Il Titolo di Lucia

Domani, domani – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Domani domani
Domani e’ troppo tardi

Forse è questo primo giorno di primavera
Forse è questo sole caldo
Forse è questa giornata intensa che mi sta strapazzando
Forse forse
Non so
Vorrei vorrei “domani”
Domani è troppo tardi

E allora …
Dondola lieve su un filo di seta
Guarda il gatto che rotola al sole
Ascolta e fai silenzio
Spengi la frenesia dei pensieri
Il tempo è ora

Metti una camicia bianca e facciamo l’amore

Il Titolo di Rossella B.

Domani Domani – di Rossella Bonechi

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No, ora no ! Lo farò domani ! “Sì…lo farai DOMAI !! ” le grida lei di rimando lasciandola finalmente in pace. Che fretta c’è? A vent’anni di Domani ce ne sono mille e mille ancora e le cose più interessanti sono Oggi.

Poi ci cammini dentro, a tutto questo sciame di Domani e impercettibilmente si rarefanno, mescolano le carte e diventano Ieri. Già ieri ??? Com’è possibile??? Fermi, fermi Domani, fatevi acchiappare! Aspettate! O per lo meno rallentate, avete tutto il Domani di tempo per raggiungere le lancette !! Ma se per caso  arrivate prima di me, date una bella carica all’orologio che Domani mi voglio fare un altro giro !

Incontro del 20 marzo 2025 – Titoli per raccontare

foto di Lucia Bettoni, Rossella Gallori, Cecilia Trinci

Titoli:

La neve in fondo al mare (Matteo Bussola)

Domani, domani (Francesca Giannone)

Il rosmarino non capisce l’inverno (Matteo Bussola)

Troncamacchioni (Alberto Prunetti)

Tutta la vita che resta (Roberta Recchia)

Scricchiola il vento dentro le porte (invenzione di Cecilia)

Rumori di niente (De Gregori)

Il turno di notte lo fanno le stelle (E. De Luca)

L’isola (film)

Riedizione di Nostalgia per Anna

CARTONI ANIMATI – di Anna Meli

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            La carta ha un buon odore, un odore speciale di libri stampati, di quaderni di scuola, di cartoncini colorati e anche di imballaggi. E’ un odore particolare che a volte ti entra nelle narici provocandoti sonori starnuti liberatori.

            Il cartoncino mi piace in modo particolare perché lo sento forte e nello stesso tempo maneggevole, capace di aiutarmi a realizzare le mie idee, le mie semplici capacità, come il costruire scatoline in cui riporre piccole cose: strani bottoncini, perline di collane strappate, piccoli insignificanti oggetti appartenuti a chi sa chi, ma ognuno col loro passato intrecciato a fatti e persone.

            Da piccola mi divertivo, soprattutto nelle serate invernali quando rimanevo sola, senza la compagnia di amici, ad immaginare storie con cartoncini dipinti e piegati in un certo modo a cui davo un nome di persona o di animale.

            Il colore determinava l’appartenenza: verde era la rana che gracidava nello stagno di carta del cioccolatino, rosso era il fuoco, marrone la lepre che fuggiva via veloce di fronte al fucile nero del cacciatore verde e viola e poi…poi appariva la carta mago, mal ritagliata e scarabocchiata che terrorizzava tutti costringendoli a ritornare nella loro scatola in attesa di un nuovo gioco.

            Ripenso con nostalgia a quei momenti a quelle storie fantastiche che mi facevano provare sicurezza e, qualche volta, anche un certo senso di smarrimento, ma erano le mie storie segrete e in esse ci stavo bene come in un rifugio solo mio.

