il capo era complicato anche per lui e così si allontanava sempre di più dal mondo aumentando la distanza fra lui e noi.

Se piove da troppo tempo la terra non ce la fa ad assorbire tutta l’acqua e incomincia a franare fino a distruggere qualsiasi forma di vita, anche lui, non più padrone di se stesso incominciò pian piano a rotolare, trovava conforto però nella sua bontà e intelligenza che sapeva usare con grande abilità e allora, aiutato dall’amore, rinasceva in lui la voglia di combattere

Con la stessa intelligenza riusciva  a nascondere i suoi tormenti e tutti dicevamo “ Ha un carattere difficile” e così con gli occhi bendati non abbiamo capito la vera natura delle sue stranezze, non siamo riusciti a dipanare la sua matassa per farne un velo di seta  e un giorno, forse nel tentativo di trovare finalmente un po’ di pace li ha stappati lui quei fili, per un attimo la morte gli è sembrata più bella della vita e se n’è andato, silenzioso come era lui, senza dire niente a nessuno.

Sono stata travolta da bufere e venti impetuosi che hanno messo a soqquadro la mia vita, tuttora cado e poi mi rialzo, ma le tante domande senza risposta mi rinnovano continuamente il dolore. Non basterebbero tutte le parole per raccontare la sua storia perciò concludo dicendo che il suo gesto è stato l’ultimo atto d’amore verso le persone che gli hanno voluto bene.

Conforto impossibile: Patrizia

Vicinanza – di Patrizia Fusi

Piovono bombe e paura sull’Ucraina.

Paura sul mondo e tutti noi.

Angoscia nel vedere persone chiuse nei rifugi che non escono da giorni.

Fuoco che esce dalle finestre degli appartamenti colpiti, sembrano mostri anneriti che sputano fuoco verso il mondo, case distrutte.

Città silenziose, abitanti che non dormono da giorni, tremano di paura.

Sul mondo esplode un pianto per tanta sofferenza procurata agli esseri umani, animali, ambiente.

Vicinanza a questo popolo e alle persone.

Vicinanza a tutte le mamme che perdono i propri figli per la pazzia di potere di alcuni individui senza scrupoli.

Vicinanza a tutti i bambini vittime innocenti di tutte le guerre nel mondo.

Vorrei che tutte le lacrime versate nelle guerre formassero un fiume di saggezza e invadesse il cervello di tutti gli uomini per far inventare un modo di vivere senza guerre.

Mi sento disarmata verso tante atrocità perpetrate a carico di tanti popoli con le guerre.

Non so come dare conforto a me e a gli altri.

Il conforto del coraggio: Sandra

Il conforto e il coraggio – di Sandra Conticini

Quanto coraggio ho avuto nella mia vita.

Non sapevo che ce ne volesse così tanto per vivere una vita normale, ed ogni volta che si prospettava all’orizzonte un nuovo problema  pensavo che non ce l’avrei fatta. Le persone dicono che sono una persona forte, ma bisogna diventarlo, quando non c’è scelta.

Quando entri nel vortice del gioco è difficile tirarsi indietro e lo fai, non  per te, ma  per chi è vicino ed ha bisogno del tuo aiuto.

Il gioco cambia continuamente e  c’è la necessità adeguarsi alle nuove regole. Per me non è troppo semplice e quando penso di essere riuscita a vincere ecco che arriva un nuovo imprevisto ed avanti così, chissà per quanto ancora.  Voglio credere e sperare che riuscirò a ritrovare un po di tranquillità, nonostante gli eventi di questi ultimi periodi che tolgono la pace  mettendo malumore ed ansia.

Il conforto difficile: Anna

CONFORTO – di Anna Meli

            Chiusi la porta e consegnai la chiave a te credendo che sarebbe stato per sempre, che non saresti scappato da me.

            Non fu così.

            Sarà che non esco da mesi, ma sento la tua vicinanza e riesco a vederti muovere nella trasparenza di una tenda sottile.

            Mi vieni incontro, ma non mi raggiungi mai. Uno spazio incolmabile ci divide.

            Le mie mani deboli non riescono a sollevare il mio cuore pesante di rimpianti e fartene dono.

