Borsa

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La borsa – di Rossella Gallori

(“CI FANNO COMPAGNIA CERTE LETTERE D’ AMORE…PAROLE CHE RESTANO CON NOI…”)

…..aprì la vecchia borsa, credeva di averla buttata via, regalata….invece era lì, un po’ scucita, piena di graffi, la tracolla di pelle mangiucchiata dal tempo; come le somigliava quella vecchia borsa di cuoio, avevano fatto la stessa fine ….lasciate in disparte, non proprio abbandonate…ma quasi.

Guardò dentro, più per abitudine, che per speranza….non la usava, da molto tempo, eppure …..eppure c’erano state ore, giorni, mesi…in cui si riempiva di parole, ogni angolo di carta, ogni ritaglio di giornale, era servito per dirsi “ti amo”  sempre e comunque, a dispetto del tempo, della lontananza, del buio, della luce…..parole….come “ TI RICORDI DI ME, TI ASPETTO” oppure  “HO DIMENTICATO DA TE LA TROUSSE DEL TRUCCO, NASCONDILA” ed ancora “NON ALZARTI DOMATTINA, TI RAGGIUNGO, APPENA POSSO”.

Un po’ parole, un po’ fatti, sogni e necessità, indecenze ed incoerenze …

Non proprio lettere d’ amore, erano farfalle di carta, sogni a righe, a quadretti, morsi vita, ritagli di passione,; che ora, ingialliti, e sgualciti giacevano tra la fodera e la pelle, di quella malconcia portatrice di ricordi.

Una lettera stanca

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Stanca – di Rossella Gallori

Firenze 10 aprile 2018

Scusa se ti scrivo solo oggi, amica mia, ero troppo stanca per farlo prima, ti ho scritto spesso, al buio dal mio letto, nei miei sogni, lettere interminabili, mai spedite, senza foglio, senza matita, solo pensiero e cuore….per spiegarti come sono e perché , ho cercato si, ma non sempre ci sono riuscita….forse, dico forse,  stasera ci riesco, sto meglio, son più calma, meno offuscata dalla confusione, dai profumi di una primavera, piovosa e stupida, beh infondo lo sai, sono complicata …te lo ricordi? Lo diceva anche mia madre  “È una bimba complicata, ha preso un’ altra fittonata”  sembrava una filastrocca, e tutte le volte che lo diceva, eran spilli nel cuore, pugni nello stomaco…..il babbo, invece rimediava tutto, te lo ricordi, vero, il mio babbo?…riusciva rendermi il sorriso con il suo dire  “ Non e complicata, è innamorata….si innamora e crede sia per sempre”

Ora, mi son persa, cara amica, come faccio sempre quando i ricordi diventano prepotenti e non rispettano la fila, quando fanno a cazzotti con la mia testa per essere i primi.

Son partita dalla stanchezza, passando per il cuore, per poi tornare a loro, a chi mi ha amata tanto, forse troppo, il solito viaggio per complicarmi l’ anima.

Volevo dirti tante cose …ma è tardi anche se c’ è ancora tanta luce, forse troppa…

Ti lascio, stringendoti a me, come so fare io, benissimo, da lontano….e tu lo sai vero il perché ? Se mi avvicino, mi scotto, se mi scotto sento male, se sento male, piango…..e poi di queste lacrime, che ne faccio? Magari ti riscrivo, riparto….il babbo, la mamma, il cuore che fa male ….e poi chi mi protegge? Sono stanca, molto stanca, te lo ho già detto, vero?

Forse, questa specie  di lettera….non te la spedisco…forse l’ appallo, la butto, la brucio……la trito……

Ispirato a “Quello che le donne non dicono”

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…….”E LASCIANO UNA SCIA LE FRASI DA BAMBINE CHE TORNANO, MA CHI LE ASCOLTERà”…… – di Patrizia Fusi 

Silenzi, riflessioni sulla vita che mi scorre accanto, ricordi del tempo passato, mi affiorano alla mente.

Raccontare della mia vita da bambina ai miei nipoti, di come il vivere era diverso allora.

Ricordare alcune volte mi riscalda e mi addolcisce.

Da piccola il tempo non passava mai, ora le giornate mi passano veloci come un battito di ciglia.