Analisi semiseria postelevisiva di Stefano

 Memorie sul vaso – di Stefano Maurri

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 Dopo l’approvazione da parte di Ursula del riarmo europeo si diffuse in tutto il paese una frenesia: quella di andare alle armerie e comprarsi ognuno la propria arma: p 38, fucili mitragliatori, ogni cosa andava bene. D’altra parte ognuno interpretava il ri-ARM come voleva… nel frattempo nel paese si celebrava il caso Calenda, che,  preso da un irredentismo furibondo, voleva il ritorno di Fiume all’Italia e noleggiò un aereo Caproni Marchetti della prima guerra mondiale per sorvolare la città come fece D’Annunzio per lanciare volantini. Soltanto non teneva conto che l’aereo, ormai vetusto, arrivato a Ravenna cominciò a dare segni di difficoltà. Così atterrò sul litorale di Rimini e andò a mangiarsi una spaghettata di pesce. Meloni non sapeva come districarsi tra le varie posizioni e decise di prendere una posizione defilata: fece una riunione del consiglio di famiglia con la sorella Arianna, Lollobrigida e Giambruno e decisero di andare a giocare ai giardinetti di Colle Oppio come quando erano ragazzini, facendo acchiappino, acchiappa bandiera (possibilmente quelle altrui), campana, tutte le cose che li avevano formati. Ursula, anche lei, decise di tenere un profilo basso e decise di andare anche lei sulla collinetta della montagnola anche lei a fare giochi che faceva da bambina, senza proferire parola, preferendo i giochi con i compagnucci della parrocchietta sua. Intanto il Papa era giunto al 100 novantesimo giorno di ricovero e la chiesa cattolica decise di eliminare dal numero dei santi quelli di Cirillo e Metodio per evidenti incompatibilità con l’occidente, ma furono diffuse anche altre immagini del Papa che lo ritraevano in condizioni abbastanza buone, disteso a letto ma sotto  il poster di Che Guevara e mentre faceva ginnastica con preparatore atletico, fatto venire appositamente dalla Virgin di Firenze. Dopo l’applicazione dei dazi i Marchesi Antinori e Frescobaldi, disperati per il numero di bottiglie che si accumulavano nelle cantine, decisero di regalarle alle case di riposo per anziani, ma quando  furono serviti, questi si incazzano dicendo sa di tappo ridateci il tavernello. I più agitati erano la massa di giornalisti della carta stampata e della televisione doppiopesisti , cerchiobottisti e forse anche un po’ piduisti che non sapevano come fare l’ennesima giravolta: se stare dalla parte di Trump… come stare dalla parte  di Putin…. ma senza sembrare….. e decisero comunque di partecipare a tutte le trasmissioni televisive dicendo  il nulla più assoluto. Alla fine qualcuno più furbo fece un po’ di conti: occorrevano  oltre 30 miliardi di euro l’anno che l’Italia non aveva e decisero che se fossero state messe delle altre tasse avrebbero perso tutte le elezioni da lì al 2050…. quindi decisero unanimemente di non farne nulla. “E l’Ucraina ?” direte voi ….beh dissero come dice una pubblicità recente di un’assicurazione: ma va a c****e!  Intanto però qualcosa andava avanti e forse fra un po’ di tempo si sarebbe potuto vedere qualche sprazzo di sereno….. nonostante tutto!

Nostalgia per Carmela

Nostalgia del presente – di Carmela De Pilla

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Nostalgia del presente

Dolore lontano nascosto da mille pensieri.

Dolore che vive nella nostalgia di un passato non vissuto

ma presente

presente nelle persone, nei luoghi, nelle emozioni che rimangono in vita.

Il tempo non cancella, non distrugge

nasconde sotto veli trasparenti

ciò che ha dato vita alla vita.

Nostalgia di un passato che è stato presente

 linfa di vita, di calore, di colore.

Come lampi ritorna nella nostalgia di un presente

che in un attimo è già passato.

Respiro e vivo

poi verrà la nostalgia del presente.

Nostalgia per Rossella B.

La nostalgia non è mancanza – di Rossella Bonechi

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” La nostalgia non è mancanza, è la presenza di persone luoghi emozioni che tornano a trovarci”

La nostalgia è come quello specchio a tre parti che usano i sarti perché ci si possa vedere da tutti i lati: è dolorosa quando si trasforma in rimpianto, è confortante quando testimonia il vissuto, è d’ispirazione quando un po’ ci si perde nella palude dell’abitudine.

Anche per me la solitudine non è mancanza, mi può mancare un sogno non realizzato o un desiderio non esaudito e le occasioni mancate, ma sono un’altra cosa; solo quel che è stato vissuto può essere ricordato con nostalgia che spesso è dolorosa proprio perché legata al non poter tornare reale. Non rammento momenti di nostalgia che non siano accompagnati da un sospiro o da qualche tremore di voce, ricordare con tenerezza e benevolenza di noi trasforma la nostalgia dolente in una ricchezza di cui fare tesoro.