            E piove, piove da luglio…

            Non sento mille violini suonati dal vento né vedo tutti i colori dell’arcobaleno, ma solo pioggia di lacrime su un mondo impazzito che cerca aiuto e conforto vero che da sola non sono in grado di dare.

            Sono stanca.

            Ho il cuore appesantito da forze in contrasto dove rabbia, compassione e amore si fondono. Cerco il coraggio di credere ancora in un Dio che ci guarda dall’alto con occhi bendati sperando ci dia la forza per confortare in modo tangibile chi vive fra mille sciagure.

Collage per confortarsi: Simone

CONFORTO (collage) – di Simone Bellini

Sarà che piove da Luglio,

 sarà che il mondo esplode in pianto,

 sarà che non esco da mesi,

che sono stanca,

che ho finito i sorrisi soltanto. (C. Consoli- T Ferro )

Per questo caro amico ti scrivo

 così mi distraggo un po’

 e siccome sei molto lontano

più forte ti scriverò.

Si esce poco la sera ,

 compreso quando è festa

 e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. ( L. Dalla )

Ovunque sarai,

ovunque sarò

in ogni gesto io ti cercherò.

 Se non ci sarai,

io lo capirò

 e nel silenzio io ti ascolterò.

 Dove ogni anima ha un colore

e ogni lacrima ha il tuo nome,

 se tornerai qui,

se mai,

lo sai che io ti aspetterò, (Irama )

Riflessione di Vanna Bigazzi su: Il conforto della notte

Il conforto della notte

Bella questa danza fra le parole della canzone ed il tuo soliloquio, integrati in un naturalissimo “continuum” fra le parole della canzone e il sogno, anzi una frammentazione di piccoli sogni, chiari, limpidi, allineati come minuscoli film: pezzi di vita “uno per notte”.

“Allora apparvero i volti amati,

a strusciarsi di corporee infinita`:

ombre, visioni, immagini e forme

in quel luogo di mezzo,

dove il sogno in realta` si trasfigura”.

Vicende vissute cui e` stata stesa una pennellata di tenui pastelli, la pennellata del tempo che sfuma ogni imperfezione: sana difesa della mente nella sua potenza di alleggerire e trasformare. Il ritorno alla realta` e` quasi scomodo:

“Tempo rammenti alla notte danzante

la speranza dell’alba:

il tepore della luce scioglie un buio fioco…

passano giorni, primavere e inverni…”.

Nessuna rottura fra sogno e realta`. Il tempo che sintetizza e trasforma “in musica di cui non saper scrivere le note…”.

La realta` diviene Archetipo: IL BAMBINO, non importa se figlio o nipote, non importa se maschio o femmina anche se rivela  un’identificazione con la tua femminilita`, in quanto “sesso frontale”, che non volta le spalle. Altro Archetipo: LA CASA, una casa pero` con le porte sempre aperte e questa sei tu, cara Cecilia, animo generoso… Poi l’interruzione ma con avviso, da quel momento non si puo` piu` rientrare anche se una voce amica interiore, ti dice “scrivi…” solo cosi` puoi ricongiungere sogno e realta`: la scrittura come “luogo di mezzo”. In questa dimensione non si puo` rinnegare il passato, regna armonia e tutto e` contenuto misteriosamente nella grande brocca dell’accoglienza che ti individua e contraddistingue.   


 

Il conforto della notte: Cecilia

Il sogno e la brocca – di Cecilia Trinci

Sarà che piove da luglio, sarà che il mondo esplode in pianto, sarà che non esco da mesi, che sono stanca, che ho finito i sorrisi, ma da diverse settimane, ormai, mi consola dormire e sogno tutte le notti. E non sono sogni confusi, sembrano al contrario dei piccoli film. La sceneggiatura è tratta dalla mia vita, come se la rivedessi tutta in pezzi, uno per notte. Ho rivissuto persone, case, vicende, nemmeno troppo travisate, solo i colori erano tutti tenui, sfumature di rosa e di grigio, come  evanescenti, da “altro mondo”. La mattina mi sveglio con dispiacere, staccandomi da un film bello che vorrei continuare a vedere. Durante il giorno continua l’eco del sogno, l’eco delle cose belle che ho rivissuto  e resta con me. Mi sorprendo a tratti a ripensare, a fare una riflessione, a farmi domande. E’ un periodo strano, in cui la rottura tra notte e giorno, tra sogno e realtà, non c’è. Sarà perché piove da luglio, sarà che non esco da mesi……

Nei sogni ci trovo conforto. Lo sento così, come avessi fatto pace con tutto e con tutti, come se non avessi né rimpianti né rimproveri, come se tutto si fosse trasformato in una melodia armonica.