La borsa

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Le borse – di Sandra Conticini

Spesso compro o regalo borse a mia figlia. Ne abbiamo di tutti i colori e di tutte le forme, comunque ce ne manca sempre una…..e quante volte ho detto: – Ora per un po non ne compro-..poi lae vedo lì in vetrina che mi piace e ci ricasco!!!! Preferisco comprare una borsa da un vestito o una camicetta…perchè va sempre bene… non sta larga…non tira… la lunghezza è sicuramente giusta!!!!!

Dentro la mia borsa non ci sono trucchi, rossetti, ma oggetti di prima necessità: penna, fazzoletti, bottiglia dell’acqua, chiavi, portafoglio, ma è anche lo scrigno delle mie paure, i miei desideri e i miei segreti….

 

Amica immaginaria

(dal Diario)

Frida Kahlo: “Dovevo avere sei anni quando vissi un’immaginaria amicizia con una bambina della mia età più o meno. Sulla vetrata di quella che era allora la mia stanza e che dava su Calle Allende, su uno dei primi vetri della finestra ci alitavo sopra e con un dito disegnavo una porta. Per questa “porta” uscivo nella mia immaginazione, con grande gioia e in fretta, attraverso tutto lo spazio che si vedeva fino a raggiungere una latteria di nome Pinzòn. Attraverso la “O” di Pinzòn entravo e scendevo fuori dal tempo nelle viscere della terra, dove la mia amica immaginaria mi aspettava sempre….”

 

 

Le mani

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MANI FORTI – di Mirella Calvelli

Le mani forti di Tina, a prescindere dalla conoscenza della persona stessa.

Mi hanno suscitato forza, coraggio, possibilità di rinnovamento, curiosità e amore del bello.

Mani che esprimono la capacità di provare e riprovare con tenacia.

Nello stesso tempo si trasformano in mani che accarezzano la bellezza e la attraggono.

Mani che sapientemente distribuiscono il tempo ad azioni di natura materiale, ad azioni di natura virtuale, nel quale non sminuiscono il loro potere, ma lo aiutano ad approfondire le curiosità.

Sono rimasta attratta da mani che possono essere da bosco o da riviera, che si adeguano alla necessità ed alla scoperta.

Usate in maniera a volte discreta, altre volte energica, producono e muovono le fila di un mondo colorato e vibrante, ricco di personaggi ed emozioni.

Si riposano solo per ricevere i comandi del pensiero, e venire veicolate nella costruzione del quotidiano e non.

Non ho percepito il suo anello, che le abbellisce, poiché è un oggetto distaccato dalla valenza delle stesse.

 

Parole e foglietti

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STANCA – di Elisabetta Brunelleschi

Stanca, sul foglietto bianco c’è scritto stanca.

Ma dai, buttalo via quel pezzo di carta. Butta via la stanchezza!

E poi stanca di cosa?

Dei giorni, della pioggia, del senso uggioso di un mattino?

O forse delle strade che inesorabili portano sempre al tramonto?

Sei stanca, ma non puoi fermarti.

Piega la stanchezza e cammina. Guarda lungo la tua strada. Hai le lacrime in fondo al cuore, le mani chiuse nelle tasche, ma continua a camminare e anche guardare.

Forse puoi scorgere un seme germogliato, magari proprio dove non te l’aspettavi, lì tra le pietre del marciapiede davanti a casa tua.

Siediti, osservalo mentre cresce, verde, tenero, forte.

Così potrai riposarti, la stanchezza se ne andrà e ci sarà spazio per nuovi cammini.

 

Farfalle nell’orto

Le farfalle – di Tina Conti

Mi piacerebbe  e non mi piacerebbe, fare tutta quella fatica, arrotolato in un  bozzolo, stretto, con gambette corte a volte strisciare, rischiare una beccata dalla prima pollastrella  di passaggio, o da un piccione di città.
Per vivere solo un giorno? non fa per me!
Certo,  volare  sul naso di qualche noioso gatto, infilarsi in un roseto in splendida fioritura, scegliere i fiori più simpatici, con i colori e profumi più intensi deve essere stupendo.
Non  mi viene in mente un  animale  così leggiadro, discreto, morbido e indifeso.
Quando minuscole farfalline svolazzano in gruppo, sembrano grappoli di sambuco
Portati dal vento, a volte arrivano silenziose e inattese  posandosi veloci sui cespugli.
Sono tante, colorate, muovono  l’atmosfera. Rendono tutto allegro e festoso.
Nel mio giardino le buddleie  le ammaliano è così io mi godo le loro danze  e  i loro svolazzi.
Le ho piantate anche per questa ragione oltre per le belle fioriture estive che mi regalano.
Che crudeli però quelli che per fare collezioni le appuntano sulla carta assorbente.
Senza questi individui, però, non conosceremmo tutte le varietà e gli esemplari  che vivono nel mondo. Questo dice la scienza e noi ci adattiamo.
Sono proprio una grazia  di DIO questi esserini così indifesi e belli, che ci sorprendono con l’arrivo della bella stagione.
Però che disperazione vedere tutte le foglie del cavolo bucherellate dalle cavolaie.
Riuscirò a fare la mia zuppa con qualche pianta sana?
Dovrò ingegnarmi a trovare rimedi efficaci se  voglio davvero vincere questa battaglia.

