Le foto di Mirella

Una cascata di rosso – di Mirella Calvelli

foto di Mirella Calvelli

Il rosso è la forza del colore, il rosso è emozione, il rosso non passa inosservato.

Il rosso può essere morbido o spigoloso.

Caravaggio fra luci e ombre esalta le sue decollazioni, fortemente rosse.

Il rosso è  passione, legato a doppio filo  ad emozioni forti di cui l’amore è solo una parte.

Il rosso è  violenza cruda, inferta o subita.

Il rosso infiamma la natura e i cieli con i suoi tramonti.

Colora paesaggi, si tuffa in mare.

Il rosso è gioia,  ammanta rose , fiori e piante di ogni specie.

 Si inabissa e colora coralli, pietre, pesci

Il rosso è velocità, la casa del cavallino ne ha fatto la sua bandiera, i futuristi i loro ideale.

Il rosso scopre un palco e mostra i suoi attori.

Di rosso vestono prelati e reali ..rosso cardinale, rosso fuoco, rosso.

Il rosso strappato alla natura, succhiato dall’interno di mitili, ha tinto vesti e decorato Domus, Rosso Pompeiano.

Le spose di rosso vestite sono sempre state  le pù audaci,  la controtendenza.

Nei viaggi il rosso  ti cattura,sposta la tua attenzioni sulle  vesti dei monaci in Birmania. 

A Cuba, il suo rosso è  ideale il suo  rosso  è reale.

Il rosso ha rivestito e rivestirà il mondo, sia visibile che invisibile.

Anche le mie passioni sono rosse, dal giardino alla cucina.

Quest’ultima si arricchisce e si esalta grazie al rosso dei suoi ingredienti .

Una nota di colore? E si aggiungono pomodorini, meglio se confit

Un impasto per orecchiette o  tagliatelle, con una nota decisa? basta aggiungere mezza barbabietola e il gioco è fatto.

risotto con barbabietola

Una panna cotta che ti guarda di sbieco , un po’ slavata? Una mousse di lamponi o una bella fragola rossa ed è subito amore a prima vista.

Un roast beef cotto al punto giusto? Deve avere un cuore rosso rubino e  una temperatura non superiore ai 46°, proprio per mantenere il suo bel colore.

Un cuore freddo e un colore intenso.

Si preparano delle cruditè, non vogliamo mica dimenticare un bel peperone rosso? Il quale per rimanere tale si tuffa in acqua ghiacciata, si scontra  con i cubetti e  si garantisce il suo splendore.

Il tocco dell’aceto, dello zucchero e del vino, rendono un agrodolce non solo buono ma  brillante e caramellato.

Qualcosa di magico in cucina? un po’ in disuso, è l’Alkermes. Ti tinge le mani di rosso mentre bagni il pan di spagna. Rosso scarlatto, in Arabo Alkermes è scarlatto.

Dal colore rosso rubino, dal sapore caldo , piccante e un po’ amarognolo.

Dal 400 viene preparato con ricette specifiche che si contendono sia i monaci della Certosa di Firenze che  l’Antica Farmacia di santa Maria Novella.

 Di fatto fu un prodotto ricercato e riservato a pochi, definito anche il liquore De’ Medici.

Chissà in quante ricette ed elisir avrà trovato ristoro, proprio grazie a questo colore insolito.

Sicuramente la fa da padrone  nel famoso zuccotto fiorentino ad opera del geniale Buontalenti e in seguito nelle varie zuppe inglesi,meno titolate delle nonne.

Mi piacciono gli ingredienti antichi, mi piace utilizzarli in maniera classica e precisa, sopratutto in pasticceria, ma ancor più esaltante è aggiungerlo nella cacciagione… nella misura di un mezzo cucchiaio, non abbondar che il rischio è lieve.

 Ti lascerà un tono amaro, brillante e maliardo, non sovrastar gli altri sapori, solo luce e colore. Ma renderà senza dubbio alcuno,  le beccacce  e il cervo in salmì una vera delizia .

 Togliendo lo scuro alle carni scuro delle carni , rendondoti impaziente nell’assaggiar.

