Allegria

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Allegria è un modo di comprendere la vita – di Ivana Acciaioli

Allegria basta poco per trasformarla in allergia; ecco forse per questo nella mia vita  sono stata allergica all’allegria o forse solo un po’ intollerante.
Non so perché ma sono più propensa a ricordare i momenti di allergia, quelli in cui ti manca il respiro e ti si chiude il cuore, l’intasamento dei pensieri si fa opprimente e l’antistaminico si chiama antidepressivo, ma non sai come si chiama ancora e cosa sia perché hai quindici anni ed è morta la tua amica del cuore dopo un male che pensavi non potesse colpire una giovane vita, così cominci a sentirti sola e a pensare che la morte non è poi così lontana.
Non cerchi neppure  di guardare dietro di te l’infanzia, perché neppure i tuoi  primi anni dei quali dovresti ricordare solo i giochi sono stati poi così spensierati, ti sei trovata offesa ed abbandonata, hai perso la presenza della madre e hai conosciuto una nuova malattia e nuova solitudine, hai dovuto imparare a difenderti a capire che intorno non sempre trovi comprensione ed affetto.
Eppure risate e divertimento ce ne sono stati ma non li considero il mio patrimonio di allegria.
Credo di non averla saputa comunicare nemmeno ai miei figli ai quali avrei voluto dare tutto il bene del mondo.
Vorrei conoscerla bene, scoprire il suo profumo e riempirmene, il suo colore che mi dicono sia verde, sentire il suo calore e saperlo trasmettere, nutrirla nel profondo e non doverla cercare, essere libera di farmi invadere da lei senza timore.

L’ape che distribuisce miele

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Come un’ape distribuisci miele volando- di Carla Faggi

Nell’azzurro del cielo la piccola ape laboriosa, gialla con macchie nere, il musino ocra scuro, le alette nerissime, vola.

Giù al villaggio, un borgo di bianche case con tetti rosso fuoco stagliato nel verde dei prati, la conoscono tutti e l’hanno soprannominata  Giallina l’acrobata apina.

Un doppio salto mortale su un fiore, discesa a picchiata su di un altro, slancio con recupero laterale su un altro ancora.

I fiori dei prati li conosce tutti ed ora li saluta mentre vola.

Ha avuto tanto da quei fiori che la circondano e quel tanto lo ha fatto trasformare in miele.

Ora sta a lei donare quel suo tesoro così prezioso.

E’ stato emozionante prendere il loro dono e li ringrazia per la gentilezza con cui glielo hanno dato.

Ora è ancora più bello rendere il frutto del suo lavoro alla natura che  sta attorno.

Vola, distribuisce miele e medita.

Prendere per dare. A volte è armonia . Ma non sempre.

A volte dai: polline, colori, profumi, matita e cielo, mercoledì di lettura alla coop.

E a volte ricevi: la sala non era giusta, c’era troppo rumore e non si sentiva nulla, non c’era quasi nessuno…..

Povera apina, distribuisce miele ma c’è chi a volte non se ne accorge.

Speriamo non smetta mai e non sia permalosa perchè il suo miele è tanto…tanto buono!

Come l’acqua di un fiume

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Ispirato a: “Come l’acqua di un fiume sei sonora” – di Tina Conti

Una donna così è da amare, si muove silenziosa, pacata, prudente, misurata.
Sembrerebbe non toccare terra al suo passare. È lieve, rassicurante, prudente.
Sarà sempre così?
Sicuramente no!
Ecco che, con un forte temporale il fiume brontola, rotola, scalpita, sarà così anche lei.?
La natura delle acque nelle sue sfumature, calme e  calde in estate, con il muschio che ondeggia sul fondo portato dalla corrente, tumultuose  e  aggressive in inverno che con impeto trasportano e travolgono ogni cosa.
Ecco, anche lei proverà alterni stati d’animo, sarà irruenta, aggressiva  e rumorosa e a volte, lieve rassicurante.,e pacata .
Anche l’Arno era d’argento, incantava turisti  e cittadini al tramonto con i suoi riflessi e colori, rendeva la città romantica e dolce al levarsi del sole .
Quando però è  esondato travolgendo ogni cosa, provocando danni alle cose e alle persone, è apparso nella sua forza incontrollata e abbiamo iniziato a guardarlo con circospezione e sospetto.
Lo sorvegliamo in giorni di piogge intense, misuriamo il livello di piena passando sui  ponti,
Più informati e con tecnologie  all’avanguardia  ci sentiamo più protetti, ma sempre guardinghi  rimaniamo …  Però lo   amiamo.