Nostalgia in cucina per Cecilia

Nostalgia della pasta e ceci – di Cecilia Trinci

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Due volte al giorno bisogna pur cucinare. Variare il menu non è sempre facile, considerando le nostre debolezze psicofisiche e digestive. Occorrono piatti appetitosi, creativi,  nutrienti, nonché di facile digestione e misurati nelle quantità, per non avere la pena degli avanzi che accumulano batteri e diventano nemici. Stasera…….mmm…. “pasta e ceci”. Sì, approvato! Evvai!

E nella solitudine della cucina si raccolgono gli ingredienti, si cerca la pentola giusta, il rosmarino in terrazza, l’aglio, l’olio buono e si comincia.

Cucinare ha il potere di assorbire gli umori, i pensieri, le paure e la noia di pomeriggi spesso lenti e magicamente si spandono profumi antichi e nuovi, sinceri e concreti. L’aglio lascia un po’ di tracce acute, il ramerino spruzza felicità e buonumore,  una boccata d’aria fresca,  meglio abbondare. Si esce in terrazza e sembra di scendere nell’orto, se guardi solo davanti potresti riuscire ad ingannare te stessa, il fresco di marzo rincara la dose, se guardi su vedi pure la luna piena con un po’ di alone e davvero ti sembra di essere vicino al mare, in un orto di fantasia.

Come quando…..la mente parte subito, solleticata dal rosmarino e via, non ci si può più fermare. I ceci nella pentola …come quando mio babbo partiva per un giorno al mare e prima si faceva una pasta e ceci come si deve. Pochi erano i piatti forti della mia famiglia, ma uno di questi era lei, la pasta e ceci di mia mamma. Mentre i ceci ribollono con le spezie, mentre poi li frullo e li rimetto al fuoco e li guardo borbottare contenti eccoli lì, loro due, i miei due genitori e soprattutto la mente si attarda sul babbo, sulla sua gioia di quando si prendeva i suoi spazi e se ne andava verso il mare e il podere. Lo vedo, lo sento, lo percepisco mentre i ceci borbottano, un turbine silenzioso mi riporta indietro e non a quel tempo laggiù, ma resto qui, nell’ora, e ci parlo. Gli racconto di noi, del tu, dell’io, gli racconto leggerezze e paure e come sempre mi rassicura, senza parole speciali, ma solo con il tono della voce, con l’appoggiarsi del corpo e della voce su pilastri che poi sono lui stesso, il suo pensiero, il suo modo di vedere le cose. Cucino e parlo silenziosamente con lui, ci sto un po’, finché la pasta è pronta e la verso nelle scodelle. “E’ pronto!”

Ci salutiamo con la nostalgia morbida di un incontro breve, si allontana, o meglio si dissolve, come il fumo che esce dalla pentola, ma ho la certezza che tornerà, magari alla prossima ricetta.    

Nostalgia di Patrizia

Nostalgia – di Patrizia Fusi

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Il fisico cambia il corpo rallenta la mente vacilla.

La mattina appena alzata mi avvolge un leggero turbamento un senso di mancanza, emozioni ricordi lontani, voci, odori di colazioni fatte in fretta, rumori che non si sentono più nell’appartamento diventato grande per una persona sola.

Nostalgia della vita passata fra queste mura, bella, frenetica, dolorosa per, l’abbandono, ma capace di indipendenza economica e affettiva,  vita giovane che desiderava e era proiettata verso il futuro.

Dolore per la morte del compagno di vita.

Altri ricordi si affacciano alla mente e mi seguono in vari luoghi nelle giornate, fra amici, botteghe, in paese nelle passeggiate nella campagna, ricordi lontani di persone e fatti, emozioni.

Quando ero piccola mi piaceva ascoltare mio babbo che la sera dopo cena  seduto a tavola, mi  raccontava la sua vita da giovane e la vita vissuta in guerra, rimanevo incantata di quanti fatti aveva da dire.

Ora sono io che ho tanti ricordi che si affacciano alla mente e come se li tenessi tutti legati a me, li faccio rivivere ricordandoli.

