25 novembre – Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le donne

La VOCE della Matita Per Scrivere il Cielo

Il CORAGGIO di LUCIA Bettoni

disegno di Lucia Bettoni

Bisogna avere coraggio ed essere più forti della paura o semplicemente non poter più tornare indietro
Ci sono momenti in cui guardi la tua vita con i piedi ben saldi, anzi seduta a gambe incrociate sulle pietre al centro di una vecchia strada
Guardi avanti, sei sola e non hai paura
Sei così straordinariamente consapevole che niente e nessuno potrà farti tornare indietro
È quella forza che può tutto perché puoi lasciare tutto
Sei nuda ,sola, intoccabile
Mi vuoi uccidere?
Vuoi farmi male?
Vorresti portarmi via?
Fai pure quello che vuoi
Pensa pure quello che vuoi
Io sono qui
Seduta a gambe incrociate sulla vecchia strada di pietre
Sono inamovibile
Fai pure
Io ho deciso
Fai pure
Non mi spezzerai
Ci vuole coraggio
Ho avuto coraggio
Da quelle pietre mi sono alzata
Tu non avevi più nessun potere su di me
Io ero libera
Avete mai avuto la sensazione di essere veramente liberi?
È un sentimento unico
un sentimento che vale la vita
Si vale la vita
Non avere niente e non sapere niente di quello che sarà domani
Senza niente, ne’ case, ne’ cose, niente
Sola con la tua libertà
Il respiro di un momento
Quella è la vera forza, quella che conosce il cammino
Quella forza è fatta di te
È fatta di quello che sei
di quello che veramente sei
È un sorriso che non teme

Le voci di Picille per Tina

Ispirato al testo della canzone Voci

La strada si racconta e si raccontava – di Tina Conti

Photo by Fatih Berat u00d6rer on Pexels.com

Salendo dalla piazza del paese, a piedi o con altro mezzo, ho sempre cercato di capire e entrare in relazione con i luoghi e le persone che incontravo sul mio percorso e che facevano parte della mia nuova vita all’ Antella.   Ero appena arrivata  in via di Picille e visto che la casa era  da restaurare  avevo  la necessità di una bombola del gas. Ho domandato ad un signore che  si trovava  nel suo giardino, sotto un albero di ciliegie maestoso. Lui, gentilmente  mi ha dato tutte le indicazioni e un benvenuto nella via.

Buon auspicio,  ho pensato!

Incontravo nel pomeriggio e anche in estate  nella frazione di Balatro rosso un folto gruppo di persone che  con la loro sedia portata da casa, facevano salotto e frescheggiavano. Mi sono fermata tante volte, ho conosciuto delle persone sorridenti, semplici e serene. Fra queste, una brava sarta che mi ha aiutata a modificare dei vecchi abiti.

Via via salendo, cambiava il paesaggio, apparivano case nuove, il terreno coltivato si mescolava a tratti di bosco, ai miei occhi e al mio sentire, appariva un territorio amico, ormai conosciuto. Il mio andare spesso a piedi o in bicicletta, mi permetteva di entrare  nella vita  e nella realtà privata delle persone, osservavo i giardini, gli animali, gli odori della cucina.

Dal laboratorio del fabbro dove  una volta ho portato  a saldare un attaccapanni, uscivano scintille e rumore di metalli battuti. Prima del recinto dei cavalli, in autunno il profumo delle bocche di leone selvatiche mi stordiva ,mi soffermavo per godere a pieno di questa sensazione e l’aspettavo.

Che piacere scoprire piante nuove lungo il percorso, il kiwi di Mauro ,piantato vicino alla recinzione, mi ha informato di tutta la sua crescita fino alla produzione dei frutti. Che tensione nel vederlo stento in estate , temendo che stesse per seccarsi a causa della siccità.

Era la mia disposizione a relazionarmi con le persone e con e i luoghi mi sono chiesta oppure si trattava di una cosa consueta e normale in quella realtà?

Voci di nebbia per Patrizia

Ispirato al testo della canzone Voci: (voci di radici, di nebbia e di pioppi. Che parlano agli argini e che parlano ai matti. Voci nella testa, voci contro il tempo)

Nebbia – di Patrizia Fusi

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Odore pungente di umidità, una leggera nebbia che avvolge quello che ci circonda, noi ragazzi che corriamo spensierati nei campi, ci divertivamo con giochi semplici, fatti di nulla, ma quasi sempre di gruppo, ognuno di noi diverso, chi più fragile, chi con più capacità, ma sempre un gruppo, giornate piene di vicinanza.

Spaccato di vita passata, forse rapporti umani più solidali, ma anche a quel tempo  non mancavano le cattiverie fra le persone, gelosie, maldicenze. La diversità di chi aveva più si faceva sentire.

Verso il mondo femminile era più incisivo questo modo di pensare e più restrittivo e più bigotto.

Nel tempo attuale  la cosa che mi colpisce di più e la velocità del vivere quotidiano, credo che questo influisca sulla nostra psiche in maniera negativa.