 

Farfalla…bella e non se ne vanta

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Farfalla ….bella e non se ne vanta….- di Chiara Bonechi

Nel momento in cui ti avvicini per ammirarne i colori ed osservare con meraviglia il disegno sopra le sue ali, la farfalla vola via.

E’ stato così al Muse di Trento.

Percorrendo i sentieri nella ricostruita foresta tropicale, ci avvicinavamo con estrema delicatezza alla larga foglia di schefflera su cui si era posata una farfalla, forse una fra le più belle, l’ultima ospite attesa di quel luogo.

Volevamo godere da vicino di quel miracolo della natura che solo i libri di scienze ci offrono ma immancabilmente non ci riusciamo, la farfalla, in una frazione di secondo, svanisce. Gli occhi si muovono, la cercano, non si arrendono ma intorno solo verde, poi un colore ed è un fiore.

La farfalla, simbolo di libertà e di leggerezza si muove e non fa rumore, è bella e non se ne vanta.

In attesa delle farfalle

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Aspetto le farfalle – di Mimma Caravaggi

Sono in terrazza e giro intorno lo sguardo. Che avvilimento! I miei bei fiori stanno appassendo uno dopo l’altro, lentamente, inesorabilmente. Dovrei annaffiarli ma non posso a causa dei dolori che mi opprimono già da tempo. Avevo un sistema automatico di annaffiatura ma si è guastato e Albert non ha più voluto aggiustarlo né farlo aggiustare. Vedo la mia casa deteriorarsi pian pianino con l’andar del tempo. Manca di manutenzione e così il mio bel giardino. Da un po’ di tempo tutto sembra rompersi, finire, non esistere più. Così le mie idee, i miei sogni che si scompongono e corrodono la mia mente e un malessere che parte dall’anima e sale su fino al cervello dove ristagna una confusione di cose fatte e non, di sogni spezzati mai realizzati. Come avere una massa di serpenti che cercano di sgusciare via e si ritrovano ancora più aggrovigliati. E’ decisamente un tunnel nero e buio di cui  non trovo l’uscita. Non sono io, non sono così. Io sono estroversa, ottimista ma il mondo interno inizia a starmi stretto, troppo stretto. La rabbia aumenta alla pari con l’ansia. Sono scontenta, irascibile .  Mi sento prigioniera in casa e l’idea che a breve dovremo tenere tutto chiuso e rimarranno due piccole finestre da cui entrerà solo un po’ di luce, troppo poca e insufficiente a creare quella atmosfera allegra e fiduciosa che ti regala la primavera e poi l’estate, mi fa già stare molto male. Vedere il mio giardino spengersi piano piano come una candela  mi fa piangere anche se so  che ci saranno giorni migliori in cui tornerà a risplendere. Arriveranno per primi gli uccelli a svegliarti la mattina con il loro allegro canto e poi arriveranno i primi fiori, gli alberi da frutta e pian piano il giardino riprenderà ad essere il mio posto preferito con gli animali i fiori il vento e la pioggia . Poter tornare a passare ore sul terrazzo e spaziare lo sguardo intorno mentre mi diletto con i miei “gioielli”. Quando torna il sole caldo sono rilassata, contenta e bevo come un’assetata  tutto ciò che posso vedere: colori, fiori, prati, cespugli, alberi, frutti, animali.  Vedere le farfalle che sfavillano qua e là mi fa stare bene, ma soprattutto vedere il mio cane correre felice dietro alla sua palla senza mai stancarsi. E’ questo che ora aspetto con l’ansia nel cuore. E’ questo di cui ho bisogno per rallegrare l’anima.

Le farfalle…..perché?

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Le farfalle ….perché? – di Cecilia Trinci

Guadda nonna!!! Là là…..guadda! una faffalla!!!! La voglio prendere!”

“No no lascia stare, le farfalle devono volare!”

