Felice – di Rossella Bonechi

“FELICE” è l’unica parola che posso scegliere, l’unica.
Tre sillabe che sono la corda tesa dell’ arco che in pochi secondi imprimerà alla freccia la forza per……per cosa? Per conficcarsi arrogante al centro del bersaglio? Per affondare nel tronco di un albero e rimanerci per sempre? Per sfiorare di un pelo la destinazione a lungo presa di mira? Per andare ben oltre l’ostacolo a perdersi in un vuoto qualunque? Tutto dipende da quanto siamo capaci di tendere l’arco, da quanto sforzo ci mettiamo, se ci poniamo controvento e con il sole negli occhi o abbiamo la pazienza di aspettare l’attimo giusto. “FELICE” non è un’emozione o un sentimento, è il premio dell’ allenamento continuo a cercare di esserlo, a cercare di rimettere insieme tutti i frammenti, tutte le schegge che un tiro maldestro ha provocato. “FELICE” è arrivare all’ultimo e unico centro dopo aver esaurito tutte le frecce nella faretra perché si è provato e riprovato.
Non ho mai chiesto “dimmi che sei felice” , certamente per la paura di un no o di una risposta mendace e per gli stessi timori non l’ho chiesto nemmeno a me stessa. Ma ho sentito di esserlo, anche se per un tempo segmentato, a singhiozzi. Ora non me lo voglio più chiedere, voglio esserci dentro, voglio trovare “FELICE” nel parlare, nel ridere, nel baciare, nel discutere, nello stare accanto a qualcuno che ha scelto di farlo con me.
“FELICE”, alla fine, è accorgersi, farci caso, esserci.