Pioggia

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Pioggia – di Maura Corazzi

Ignorando tutto sono stata nel prato, la pioggia cadeva e con il suo tin tin tin scandiva il tempo, il tempo di quella piccola goccia che uscendo lentamente dal flacone della flebo per entrare nel mio corpo, stravolgendolo; così, seguendo il rumore della pioggia e di quella minuscola goccia della flebo, ho preso il mio arco ed ho iniziato a tirare, tenendo gli occhi chiusi  ed immaginando tra una freccia e l’altra  di girare (stando su un solo piede) su me stessa! quando ho aperto gli occhi le frecce erano sparse ovunque nel paglione: dal bianco al giallo, …..forse il mio stare sola, il mio sentirmi stordita dai farmaci ha reso il paglione sensibile e le frecce sono state l’espressione palese di me! c’era però, nella confusione della freccia, della pioggia, anche un centro giallo! che rappresenta la forza, la resistenza di andare avanti!!

Perdersi tra i cespugli di ogni verde

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Ispirato a “perdersi tra i cespugli di ogni verde mentre i pensieri vagano sereni” – di Chiara Bonechi

Giovane, innamorata, con lui in una splendida giornata di primavera, fuori da mattina a sera.

-”Dove andiamo?” gli chiesi.

-”Verso il mare, sarebbe bello il mare della Maremma dove abbiamo fatto la nostra prima vacanza”.

Ci piacciono i luoghi meno conosciuti, quelli quasi irraggiungibili ma in quella zona ce ne sono pochi. Noi ne conosciamo uno e là vogliamo andare. La macchina posteggiata sul ciglio della strada e via a piedi lungo il sentiero che porta al mare. I cespugli sono alti e si fanno sempre più fitti prima di diradare verso la spiaggia, i corbezzoli e le ginestre si intrecciano con il mirto e il ramerino, i profumi sono intensi, i verdi tanti e diversi. Mano nella mano andiamo avanti colmi del verde di quelle piante mediterranee e dell’azzurro del cielo, stiamo bene. Nessun pensiero ci riporta indietro. I pensieri di quel momento sono solo per noi, per il nostro futuro e vagano sereni.

 

Cespugli di ogni verde

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Ispirato a: “PERDERSI TRA I CESPUGLI DI OGNI VERDE MENTRE I PENSIERI VAGANO SERENI”   – di Sandra Conticini

Il verde di questi cespugli e questo prato mi danno tanta tranquillità e pace….il suo verde intenso, dopo la pioggia degli ultimi giorni, mi trattiene. Qui riesco a rilassarmi ed i pensieri che mi si affacciano si modificano e diventano positivi….E’ dove andavo da bambina pieno di ricordi, di risa, di giochi e di amicizie…. Il prato della spensieratezza e della felicità!!!!!

Pezzi di lana contro la violenza

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Ma….sono solo pezzi di lana? – di Rossella Gallori

VILLA FRANCA (VERONA) …..un tappeto di lana  contro la violenza sulle donne….

…..Un patchwork dai mille colori….appare al mio cuore prima che ai miei occhi.

Si , perché le donne colorano i sogni.

Lane grosse, sottili, pregiate, economiche, uncinetti magici.

Si perché noi siamo magiche, sempre, comunque.

È un po’ tappeto ed un po’ cielo questo immenso telo di lana.

Si perché siamo pronte, a scaldare, a proteggere, coperte per ogni stagione.

Il rosso dei nostri rossetti attaccato al blu dei nostri sogni, un bianco di bucato rincorre un verde senza età, il grigio di certi giorni che trova pace abbracciando un viola che non è lutto, il  nocciola di certi occhi miopi agli  anni che passano, si appoggia ad un verde che è speranza, un glicine che non è un fiore sposa un tabacco che non è fumo……

Una piazza, una piccola città, un segno di pace, in un mondo in guerra.

Ma siamo sicure che siano solo pezzi di lana?