Il rosso aiuta a rimediare a volte come correttore altre volte come principe della pietanza.

Marmellate, mostarde, gelatine e composte, vanno spesso rinvigorite nel maquillage per far si che oltre al sapore diventino non solo un ottimo accompagnamento per formaggi o verdure, ma attirino l’attenzione prima ancora della pietanza stessa.

Si diventa in cucina un po’ alchimisti e sperimentatori. Si studiano gli accostamenti non solo per tradizione , ma anche per scoperta.

Si lavora alla composizione del piatto. Un pittore prepara la sua tela, attentamente recluta i colori e si spinge in miscugli a volte anche improbabili.

rosa su millefoglie

Arte della cucina, della pittura, della scrittura, della musica, sempre arti sono. L’azzardo a volte rischioso, l’errore lampante, nella sua correzione trova la giusta realizzazione e  l’incanto.

Adoro quella parte iniziale, sopratutto in un nuovo locale, quando si prepara un menù e si comincia a mescolare, odori, sapori, provenienze e ricette. Tutto questo è sicuramente rosso.

Anche se la cucina è bianca per eccellenza a partire dalle sue divise, tutto poi si macchia di rosso.

É grazie a questa magia , volo dalla mia cucina e sorvolo un campo di grano, punteggiato da papaveri rossi.

Mi addormento come

 Piero sepolto in un campo di grano,

 non è una rosa e non è un tulipano,

 che ti fan veglia all’ombra dei fossi,

ma sono mille Papaveri Rossi……..

Foto di Tina

Il nonno che non ho mai conosciuto – di Tina Conti

La giornata era di quelle a perdigiorno.

Qualche volta me la concedo, sul fuoco una pentola di minestrone, una giratina nell’orto, un cestino di misticanza. Con le forbici un mazzetto di erbe e fiori

Il letto  lo rifarò dopo.c’è un raggio di sole ,mi siedo sulla soglia della porta di casa.

Scappano veloci le due capinere, becchettavano il resto dei semi avanzati dalle recenti piantagioni che   spuntano  dal paniere  poggiato vicino. I miei figli mi hanno organizzato una festa questa estate.

Per i miei quaranta ne feci una a Tosina, tanti anni fa. Non mi aspettavo questa sorpresa, mi sono incuriosita, ho cominciato a frugare  fra le vecchie foto: raccolte di viaggi, feste di compleanni, lauree, pranzi all’aperto, della festa a Tosina niente.

Ma quante emozioni si sono rimescolate nella mia testa senza accorgermene il brodo si è tutto consumato e dovevo correre a scuola a recuperare  Bruno.

Il mucchietto di foto che avevo messo da una parte me lo sono riguardato per giorni.

Poi è rimasta una foto, che mi sono portata in giro per la casa, la nonna Cesarina e il marito.

Alla nonna somiglio un sacco, stessa testa, occhi chiari…

Ma quel nonno a chi somiglia?

Ho guardato la foto del clan al completo, guarda e riguarda forse qualche tratto lo vedo nella sorella della mamma.

Questo nonno, forse, somigliava al fratello?

Viso sereno, mascella pronunciata. fermacravatta in oro.

Quanta mancanza ho sentito, nella vita della mamma per quel padre, che i postumi di ferite di guerra hanno portato via precocemente.

Raccontava di corse dalla campagna alla ricerca del medico che non poteva più fare niente per quelle polmoniti.

Ho provato a immaginare il momento, la vita, i sogni di quel nonno che non ho mai conosciuto.

foto di Tina Conti

Foto di Rossella

La foglia prigioniera – di Rossella Gallori

Mi vesto lentamente dopo una colazione lenta e confusa, stringo la sciarpa al collo potrebbe far freddo fuori, so dove voglio andare, c’ è un posto nuovo, tutto da scoprire, un fiume segreto, un’esplosione sinuosa e quella foglia nascosta dove vado a pregare,  un tabernacolo  di ferro con una madonna  prigioniera…le racconto il mio sogno, sorride, mentre un piccolo verme le morde il mantello…Non accendo candele, non lascio elemosine, solo un bacio e torno sui miei passi….è ancora oggi..