Il vivere attuale per alcuni di noi è molto più facile.

 In questo tempo è predominante l’io e non il noi.

Per il mondo femminile si stanno formando altri problemi.

Chi ha il potere della tecnologia ci sta dominando.

Resta muta la voce per Carmela

Ispirato al testo della canzone Voci

Voci contro il tempo – di Carmela De Pilla

Photo by JYOTI PRAKASH SINGH on Pexels.com

Ora è muta la sua voce, ingoiata da un tempo lungo una vita, la sento nel silenzio dei ricordi, la sento nelle sue radici a cui mi sono aggrappata inconsapevole della forza che mi trascinava dentro di lui.

Resta muta la sua voce, non suona più, è nascosta nelle mie stesse radici e continua a vibrare, inconfondibile tra mille altre voci.

Ricordo bene quel giorno.

Ero ritornata a casa raggiante, una mia amica mi aveva invitata alla festa che avrebbe fatto a casa sua e io appena sedicenne, catapultata in un mondo arido, privo di qualsiasi relazione che non fosse quella familiare ero al settimo cielo.

-Devi venire Carmela, ci divertiremo vedrai e poi c’è un mio cugino che ti vuole assolutamente conoscere, da quando ti ha vista all’uscita della fabbrica non fa altro che chiedermi di te!

Gli occhi si riempirono di gioia e il cuore incominciò a ballare.

-Papà, domenica Maria fa una festa a casa sua, io vorrei andarci, mi piacerebbe tanto.

-Non se ne parla nemmeno! E chi è quest’amica? Non conosco questa gente! Non ti mando a casa di sconosciuti!

-Ma papà mi ha detto che…

-Non lo voglio nemmeno sapere, non ci vai e basta!

-Ti prego papà, non faccio niente di male e poi uno deve mettere la mano sul fuoco per capire!

Lui mi guardò diritta negli occhi e con voce ferma mi disse:

-Guarda che tanti prima di te hanno messo la mano sul fuoco e tutti sappiamo che brucia, devi ascoltare chi ha più esperienza di te!

Quella voce mi era entrata nelle vene e il sangue incominciò a scorrere come fiume in piena e per diversi giorni non gli ho rivolto la parola.

Poi ho saputo che quel cugino era molto più grande di me e chissà…forse mi voleva conoscere, ma a modo suo.

Lui aveva capito, grazie papà.

Voci in barattolo per Stefania

Barattoli di voci – di Stefania Bonanni

Ispirato al testo della canzone Voci:

“voci nella testa , Voci contro il tempo, Che riempiono la vita restando nel silenzio.”

Photo by Alexey Demidov on Pexels.com

A che serve il silenzio, se non a far parlare quello che non ha voce, ma che da dentro rimbomba come tuono.

Dentro, in fondo, nella cantina, insieme ai tesori, alle cose da conservare perché preziose, ci sono milioni di barattoli pieni di voci. Voci sommesse e gentili che cantano ninnenanne, voci nervose che comandano ordini e comportamenti, e poi le stesse voci che si scambiano le parti, ma tutte raccontano il mondo di bene che hanno costruito per te.

Poi, voci di bambini, e non riconosco la mia, credo di essere stata molto in silenzio, anche se poi ho molto recuperato.

Ci sono voci da uomo, profonde e raschianti la gola, gola di vino e sigarette. Ci sono voci di donne giovani, squillanti, carnose e colorate come fiori maturi. Donne amate, ma relegate a parlare tra donne, abituate piu’ a chiacchierare, che a parlare.

Ci sono barattoli pieni di voci di vecchie e di canzoni di chiesa, ed ascoltando si rivede il profilo con il collo tremolante di corde vocali che vibrano tra la pelle ciondoloni di colli ormai rugosi.

Ci sono barattoli di voci di uomini vecchi, catarrose, raccolte nel bar dove perdevano le ore dei pomeriggi troppo caldi o troppo freddi. Voci cavernose, interrotte da colpi di tosse e boccate di fumo. Voci tonanti bestemmie, fantasiose bestemmie che tiravano in ballo santi dileggiati, ma sempre presenti in quelle bocche. ‘

Poi, voci di canti di bambini, di ambasciatori e Madame Dore’, che volevano dare le figlie a qualcuno, e mi sembrava già un po’ inquietante.

Ma le voci dei bambini sono per sempre. Ieri, oggi, domani, i bambini a cui si permette di giocare hanno le stesse voci, nuove, acute, ancora da arrotare tra i denti, non sono ancora “quella voce”, eppure inconfondibili di meraviglia.

Piccola storia di Simone

Attenti al collo (versione completa) – di Simone Bellini

Photo by Dylann Hendricks on Pexels.com

Allungai il collo per osservare la situazione, quando la mano dell’uomo accanto a me mi fece abbassare il capo :

– Cosa fai, sei impazzito? Giù la testa presto prima che sia troppo tardi-

Non capivo! Perché stavano tutti con la testa reclinata, sguardo a terra, ammassati l’uno accanto all’altro. Cosa stava succedendo? Perché mi trovavo in quella situazione?