La luna mi portò

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Ispirato a: “La luna mi portò per i suoi cammini” – Nadia Peruzzi

Era una notte di luna grande, il cielo ne era invaso. Non ne avevo mai vista una così.  Luminosa quasi come un sole, prendeva lei tutta la scena. Non c’era spazio per il baluginìo delle stelle, il buio era rotto da mille riflessi .

Nell’acqua, soprattutto, era quasi una strada che dalla linea dell’orizzonte arrivava fino alla riva del mare.

La notte era calma e di voglia di dormire neanche a parlarne.

C’era come un richiamo ad uscire che rompeva ogni possibile resistenza e che mi costrinse in breve sul sentiero che portava ripido verso la spiaggia sottostante.

L’acqua si era ritirata ormai da diverse ore e stava preparandosi al ritorno in quell’eterno e immutabile andirivieni che la luna regola dalla notte dei tempi per arrivare a stupire anche noi.

Camminando verso la riva la tranquillità della notte era disturbata solo dal fruscio di una lieve brezza, balsamica, corroborante e densa di aromi .

I raggi della luna, unica guida in quel sentiero, quasi fili argentati, puntavano dritti verso la baia dove l’acqua stava tornando prepotente a farsi notare, goccia dopo goccia, rivolo dopo rivolo.

Tutto contribuì a farne una notte magica per stupore e meraviglia.

E noi lì a sentirci  come Lillipuziani, piccoli piccoli  e fragili, del tutto sopraffatti da quella immensa bellezza capace di accendere in noi non solo gioia, ma anche  più di un filo di  inquietudine.

E’ ancora presto

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Ispirato a “E’ ancora presto lascia che mi penta” – di Elisabetta Brunelleschi

Ormai  è tardi

lascia che ti senta.

È sulla cresta

lascialo che canta.

È nella notte

lascialo che dorma.

È già mattina

lascialo, si leva

e poi si increspa

in mille onde bianche

per il vento

che spazza verso est.

Non è più presto

non so se sei pentito

d’avermi amato

nell’oggi e anche ieri,

ma con il buio

che arriva e mai s’arresta

lasciami andare

senza pentimenti

piegata al vento

che accarezza gli occhi.

 

 

 

 

Foglia verde

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Ispirato a: “Allegria ,  foglia verde caduta  dalla finestra” – di Roberta Morandi

Allegria, modo d’essere, momento magico e talvolta molto forte, quasi sopra le righe.
Si riconosce subito.
A volte no.
Quante sfaccettature ha l’allegria? Infinite, come infinite sono le situazioni che inducono ad essere allegri. Opportunità  da cogliere al volo.
Come può una foglia,  che impalpabile senza un fruscio evidente, scende da un albero e appare nel riquadro di una finestra, come può  generare allegria?
Mi fa pensare alla vacuità  delle cose. Un attimo prima quella foglia era sul ramo di un albero, consapevole di far parte di un tutto e un attimo dopo voleggia verso una fine apparente, e solo dopo si rigenerera` alle radici del suo albero.
Un passaggio da una forma ad un’altra, da uno stato ad un altro.
Ogni mutamento comporta comprensione prima di accettazione e l’allegria è  un modo di comprendere e di accettare.
Una  foglia che cade è solo l’inizio di tante altre che poi seguiranno in una danza prima lenta, poi, a mano a mano più vorticosa e incalzante, una volta a terra suoneranno una musica frusciante e allegra di rinnovamento.
Siamo così noi donne, basta il fruscio di una foglia che cade per tornare a giocare con ritrovata allegria.

 

Valorosi ragazzi

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Ispirato a: “I valorosi ragazzi nella loro lotta” – di Rossella Gallori

“Soli, strano sentirsi soli” fu il primo della fila a fare questa considerazione……erano in dieci malmessi, scappati da troppo tempo da cose, case, da ingiustizie, ma mai, mai vigliacchi.

“ Strano? Dai fermiamoci, non ce la faccio più”.

Una voce raggiunse le altre nel buio: ”basta, ho sete, ho fame”

Si levò un coro sommesso di preghiere e bestemmie. Sembrava una unica canzone, tragica e stonata.

Qualcuno cadde, qualcuno  sorresse…..altri si fermarono.

Una notte nera come la guerra, fredda come la morte.

Birilli stanchi, caddero uno ad uno, sotto il peso della battaglia.

Avevano gridato, lottato, pianto, sofferto, perso……una sorte dura e prevista, la morte, li trovò freddi a due passi dalla meta.