Foto di Gigliola

Non solo una foto – di Gigliola Franceschini

Non solo una foto. Una bambina seduta su un muretto col mare sotto un po’ agitato. Un fiocco di traverso a trattenere i capelli, un piccolo sorriso. Tutto sfuocato in un bianco e nero antico. Ma non sono sfuocati i ricordi. Quella foto che non riprendo in mano da decenni, mi è così particolarmente viva che non ho bisogno di toccarla per rinnovare le sensazioni di quel momento perché è il primo di un’ infanzia fino ad allora felice e spensierata che stava per cambiare. Troppo piccola per capire cosa stesse succedendo ma già consapevole che ci sarebbero stati cambiamenti importanti. In casa si stavano organizzando con i bagagli per il prossimo viaggio ma quel giorno avevo intuito che non era il solito andare, era arrivato l’ordine di evacuare la costa e dovevamo spostarci nell’entroterra. Andiamo via per un po’, mi avevano detto quella mattina, andremo a Volterra da Armida. In un altro momento mi sarei preoccupata per i bacioni umidicci che avrei avuto, ma i discorsi uditi in giro mi avevano distolto dal problema baci, sentivo nell’aria qualcosa di piu’. Per togliermi dal caos dei preparativi, mio padre mi prese per mano e mi portò al mare, forse aveva bisogno anche lui di distendere i suoi pensieri. Lungo il viottolo scorciatoia era molto taciturno. Di solito mi faceva osservare le piante, gli animaletti e tutto cio’ che la natura presentava perché imparassi dal vivo a conoscere la campagna. Ora taceva ed io pure, affidandomi alla sua mano che mi dava comunque sicurezza. Mi scattò quella foto, per molto tempo non ce ne sarebbero state altre. Mi era stato detto di scegliere due sole bambole, sul camion che avrebbe portato noi e le nostre masserizie c’era poco spazio e questo aumentò il mio smarrimento. Sentivo che non era una vacanza e non capivo perché. Forse stavo uscendo alla svelta, come fanno i ragazzi nel momento del bisogno
Forse stavo crescendo alla svelta, percepivo tristezza nei miei e lasciare tutto mi sembrava incredibile. Senza saperlo, quel giorno, uscivo dalla mia prima infanzia fatta solo di giochi e corse nei campi. Partimmo. La bambina che sorride dalla foto, ebbe sempre calore e affetto ma fu tutto diverso. Le due bambole furono dimenticate in un angolo, non protestai ma cercai di consolarmi al pensiero che forse zia Armida mi avrebbe regalato una bambola nuova, come faceva spesso quando andavamo a trovarla. Il camion si avviò e non mi voltai indietro, forse avevo paura.

Foto di Daniele

La natura – di Daniele Violi

La Perfezione in Natura è  la Regola. Il Colore è il Sentimento d’ Amore delle Piante. Il Profumo dei Fiori è la Dolcezza che ci comunicano.

DOBBIAMO NUTRIRCI DI QUESTE MERAVIGLIE, NON PRIVARCENE, CONSIDERANDOLE BANALI.

***

….le mele e le marmellate….

Un profumo che ci ricorda tempi antichi che tornano con i nostri pensieri, con le nostre mani, con il piacere della creatività.

(cotognata (foto di Daniele Violi)

Cosa c’è di meglio di una marmellata che racconta? Quando è invasettata diventa come tanti piccoli capitoli di un racconto. Il racconto. Ci sono delle similitudini (lasciatemi la licenza prosaica e fatemela passare vi prego) da far notare. Il mestolo è di legno come la matita per scrivere; rappresenta la nostra proiezione per incidere sulla creatività; la frutta proviene dalla meraviglia della natura che si chiamano Alberi. Lo zucchero( poco) viene dalle piante Barbabietola, Canna. La carta che utilizziamo viene da fibre Cotone/Cellulosa/Papiro/Riso, che sono derivati dalle Piante. Le Terrine o le Pentole che usiamo per cucinare provengono dalla terra; dalla terra le piante attraverso le radici danno le sostanze alle piante. Come in un circolo vitale. Noi Donne e Uomini raccontiamo tutto questo con …Una marmellata. ..sento gli applausi vostri e mi sto inchinando grazie, grazie, grazie, vi prego… grazie,

