Incontrare il bambino dentro di noi: Daniele

Il pargolo che ho dentro, spesso accompagnato – di Daniele Violi

Photo by Alberta Studios on Pexels.com

Giornata assolata, tipica mediterranea in Calabria. Sulla spiaggia di Bova Marina, quasi intorno mezzogiorno, in piena estate, la luce e il calore avvolgono senza confini due figure che si muovono camminando lungo il mare. L’idea condivisa da entrambi è di poter raggiungere via mare, un altro paese sempre sul mare a 5 km, dove una casa ci aspetta e una tavola apparecchiata con piatti fumanti di pesce cucinato, anche. Questa idea stimola la visione del percorso, un percorso che inevitabilmente decide una delle due figure. È mio Padre; allora già ferroviere, lo ricordo con tanto di camicia aperta, con sotto canottiera bianca come panna, che poi ad un certo punto, sempre camminando sulla sabbia, mi dice:  Daniele faremo il percorso per raggiungere la Marina di Palizzi, camminando lungo la ferrovia che costeggia la spiaggia; evitiamo di arrovellarci e di “” sbarrogarci “” , stare a confondersi, ad affrontare la scogliera e sicuramente con una direzione più lineare, saremo presto a casa. Io manco ci penso su, subito, non mi pare il vero. Io già 10 anni sicuri, già improntati ad emulare e essere pronto alle decisioni degli adulti. Mio Padre che, senza timore e con la voglia di ripetere, magari, quello che i suoi ricordi d’infanzia gli tirano fuori.

Allora si parte; già poco dopo, ed io a tenere il passo di Placido, camminando sulle traversine, nel mezzo dei binari, ci troviamo di li a poco in galleria. In galleria però nel giro di poco, anche una littorina che si stava avvicinando, voleva esercitare il suo compito. Mio Padre allora, mi prende per mano e insieme dentro una garitta che ci accoglie. Uno spazio laterale che serve a protezione in galleria. Passa la littorina, una littorina diesel; passava l’anno 1966, anche quelle più moderne allora, erano puzzolenti e rumorose. Usciti con soddisfazione di tutte e due, abbiamo camminato per quasi un’ora. Nel mezzo di questo tempo, ancora un treno merci lungo, che invece ci ha fatto sostare per diverso tempo nei pressi di una casa cantoniera abbandonata. Mi ricordo che contando i vagoni, sarò arrivato a oltre 100 di numero.

Siamo poi comunque arrivati a casa. Mio Padre con parole tra il Calabrese e l’Italiano, ricordo poco prima, mi fece capire che raccontare la nostra avventura, non sarebbe interessato a nessuno.

Allora quando riflettendo, mi devo rivolgere alla parte di Pargolo che è in me, lo trovo sempre in compagnia, in compagnia dello spirito del Pargolo di mio Padre.

Avatar di Sconosciuto

Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

Lascia un commento