Non avevano divise, né piastrine, occhi giovani sbarrati, braccia forti, sogni spezzati….

Ragazzi valorosi, che non furono mai vecchi…….

Come un’ape

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Ispirato a: “Come un’ape distribuiva miele volando” – di Stefania Bonanni

Una cosa si può sempre decidere, sempre, anche se non si ha altro: si può decidere se spargere miele, o veleno.

Si può cambiare l’aria intorno, sorridendo. Si possono dire cose tremende, sorridendo. Si può sorridere, invece di mettere il muso, parlare sottovoce, invece di strillare. Non cambia nulla. Quello che c’è, sarà comunque, ma quello che che davvero rimane, per sempre davvero, nel cuore dei ricordi, è il pensiero delle persone miti, che ci hanno accolto con un sorriso ed un abbraccio semplice.

Sarà per sempre con noi chi ci ha regalato storie belle, e non ha nessuna importanza fossero vere. Ci hanno colorato dieci minuti? Saranno tra i momenti belli, dolci e per sempre.

Allegria

Ode all’allegria – di Pablo Neruda

Allegria
Foglia verde
Caduta dalla finestra.
Minuscola chiarezza
Appena nata,
elefante sonoro
abbagliante
moneta,
a volte
fragile raffica,
o
piuttosto
pane permanente,
speranza compiuta,
dovere svolto.
Ti sdegnai allegria.
Fui mal consigliato.
La luna
mi portò per i suoi cammini.
Gli antichi poeti
mi prestarono occhiali
e posi
accanto ad ogni cosa
un nimbo oscuro,
sul fiore una corona nera,
sulla bocca amata
un triste bacio.
È ancora presto.
Lascia che mi penta.
Avevo pensato che soltanto
se il mio cuore
avesse bruciato
il rovo del tormento,
se la pioggia avesse bagnato
il mio vestito
nella regione violacea del lutto,
se avessi chiuso
gli occhi alla rosa
e toccato la ferita,
se avessi condiviso tutti i dolori,
avrei aiutato gli uomini.
Non fui nel giusto.
Sbagliai i miei passi
Ed oggi ti invoco, allegria.

Come la terra
sei
necessaria.

Come il fuoco
sostieni
i focolari.

Come il pane
sei pura.

Come l’acqua d’un fiume
sei sonora.

Come un’ape
Distribuisci miele volando.

Allegria,
fui un giovane taciturno,
credetti che la tua chioma
fosse scandalosa.

Non era vero, me ne resi conto
quando sul mio petto
essa si sciolse in cascata.

Oggi allegria,
incontrata per strada,
lontano da ogni libro,
accompagnami.

Con te
voglio andare di casa in casa,
voglio andare di gente in gente,
di bandiera in bandiera.
Tu non appartieni soltanto a me,
Andremo sulle isole,
sui mari.
Andremo nelle miniere,
nei boschi.
E non soltanto boscaioli solitari,
povere lavandaie
o spigolosi, augusti
tagliapietre,
mi riceveranno con i tuoi grappoli,
ma i congregati,
i riuniti,
i sindacati del mare o del legno,
i valorosi ragazzi
nella loro lotta.

Con te per il mondo!
Con il mio canto!
Con il volo socchiuso
della stella,
e con la gioia
della spuma!

Io sono debitore verso tutti
perché devo
a tutti la mia allegria.

Nessuno si sorprenda perché voglio
consegnare agli uomini
i doni della terra,
perché ho imparato lottando
che è mio terrestre dovere
propagare l’allegria.
E con il mio canto compio il mio destino.

Come verdi chiome

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 Ispirato a: “Nuvole bianche vagano nel cielo serene anch’esse come verdi chiome” – di Mirella Calvelli

Il percorso che dal parcheggio portava alla spiaggia, attraversava la pineta, era stretto e scosceso.

Lungo la viottola, si alternavano spiazzi vuoti di sabbia, punteggiata da gigli di mare.

Il vento agitava le chiome verdi dei pini che si riversavano contorti l’uno contro l’altro.

Il rumore dei passi silenziosi  affondavano nella sabbia ingrossata dalla pioggia appena caduta.

Mi concentravo sui miei piedi, per scansare pozze, saltare sassi e radici emerse…

Poi uno sguardo al cielo, dove nuvole bianche vagano serene anch’esse come verdi chiome.