Foto con dolore di Nadia

Nakba – di Nadia Peruzzi

foto di Nadia Peruzzi

Donne in nero,   sullo sfondo nero della bandiera palestinese.  In alto,  su uno striscione,  una parola in arabo,   Nakba.  Risuona come maledizione mentre per noi, da questa parte del mondo, se va bene è solo un’inezia che lascia indifferenti. 
Nakba, esodo! Un esodo dal segno incancellabile, tanto più se senza epopea e senza Paul Newmann o Hollywood a cantarne le gesta.  Vissuta o sentita raccontare come spoliazione, cacciata, abbandono di terre e di case amate e abitate mentre una gran parte di mondo voltava la testa da un’altra parte.  Non puoi restare indenne per molto alla rabbia e alla volontà di risposta! Ingiusto pensare di curare una ferita infliggendone ad altri una uguale e contraria. 
Ho attraversato quella manifestazione da turista.  Preparava un evento di cui si è saputo solo molto dopo il nostro rientro.  Andai a ricercare il volantino in inglese che avevo preso allora per avere conferme, dopo che si seppe che era finita male l’impresa della Freedom flotilla per portare a Gaza affamata e stretta nell’embargo israeliano, aiuti e viveri. 
Amo molto questa foto nata allora da puro istinto.  Un colpo d’occhio con poca consapevolezza del contesto particolare .  Eppure testimone diretta di quanto cuori e menti trovino punti comuni al di là dei vestiti che indossano, delle lingue che si parlano.  Non solo tre donne.  La quarta, senza velo, scattava la foto per portarla con sé a chilometri di distanza.  Il cuore sanguinante non meno del loro! 

Viola livido

LIVIDO – di Sandra Conticini

Foto di David Zydd da Pixabay

Anche i lividi hanno un’età, ma nessuno ha la stessa durata.

Eh si, i lividi dei bambini con due lacrimucce e due brontolate guariscono, ma quelli degli adulti sono duri da far sparire! Rimane li sul cuore quella macchia rosa violacea che per anni non puoi toccare perché ti fa troppo male, non ce la fai neppure a parlarne. Quando ti senti meglio pensi che il livido sia sparito, invece ad ogni occasione è li che si fa sentire e pensi che te lo porterai dietro per il resto della vita. Viene  un momento che ti senti liberata e sembra che tutto sia passato, finalmente ci stiamo avvicinando al  giallo!

Foto di Nadia

La vigna d’autunno – di Nadia Peruzzi

Le avevo guardate tante volte in passato.

Le viti sono da anni in quella posizione. A novembre restituiscono agli sguardi di chi passa una gamma che va dal rosso al porpora attraversando il marrone, i gialli, i verdi come se fossero fili di una prigione da cui evadere ,o stadi di una evoluzione da scalare per arrivare a compiere il cammino.

Le costeggia la strada che si fa per andare a Poggio alla croce. Un pugno di case lungo il crinale che separa il Chianti dal Valdarno. La meta era un ristorante di quelli a gestione familiare, dall’atmosfera calda e dal cibo buonissimo. Era d’uso andare li a festeggiare i tre compleanni del periodo. Quello di mia suocera, di mio padre e il mio. Sceglievamo una data intermedia e via.
Nelle giornate di sole lo sguardo si posava sui colori di quei vigneti e ogni volta ne nasceva un impegno.
“Prendo la macchina fotografica e torno uno dei prossimi giorni!”
Ne sono passati fin troppi di prossimi giorni per brutto tempo, per altre cose da fare, per il clima che cambiava, per dimenticanza.
Una delle regole del fotografare è cogliere l’attimo. Ci è voluto un po’ ma quello che era nato come semplice sopralluogo per valutare il da farsi e se ne valesse la pena, è diventato occasione di scatti multipli e incentivo a tornarci il pomeriggio stesso con una amica.
La tavolozza era già cambiata, i frammenti di quello spettacolo della natura già restituivano altro.
L’inclinazione dei raggi del sole e la sua posizione che la mattina faceva rilucere e risaltare di più i verdi e i gialli, nel pomeriggio assicurava un trionfo di rossi.
Il bello è che tornandoci anche la mattina dopo abbiamo potuto verificare un ulteriore cambiamento.
I verdi e i gialli brillavano di meno, i rossi sembravano un po’ più spenti.
La sorpresa iniziale ci aveva forse messo del suo? Erano i nostri occhi ad essere cambiati? 
Forse . D’altra parte è anche vero che tutto scorre, nulla è mai uguale a se stesso tanto più se quello che decide è il punto di vista e l’emozione che ci mette chi scatta una foto.
Milioni di scatti possibili per milioni di occhi che leggono la realtà in modo diverso mentre cercano di fissarla ognuno a suo modo.