Nostalgia per Simone

NOSTALGIA? PER COSA? – di Simone Bellini

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Ricordi uccisi dal tempo

Rimpianti mai sopiti

Vita, da quanto non ti ho capita?

Nostalgia che non ha passato

Di un tempo non vissuto

Non apprezzato.

Eppure, felicità, ti ho cercato,

credendo di averti vissuto,

 mi sono sforzato,

mi sembrava di averti trovato,

momenti di gioia semplice,

ingannevoli

 nel ricordo invecchiato male.

Nostalgia? Per cosa?

Cancellerei tutto se solo ci riuscissi.

Forse……

forse un barlume di nostalgia resiste

In un angolo dei ricordi

di un’adolescenza vissuta

con la passione per la musica,

 condivisa con amici

suonando nelle sale da ballo

in un periodo di allegra spensieratezza.

Sprazzi di serenità,

lampi di un momento,

attimi da dimenticare per ricominciare

senza nostalgia.

La nostalgia di Tina

NOSTALGIA – di Tina Conti

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C’è un tempo nella vita nel quale ci è concesso di perdersi  nei pensieri

Grogiolarsi nello ieri e nel domani senza ansia , pensieri che rotolano e tornano indietro, ci seguono e scappano via per poi cullarci in una musica a volte tenera e dolce, altre volte inquieta e straniante.

Non è sempre una situazione allegra o triste, ma è  forse inaspettata, grata, vera.

Non sempre la nostra anima la cerca , ma lei arriva, si chiama nostalgia?

Sono turbini che ci riportano ai giochi bambini felici, alle paure, agli abbracci, alle voci, al noi.

Abbiamo nostalgia solo delle cose belle?

No, abbiamo nostalgia  dei momenti veri, rassicuranti, degli odori che ci riportano  in quella casa, vicino a quella persona, in quell’ambiente vero o ricordato.

Questi momenti li teniamo gelosamente nel cuore, scoprendoli piano piano per non farli scappare, sono una parte di noi. La nostalgia ti culla, ti ricorda chi sei  e cosa hai amato, quanto  sei   stato nel cuore degli altri ; basta un’immagine, un oggetto, un  suono, ci prende senza che ce ne accorgiamo e sfugge al controllo dei nostri pensieri.

Certamente ci cura e ci aiuta a trovare pace, dobbiamo darle il tempo di accomodarsi.

Nostalgia per Daniele

Nostalgia di mani che lavorano – di Daniele Violi

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La nostalgia che avverto pensando ad un ventaglio di persone, luoghi, avvenimenti, eventi o immagini, riguarda quella dei gesti con le mani, mani piene di sapere, delle persone che in tutto il mio percorso fin ad ora, ho osservato e con curiosità ho voluto cogliere da loro possibili segreti. Ho voluto osservare questi gesti, sono stati polline per il miele di saggezza che ho voluto raccogliere, per le emozioni che hanno riempito infiniti vasetti di bontà. Si mi sono sentito un’ape che ha sempre voluto raccogliere   queste occasioni che con il tempo si sono sempre fatte più rare, per poter essere vissute come emozioni o come piacere, e che riecheggiano spesso come vere nei miei pensieri nostalgici. Una nostalgia che riesco a vivere quando posso, perché il sapore antico, del passato, che voglio sempre attualizzare, ho modo di esprimerlo con i miei, di gesti. Le gesta di mani sapienti di donne e uomini, della nonna, del nonno, di persone cariche di bellezza, che con la loro creatività che si tramanda da generazioni, con la capacità gestuale delle mani e anche dei piedi, e che sono la forza del coraggio che ci chiede la vita. Questa la mia nostalgia; aver visto realizzare una cesta con i vimini, lavorare la pasta del pane nella madia, legare una pianta al tutore con il rametto di salice, battere una falce consumata con il martello, vangare un terreno con attrezzo e i piedi. Questi gesti che mi mancano, mi riportano ad una umanità che ci distingue dalle violenze di gesti e comportamenti e anche la tecnica, sempre più utilizzata ci fa allontanare da queste emozioni belle, e ritorna spesso il desiderio di riviverle. Avere un contatto manuale con le piante, la terra, le pietre, la roccia, il legno e tutto quanto ci viene regalato con bellezza, ci immerge nella magnifica nostalgia.