 Sopra di noi una luce accecante che non permetteva di alzare lo sguardo. Un ronzio ritmico spostava folate di vento come le pale di un gigantesco ventilatore. Ogni tanto si sentiva un “toc” come di una pacca sul capo, seguito da un “ohi “ di chi era stato colpito.

-Ma dove siamo – chiesi

-Mah … saperlo … nessuno lo sa, perciò zitto e guarda in terra !-  Se c’era una terra, perché in tutto quel riflesso bianco non si capiva.

“CrocoTook”, una testa rotolò su di noi.

-Visto? … Ha allungato troppo il corpo …. Giù, sta’ giù…

Cristo, ma che cavolo di situazione è questa!

Non esiste che io resti ancora qui, devo trovare una via d’uscita.

Rifletti ….. se non puoi alzare il capo, puoi fare l’opposto ….. strisciare in terra !

Mi abbassai e strisciando cercai di farmi largo tra centinaia di gambe, quando mi sentii afferrare per i piedi. Mi voltai, era lui, il mio compagno di sventura :

– Che cazzo fai , lasciami andare ! –

– Stai scappando vero? Voglio venire con te ! –

– No, non se ne parla ! Devo essere solo per riuscirci –

– Dai , in due ci proteggeremo a vicenda, me lo devi, se non ti avessi avvertito la testa non l’avresti più ! –

– Va bene, ma stai attento mi raccomando.-

Strisciammo insieme verso non so dove, spostando le gambe di quella marea sottomessa che, sentendo minacciato il loro precario equilibrio, mugugnavano impauriti.

Man mano che avanzavamo i mugugni aumentavano sempre più fino a far scattare la sirena dell’allarme.

– Dai, presto, striscia più veloce.-

L’agitazione dei soprastanti rendeva difficile la fuga.

 Strisciando ci allontanammo più velocemente possibile da quel frastuono, senza accorgersi che il pavimento stava andando in discesa,.. una discesa ghiacciata. Scivolammo senza un appiglio a cui potersi aggrappare. L’inclinazione diventava sempre più ripida e noi acquistavamo sempre più velocità.

D’un tratto … il vuoto …. Precipitammo nel buio non so per quanto tempo,… sembrava non finire mai !!!

Era la fine, me lo sentivo, non saremmo sopravvissuti.

Questi pensieri affogarono nell’acqua gelida che ci accolse salvandoci.

Nuotammo sfiniti fino a che una melma rocciosa si palesò sotto i nostri piedi. Esausti svenimmo.

– Ehi svegliati, svegliati ! – Un paio di schiaffi mi aiutarono ad aprire gli occhi

– Siamo ancora vivi?- dissi bloccandogli la mano pronta per il prossimo schiaffo- dove siamo ?-

– Ne so quanto te ! Non si vede niente.-

 A queste parole, d’ improvviso apparve una fiammella su di una roccia

– Guarda!… com’è possibile che scaturisca del fuoco da una roccia –

Un’altra fiammella spuntò su un’altra roccia e poi altre ancora fino ad illuminare quella tetra grotta.

– Guarda quelle fiammelle in fila, sembrano indicare una via, un sentiero !-

– Andiamo ! –

– Aspetta …. Non mi piace …. È troppo invitante …. E se fosse una trappola ! –

– Bèh non mi sembra che abbiamo molta scelta ! –

Seguimmo le fiammelle su di un sentiero reso scivoloso dall’umidità persistente. I nostri passi cauti avanzavano incerti in quel tunnel di fango, quando d’un tratto   una lastra di roccia calò fragorosamente fino a chiudere il sentiero alle nostre spalle.

– Cristo ! Lo sapevo, me lo sentivo che era una trappola ! –

– Guarda …. Il tunnel si sta chiudendo davanti a noi !! Corri, corri ! –

Il fango rendeva difficile accelerare la corsa, ma ci aiutò a scivolare sotto la lastra che stava per chiudersi.

– Aiuto! Mi sono fermato proprio sotto il lastrone, aiutami !-

Lo presi per i piedi e lo tirai a me un attimo prima che la roccia finisse la sua corsa.

– Cavolo c’è mancato proprio poco ! –

Neanche il tempo di riposarsi un po’ che un rombo scosse il terreno. Una folata di vento caldo ci investì rendendo l’aria irrespirabile e torrida.

 Il terreno era diventato rovente.

 Una seconda scossa aprì una voragine sotto i nostri piedi dividendoci fra le due sponde dove sotto scorreva un fiume di lava.

– Salta, ti prendo io, salta! –

– Non ce la faccio, ho paura! –

– Dai salta ! –

Radunò tutte le forze per spiccare il volo, ma la spinta fu a malapena sufficiente perché riuscissi ad afferrargli una mano, mentre i suoi piedi sfioravano la lava incandescente.