Si fa urgente il desiderio di arrivare al mare e godere di quello spettacolo che solo in questo periodo dell’anno la natura concede.

Le nuvole si rincorrono grasse, gonfie come cespugli di cotone, si rincorrono senza schema in un cielo screziato.

Si tuffano in un mare leggermente increspato che ha i suoi stessi colori.

La sabbia bagnata dalle onde si fa sempre più scura e grossa.

Si respirano gli spruzzi del sale che sferzano il viso, bagnano leggeri i capelli e i piedi , insinuandosi in ogni cavità del corpo, come un massaggio ristoratore.

Alle spalle, pini indispettiti da tanta disattenzione, scalpitano le chiome, si sfregano fra loro, lasciando rotolare ai  piedi pigne impaurite da quel salto imprevisto nel vuoto.

Un tappeto di aghi attutisce il colpo e le raccoglie in attesa di  incontri terrestri.

Come una claque a teatro sembrano innervosirsi nell’attesa della fuoriuscita degli attori.

Poi un mite “click”, ferma l’immagine ed  immortalerà per sempre quel momento…..il selfie della natura.

Orchidea tra verde e bianco

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L’orchidea rinasce ancora – di Nadia Peruzzi

Che potenza la natura che rinnova le cose in un ciclo infinito, sempre che l’uomo, con le sue scelte e i suoi comportamenti errati non riesca a alterarlo in modo irreversibile. Sarebbe terribile. Come potrei fare? Come potremmo fare senza le rinascite anno dopo anno, stagione dopo stagione. Ci penso mentre guardo la mia orchidea bianca che proprio ora mi sta regalando fiori bellissimi.

Piante difficili, le orchidee. Devi avere un posto con molta luce, stare attenta che non prendano correnti d’aria altrimenti si offendono, mettono il broncio e i bocci si seccano proprio sul più bello e appena prima di regalarci lo splendore della fioritura. Devi avere anche una bella dose di pazienza.Guardi e riguardi, giorno dopo giorno, quando sfioriscono, quei rami secchi in mezzo a foglie lucide e carnose che parlano di vita ma che non producono nulla di nuovo.

Arriva il momento dello sfinimento, quello in cui vorresti pure buttarle via. Ci ripensi perché ti dispiace e allora ne compri una fiorita per far compagnia agli stecchi senza fiori, cercando pure di ingannare lo sguardo. Se guardi quella nuova, l’altra quasi sparisce. Intanto annaffi e riannaffi, concimi e concimi di nuovo e aspetti. Oh se aspetti!

Fino a che vedi qualcosa che fa  capolino e che a forza di spinte diventa ramo e poi produce boccioli. Prima piccoli, poi sempre più grandi. Sembrano palloncini verdi in cui qualcuno insuffli aria con tutta la delicatezza necessaria, senza strafare e con tutta la costanza che ci vuole. Ora dopo ora puoi seguire i cambiamenti.

Fino a che vedi  fessure che cominciano a segnare quei boccioli. Lo scrigno verde si sta aprendo in un abbraccio e sembra dire: “guarda sono tornato e sono bello e grande e non mi accontento solo del bianco”. Quella bocca che canta a squarciagola mette in mostra, pavoneggiandosi pure un po’, una bella punteggiatura di fucsia e qualche pennellata di giallo, a impreziosire il tutto. Il solo vederli fa gioia. Li segui come si fa con i cuccioli, con delicatezza e tenerezza. È solo mia e solo in casa, mentre da sempre sogno di svegliarmi in un bosco, immersa in una apoteosi di orchidee multicolori.

Fiore prediletto. Regalo per le date importanti, quando a farmelo era mio marito. Ho ancora vivo in mente il tralcio bellissimo che ebbi in dono quando nacque nostra figlia Irene. Un vero spettacolo della natura, per festeggiarne un altro.

Il verde, il mio colore

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Il verde, il mio colore – di Chiara Bonechi

Avevo i capelli rosso rame, gli occhi verdi e la pelle chiara, con pochi colori mi vedevo bene, non mettevo mai qualcosa di rosso né di arancione e stavo attenta che i toni del marrone non andassero sul ruggine.