La nostalgia per Stefania

Nostalgia e fantalgia – di Stefania Bonanni

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I giorni non sono tutti uguali. Ce ne sono di quelli che hanno fin dall’inizio bisogno di sciogliersi di nostalgia, di provare a districare nodi con ricordi dolci. Ci sono mattine nelle quali, senza un motivo, la nostalgia è l’ unico mezzo per colmare certi vuoti.

La nostalgia è sentimento liquido, che in me nasce dagli occhi, accarezza il mento, percorre il collo ed inonda lo stomaco prima, le viscere poi. Non è rimpianto, né rimorso, né rabbia, né pentimento, né amore, né dispiacere, solo liquido vischioso e caldo, che unge ingranaggi che altrimenti si finirebbero nell’ attrito.

 Non è sentimento importante.  Non si muore di nostalgia, né dura uguale per sempre.

Si può avere nostalgia per un momento, poi pensare lo stesso momento sotto una luce diversa e cancellarne la nostalgia. La si può tirare,  da una parte o dall’ altra, alla bisogna.

Non mi piacciono i nostalgici che restano immobili a ripensare quello che non c’ è piu’, né quelli che rimpiangono il passato, ma non tornerebbero nella miseria. La nostalgia inevitabile di amore, gioventù, persone che non sono più con noi, deve servire per coltivare affetto, tenerezza e sogni, e ricordare tutto, nella consapevolezza che si può amare e sognare per sempre.

Quei giorni che per partire hanno bisogno di incoraggiamento, si rincorre la nostalgia piu’ innocua, quella relativa a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato : se solo non fosse piovuto, se non avessi fatto tardi in ufficio,se non avessi fatto finta di non capire,se non mi avesse fatto paura quel viaggio. Questa è nostalgia che non fa neanche male, di cose che avrebbero potuto essere, ma che davvero non sono mai state. È fantalgia, piu’ che nostalgia, ma proprio perché sono  pensieri che non sono mai diventati fatti, sono amore sprecato, occasioni mancate, tempo buttato, inutile spreco. Nostalgia di nulla, alla fine. E questo le relega ad un posto più in basso di quello che hanno le nostalgie dolorose. Come segno comunque di qualcosa lasciato marcire, senza neanche provare una qualche manovra di rianimazione

Poi ci sono le nostalgie buone. Rivivere i momenti dei bambini piccoli, ripensare a quando bevevano dalla mia carne, a come eravamo due in uno, tre uno. Ripensare a come ero giovane, così tanto che mi sembrava un miracolo aver fatto sul serio dei figli. Ricordare tutto quel futuro davanti, urgente. Ritrovare quella sensazione di tenerezza ed indulgenza che provo per la me di allora, questa è nostalgia buona. Le premesse di allora sono diventate uomini, donne, nipoti, vecchi saggi.

La nostalgia è un sentimento agrodolce che somiglia ad una rosa: dolce e bellissimo il fiore, profumato, ma rischia di ferire chi ne maneggi il gambo senza guanti .

Nostalgia per Gabriella

Giochi di parole per non sentire la nostalgia – di Gabriella Crisafulli

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Settantasette

Settantasette volte sette

Cinquecentotrentanove

Cinque più tre, otto

Otto più nove, diciassette

  • Nonna, dove sei?
  • In viale Manfredo Fanti davanti al B)Side.
  • Ma il semaforo dove ce l’hai, davanti o dietro?
  • Dietro, il semaforo ce l’ho dietro.
  • Devi cambiare direzione, nonna, devi andare dall’altra parte.
  • Piove a dirotto, non si vede nulla e i vetri sono appannati. Cambiare direzione è difficile.

Al di là della strada, sotto scrosci d’acqua, compare la figurina bagnata sotto il peso dello zaino.