“Pecché, nonna?”

Già…perché? Perché loro vanno lasciate volare? e i moscerini no, le api vanno scacciate, i calabroni e le vespe fanno paura, perché?, sai rispondere nonna, mi domando in silenzio?

No, non so rispondere. Forse perché sono semplicemente belle, leggere, libere con quel loro volo saltellante, infantile, da perdigiorno sui fiori più colorati. Forse perché la bellezza piace, incute rispetto, intimidisce. Crea scompensi, invidie, sensi di inadeguatezza. La cerchiamo, la adoriamo. La bellezza è vincente sempre. Al di là di quello che si insegna, che a volte si dice, con più o meno convinzione. Dentro al cuore siamo ingiusti, esclusivisti, elitari, selettivi. Cattivi. La bellezza la perdoniamo sempre. Non abbiamo esitazione a calpestare i bruchi, uccidere moscerini, massacrare api e vespe….ma lasciamo sempre vivere le farfalle.

Farfalla notturna

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Falena – di Patrizia Fusi

Farfalle, fiori che volano. Colori sfumati,  dall’avana al marrone. Farfalla notturna, un po’ pelosa, simbolo di fortuna nelle credenze popolari, potevano avere dei numeri da indovinare sulle ali, chi li vedeva li poteva giocarli al lotto.

La trovai sulla porta a vetri del mio ingresso, non ci vidi nessun numero, non la toccai con le mani, perché si dice che se alle farfalle va via la polverina che hanno sulle ali non riescono più a volare……Una falena addormentata…..

 

Eppure…..farfalle

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Farfalle in cottura – di Lorenzo Salsi

Si prenda una cipolla piccola, fresca, la si sminuzzi finemente  e la si ponga in una padella con 2 cucchiai d’olio evo.
Si mandi a inbiondimento, indi si aggiunga 3 cucchiai da minestra di vodka russa di patate.
Si tagli a listelli del salmone fresco o affumicato del Baltico. Lo si metta in padella con gli altri ingredienti a fuoco basso, guai se soffrigge con violenza. Precedentemente si abbia fatto bollire dell’acqua in una pentola ove, giunta ad ebollizione si versi del sale grosso q.b. indi della pasta secca , attendere fin tanto che la pasta sia a cottura, “al dente”; scolandola ( non troppo) si aggiunga la pasta all’intigolo della padella , alzando il fuoco , se necessario aggiungere acqua di cottura, che oltre tutto servirà a salare il sugo .
Mandare finchè l’acqua non sarà assorbita, arrivando così a cottura completa della pasta.
A questo punto vi son 3 scuole di pensiero :
1) C’è chi aggiunge panna al tutto, risultando però la pietanza assai grassa.
2) C’è  chi ama che  l’effetto cremoso sia dato solo dal glutine della pasta .
3) C’è chi ( e questo son io ) usa 2 cucchiaini da thé di ricotta di capra o di pecora per dar corpo alla pasta e renderla più gradevole al tatto boccale.
Si consiglia come taglio della pasta delle Farfalle .

Farfalle bianche portafortuna

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Farfalle bianche – di Vanna Bigazzi

Ero in campagna con il mio lui, c’erano state grosse incomprensioni, l’atmosfera estremamente precaria. Si presagiva una bufera e così fu. Se ne andò furioso decretando la fine del nostro rapporto. Rimasi attonita, silenziosa, quasi non avevo più la capacità di pensare; mi sedetti sull’erba, ancora non realizzavo cosa fosse accaduto. D’improvviso davanti a me un folto sciame di farfalle,  tutte bianche. “Dicono che portano fortuna le farfalle bianche!” pensai. Veramente non mi sembravano idonee alla situazione che si era creata. Mi rimasero dentro tutte quelle farfalle bianche… Un anno più tardi mi riconciliai con il mio lui e molte volte, poi, riflettei che la fortuna di cui le farfalle bianche avrebbero dovuto essere portatrici, sarebbe stata tutta racchiusa in quell’abbandono se tale fosse rimasto.

Cara Farfalla…..

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Farfalla – di Sandra Conticini

Invidio la tua  libertà che ognuno di noi vorrebbe avere e la tua incoscienza, perché non  sai che la tua vita è corta…. ma bella. Sei contenta perché da bruco brutto che eri, sempre con la paura di non essere visto e schiacciato, ti sei trasformata e sei diventata la regina del cielo colorandolo di mille colori…dal bianco all’azzurro al verde al giallo.  Vorrei essere come te, quando voli non vacilli mai riesci ad  allontanarti dai pericoli in un attimo, lasciando una scia di leggerezza e di stupore.

