Incontrare il bambino dentro di noi: Daniele

Il pargolo che ho dentro, spesso accompagnato – di Daniele Violi

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Giornata assolata, tipica mediterranea in Calabria. Sulla spiaggia di Bova Marina, quasi intorno mezzogiorno, in piena estate, la luce e il calore avvolgono senza confini due figure che si muovono camminando lungo il mare. L’idea condivisa da entrambi è di poter raggiungere via mare, un altro paese sempre sul mare a 5 km, dove una casa ci aspetta e una tavola apparecchiata con piatti fumanti di pesce cucinato, anche. Questa idea stimola la visione del percorso, un percorso che inevitabilmente decide una delle due figure. È mio Padre; allora già ferroviere, lo ricordo con tanto di camicia aperta, con sotto canottiera bianca come panna, che poi ad un certo punto, sempre camminando sulla sabbia, mi dice:  Daniele faremo il percorso per raggiungere la Marina di Palizzi, camminando lungo la ferrovia che costeggia la spiaggia; evitiamo di arrovellarci e di “” sbarrogarci “” , stare a confondersi, ad affrontare la scogliera e sicuramente con una direzione più lineare, saremo presto a casa. Io manco ci penso su, subito, non mi pare il vero. Io già 10 anni sicuri, già improntati ad emulare e essere pronto alle decisioni degli adulti. Mio Padre che, senza timore e con la voglia di ripetere, magari, quello che i suoi ricordi d’infanzia gli tirano fuori.

Allora si parte; già poco dopo, ed io a tenere il passo di Placido, camminando sulle traversine, nel mezzo dei binari, ci troviamo di li a poco in galleria. In galleria però nel giro di poco, anche una littorina che si stava avvicinando, voleva esercitare il suo compito. Mio Padre allora, mi prende per mano e insieme dentro una garitta che ci accoglie. Uno spazio laterale che serve a protezione in galleria. Passa la littorina, una littorina diesel; passava l’anno 1966, anche quelle più moderne allora, erano puzzolenti e rumorose. Usciti con soddisfazione di tutte e due, abbiamo camminato per quasi un’ora. Nel mezzo di questo tempo, ancora un treno merci lungo, che invece ci ha fatto sostare per diverso tempo nei pressi di una casa cantoniera abbandonata. Mi ricordo che contando i vagoni, sarò arrivato a oltre 100 di numero.

Siamo poi comunque arrivati a casa. Mio Padre con parole tra il Calabrese e l’Italiano, ricordo poco prima, mi fece capire che raccontare la nostra avventura, non sarebbe interessato a nessuno.

Allora quando riflettendo, mi devo rivolgere alla parte di Pargolo che è in me, lo trovo sempre in compagnia, in compagnia dello spirito del Pargolo di mio Padre.

Io-Bambina di Rossella B.

Cara Io-Bambina – di Rossella Bonechi

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Scusa, ho fatto tardi anche questa volta, è tanto che aspetti? 

Dai, non darmi le spalle, girati … guardami … sorridimi!

E perché dovrei? Ti sei dimenticata di me! Hai lasciato che chiamassi, che implorassi, ho persino pianto arrampicandomi sul cuore. Ora lasciami sola, come hai fatto da tanto tempo, relegandomi nella scatola delle foto fino a farmi sbiadire.

Hai ragione io-bambina, ragione su tutto, ho creduto che crescere fosse sperderti nel tempo come chi abbandona i cani in autostrada. Ho creduto che doveri, legami, amori e dolori fossero i mattoni della mia vita e non mi sono accorta che invece tutto poggiava sulle tue piccole spalle.

Vieni, io-bambina, facciamo la pace, dammi modo di consolarti, di riconoscerti; ora so che solo cercando di guarire le tue ferite posso sopportare le mie. Lasciati abbracciare piccola io-bambina e soprattutto lasciati ringraziare per non avermi abbandonata, per aver mantenuto memoria dei nostri sorrisi innocenti, per avermi suggerito capriole e buffonate quando mi sentivo stritolata di serietà.

Dammi la mano io-bambina e raccontiamoci tutto il tempo a venire.

Ti vedo che ora hai voglia di ridere e io ho voglia di sedermi accanto a te, dimentichiamoci e ritroviamoci con tenerezza adulta e stupore bambino.