La foto di Vanna

Alla ricerca del cielo e del mare – di Vanna Bigazzi


Un altro colore che mi affascina come il viola è il blu intenso che non coincide propriamente con il blu oltremare, comunque stupendo, è simile ma più misterioso. Potrebbe essere un “ ensemble “ fra il blu oltremare ed il blu di Prussia, un blu che esce dagli schemi, la cui profondità entra dentro, in modo assoluto per la sua bellezza e perfezione. Spesso ho pensato che questo colore contenga in sé anche un po’di cobalto. E’ veramente un colore segreto, forse cattura perché irraggiungibile, forse risiede solo nella mia mente. Ho scelto questa foto scattata da me, subito dopo il tramonto, durante una gita al mare, l’ultima della stagione. Ebbene, non è proprio l’azzurro che intendo io, l’irraggiungibile, comunque i colori della foto si avvicinano molto, forse leggermente più scuri.
Sento che nell’immaterialità e purezza del mio colore, è insito un anelito alla perfezione e penso che sia il colore della Felicità, bramata all’infinito e mai raggiunta, nel suo eterno dinamismo, sempre in divenire.

Foto di Cecilia

La mia foto – di Cecilia Trinci

Sembra una tenda di foglie su una finestra immaginaria e dietro, in secondo piano, si vedono altre foglie, ma verdi, perché mi piace guardare il passaggio del tempo. Strati diversi, in sequenza, di foglie che hanno età diverse, alcune fresche, ancora vive e altre più anziane, già arrugginite. E altre sono in terra, non ancora morte, ma diciamo pure esaurite, stanche, alla fine del loro percorso magico. Si vedono anche case, perché ci tengo a raccontare che non sono andata lontano, non c’è bisogno di scappare altrove, ma l’altrove è dove si sta bene, dove si cambia aria, dove le scarpe cantano nei passi leggeri, l’altrove è dietro casa, che vogliamo proteggere senza abbandonare. Nella foto ci sono anche i recinti, le ringhiere di ferro che contengono senza imprigionare, protettive, più che autoritarie.

E poi racconto la forma, quelle foglie dentellate che assomigliano a mani. Mani che accarezzano, che si muovono, che costruiscono storie e immagini appese ai rami, che volano e si lasciano cadere giù, in un volo leggero, allegro anche se l’ultimo. La forma delle foglie secche che ancora non si sbriciolano, ma si impennano nella secchezza delle fibre, si impuntano prima di morire e si raccontano, come rivivendo in un attimo solo, come si dice, tutta la vita passata, nell’ultimo istante.

Colori e ricordi

Viaggio nel magenta – di Mimma Caravaggi

Foto di starbright da Pixabay

Scatole di plastica trasparenti colme di perle dove attingere per formare collane, braccialetti e orecchini da regalare e indossare. La magia creativa di tutte quei piccoli   bijou   in cui affondare le mani alla ricerca di quello giusto per una  collana da costruire. L’orgoglio di vederla poi indossata mi ha aiutata col tempo a superare momenti tristi e a sentirmi in qualche maniera utile. Un colore che è quasi una magia per tutte quelle sfumature che lo rappresentano per me è il magenta. E’ uno dei miei colori preferiti, forse il preferito ma che adopero con parsimonia  per non stancare gli occhi degli altri e anche i miei ma che mi ha sempre dato gioia, spensieratezza, giocosità e anche più inventiva. Nei miei viaggi in Guatemala l’ho riscoperto un po’ dovunque e soprattutto nei tessuti con intrecci di colori a volte assurdi ma con l’onnipresente magenta a dare pennellate di luce ad un tessuto un po’ cupo o anonimo che riacquistava brio e captava gli sguardi di tutti. I mercati erano pieni di tanti colori diversi e brillanti: nelle stoffe grezze era come vedere farfalle variopinte e delicate danzare e spargere nuvolette di colore.