 

Le farfalle tutte insieme

Il silenzio delle farfalle – di M.Laura Tripodi

La giornata era stupenda. Al mattino avevamo fatto un’escursione impegnativa e nel pomeriggio tutte le donne del gruppo avevano dato forfait. Io però scalpitavo e quando Adriano indicando un punto sulla cartina ha detto: “Abbiamo ancora un paio d’ore di luce, potremmo fare questo sentiero”  io avevo  subito aderito anche se lui si era rivolto solo ai maschietti del gruppo.

“Guarda che c’è tanto dislivello”. Io, immusonita, mi sono impuntata. E li ho seguiti. Quattro maschi imbelviti che andavano come schegge e io che cercavo di tenere il passo, per non cedere, per non dar loro soddisfazione.

A un certo punto però il panorama mi ha rapita. Salendo sembrava che tutto ciò che ci lasciavamo alle spalle rimpicciolisse come per magia. Difficile non soffermarsi a guardare. Un qualcosa mi aveva accompagnata in maniera subliminale, come dire, lo avevo notato con gli occhi e non con la testa. Tantomeno  con il cuore.

Eravamo a circa duemila metri di altitudine e la natura alpina di fine luglio offriva un tripudio di colori e di profumi. Io non ci avevo fatto caso, così piccole, così fragili eppure così veloci.   Le meraviglie dell’insieme mi avevano sottratto quel particolare, come quando si guarda un bel quadro da lontano e non se ne apprezzano alcuni dettagli fondamentali.

Mi avevano preceduto per tutto il cammino. Quando io rallentavo o mi fermavo le ritrovavo  radunate sul terreno a formare una specie di fiore, come quello dell’ortensia. Avevano infatti anche il solito colore: un azzurro intenso, come gli occhi di un caro amico, perduto  quattro anni  prima durante un’escursione sulle Alpi orientali.

Adriano e gli altri mi avevano dato un bello stacco e  li vedevo davanti a me piccoli piccoli. Io mi sono seduta su un sasso concedendomi  un tempo congruo per fare quattro chiacchiere con me stessa e riprendere fiato. Mi è tornato in mente un libro che parlava delle  farfalle monarca, una specie  che in autunno  migra per  migliaia  di chilometri dal nord America fino al Messico e alla California. La storia narrava che per via degli sconvolgimenti climatici avevano perso l’orientamento e dopo un paio di giorni erano praticamente tornate al punto di partenza. Si erano quindi fermate in un bosco ai piedi delle montagne rocciose. Erano tantissime  e Il loro colore  di un bell’arancio vivo aveva trasformato lo spettacolo verde in un manto semovente con le tinte del tramonto.  Milioni di piccole farfalle   arancioni posate sugli alberi e sul terreno.

Mentre leggevo  mi aveva pervaso la magia di  tante minuscole cose che insieme  sono l’immenso.

Il mio sguardo si è posato nuovamente su quel fiore azzurro che sembrava aspettarmi paziente. Allora ho fatto due o tre prove. Mi sono riavviata e loro si sono alzate in volo e sembravano indicarmi la strada . Un  pensiero  mi ha folgorato: quell’azzurro che svolazzava leggero quando camminavo e  diventava un fiore quando mi fermavo era il profondo affetto che mi legava a un caro amico, scomparso tragicamente e mai dimenticato.

Improvvisamente mi sono sentita avvolta dal silenzio. Le farfalline continuavano a precedermi, sembrava con allegria, e  ho realizzato  di non conoscere  in natura  niente di più silenzioso di una farfalla.

Di nuovo mi sono fermata, di nuovo loro si sono radunate sul terreno e hanno formato un fiore.

Ma ormai la tristezza mi aveva pervaso.

Sul cuore ho sentito  che si posava lieve e silenziosa una falena.

 

Farfalle cadute

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Le farfalle nello stomaco – di Rossella Gallori

Lo aspettava in piazza D’ Azeglio, le aveva detto: si, si vengo, di sicuro vengo.

Teneva ben nascosto, in borsa un piccolo uovo fondente, di marca buona….se lui le avesse portato un pensiero, un fiore….lei, baciandolo, coraggiosamente, sulle labbra gli avrebbe dato anche il suo pensiero….