 Sogno  mia figlia ma la cosa strana è che ha sempre tre anni e non si sa se è un bambino maschio o una bambina femmina. Di spalle è maschio, di fronte è  una femmina con gonnelline a gale. A volte è i suoi figli. Tutti e due.

Sogno case, le mie, ma non uguali alla realtà. Ne ho cambiate tante, eppure sogno sempre le stesse due, che a volte si confondono pure l’una nell’altra. A volte è inverno e fa freddo, a volte è primavera e le finestre sono grandi. Le porte però sono sempre aperte.

Quando il sogno sta per finire mi chiamano sempre da fuori casa e io esco e non posso poi più rientrare.

Un po’ come è stato.

A volte Qualcuno mi dice “scrivi”.

Lascio le case nel prato, tra i fiori, a volte c’è un sole pallido, a volte è notte e il grigio è molto buio. A volte c’è la legna subito fuori della porta.

Lo zoom si allontana dall’immagine come in un film e  vedo allontanarsi quelle case e diventare irraggiungibili, come fossero dentro capitoli di un libro che per quella notte si chiude.

Ogni sera c’è un protagonista diverso con il suo contorno di storia.

Un collega… un amico… un dolore…un compagno di scuola.

Io vestita in epoche diverse, mia sorella, ….un’amica…..Io piccina, la scuola….

Una ricerca, un progetto,  Tunisi blu,  quella volta che….

Tiziano Terzani letto in Corsica.

Mio padre che se ne va dalla spiaggia d’inverno.

Le onde del mare che sembrano uscire dal letto. Sono belle come  fossero vere.

Mi piace  rivedere le cose, chi sono stata, mi piace ciò che è stato, o almeno quello che sto rivivendo.

Non c’è lontananza, non c’è distacco.

Neppure rimpianto, c’è quasi desiderio di mettere in ordine, capire, lasciare.

C’è armonia, come se tutti i pezzi di vita, che sembrano capitoli staccati,  siano in realtà solo un fluido liquido, unico, contenuto tutto nella brocca che sono io.

Conforto sotto l’ombrello: Rossella

Sarà che piove da sempre… – di Rossella Gallori

No, non è acqua quella che scende, sembra cenere ancora calda, sembra qualcosa che fora il mio grande ombrello, i buchi sono piccole pupille che mi guardano, ed io guardo loro, sguardi e strabici, paralleli, occhi che si incontrano pur puntando altri angoli di mondo, lacrime dal cielo, in un diluvio, che non finisce mai.

Ed io sotto questa pioggia eterna che mi ha sempre bagnata, priva di protezione, vago.

Cerco una mano, un cuore, un sorriso sincero…lo avevano detto, me lo avevano detto ed ancora lo dicono, che ci voleva coraggio…mi ci voleva coraggio!

E l’ho avuto io, l’ho avuto sempre, anche quando non sembrava, anche quando piangevo, gridavo,  mangiavo troppo, mangiavo poco o ridevo di nulla, per nulla, ce l’ ho fatta, perché avevo coraggio, un po’ di inconsapevole  forza, che trovavo in una piccola foto, in un fiore finto di seta sottile, un piumino da cipria, un 45 giri graffiato, credere in un cuore, si un cuore, che poi mi è caduto perché pesava troppo, ed ho affogato il viso in un golf non mio!

Coraggio per chi non c’ era mai stato, per chi  era rimasto a guardare alla finestra, per tutti, ho fatto casini sempre mezza, fradicia di pianto con quell’ ombrello che non mi riparava, ho cercato un porticato, una tenda, una mano più grande della mia che  proteggesse quei pochi pensieri rimasti e se non l’ ho trovata, l’ho immaginata, inventata, sognata, sei dita, otto…venti dita…una mano gigante, salvifica.

Ed ora che ho paura, ed ho finito il coraggio, cosa faccio? A chi chiedo?

Sarà che ricomincia a piovere, sempre più forte….