Una volta si raccoglievano grandi mazzi di fiori andando per boschi e si tornava a casa felici pronti a metterli in un bel vaso nel centro del tavolo dove emanavano profumo intenso e rallegravano l’ambiente illuminandolo. Altre  sfumature che donano  gioia le ritrovo nelle peonie in giardino in primavera  quando sono al culmine della stupenda fioritura e   iniziano dal viola fino a degradare in un rosa pallido accompagnate dalle  splendide foglie che dureranno fino all’autunno inoltrato. Infine il magenta scoppia nel rosso, il colore dell’amore per antonomasia e tutta la sua gradazione che puoi trovare in un foulard per ravvivare un esile collo o una giacca, in un paio di guanti o in un mazzo di rose profumate da inviare ad una persona speciale.

Filamenti magenta e indaco

La riparazione – di Laura Galgani

Foto di Arek Socha da Pixabay

Navigava sicura da un tempo non misurabile in quel mare lattiginoso e opaco, denso e tiepido.

Era riuscita senza sforzo a penetrare la barriera protettiva di quel mondo bizzarro, quasi senza luce ma non buio, che sapeva essere la sua meta.

Il chiarore che lei stessa emanava era sufficiente a farsi strada.

Si era appena lasciata passare accanto, senza degnarli di attenzione, come dei

vascelli assolutamente silenziosi, dalla forma affusolata e capiente, carichi di materiali puntiformi. Altri, dalle sembianze di filamenti, la sfioravano appena, senza produrre alcun rumore. Si accorse d’un tratto di essere prossima al centro: un rigonfiamento tondeggiante si sollevava proprio sulla traiettoria del suo viaggio. Era di un bel colore chiaro, luminescente, cangiante a tratti all’azzurro. Si fece avanti decisa, ed entrò senza esitazioni in quello spazio sferico.

Il tuffo fu facile, senza ruvidità. E si trovò davanti ad un sinuoso gigante, morbidamente intrecciato su sé stesso, dai fianchi ondeggianti, ora color magenta ora indaco.

Osservando meglio vide che i due filamenti seguivano un ritmo ben preciso nelle loro fluttuazioni e nel ritmo dell’intreccio. Sapeva però che da qualche parte in quel gigante da sempre c’era una ferita, un vuoto subdolo e pericoloso. Lei doveva trovarlo, o tutto sarebbe stato perso. Diresse la sua luce sui fianchi morbidi e sinuosi del gigante. I due filamenti magenta e indaco danzavano in un intreccio sinuoso e perfetto. Fra un fianco e l’altro delle brevi sporgenze formavano come dei collegamenti fra un filamento e l’altro. Tutto sembrava perfetto.

Ma lei sapeva che non era così, doveva trovare quel punto, quella rottura nell’armonia della danza dei due colori o il suo viaggio sarebbe stato inutile! Si avvicinò ancora un po’di più, poi si fermò. Si lasciò guidare dalla sua forza interiore e dall’amore per quella creatura dentro la quale si trovava. L’intuizione fu immediata, assoluta, lampante. Si diresse verso l’alto, là dove il magenta e l’indaco sfumavano in un morbido abbraccio ma con un’ombra d’incertezza. Si fece piccola, precisa, luminosissima. Si fermò proprio davanti a quell’ombra, a quella irregolarità dell’abbraccio che era all’origine di tutto. Da quella minuscola imperfezione nasceva la malattia di quella giovane donna. Con precisione assoluta si fece scintilla e andò a posarsi su quell’ombra, su quel minuscolo vuoto, e lo riempì. Il DNA era di nuovo perfetto, la malattia sconfitta.