Era ormai una vecchia ragazza, con pochi sogni, ma con qualche timida speranza; oggi poi si sentiva quasi carina…..c’era nell’aria una primavera inattesa, una Pasqua speciale …..

Quando lo aveva conosciuto, era bastato uno sguardo e…..quelle sciocche farfalle si erano rimesse in moto, un po’ impazzite ed un po’ incoscienti….

Lui, le aveva detto “verso le dieci, in piazza, porto fuori il cane, così ci facciamo gli auguri”

Guardò l’orologio, le dieci e dieci, si tolse gli occhiali, con la certezza di sembrar più giovane…..la speranza è sempre l’ ultima a morire.

Lo vide arrivare, la giacca sganciata, la camicia semiaperta, lo ricordava più imbacuccato; dava la mano ad una ragazza dai vistosi riccioli rossi, vestita di verde, un po’ traballante su i tacchi vertiginosi…..il cane? Il cane non c’era!!!

Era stato sostituito, da una bambola, senza guinzaglio, una che  poteva essere sua figlia, anche sua nipote….

Le sorrise passandole accanto “AUGURI BUONA PASQUA” anche la Barbie  su i trampoli  biascicò un “AUGURI” senza “R” . 

Di colpo le sue farfalle si fermarono, qualcuna, morì sul colpo, altre si addormentarono, fu un sonno pesante, profondo….”AUGURI”  rispose….balbettò….

Si alzò lentamente  da quella panchina scomoda, asciugò le sue lacrime arcobaleno……gettò l’uovo nel primo cestino…..e tornò a casa.

 

 

 

 

Domani ……sarò farfalla

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Sarò farfalla, domani – di Stefania Bonanni

Era arrivato il momento

Lo sentiva nelle gambe stanche

Lo sentiva nelle membra gonfie

Nella fatica di arrivare alla sera

Nella stanchezza del giorno nuovo da vivere

Era arrivato il momento

Come aveva sentito dire tante volte

Come dentro di sé aveva sempre saputo

Lo riconosceva

Lo aspettava

Era arrivato il momento

Quello di fermarsi

Quello di raggomitolarsi

Di non essere più

Di tornare a nascere

Sarà Pasqua, domani.

Sarò farfalla, domani.

Vita da bruchi

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FARFALLE???? di Simone Bellini

-Ma che vita è questa ?- disse il bruco- sono brutto, peloso, sputo bava per giorni e giorni per farmi un giaciglio.

Tutti a dirmi : – Ma no vedrai che diventerai una meravigliosa farfalla, volerai leggera e libera nel cielo infinito e tutti ti ammireranno per la tua bellezza ! Con la tua bava ci faranno dei fili preziosi per bellissime stoffe! –

 Sarà ma intanto sono quì che striscio in mezzo alla gente, che schifo di vita !

– Mamma, mamma guarda che brutto bruco c’è lì ! – 

……. SCHIATC !!!!!!!

Come farfalle

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COME UNA FARFALLA – di Mirella Calvelli

A volte quando la vita ti costringe a volare basso, anzi a sentirti così vicino alla terra da percepirla non solo con il corpo, ma con tutto il tuo essere, sogni di avere delle ali leggere per staccarti dal suolo e volare via, riguardando di tanto in tanto laggiù, dove hai assaporato tutto il disagio e la costrizione.

Volare via, per avere un’altra prospettiva, un’altra angolatura. Mentre assapori l’evasione e la libertà, il vento ti fa volteggiare, sfiorare i fiori più belli e affondare lo sguardo verso la profondità del cielo.

Ed è in quel momento di beatitudine misto a frivolezza, che dimentichi la connessione con la terra, permettendo all’aria di ingoiarti.

Ecco la vita dell’uomo, da bruco strisciante, elabora un piano: si chiude nel suo bozzolo scuro, lavora ed impasta la sua nuova vita, e nuovi progetti.

Una vita diversa, leggera che porterà a volteggiare davvero, con l’intento di non cadere mai giù.

In questo sforzo immane, prova un acuto dolore “alle scapole delle ali”, tanto da farsi acceccare dal sole.

Il quale potrebbe seccare le sue belle, fragili e colorate vele.

Finisce la sua esistenza assorbito dai colori dei petali dei fiori che costruiscono il suo segreto e la sua bellezza.

Aspetterà un’altra occasione per ripetere il ciclo della vita, scivolando lentamente dalla corolla dorata fino al suolo, dove ripercorrerà il disegno del vecchio o nuovo bruco.