Prima che cada la pioggia per Lucia

Aspetto – di Lucia Bettoni

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Ho un desiderio
Mi compri un orsetto di pezza?
Passano i giorni
Aspetto la sera
Aspetto il suo ritorno
Aspetto lui con l’orsetto morbido per me
Lo penso, lo immagino, lo accarezzo
Sono già innamorata di lui
Ma come ci si può innamorare di un orsetto morbido che si è solo immaginato!
Vederlo con gli occhi non serve
Lo vedo con il mio bisogno d’amore
E’ bianco , e’ soffice , e’ dolce
Pensarlo mi fa sentire meno sola
Per chi non ha nessuno un orsetto morbido può essere tutto
E’ la fine del giorno
Lui sta per tornare
Io lo aspetto con il cuore fremente
Stasera sarà la mia sera
L’orsetto sarà tra le mie braccia!
Ma non fu così
Passavano i giorni
Lunghi giorni d’attesa
Lunghi giorni pieni di speranza
Niente
Ogni giorno una delusione
Ogni giorno mi addormentavo senza stringere a me il mio desiderio d’amore
Poi il miracolo!
Ti ho portato l’orsetto
Il pacco era piccolo
Lo avevo immaginato più grande ma… l’altezza non conta!
Apro il pacco
Un piccolo orsetto marrone e nero si presenta hai miei occhi
Lo tocco
E’ duro, e’ ispido , non è dolce
Il mondo crolla
Io crollo
Ho bisogno d’amore

La pioggia prima che cada, per Luca

La notte magica – di Luca Miraglia

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E’ la notte della Befana. Ormai lo so che non è veramente lei che passa a riempire il calzettone appeso fuori dalla porta della mia cameretta, ma non vedo perché non istigarla comunque a lasciare lì dentro un tangibile segno di sé.

In casa è già buio e silenzio (carosello è finito da un bel po’) e me ne sto con le coperte fin sul naso ad ascoltare attento ogni suono, ogni rumore atipico intorno a me. Cerco di cogliere sul fatto la befana di famiglia che pensa ancora di illudermi… ma tanto io ho capito…

E se poi non fosse così?

Se davvero la buona megera sapesse di me e decidesse di passare ancora una volta da qui?

Certo sarebbe divertente ma sarebbe anche una bella fregatura: vorrebbe dire che non ho veramente capito niente…

Un occhio si chiude e l’altro sta per andargli appresso.

Ehilà!! Non posso addormentarmi finché non saprò!

L’altro occhio si richiude e il primo già sta sognando…

Un sobbalzo, è già mattina, una corsa alla porta: il calzettone è pesante…

La megera mi ha fregato un’altra volta.

Prima che accada – di Cecilia

La pioggia prima che cada – di Cecilia Trinci

Preparo l’incontro del giovedì  per tutta la settimana.

Prima la mente si posa su piccole cose, su  parole che passano, le intrappolo in un retino invisibile, afferro fantasmi, residui di sogni, briciole di foto, immagini spezzettate, che tremolano qua e là, posandosi più o meno a lungo.

Scarto il troppo, il cupo, il personalismo e l’autobiografia, l’incomprensibile e il complesso, il troppo semplice e l’assurdo

Resta qualcosa nel retino.

Allora comincio a leggere, a rileggere, a cercare. Non trovo mai tutto subito.

Cerco oggetti, mi smarrisco, mi ritrovo, mi convinco.

Poi dimentico tutto e ricomincio e cerco, nuovamente, senza trovare.

Il tempo stringe, leggo, rileggo.

Alla fine è l’idea che mi colpisce, che mi trova. Non sempre so da dove arriva.

Assonanza? Somiglianza? Scontro involontario? Sono scivolata sull’idea che è sempre stata lì?

Non lo so, ma….

Mi acquieto, soddisfatta, serena, calma. Il vento cala, l’ansia si spenge.

Anche giovedì pioveranno scintille

Incontro del 29 gennaio 2026: La pioggia prima che cada

“Andai a raggiungerle, ma Rebecca non si girò quando sentì i miei passi sui ciottoli. Si schermò gli occhi, guardò le montagne e disse: “Guarda quelle nuvole. Ci sarà un bel temporale se vengono da questa parte”. Thea sentì l’osservazione: era sempre molto rapida nel notare i cambiamenti d’umore – restavo sorpresa, ogni volta, nell’accorgermi di quanto fosse sensibile, pronta a recepire gli stati d’animo degli adulti. “Per questo hai l’aria triste?” si sentì in dovere di chiedere. Rebecca si girò. “Chi, io? No, non mi dispiace la pioggia estiva. Anzi, mi piace. È il tipo che preferisco.” “Il tuo tipo di pioggia preferito?” disse Thea. Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: “Be’, a me piace la pioggia prima che cada”. Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: “Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro”. “E allora cos’è?” disse Thea. E io spiegai: “È solo umidità. Umidità nelle nuvole”. Thea abbassò gli occhi e si concentrò, ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l’altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: “Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia”. Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario – perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata. “Certo che non esiste una cosa così,” disse. “È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale.” Poi corse verso l’acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata. Il temporale non arrivò mai fino a noi. Lo guardammo scoppiare sulle montagne distanti, e poi spostarsi a est, ma le sponde del lago riuscirono a sfuggirgli.”

 Da: La pioggia prima che cada , di Jonathan Coe