– Dammi l’altra mano, presto, non riuscirò a tenerti per molto ! –

Al terzo tentativo afferrai l’altra mano e lo tirai su in salvo.

– Che facciamo? Siamo bloccati qui adesso ! –

Guardai intorno.

– Dobbiamo arrampicarci su questa roccia, sperando che in alto ci sia una via di uscita. –

-Ma io non sono un rocciatore, non l’ho mai fatto !-

– Dai Sali. Metti la mano su quella sporgenza. –

– Quale ? –

– Quella roccia lì a muso di muflone. –

– Cos’è un muflone? –

– Dai Sali, pensa di essere uno stambecco!-

– Stambecco ? –

– Sali perdio !!! –

Sporgenza dopo sporgenza riuscimmo ad allontanarci dal calore infernale.

– Ehi sento del vento lassù! –

Arrivammo in alto su una spianata che portava ad una grotta, il vento arrivava da lì.

Ci addentrammo, il vento arrivava a folate intermittenti e regolari.

– Guarda, guarda laggiù, ….. una porta! –

Giungemmo alla porta e quando l’aprimmo una luce accecante invase i nostri occhi.

– Ce l’abbiamo fatta, siamo liberi !!! –

Corremmo felici assaporando quelle folate sul nostro viso.

Una voce ci avvertì :- Giù la tes  ……CLOTOCLOK !!! –

Due teste rotolarono per terra.

– Lo dicevo io, hanno allungato troppo il collo !!! –

Attenti al collo (epilogo) di Simone

Attenti al collo 3 – di Simone Bellini

Photo by Brent Keane on Pexels.com

– Andiamo ! –

– Aspetta …. Non mi piace …. È troppo invitante …. E se fosse una trappola ! –

– Bèh non mi sembra che abbiamo molta scelta ! –

Seguimmo le fiammelle su di un sentiero reso scivoloso dall’umidità persistente. I nostri passi cauti avanzavano incerti in quel tunnel di fango, quando d’un tratto   una lastra di roccia calò fragorosamente fino a chiudere il sentiero alle nostre spalle.

– Cristo ! Lo sapevo, me lo sentivo che era una trappola ! –

– Guarda …. Il tunnel si sta chiudendo davanti a noi !! Corri, corri ! –

Il fango rendeva difficile accelerare la corsa, ma ci aiutò a scivolare sotto la lastra che stava per chiudersi.

– Aiuto! Mi sono fermato proprio sotto il lastrone, aiutami !-

Lo presi per i piedi e lo tirai a me un attimo prima che la roccia finisse la sua corsa.

– Cavolo c’è mancato proprio poco ! –

Neanche il tempo di riposarsi un po’ che un rombo scosse il terreno. Una folata di vento caldo ci investì rendendo l’aria irrespirabile e torrida.

 Il terreno era diventato rovente.

 Una seconda scossa aprì una voragine sotto i nostri piedi dividendoci fra le due sponde dove sotto scorreva un fiume di lava.

– Salta, ti prendo io, salta! –

– Non ce la faccio, ho paura! –

– Dai salta ! –

Radunò tutte le forze per spiccare il volo, ma la spinta fu a malapena sufficiente perché riuscissi ad afferrargli una mano, mentre i suoi piedi sfioravano la lava incandescente.

– Dammi l’altra mano, presto, non riuscirò a tenerti per molto ! –

Al terzo tentativo afferrai l’altra mano e lo tirai su in salvo.

– Che facciamo? Siamo bloccati qui adesso ! –

Guardai intorno.

– Dobbiamo arrampicarci su questa roccia, sperando che in alto ci sia una via di uscita. –

-Ma io non sono un rocciatore, non l’ho mai fatto !-

– Dai Sali. Metti la mano su quella sporgenza. –

– Quale ? –

– Quella roccia lì a muso di muflone. –

– Cos’è un muflone? –

– Dai Sali, pensa di essere uno stambecco!-

– Stambecco ? –

– Sali perdio !!! –

Sporgenza dopo sporgenza riuscimmo ad allontanarci dal calore infernale.

– Ehi sento del vento lassù! –

Arrivammo in alto su una spianata che portava ad una grotta, il vento arrivava da lì.

Ci addentrammo, il vento arrivava a folate intermittenti e regolari.

– Guarda, guarda laggiù, ….. una porta! –

Giungemmo alla porta e quando l’aprimmo una luce accecante invase i nostri occhi.

– Ce l’abbiamo fatta, siamo liberi !!! –

Corremmo felici assaporando quelle folate sul nostro viso.

Una voce ci avvertì :- Giù la tes  ……CLOTOCLOK !!! –

Due teste rotolarono per terra.

– Lo dicevo io, hanno allungato troppo il collo !!! –

Voci di alberi di Vittorio

Ispirato al testo della canzone Voci (la frase: Voci di radici di nebbia e di pioppi che parlano agli alberi)

Voci di alberi – di Vittorio Zappelli

Photo by veeterzy on Pexels.com

Cosa si diranno gli alberi quando il vento porta loro le voci e muovono le cime?