“A te sta bene il verde, è il tuo colore” mi dicevano. Mi convinsi che il verde mi donava davvero, quando indossavo una maglia verde la pelle del mio viso si illuminava e i capelli ramati che scendevano sulle spalle col verde della maglia stavano bene. Il verde bottiglia era il mio preferito, quello mela o il verde pisello, troppo chiari colpivano violentemente il colore della mia pelle, fra i verdi quelli li evitavo. Non è mai stato facile comprare cose verdi, tante volte ho dovuto ripiegare sul blu, sul grigio, sul beige e quando le ho trovate le ho acquistate e le ho fatte durare a lungo perché temevo che non le avrei ritrovate. La storia del cappotto verde cucito con la stoffa di pura lana di un cappotto dello zio Giorgio ritorna spesso fra i racconti della mia famiglia. Quel cappotto era tornato perfetto per me bambina, la sarta che lo aveva rimodellato aveva buon gusto e la mia mamma altrettanto, con quel cappottino mi piacevo, mi guardavo allo specchio e lo indossavo volentieri. Per la strada camminavo impettita con la mano alla mamma e mi sentivo osservata. E i complimenti non mancavano: ”che bella con quel cappottino verde!” A tutti rispondevo raccontando che la sarta me lo aveva rifatto da un vecchio cappotto dello zio e mi dilungavo in minuziose spiegazioni. Essendo molto piccola la mamma si inorgogliva per tanta precisione del mio parlare e anche ora che poco o nulla ricorda del presente, non manca di raccontare ai miei figli o anche solo a me la storia di quando rinnovai il cappottino verde.

Pennellate verdi

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I verdi di Monet – di Tina Conti

Ho visto tante opere di questo  pittore  che forse mi interessa poco la mostra di Roma. Ho pensato: ma non conosco le opere del museo Marmottan, così forse…..
Ci vado lo stesso, ho perso il  Merisi  a Milano e questa gita mi intriga, perché così mi rivedo Roma.
Tutti sul treno, quanti siamo!, quasi  quaranta.
Piove anche a Roma, ma che fascino questa città, io cammino piano, non mi interessa bagnarmi,  il Colosseo me lo voglio rivedere, e i fori  imperiali poi,quei fregi sul tempio  non me li ricordavo proprio
Ombrelli, turisti ……ma quanti asiatici.
Ecco, entriamo, hanno collocato delle riproduzioni di fiori nelle nicchie esterne dell’edificio.
Si comincia, ci sono foto, la famiglia, i tanti giardinieri, le lettere che lui scriveva loro in sua assenza.i dipinti dei bambini, mi consolo, da lontano una meraviglia, da vicino pennellate.
E poi  il giardino, il verde del salice il mattino e nelle ore in cui la luce imprime tonalità diverse. Tutti incantati a scoprire i mutamenti, la luce che si sposta, i colori che cambiano.
Me lo sono visto questo signore elegante  sempre col cappello a tese larghe, seguito da una schiera di bambini che portavano tele e attrezzi, per avere  a disposizione nelle varie  ore  la tela  da dipingere.
Facoltoso e di carattere esigente costringeva tutti familiari e amici a pranzare prima di mezzogiorno per non perdere le ore più luminose di lavoro  all’esterno.
Come lo capisco, quando sei immerso in un progetto, perdi la dimensione del tempo.
Ci spostiamo nelle sale, vediamo il giardino fotografato e poi quello dipinto.
Il verde nelle trasparenze delle foglie nel lago, le luci che cadono sulle foglie, ora più scure, ora di tonalità degradanti al verde.
Il verde e  i celesti si mescolano, appaiono i bianchi dei fiori, dei riflessi, tanti fiori.
Le grandi tele poi, immense, le scopri arretrando di qualche passo, vedi gli alberi, i glicini, il ponticello con sfondi sempre diversi a volte leggeri e nebbiosi a volte più decisi.
E la sua ultima tavolozza, nella teca con gli ultimi occhiali con una lente opaca: i colori non sono più gli stessi, una grave malattie agli occhi  impediva il riconoscimento dei colori cosi, tutto si sconvolge nelle ultime opere.
I verdi diventano rossi, bruni, gialli , sono emozionanti lo stesso, che personalità , che belle cose ci ha lasciato,  ho scoperto aspetti che non conoscevo, mi sento proprio soddisfatta, e poi, nella chiesa di San Luigi dei francesi mi sono goduto anche il Merisi con le sue tre tavole di bellezza pungente.