Cerco una parola, per capire se riesco a leggerla, a capirla, a riscriverla, a trovare le carezze di cui ho sempre più bisogno.

Sarà che piove da troppo, sembra non smetta più, piove anche quando c’è il sole e non cerco riparo, resto ferma immobile, impietrita, mi piego su me stessa, una posizione che sa solo di ansia, mi abbraccio, mi annuso …sono stanca, ho perso le chiavi, la speranza di ritrovarle, quel portachiavi, quella porta, quella casa, quelle finestre senza vetri….

Sarà che piove e non smette più, è un fiume in piena che esonda, inonda.

Nuoto male, vorrei aiutare gli altri, ma forse sto affongando e di quell’ ombrello mi restano solo appuntite stecche ed occhi ciechi nella tela lacerata, occhi che non han più voglia, come me, di guardare. Mi addormento, per quasi morire, sono stanca.

Priva di sorrisi, pesante di silenzi…..

Sarà che piove da sempre….

Poi improvvisa, un’onda tiepida e lenta mi accarezza, mi accorgo che le braccia ce la fanno ancora, trovano “ coraggio” più lente, più doloranti, braccia vecchie e consapevoli, qualcuno si appoggia:

È QUALCOSA CHE HA A CHE FARE CON ME, LONTANO, MA NON DISTANTE…..

Conforto con Napo: Mimma

Il conforto del mio cane – di Mimma Caravaggi

Credo che conforto possa essere dato anche da una sola parola scritta al momento giusto e soprattutto dalle persone giuste. Personalmente trovo molto conforto nel mio dolce Napo; quando in poltrona mi viene in collo e lo accarezzo e gli faccio tanti grattini e lui mi ringrazia con una piccola leccatina sulla mano beh per me è un momento di conforto molto importante perché mi permette di andare avanti appagata. Qualche volta è capitato di lasciarlo a casa quando esco, ma  mi pento subito perché sento che mi manca come uscire senza cellulare o la chiave di casa. La lontananza da lui anche se breve mi fa sentire triste come  se lo avessi abbandonato ma al mio rientro lo trovo lì ad aspettarmi ansioso di farmi le feste e salirmi in collo per due carezzine, se gli chiedo un bacino mi dà una leccatina veloce sull’orecchio. Cosa chiedere di più a un animale? quando sono molto giù di corda io parlo con lui raccontando tutte le mie tristezze e lui sembra capirmi o almeno ascoltarmi muovendo la testa un po’ a destra un po’ a sinistra ed è impagabile: lui è il mio grande conforto! Abbiamo la stessa età per cui spero di andarmene insieme a lui quando sarà il momento, così non soffrirò e non ne sentirò la mancanza.

Il conforto delle relazioni: Tina

Conforto – di Tina Conti

Problemi tecnici non mi hanno permesso di seguire il testo della canzone a cui ci saremmo ispirati, nessun problema, ero nel gruppo e sentivo le vibrazioni e le suggestioni che scaturivano.

Certo il tema era profondo, capace di farci sentire nel momento, nella situazione del mondo e in quella dei nostri cuori.

Non ci sono strade traverse, dobbiamo trovare dentro di noi sempre e nella vicinanza con gli altri il conforto per andare incontro alla vita.

Non siamo sempre pronti a fare questo cammino e a incoraggiarlo nei nostri vicini, ma la nostra esistenza ce lo chiede e noi lo dobbiamo sperimentare, scoprire, accogliere.

Facciamo finta che c’è il sole, dicevo a una mia cara collega quando la vedevo intristita dalla pioggia e dal grigio dell’anima.

E ci aiutava, serviva per comunicarci le vibrazione della nostra vicinanza e dei cuori, faceva uscire suggestioni e muovere  le nostre forze e idee.

Troviamo in questo deserto, arido e ventoso, un sassolino che assomigli a un fiore, usciamo e guardiamo le cose che si muovono, a volte si riesce a farlo.

Se si impara con umiltà ad ascoltarsi, a sentire le energie a volte arriva anche quel conforto  che scalda le nostre giornate.

Il contenitore della nostra vita solleva il nostro vivere, se riusciamo a sentirci dentro.