  • Mi ricordo che quando andavamo in piazza del Marinaio a salutare il gatto Pantofolina tu mi stringevi la mano forte forte. Potevamo avvicinarci piano piano fino ad un certo punto. Poi cominciavi a tremare, ti arrampicavi su di me e mi abbracciavi stretta stretta.
  • Nonna me l’hai detto mille volte. Adesso ho tredici anni, quasi quattordici.
  • Hai ragione Pulcetta, hai ragione. Adesso siamo in viale Manfredo Fanti davanti al B)Side: ora sei una ragazzina dallo sguardo profondo. Lasciamo stare piazza del Marinaio, cambio direzione e vediamo se riusciamo a tornare a casa anche se piove a dirotto, non si vede nulla e i vetri sono appannati.

Quel giovedì sera aveva provato ad affrontare in ironia il tema spinoso perché dopo sarebbe tornata da sola e avrebbe dovuto vivere la serata da sola: non sapeva se ce l’avrebbe fatta.

Si era buttata giù a capofitto in un gioco di parole purché fosse per anestetizzare il dolore e non farsi tante domande.

All’uscita e per tutto il viaggio di rientro a casa pensava solo al bere: aveva bisogno di bere, di stordirsi, di dimenticare.

Che cosa voleva?

Quella storia era finita.

Da dieci anni.

Adesso c’erano le figlie, i nipoti e quella vocina “Nonna, dove sei?” con la quale percorrere la strada per tornare a casa.

Nostalgia di Stefano

Non c’è nostalgia più dolorosa di quella delle cose che non sono mai state (F. Pessoa)

La rosa che non colsi – di Stefano Maurri

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Amo la rosa che non colsi

Amo le cose che potevano essere e non sono state.

Poi la vita ha preso la sua strada.

L a giovinezza che non si ripete, il colore dei quadri di Caravaggio, delle architetture viennesi, la bellezza delle vetrate di Notre-Dame, la bellezza scintillante dei Musei di Vetri di Murano…tutte cose che non colsi adeguatamente e che mi seguono nel pensiero e che si sovrappongono alla vita di adesso, quando provo nostalgia di qualcosa che ho fatto anche un solo momento prima.

La gioia delle partite della Fiorentina viste in tv con il babbo e almeno altre otto persone.

La gioia del Campionato del mondo quando, di ritorno dal mare, pensando di non arrivare in tempo a casa, mi fermai alla Casa del Popolo del Galluzzo e mi ritrovai poi nel vortice dei festeggiamenti.

La nostalgia di un viaggio in Irlanda quando, per una volta, avevamo tutto: la gioia,  il tempo, il paesaggio e la vita che ci abbracciava.

La nostalgia di Sandra

L’età dell’innocenza – di Sandra Conticini

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Ripenso con nostalgia alla mia infanzia, anche se a volte i ricordi si sono sbiaditi o hanno lasciato qualche segno non troppo bello.

All’età di cinque anni i miei genitori decisero di mandarmi qualche mese all’asilo. Non andavo volentieri perchè ero sempre stata tra le gonne della mamma e della nonna.

Un giorno la suora si dovette assentare lasciando a controllarci una ragazza più grande.

In quel tempo ero buona perchè in quell’ambiente conoscevo poche bambine,  invece, nonostante avessi cercato di farmi le mie ragioni, fui messa in castigo dietro la lavagna perchè parlavo.

Vissi questo episodio come un’ingiustizia e da quel giorno non volli più andare a quell’asilo e tutte le mattine, mentre la mamma mi accompagnava, iniziavo a piangere e le piantavo un sacco di problemi pur di non starci. Alla fine vinsi io e da quel momento ho iniziato ad odiare le suore. I miei genitori, nonostante i loro solleciti, da me non hanno mai saputo niente di questa storia, perchè mi accorsi che a casa vivevo in una bolla, ma fuori era diverso…. ero entrata nel mondo delle ingiustizie.

La mia infanzia è stata un periodo spensierato e  senza vincoli. Il solo pensiero era quello di ritrovarsi con  due o tre bambine vicino a casa a giocare con giochi semplici, spesso inventati da noi. Ci accontentavamo di poco!

Nostalgia per Anna

Nostalgia non è mancanza – di Anna Meli

“La nostalgia non è mancanza. E’ presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti”. (E. De Luca)

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            Ogni tanto la nostalgia si fa sentire nel silenzio, all’improvviso, in modo discreto come se avesse paura di farti male. Ma non è cosi e a volte ti consola e ringrazi di aver trascorso momenti così belli. Stamani il cielo era grigio e cupo. Pioveva a dirotto. Fitti lampi penetravano dalle fessure delle persiane seguiti da forti tuoni e brontolii, come rulli di tamburi di guerra.