Questo mi chiedo ricordando passeggiate nel bosco da ragazzo quando tutto era grande, ricco di mistero e anche un po’ pauroso?

Forse gli alberi parleranno di noi ,piccoli visti da lassu’.piccoli che si affannano sulle piccole cose e  che hanno smesso di guardare verso di loro con rispetto e con la dovuta meraviglia.

Ma ,quando arriverà l’uomo a loro caro ,subito lo riconosceranno e tra le cime sarà tutto un sussurro ed uno stormire di foglie; aspettando che a terra l’ospite si decida nella scelta  e compia il gesto tanto atteso ….un lungo abbraccio riconoscente al tronco di uno di loro.

Voce di casa di Rossella

Ispirato alle parole della canzone “Voci”

Voci di radici, di nebbia e di pioppi
Che parlano agli argini e che parlano ai matti
Voci nella testa, voci contro il tempo
Che riempiono la vita restando nel silenzio
Voci che non sento più
Voci che sai solo tu
Manca la tua voce, sai
Mama don’t cry
Mama don’t cry

Non piangere mamma – di Rossella Gallori

Photo by Helena Lopes on Pexels.com

…NON PIANGERE MAMMA……se invento storie per sopravvivere…

…la luce azzurra illuminava la stanza, la sirena accendeva la casa , bleu, tutto bleu, il cibo, le facce, le parole, le risate, le voci.  Tutto pareva ed “appariva altro”  e poco sembrava, ripeto sembrava importare se chi viaggiava a bordo era quasi morto o ferito molto.

Voci di autoambulanze.

NON PIANGERE MAMMA

Il treno cantava la sua canzone la mia, la tua, la loro: tu tu tutuuuuuu,  una marcia: io  il tamburo, tu la fisarmonica, il babbo il violino: un mondo.

…MAMMA…

Il bar davanti, che poi tanto davanti non era, tuonava di risate, politica, pettegolezzi, Coca-Cola e vino.

…NON PIANGERE…

Il profumo delle peonie ero, esplodeva nei nostri cuori e se dalla finestra  spalancata entravano petali, erano carezze, se si infiltravano tarantole, erano pizzicotti e risate.

Polpette blu, pane arrostito al fischio del treno, twist, musica bella…finta ricchezza.

MAMMA NON PIANGERE

Sogni a righe, cielo a quadretti, la veranda Liberty, non aveva né caldo, né freddo, nemmeno io.

Nessuno era morto, c’era quello, quell’altro ed altro ancora, la porta aperta, sempre, in una casa senza chiavi.

Tante scarpe, tanti vestiti, cani finti, qualche gatto quasi vero.

Un gelataio bello da morsi, un cono da trenta lire, profumo di vaniglia e caffè, di noi.

PIANGERE, NO, MAMMA!

Il bus sotto casa,  He era il venti, l’otto e il due, che poi venne declassato….o promosso a uno, che quando si fermavano: splash…splash sembrava una doccia.

Ed il generale, con la sua bimba bruttina, piena di merende e balocchi: gnam, gnam.

E la professoressa che mi portava al Bargello ed io capivo tutto o quasi.

San Martino a Montughi, con le sue campane, c’ era la Chiesa mamma?  Gli alberi verdi di foglie, si, è certo.

NON PIANGERE MAMMA….

 Se sono diventata pazza, pazza no, bugiarda forse, se parlo di una casa che non era proprio così, se sento la sua voce, voce di una casa che ancora “urla piano” ed ha un suono dolce e cullante.

ED INVENTO STORIE, PER SOPRAVVIVERE, NON PIANGERE…..

Voci per Stefano

Voci di bambini – di Stefano Maurri

Ispirato al testo della canzone Voci

Photo by Thirdman on Pexels.com

Voci di bambini che escono da scuola, che si sovrappongono l’una sull’altra, cerco tra queste voci quella di Dario, è già passato con un leggero fare, lo riconosco dal timbro della voce, ma quello dei bambini a volte è indistinguibile… E’ sempre stato così, anche io urlavo uscendo da scuola, anche se la mia era una scuola che qualcuno può definire speciale: era una scuola da ricchi, ma la sacralità dei bambini era la stessa degli altri. Con qualcuno di loro siamo rimasti amici per 65 anni e i ricordi sono analoghi: io, Maurizio, Rossella, Gianna abbiamo condiviso molto della vita, nessuno era geniale ma sicuramente eravamo un gruppo solidale. Poi per certi versi… “anche i ricchi piangono”, ma anche i ricchi possono impegnarsi nell’attività politica, nell’attività artistica, nell’attività solidale… A noi è successo e ora penso che si possa rivendicare.