La nostra piazza, gli edifici, le piante intorno a noi, il torrente, i volti conosciuti ci fanno sentire accolti, vicini, ci sembra che una mano venga vicino a noi.

Ieri mattina in giro per compere, la festa della donna che mi volevo regalare con un bel cappuccino e la visita alla libreria, più una camicetta colorata mi hanno fatto riflettere sulla bellezza delle persone.

  Camminando Sulla strada di casa, davanti a me riflettevo su due oggetti che vedevo: una borsa di stoffa con i colori della bandiera della pace, un sacchetto di carte del negozio C.Bio dove anche io faccio  acquisti. La signora sportiva e vivace che portava quelle cose , si volta, mi sembra di riconoscerla, ah la nonna dei gemellini esclamo.

No, no, i miei nipoti sono grandi e non gemelli bella signora, con questo bel cappottino celeste. Vedo che è stata da cibio, replico, che tristezza pensare che  non incontreremo piu Fabio nella piazza e nei negozi.

Non lo dica a me, che vengo tutti i giorni, mi faccio una passeggiata e compro   quello che mi manc., sono vedova da venti anni  e ho imparato a scaldarmi la giornata con piccole cose. Vedo che anche lei protesta per questa cosa assurda del conflitto in ucraina, siamo proprio in un difficile momento ho detto.

Ci sentiamo impotenti e disarmati, non sappiamo cosa fare, eppure almeno protestare lo possiamo fare ha ribattuto lei

In cinque minuti mentre camminavamo a fianco, ci siamo raccontate la vita, ora che i miei nipoti non hanno bisogno di me  ha replicato lei, faccio compagnia a una cara amica molto anziana con la quale ogni domenica si veniva a san Ambrogio a pranzo dal Picchi, ora non si potrà più, forse cambiano le aperture   e noi dovremo fare altro. Che dolore, ci sentivamo in famiglia per noi era di grande conforto sentire questi odori, il suono delle campane, i discorsi della gente, e quella allegria sorniona di Fabio ,ci regalavano attimi di piacere.

Per noi era il luogo del cuore.

Il conforto siamo noi due: Carla

Il conforto e la rabbia – di Carla Faggi

Sarà che piove da luglio sarà il mondo che esplode in pianto saranno le bombe i cannoni i fucili saranno le mamme ed i bambini che fuggono ed i babbi che ritornano, saranno i morti i profughi, sarà la distanza che è anche lontananza

Ancora una volta non voglio più guardare la televisione

Il mondo ha finito i sorrisi, già da tempo ne erano rimasti molto pochi, non ne erano rimasti per i bambini afgani per la popolazione siriana per le famiglie palestinesi per i ceceni ed ora per gli ucraini e non riesco a mettercene altri di sorrisi finiti perchè la mia memoria ha un limite ….ne ho ricordate forse solo un decimo delle popolazioni che hanno finito oltre i sorrisi anche i respiri nelle guerre di questo nuovo secolo che se il precedente era considerato il secolo breve questo mi sa che sarà quello brevissimo

Sarà che piove da luglio sarà che la mia rabbia esplode in urlo, sarà la follia degli esseri umani che non sopporto più ma sarà anche che non sopporto più neppure lo spocchio degli esportatori del Bene della Verità, di chi scatena guerre per difendere la democrazia, di chi si sente sempre nel giusto ed in nome di questo prepara il terreno alla guerra

Sarà che voglio avere il coraggio di non guardare più la televisione

Conforto? Come dice la canzone…casa nostra vicinanza io e te siamo noi siamo in due, chiudiamo la porta e chiudiamo gli occhi e troppo troppo troppo amore.

Quindi concludendo questo mio sfogo il conforto come suggerisce anche la canzone è la famiglia, è la coppia. Non è più la speranza in un mondo migliore, nel collettivo.

Come più volte ho detto sono convinta che l’homo sapiens meriti solo l’estinzione.