            Mi sono chiesta se era proprio necessario alzarmi e, attratta dalle lenzuola ancora calde e accoglienti, ho deciso di rimanere ancora un po’, tanto non dovevo prendermi cura di nessuno e tanto valeva. Così sonnecchiando cullata dal rumore della pioggia, nel dormiveglia ho ricordato una giornata di pioggia vissuta anni fa quando c’eravamo ancora tutti, anziani, giovani e ragazzi.

            Si vendemmiava in quel piccolo appezzamento di terra tutto in salita. Ognuno il suo pezzo di filare, il suo paniere e robuste forbici. Le nostre voci si intrecciavano fra scherzi e commenti; le nostre mani appiccicose sembravano godere di una libertà insolita.

            La giornata sembrava promettere bene finché una gazza dispettosa non venne a disturbare il nostro lavoro “ Vai, disse mio fratello questa porta iella!”  Cercammo di allontanarla, ma lei non se ne voleva proprio andare: saltava sulle spalle ora dell’uno ora dell’altro, si posava sui cesti colmi sciupandone i grappoli, insomma per quanto facessimo urlacci e gesti ostili, non c’era niente da fare.

            Intanto in lontananza erano apparse alcune nuvole che andavano man mano infittendosi e, in men che non si dica, fulmini e lampi riempirono il cielo costringendoci a correre verso casa lasciando uve e cesti. Eravamo bagnati, ma al sicuro, quasi felici per quella improvvisa tempesta che ci aveva costretti in uno spazio limitato per farci godere  di un’ intimità semplice e vera.

            E arrivò anche la gazza che ci aveva seguito e, appesa alla maniglia della porta-finestra, beccava e ribeccava il vetro mescolando il rumore del becco col ticchettio della pioggia.

           Un tuono secco ed improvviso mi fa sobbalzare e ritornare alla realtà. Un sipario cade su questi bei ricordi.

              Sento un brivido e mi abbraccio…mi invade una sottile nostalgia, ma non è mancanza.

Nostalgia per Rossella

Mettersi in viaggio – di Rossella Gallori

Per mettersi in viaggio c’è bisogno della nostalgia di qualcuno…(S. Tamaro)

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o di qualcosa che sia stato vero o immaginato, vissuto o sognato, di un profumo intenso, di un abbraccio delicato, di un amore, di una amicizia, una miscela che amalgama: sentimento, poesia, fantasia.

Ti devo raggiungere

Voglio trovare qualcosa di elegante e leggero per il viaggio, cercherò una valigia  non pesante, giusta per le braccia di oggi, il cuore si sa regge ogni peso.

Ti devo raggiungere, ci provo.

Ti avevo conosciuto in un tempo di ieri/ieri, un incontro improvviso, un po’ letale ed anche un po’ scemo. I nostri sguardi si erano incrociati sopra una tazzina di caffè, occhi persi tra brioches calde. Ci presentammo un po’ all’ antica tu capisti: Rosella, ma  avevo la bocca piena, io Lino, ma tu ti stavi accendendo una sigaretta.

Nessun tavolo libero, quindi ci appollaiammo su alti sgabelli, per te fu comodo, per me un’ardua impresa.

Notai tutto di te:  gli addominali naturali, la pelle ambrata ed il colore dei tuoi occhi, color Salento, quanto ridesti su quel mio colore inventato. Le risate furono il sale dei nostri incontri, il tuo non parlar fiorentino, a tratti troppo stretto, spesso troppo aperto, mi ammorbidiva l’anima. Diventò consuetudine.

Ti devo raggiungere

Non fissavamo, ci incontravano e basta, con le tue foto sempre più belle, sulle quali scrivevo frasi, che solo tu trovavi fantastiche.

Una volta mi hai presa per mano per farmi superare un ostacolo fangoso al nostro parco, un po’ mi sono illusa sostenuta da mani  curate…di marmo morbido.

Ricordo quando sono salita nella tua mansarda, ho finto di non avere il fiatone, ma credevo di aver scalato il K2, tutto più semplice a casa mia: meringhe, cioccolato bollente e solo 4 gradini.