Voci nella testa di Simone

Ispirato al testo della canzone Voci

Piccolo flash tra tassisti in sosta – di Simone Bellini

Photo by Rafael Guimaru00e3es on Pexels.com

( Incipit ) Voci nella testa, voci contro il tempo che riempiono la vita restando in silenzio

Ma che me frega se ha vinto la Fiorentina, se la collega tradisce il marito , se L’ Adelina  ha perso il gatto, se il cane di Giovanni …. Blablablabla

Voci che scompaiono pian piano e lasciano posto a quelle dentro, nella mia testa, rovistando nei ricordi silenziosi di un bosco autunnale, evocando i racconti di un vecchio boscaiolo sulla magia della nebbia di primo mattino. Voci che ricordano la spensieratezza giovanile, la comprensione dei genitori, la bontà dei nonni. Voci di sensazioni, di sapori, di profumi, voci di …… SIMONE! Simone , ci sei ? Sei con noi? … O ma lo sai che Giuseppe con la Luisa ….

MAVAFFANC…..

Non ha voci Lucia

Ispirato al testo della canzone Voci

Non ci sono voci – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Non ho voci
Non ci sono voci che mi accompagnano
Il mio tempo lontano è muto
Ricordo bene solo quella voce interna che non usciva dalla bocca
Usciva dalla punta delle dita, dagli occhi, dai piedi, dalla pancia, dai capelli, da ogni pezzo di me
Si parlava “albero” allora
Un linguaggio linfa che scorre ancora nelle mie vene come sangue
Scorre nel mio respiro ogni volta che al mattino apro la finestra, ogni volta che alzo gli occhi e “guardo”
È tutto qui intorno a me, oggi come allora. È  in ogni luogo attraversato dai miei piedi
Oggi era in un parcheggio anonimo :
un regalo dorato si ergeva in un luminoso cielo azzurro per dirmi ancora e ancora che quella antica linfa scorre sempre nelle mie vene

Le VOCI per Luca M.

Ispirato al testo della canzone Voci

Voci nella testa – di Luca Miraglia

Photo by Polina Zimmerman on Pexels.com

Voci nella testa, voci contro il tempo che riempiono la vita restando nel silenzio. In quel silenzio imparato da sempre che non vuol dire remissione al corso casuale delle cose della vita, ma ascolto attento alla loro comprensione.

Senza pregiudizio o preconcetto.

Voci che appartengono a corpi reali, o realmente esistiti, che dicono di sé e del proprio mondo, che dicono del bisogno di essere lì, qui o laggiù, nell’intimo racconto di ciascuno.

E queste voci fluiscono, scavano, si infrattano e ricompaiono: a volte liquide, altre imperative, altre ancora solide come ancora oppure dolci e appiccicose come zucchero filato.

Non voci della coscienza ma coro della personalità e della storia di ciascuno, e a ciascuno il compito di cantarle a modo suo.

Incontro del 21 novembre 2024 – Le VOCI

Le parole della canzone come scintilla, anzi più di una…..

Testo
Voci di radici, di nebbia e di pioppi
Che parlano agli argini e che parlano ai matti
Voci nella testa, voci contro il tempo
Che riempiono la vita restando nel silenzio
Voci che non sento più
Voci che sai solo tu
Manca la tua voce, sai
Mama don’t cry
Mama don’t cry
Voci di ricordi, giorni da balordi
Persi nella noia di un’estate al bar
Voci all’oratorio, voci in bocca ai preti
E a suore un po’ più audaci di quelle dei presepi
Voci che non sento più
Voci che sai solo tu
Manca la tua voce, sai
Mama don’t cry
Mama don’t cry
It’s been a long time, mama non sai
It’s been a long, long time
Ooh, it’s been a hard time, mama non sai
It’s been a hard time
Sera di cera
Calami dagli occhi
La notte è chiara
E c’è chi spera
Ai piedi della sera
Voci senza nome urlate a bocca piena
Voci tempestose sognando l’altra riva
Voci di padroni che abbaiano ai tuoi sogni
Dove chi ha il guinzaglio non sono i veri cani
Voci che non hanno un suono
Che non sanno più chi sono
Manca la tua voce sai
Mama don’t cry
Mama don’t cry
Ooh, mama don’t cry
Mama don’t cry
Ooh, mama non sai
Mama don’t cry

foto di Rossella Gallori, Lucia Bettoni e Cecilia Trinci

La lettura per Patrizia

Leggere è cibo per la mente – di Patrizia Fusi

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Frase ispiratrice: E’ stata Marcella che mi ha fatto venire la passione per la lettura con i libri degli anni verdi che lei mi passava.

Per me leggere è cibo per la mente, quando leggo entro nella storia che sto leggendo, vivo con i personaggi che ci sono descritti .

Alcune volte quando non ho capito bene torno indietro nella lettura.

Provo interesse per alcuni personaggi e gli ambienti che vengono descritti, li vedo come io li immagino.

In ogni libro che leggo, vivo una parte della mia vita con loro.

Per me leggere è vivere tante vite.

Leggere mi stacca dalle difficoltà della vita quotidiana, mi tiene la mente attiva e mi aiuta a mettere in ordine le mie idee e i ragionamenti.

