Il quadro arancio e ocra- di Rossella Gallori

Arrivò trafelato, il Cencetti, non eran giorni per far consegne speciali per di più ingombranti…pioviscolava e la nappina nera del suo copricapo continuava a ciondolargli sul naso infastidendolo…
L’ incarto non era un granchè, conservare la Nazione del 5 novembre era stata una buona idea, carta robusta pagine grandi, non poteva trovar di meglio, il quadro non era nemmeno perfettamente asciutto, una velina si sarebbe appiccicata ai fiori, commettendo un danno irreparabile.
Ci teneva a consegnarlo prima del 6, era felice di averlo finito in tempo, gli sposi lo avrebbero gradito, ne era sicuro, anche se il pittore era “ lui” . Un fanatico che aveva acchiappato la bandiera più vistosa per sentirsi qualcuno.
La sposina lo accolse, fingendo di non vedere il voluminoso pacco, una bimba con le babbucce rifinite di candido cigno, una vestaglia lunga di seta cadmio l’ avvolgeva, pur non coprendola del tutto…i bigodini ancora tiepidi in testa, il tailleur di velluto pavone sul letto, il cappello con la veletta sulla testina di legno….Domani sarebbe stata la signora G, non più la signorina C…
Mario, il Cencetti rimase li impalato, con il cappello tra le mani, sembrava sorreggere un vassoio di paste.
Non la ricordava così bella, così donna… nemmeno diciotto anni e domani si sposa…disse a se stesso.
Giulia sorrise leggendo il pensiero negli occhi del pittore..
È stupendo!!!!gridò, incurante della mamma che le suggeriva di non alzare la voce, bellissimo!!!!, grazie, grazie!!! Sono i miei fiori preferiti, i miei colori, tra il riso ed il pianto cercò di abbracciare quel mazzo di fiori dove il rosso giocava con l’arancio, fondendosi al rosa senza vergogna. Sono i primi ed unici fiori che ricevo, fiori con la cornice dorata…
Appoggiò il quadro tra i regali di nozze, gettò il giornale nella stufa e si alzò sulla punta dei piedi
per baciare quell’ amico del padre, che imbarazzato si schernì: niente, niente, solo un pensiero..
Poi il fez gli sfuggì di mano e calò un silenzio imbarazzante…
Si salutarono in fretta, il Cencetti Mario dimenticò l’indirizzo…la Giulia e tutta la sua famiglia, era suo dovere…altri non lo fecero…
Giulia non si separò mai dal quel quadro, un trionfo di ocra, terra d’ ambra, di arancio…lo guardava spesso ripetendo la solita frase : era novembre, un bellissimo autunno del 38…..






