Il conforto dell’aria pulita: Lucia

Il conforto – di Lucia Bettoni

quadro e foto di Lucia Bettoni

Un tempo tanto lungo, dove il respiro è cambiato, dove l’alba ha un altro colore, dove la pioggia sembra un pianto e il sole non ha più calore
Il mondo è più piatto e le persone non hanno profumo
La speranza vacilla e il futuro fa fatica a sbocciare
Cosa è importante? Cosa voglio? Cosa desidero?
Desidero uscire da questo limbo, una prigione senza sbarre che mi soffoca lentamente
Ho bisogno di viaggiare, la staticità mi uccide
Ho bisogno del conforto dell’aria pulita, della pioggia che bagna, del sole che scalda
Il conforto di un pensiero senza nebbia, di un desidero possibile
Lontananza lontananza…
Le tue parole attraversano il cielo e squarciano le nubi, accendono fuochi e guizzano negli abissi, mi cercano in fondo al mare e sulla punta del cipresso, aprono le mie mani e le riempiono di stelle
Hai bisogno di volare donna Lucia, tu lo sai bene!
Quando non voli ti perdi e si perde anche l’alba
Sorridi, non pensare e spera
Voglio lavare i panni al viaio  e sbatterli forte sulla pietra
Voglio prendere un aereo per Nairobi
Voglio andare a Nairobi? Non lo so… Vorrei poterci andare se ne ho voglia !
Questa mano “respingente” mi opprime
Le piccole cose stanno diventando troppo piccole

Il conforto della pioggia: Stefania

L’ombrello sotto la pioggia – di Stefania Bonanni

Sarà che non piove da mesi. Sarà che il mondo è risecchito, spaccato, attraversato da crepacci che scoprono le radici.

Sarà che sembra un deserto. Sarà che non avrei mai pensato di poter vivere in un deserto.

Sarà che l’erba non sembra così verde, quest’anno.

Sarà che i pensieri sono scuri e appuntiti, hanno cambiato dimensione.

Sarà che le nuvole non sembrano angeli, uccelli, animali fantastici, sembrano solo nuvole.

Sarà che non piove da mesi, sarà che gli abbracci da anni sono solo quelli familiari, e non bastano.

Sarà che ho voglia di baciare sconosciuti, e non si può.

Sarà che ho voglia di sagre di paese, e non si può.

Sarà che bisogna chiedere la pace, e non servirà.

Sarà che non piove da mesi, ed il dolore e le lacrime di paura non serviranno a nutrire.

Sarà che sono diventati pesanti i cuori, pesi insopportabili. Non ci sono mani,  braccia, dita, tanto forti da sorreggere un cuore pesante. E un cervello troppo pieno, occhi stanchi, orecchie che non si riempiono di parole perché viene voglia di tapparsele, perché le parole non sono di quelle che fanno bene. Orecchie deserte, che partoriscono pensieri morti, risecchiti,  pesanti come sassi.

Voglia di pioggia. Voglia di bere la pioggia come una margherita, con i petali distesi, aperti e leggeri. Voglia di leggerezza. Voglia di saltare nelle pozze, di stare sotto l’ombrello in due. Voglia di acqua di maggio, che fa diventare belli. Voglia di ombrelli, che basti un ombrello per essere al sicuro, all’asciutto, ad aspettare che torni il sereno.

Il conforto di chi resta: Vanna

Il conforto della rinuncia – di Vanna Bigazzi

Un conflitto di emozioni in questa canzone: riuscire a figurarsi e vivere interiormente il disagio degli altri. In questi giorni vediamo immagini strazianti di chi fugge disperato, persone alla deriva, che non vedono futuro, vivere per sopravvivere, disgrazia, disperazione. E noi, quando ci siamo sentiti, anche minimamente, in stati d’animo del genere? Forse in delusioni d’amore, in crolli economici o emotivi, nel rasentare i limiti della follia o nell’abbandono totale… tutto molto relativo al confronto. Cerchiamo, anche solo per un momento, di vivere questo “status” anche se immaginarlo non potra` mai essere come viverlo concretamente. E in queste circostanze, che spessore vogliamo attribuire al Conforto? Il conforto e` amore, fusione con distacco. Decidere di rimanere con chi soffre e` una decisione coraggiosa e nel coraggio e` implicito il cuore. Chi non ha cuore non ha coraggio, chi ha cuore e coraggio puo` dare conforto, con la propria rinuncia: saper rinunciare a fuggire purche` ti abbia consegnato le chiavi della stanza proprio chi ha chiuso la porta. E` questo un vincolo che difficilmente si scioglie, un vincolo che implica sacrificio, privazione e che puo` essere premiato solo col vicendevole Conforto.