Mi arricchisce di conoscenza.

Finalmente piove per Anna

La pioggia è vita – di Anna Meli

Frase ispiratrice: IL PAVIMENTO DELLA VERANDA E’ UN LAGO DI ACQUA

Photo by Landiva Weber on Pexels.com

            Era stata un’estate torrida con tanto sole e un caldo impossibile. Si poteva godere di un po’ di fresco solo alla sera dopo il tramonto. Il frinire delle cicale non cessava fino a notte inoltrata e, tanto era il desiderio della pioggia che, se non fosse stato in soffitta, avrei anche tentato di agitare quel bastone magico per avere un risultato immediato.

            Passarono giorni senza nessun cambiamento; poi in un pomeriggio particolarmente afoso, una nuvoletta fece capolino seguita da altre che si unirono, si scurirono velocemente, lottarono col sole facendolo sparire insieme al frinire delle cicale. Il silenzio fu spezzato da un boato cui seguirono lampi saettanti e altri rumori secchi che si rincorrevano producendo echi diffusi e…finalmente cadde la pioggia.

            Enormi goccioloni, prima radi, poi man mano più fitti, diedero inizio a un temporale violento e, in men che non si dica, l’acqua si distese ovunque. Tamponai con stracci la porta d’ingresso ma non riuscii ad evitare che la veranda esterna ne fosse invasa.

            Poi, così come era arrivato, il temporale si dileguò verso altre zone continuando a brontolare.

            La pioggia cessò.

            Mi liberai dai sandali e, a piedi nudi, mi apprestai a spazzar via l’acqua dalla veranda ricevendone una deliziosa sensazione di fresco.

Umanità e lavoro di Rossella B.

Conoscere e conoscersi – di Rossella Bonechi

Frase ispiratrice: Quarant’anni di lavoro sono stati un lampo ma pieni dell’umanità più varia

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Quarant’anni di lavoro sono stati un attimo ma pieni dell’umanità più varia. Quante vite ho incrociato al di là e al di qua della scrivania ! Con qualcuno ho solo galleggiato a pelo d’acqua, con altri ho esplorato il mare profondo; c’è stato chi mi ha insegnato a nuotare e poi io sono stata istruttrice per chi arrivava aggrappato alla sua ciambella. Sembrava di vendere solo riposo e svago, esaudire il sogno di luoghi lontani e mari esotici, aiutare qualcuno a riassaporare casa, in realtà il vero viaggio lo facevo io ogni mattina che aprivo quella porta. Da tutto ho tratto carezze e graffi, sorrisi e mugugni, ma quei famosi quarant’anni mi hanno aperto la testa, il cuore, orizzonti e soprattutto la possibilità di conoscere: ho capito che solo la conoscenza dell’altro, anche il più antipatico, mi permetteva di superare i limiti dei miei preconcetti. Se chiudo gli occhi tante diapositive mi scorrono davanti, una appresso all’altra, e ogni tanto da un fermo immagine riemerge anche una voce o una storia che ha inciso di più. È stato faticoso lavorare al pubblico, con colleghi che non ti sei scelta, ma ognuno di quei fili che ho intrecciato al mio è presente nel disegno del mio tessuto.

Poi, oltre al lavoro, c’era la vita degli affetti profondi e cari dai quali, fortunatamente, non si va mai in pensione.

O forse sì, ma questa è un’altra storia.

Un pensiero fondamentale di Stefania

Quando la verità non la vogliamo vedere – di Stefania Bonanni

Frase ispiratrice: Con la coda dell’occhio trascino un pensiero improvviso

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Certo, quando finalmente le cose appaiono chiare, fanno male davvero

Quello che non avrei mai voluto sapere, era che lei fosse stata così tanto male. Eppure era ovvio, banale, inevitabile, che quello che era successo, altro non fosse che il frutto di una grande sofferenza. Ero io che non volevo sapere. Ero disposta a pensare ad una follia, perfino ad un attimo di lucidità estrema, a qualunque motivazione, ma non che lei stesse male.

Eppure la sequenza temporale dei fatti era uno specchio chiaro, di tanto malessere. Eppure non avrei voluto sapere. Che stessi male io e che avessi messo in atto trucchi per divagare, mi faceva fermare un attimo prima che tutto accadesse, ma alla lunga non mi e’ bastato. C’era sempre un pensiero altro. Ogni guizzo, ogni divagazione e’ sempre stato per un attimo. In fondo, in coda, sotto, c’è sempre stato il suo dolore, e la mia incapacità di farci i conti.

Ora lo so, chiaro e per sempre, che mi porto dietro e dentro un pensiero che farà da sbarramento a tutti gli altri.

Tanti fiori per Sandra

Un mare di fiori – di Sandra Conticini

Frase ispiratrice: VORREI RICOPRIRTI DI FIORI, CORRERE ANCORA CON TE!