Strade

Strada – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni

Silenzio
            la libertà non fa rumore
                         Silenzio
            qui rinasco ogni volta
                          Silenzio
       ci sono strade che portano ovunque

Incontro virtuale – 10 novembre

di Cecilia Trinci

E così ci siamo incontrati. Non nel parco, ma ognuno a casa propria, pensando di essere insieme veramente. Abbiamo parlato di:

immagini: foto, disegno e pittura

dei messaggi che ci mettiamo dentro nel crearli e cosa ci spinge a condividerli.

La conversazione dei due gruppi è stata molto interessante ed è disponibile registrata in due video distinti. Vale la pena ascoltarli.

Le prossime scintille non partiranno dal blog, dove rimangono le nostre scritture, i commenti e le occasioni di riflessione, ma partiranno dalle videoconferenze, perché solo lo scambio di idee dal vivo può alimentare la nostra creatività. Controllate le connessioni quindi e siate puntuali agli incontri! Altrimenti sarà difficile seguirci e invece abbiamo bisogno della preziosa partecipazione di tutti.

Grazie delle parole

Pausa di riflessione

Occasione per riflettere: il silenzio

foto di Nadia Peruzzi

“…Ogni silenzio è diverso da un altro
Ci sono silenzi di cui non ci accorgiamo
Altri che ci prendono alle spalle e ci imprigionano nel gelo
Silenzi che ci cullano
E altri che ci riempiono di inquietudine
Silenzi che rendono tutto più chiaro, come una vampata di luce
E silenzi oscuri, in cui brancoliamo storditi
Silenzi in cui nasce una bufera di pensieri
E silenzi che generano altri silenzi da cui altro silenzio nasce
Tra una parola e l’altra c’è sempre un breve silenzio
In cui puoi sentire il respiro e il pensiero
E nel concerto, una sola nota e poi silenzio
E il silenzio dopo una nota diventa silenzio prima di qualcosa, silenzio che attende
Blues, urlo, sparo o voce amica
La natura, la notte, la malattia, hanno musiche di silenzio
E così gli sguardi d’amore e la notte prima della battaglia
E ci sono silenzi che parlano
E altri che si chiudono dietro di sé come una porta di acciaio
Il silenzio del malato nel letto
E degli amanti che dormono
Il silenzio del crepuscolo con Nellie
Della mia solitudine vicina e della tua voce lontana.” (Teatro due)

Stefano Benni

Ballerina

“CIKITO NIGHT CLUB” – di Simone Bellini

Foto di StockSnap da Pixabay

Niente!

 Anche per oggi nessuno ha varcato la soglia di quella maledetta porta a vetri.

Nessun marito cornuto o moglie gelosa o spia industriale da controllare.

Sono mesi che nessuno entra a respirare la nebbia fumosa di questa stanza gialla di nicotina.

Spengo la quarantesima sigaretta, chiudo la porta a chiave mentre, come sempre, leggo la scritta sul vetro ”AGENZIA INVESTIGATIVA” ; un sorriso amaro mi sfugge sul viso.

Anche stasera andrò ad affogare la giornata al “Cikito Night Club” ; il mio antro perverso preferito, dove annegare la mia frustrazione per una vita sbagliata.

Vengo accolto fra inchini e sorrisi, come il cliente di vecchia data che sono.

La “tabacchierina” ( come affettuosamente la chiamo io ) mi accompagna al mio solito tavolo; quello proprio sotto al palo.

– Vuoi la solita stecca ? – mi dice piegandosi per mostrarmi tutta la sua mercanzia.

– Certo che si ! – le dico salutandola con la solita pacca di rito, accettata con un sorriso malizioso.

Le luci si spengono!

E’ arrivato il momento !

L’occhio di bue illumina il palo, dove, con mosse sinuose, si avvinghia Lei : “ La Regina della Lap-dance “.

Meravigliosa !

Vengo qui solo per lei !

La sua bellezza esplosiva si fonde con l’armonia sensuale di quella danza.