Cercherò di raggiungerti

…e quando ci siam bagnati come pulcini? Rimanendo a leggere sulla panchina, io Szimboska per te, tu Prevert per me,  poesia e rischio polmonite.

Poi sei partito, mi hai avvertito di notte, mi hai chiamata Rossella con due ESSE  io, con il tuo nome vero che sapevo bene non era Lino.

Ti vorrei raggiungere

 Ma non posso non lo so fare, non ho valige giuste, né soldi miei, poco fiato, troppi anni che poi sono il doppio o quasi, dei tuoi.

Ma ho veramente nostalgia di te? O del caffè, o delle ore senza peso, o delle zampe del tuo cane sulle mie gambe? Nostalgia delle parole belle buone da leccare come zucchero filato, di giorni con il sole giusto, senza orari, di” colore umano” , di una me che era fuggita per l’ ennesima volta a pochi metri da casa………

La Nostalgia per Lucia

Non volevo partire – di Lucia Bettoni

S. Tamaro – Per mettersi in viaggio c’è bisogno della nostalgia di qualcuno

disegno e foto di Lucia Bettoni

Non volevo partire, non volevo
Non potevo pensare ad un viaggio così lungo
Avevo paura
A volte mi svegliavo la notte e sentivo uno strano brivido
Partire, non partire, andare, non andare
Non avevo scelta
Dovevo farlo
Non potevo non andare da lui

Vivo ogni giorno il dolore del “lontano”
Vivo ogni giorno una sottile nostalgia fatta di piccole gocce d’amore e dolore

Non è facile partire per un lungo viaggio se nella vita hai vissuto un episodio improvviso che ti ha portato vicino alla morte
Spesso la paura altrettanto improvvisamente può presentarsi e toglierti il respiro
Poi un pensiero : ma se quello che trovo non mi piace?
Come posso ripartire e lasciare lì la persona che amo di più?
A volte non conoscere salva dal dolore

Non potevo non andare
Non potevo non partire
Sono partita

Un viaggio lunghissimo dove ho vissuto un tempo lungo una vita

Mio figlio in un altro continente

Negli anni ho percorso con lui mille strade e mille luoghi, con lui ho girato e sto girando il mondo a volte senza sapere nemmeno dove mi trovo

 Giro il mondo con il cuore, ovunque sono con lui , non lo lascio mai

Questa volta il viaggio mi ha portata da lui anche con il corpo
Nairobi, un altro mondo

Chissà se lui capirà il coraggio che ho dovuto raccogliere dentro
Ringrazio la vita perché il coraggio è stato più forte della paura

Ho visto lui
L’ho visto come se lo vedessi per la prima volta tutto intero
Lui, mio figlio, meraviglioso uomo diverso da me, separato da me, concepito da me
Lui con la sua vita
Lui muoversi fluido nel diverso senza preconcetti e limiti
Lui ha lasciato tutto
Lui ha potuto lasciare tutto per camminare da solo

Ho toccato con mano tutta la fatica e la bellezza del suo percorso
Ho sentito quanto grande può essere l’amore per andare e per lasciare andare

Bisogna avere il cuore pieno d’immenso amore per partire
Lo stesso amore di cui hai bisogno per lasciare andare

Nostalgia per Luca

Un vago sentore di assenza – di Luca Miraglia

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“La nostalgia è il desiderio di non si sa cosa” (Antoine de Saint-Exupéry)

Un vago sentore di assenza.

A volte di persone, a volte di luoghi, più probabilmente di qualcosa di me che poteva essere e non è stato. Senza alcun rimpianto, ma con la chiara sensazione che ciò che ho inevitabilmente lasciato, non scelto nella vita, è stato anche una potenziale parte di me.

Il viaggiare, che più passa il tempo più mi identifica, lascia dietro di sé sensazioni neonate che non prenderanno mai forma ma che imprimono comunque traccia nell’intima memoria di ciascuno.

Una scintilla vagante a volte le può riaccendere non tanto per farle maturare (ogni cosa a suo tempo) quanto per ricordarmi che si può “essere”, si può “fare” senza abbandonarsi al dondolio gentile, suadente anche, della culla delle certezze.