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Quando è arrivata quella bestia nera non avevo pensato che potesse succedere proprio a me… anzi a noi, o almeno in quel momento, troppo presto per tutti!

Certo non è che a chi succedono queste cose la bestia manda un avviso qualche tempo prima.

Tante volte ho pensato – Per fortuna -, altrimenti sarebbe una vita con un’ansia infinita.

All’inizio mi sono sentita abbandonata, convinta che ti avrei voluto seguire, tanto che scopo poteva avere la mia vita? Però più ci pensavo e più mi accorgevo di non potermelo permettere, dovevo pensare al nostro bel fiore, che sicuramente anche lei si sarà sentita tradita e stordita, in poco tempo sei sparito nel niente.  Non riusciva a capire perchè non avevi potuto salvarti da quella bestiaccia, che quando arriva la pace è finita!

Così con tanta fatica ho cercato di dedicarmi al meglio a quello che dovevo fare, ma non è stato un gioco.

Se guardo indietro mi accorgo che  soddisfazioni ne ho avute, ma sicuramente non sono state vissute come se fossi stato con noi.

 Ci sei mancato e ci manchi anche a distanza di tanto tempo, ed ancora quando il cuore me lo dice ti vengo a trovare e ti ricopro di fiori, ma non volevo che fosse così!

Il “Noi collettivo” di Nadia

Scampagnate in Fontesanta – di Nadia Peruzzi

Frase ispiratrice: Olivi e vigne sono sempre lì,  sembrano sempre uguali a sé stessi di un tempo,  ma non è così. Manca la vita che brulicava attorno a loro e quelle passioni, anche civili, che erano il bello delle nostre campagne!

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Anche le case non sono più quelle. I vecchi abitanti, le grandi famiglie contadine non le occupano più. Dagli anni ‘60 in poi, man mano si sono svuotate per mancanza di braccia, visto che figli e nipoti sono andati a fare altri lavori. Sono state occupate da altri, con una sostituzione sociale che nelle nostre zone ha marcato la linea fra il prima e il dopo . Altre le storie, altri i trascorsi e i percorsi di vita.
Non sono come i Dei, che ho conosciuto da piccola. Si andava da loro a prender olio nuovo e formaggio. Erano una sosta obbligata quando si facevano le nostre scampagnate in Fontesanta . Andando a piedi, la loro era l’ultima casa che si trovava prima dell’ultima salita tagliagambe, venendo su da via Rimaggina.
Sosta obbligata . A volte breve a volte più lunga.
Col babbo e con la mamma erano occasioni per scambi di valutazioni sulla situazione politica, ma anche per ricordare i tempi in cui il babbo e altri della sua brigata scendevano per procurarsi cibo, vestiario e aiuti vari . I Dei, come tante altre famiglie contadine, sfidando il pericolo, erano protagonisti di quella forma di resistenza civile, senza la quale i partigiani non avrebbero potuto sopravvivere. Mettevano a disposizione quello che riuscivano a raccogliere anche dalle famiglie vicine. Certo dovevano fare attenzione, contare solo su quelle fidate. Le spie a quel tempo potevano annidarsi ovunque.
I Goli, i Poggiali, i Cappelletti altri che hanno dato il loro contributo fattivo e poi in tempo di pace,  da militanti aprivano, volentieri le aie e le grandi cucine, in modo che le altre famiglie contadine vicine alle loro case potessero partecipare alle riunioni che la sezione organizzava in prossimità delle campagne elettorali o per discussioni di questioni importanti che riguardavano il territorio.
Mentre scrivo mi rendo conto che uso i plurali, il singolare mononucleare non era nemmeno ipotizzabile a quel tempo .
Erano famiglie numerose, costituite da genitori che abitavano con figli, nuore e nipoti . Talvolta anche le zie e gli zii se rimasti vedovi o avevano qualche problema di salute rientravano in famiglia.
Quando ci riunivamo c’era un intero mondo in quelle aie e cucine.
Dai piccoli ai molto vecchi, seduti in cerchio a dialogare.  
A volte spuntava vino nuovo o vin santo che accendeva le serate sciogliendo quel che poteva essere una sorta di iniziale imbarazzo, fra il noi della sezione e il loro che ospitavano e erano lì per ascoltare.
Era invece,  il bello e fecondo “noi “collettivo, in cui c’era chi aveva più parlantina e dimostrava di aver capito prima che noi si abbozzasse una qualche spiegazione e chi più zittone, parlava con gli occhi o con i gesti. Stava attento e quando meno te lo aspettavi in 2 parole, non di più, faceva sintesi perfetta e andava al punto cruciale.
Occhi attenti e partecipi. Sapevano da che parte stare.
Un mondo di persone semplici e vere che dava calore e forza, ricco di valori e di principi saldi.
Si tornava a casa a notte fonda, a volte stanchi ma con animo pieno di nuova consapevolezza, e speranza.
Era il tempo in cui il cambiamento era nell’aria e nelle cose .
Si stava anche realizzando.