La musica, le luci, il suo sguardo magnetico, mi inebetiscono, mentre lei si protende verso di me per chiudermi la bocca inconsciamente aperta per lo stupore.

– Ti aspetto nel camerino ! – mi sussurra strizzando l’occhio, per poi riprendere la sua meravigliosa danza.

Nel suo camerino? …Non ci Credo!…Non mi ha mai rivolto parola o sguardo ed ora……….Nel..suo.. camerino !!!!!!!!!!!!

Busso ho il cuore a mille. Mi accoglie con una vestaglietta leggera a coprire la sua marmorea nudità.

– Vieni, Ti aspettavo con ansia! Sei un detective, vero? Sono preoccupata, molto preoccupata. Ho bisogno del tuo aiuto.-

E’ come una secchiata di cubetti di ghiaccio sui miei bollenti spiriti.

Dunque, niente da fare, anche stasera si va in bianco!

– Mio marito è uscito di prigione prima del tempo. Ho paura, è un violento! Ho bisogno di protezione.

Guarda, questo è lui!- e mi pianta sotto gli occhi una foto da un vecchio giornale dove è ritratto nel momento della cattura.

– O merda !!- sbotto….ero stato io a sbatterlo dentro. Non sapevo che fosse suo marito.

– Non posso,non faccio più questo genere di lavori !- Faccio per andarmene quando…

-Ti prego aiutami, chiedimi tutto quello che vuoi … non ho molti soldi ma…

Lasciò cadere quel velo di vestaglia….

Non ricordavo più da quanto tempo non toccavo una donna, una Dea così poi mai, sicuramente mai.

Quella notte fu un’estasi, un vulcano, un’esperienza mistica.

Quando tornai in me, con i piedi per terra, ero fuori dal night con l’ennesima sigaretta in bocca.

– Hei Nick ! Che fai ? Prima mi sbatti dentro e poi ti fai mia moglie ?!-

Mi voltai fulmineo estraendo la pistola.

Due spari esplosero all’unisono

Due corpi si accasciarono al suolo rantolando, mentre il sangue inondava l’asfalto.

La porta si aprì di scatto, ne uscì lei correndo verso di me

– Nick, Mio Dio ! Nick mi dispiace! Mi ha costretta a tenderti questa trappola! Mi ha minacciato ! Voleva la sua vendetta. Nick perdonami. Grazie a te adesso non potrà più nuocermi, sapevo che mi avresti protetta fino all’ultimo !-

Aveva previsto tutto, maledetta !!!

Suo marito era steso lì davanti a me e come me stava esalando gli ultimi respiri, i nostri sguardi s’ incontrarono in un intesa complice.

Due spari all’improvviso, il corpo di lei stramazza a terra, ora la vendetta è completa!

Prima rosa e poi rosso

Rosa tenerezza – di Carla Faggi

Da ragazzina avevo un abito rosa intenso fatto di gale, cucito da una sarta.

Non te lo ciancicare troppo, mi fu detto, che lo sciupi, è di chiffon!

Certo! E contenta di domenica pomeriggio andai a ballare!

Quello che mi piaceva mi chiese di ballare un lento.

Io felice accettai, gli dissi però “ non mi toccare troppo l’abito che me lo sciupi!”

Mi guardò perplesso, finimmo il lento, e non mi chiese mai più di ballare!

Nonostante questo primo inconveniente mi sono comunque vestita tanto di rosa fuxia!

Abiti, orecchini, scarpe, rossetti.

Era un colore che mi donava e andava di moda e io ero modaiola!

Era ed è un colore che ti fa pensare alla giovinezza, alla spensieratezza,al mostrarsi.

Ed io ero giovane, spensierata e audace!

Ma è un colore se usato nei toni più chiari anche che ricorda la dolcezza, la serenità, la femminilità.

Ed io mi sentivo dolce, serena e femminile! E anche femminista!

Troppo dicevano alcuni, ma si sa, era quella l’epoca!

Poi si cambia, ci avviciniamo a colori più stabili, più primari.

Siamo più maturi, possiamo osare con meno trasgressione…osare con meno trasgressione? e allora vai!..forza con le mille sfumature di rosso!