Incontro del 26 gennaio 2023 alla Carrozza 10

Ospitiamo le parole di Roberto Mannini e il suo cammino verso Santiago

In collaborazione con l’Associazione Passo dopo Passo

La Matita per Scrivere il Cielo ospita il racconto di un percorso, fisico e morale, attraverso la Toscana e fino in Spagna, a Santiago de Campostela con le parole di Roberto Mannini, pellegrino scrittore che ha raccolto sensazioni e incontri  perché non fossero dimenticati.

…”in città ognuno si sente minacciato dall’alienazione e dalla barbarie, ci si barrica, si diffida del prossimo, per contro lungo la strada, dove si lascia alle spalle pregiudizi, paure, formalismi e inibizioni, ognuno può trovare persone nelle quali rispecchiarsi e con le quali stringere alleanza” (Enrico Brizzi, Il sogno del Drago) tratto dall’introduzione di:

Storia di Tina: il furgoncino

Pietro e Paola – di Tina Conti

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Prima di decidere sul cosa fare, penso’  a come  trovare elementi  per decidere.

Non si buttava mai nelle situazioni, voleva avere in mano una carta da giocare.

Con il cappello calcato  fino alle orecchie e i grandi occhiali neri , si accostò al ragazzo che vendeva caldarroste, dietro il carretto avrebbe potuto controllare meglio la situazione. Vide Paola con le due borse  della spesa cariche fino all’inverosimile avvicinarsi ad un grosso furgoncino.

Era attrezzato come un camper, si intravedeva un piano cottura, tavolo, sedie.

Attaccato ai vetri dei finestrini, simboli di città e figure di animali.

Doveva aver percorso  molti luoghi a giudicare dal collage che si era formato sui vetri. Sopra uno sportello una scritta più grande: GIOCOLIERI GIROVAGHI :::::

Non ci poteva credere, era in un gruppo di artisti di strada!

Quando la frequentava non gli era apparsa una che si mostra volentieri, sempre molto misurata e raffinata, a volte anche snob.

Vide del movimento dentro il pulmino, dei piedi e gambette che si muovevano

Si rizzarono sul lettino due ragazzetti di nove dieci anni, capelli rossi, corpi snelli . Quando Paola si avvicinò alla portiera, si senti’ anche un uggiolare e guaire di un cane. I bambini trattennero quel fagottino peloso  che scodinzolava per far entrare Paola nel furgoncino. Lo trattennero per il collare.

 Quando le borse furono appoggiate, i monelli si misero a rovistare e con i barattoli dello yogurt, accovacciati sul materasso cominciarono a mangiare.

Paola, arruffata e stanca prima di pensare alla spesa, frugando in un armadietto mise un pentolino sul fornello, teiera o caffettiera non si capiva bene.

Si slaccio’ il foulard che portava al collo e guardandosi allo specchio, cominciò a massaggiarsi il collo: una sbarra le era sfuggita durante un allenamento e fortunatamente aveva colpito di striscio il collo e la spalla.

Si spalmo’ una pomata e comincio’ a massaggiare  tenendo nell’altra parte la tazza . I bambini fecero leccar al cane i barattoli vuoti della merenda.

Non avrebbe fatto niente per salutarla, i loro mondi sembravano lontani, mentre si incamminava verso un negozio di verdure, aprì lo sportello del furgone un uomo alto e dal fisico atletico, vestito con abiti colorati e ampi, portava i capelli lunghi legati dietro e un curioso gilet ricamato. Entrò, appoggiò il suo zaino su una panca, si avvicinò a Paola, le guardò il collo e le diede un lungo bacio sulla guancia.

Quando il furgone partì, avvertì un po’ di tristezza, tanti ricordi gli passarono per la testa, ma poi di corsa si avviò verso casa con le sue verdure perché il minestrone per la cena degli amici lo aspettava.

Storia di Daniele: sacchetto a sorpresa

Incontro – di Daniele Violi

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Pietro la vide dentro il supermercato.

Era uscito di casa con solo il portafoglio. Desiderava poter scambiare, vista l’occasione, qualche parola qualche momento di ricordo, donare un sorriso, sarebbe per lui stato emozionante sentire la sua voce. Voleva uscire allo scoperto e allontanando il timore di trovarsi poi di fronte a lei con fare impacciato, si decise a riprendere il carrello e chissà perché, si rifugiò nel settore cancelleria, di fronte a pacchi di risme, pennarelli, matite, buste, cartelline. Si tolse la cravatta, sentiva e provava molto piacere in questa situazione particolare. Quel volto, il volto di Paola, lo aveva sempre accompagnato perché lì trovava dolcezza, calore, affetto, ed era stato sempre impressionato dalla sua intelligenza e coerenza. Certo, doveva trovare una via d’uscita a questo blocco misto di sorprese e d’incertezza ad affrontare una vecchia amicizia. Decise di prendere una busta rossa dallo scaffale. Cercò un vecchio scontrino; decise di scrivere sulla busta: “Leggi un pensiero che ti dona un sorriso”. Dietro lo scontrino che mise dentro la busta scrisse: un ricordo ti lascio e un abbraccio. A presto, con questo numero di cellulare……….

Si mise nella fila dove lei era cassiera, si abbassò un cappello di lana e con fare discreto, mentre le passava i soldi, le lasciò la busta sfiorando gli sguardi e uscì dal Supermercato.

Storia di Rossella B.: la parola-gancio

Esitazione – di Rossella Bonechi

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I casi erano due: o lei era così lontana che avrebbe colto nel suo sguardo il dubbio o il fastidio che questo importuno le procurava o lui le era ancora familiare da farle spuntare un sorriso di piacevole sorpresa.

Nella prima ipotesi si sarebbe tenuto a debita distanza, magari porgendole la mano cordialmente e trovando una parola dei tempi andati che potesse fare da gancio; nel secondo caso le mani gliele avrebbe prese entrambe, stringendole, a dimostrarle la sua solidarietà a prescindere.

Questi pensieri attraversarono la mente di Pietro nel breve tratto dallo scaffale alla cassa: appena un paio di metri percorsi con un po’ di batticuore.

Non c’era nessuno dietro di lei, per cui si accodò con il suo cestino rimasto vuoto e mollandolo a terra passò davanti alla cassiera come se fosse trasparente ed esordì con un banale: “Paola, vuoi una mano con le borse?”

Il tempo della risposta gli sembrò non passare mai ma lei lo sorprese alzando la testa, guardandolo direttamente negli occhi e dicendogli con un sorriso solo di labbra: “Grazie Pietro, oggi ho proprio bisogno di una mano! Ti dò la più pesante, va bene? Ho la macchina al parcheggio”.

Pietro, rimasto spiazzato e quasi imbarazzato, le si avvicinò per prendere il sacchetto con detersivi e bottiglie e notò che ora il sorriso di Paola dalle labbra era riuscito ad arrivare agli occhi e questo bastò per farlo di nuovo sentire a casa.

Avviandosi verso l’auto i discorsi si fecero più normali e scontati: “come ti va”, “cosa fai ora”, “ma quanto tempo è passato”, “allora abiti ancora in zona” e così banalizzando.

Ma ci sarebbe stato tempo, poco o molto non è dato sapere, l’importante è essere uscito dal nascondiglio – scaffale, il resto era tutto da scoprire.

Storia di Patrizia: sempre un bell’uomo

Paola e Pietro – di Patrizia Fusi

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Pietro si mise dietro di lei alla cassa, salutò Paola, il cuore gli batteva a mille nel rivederla dopo tanto tempo, le chiese di fermarsi all’uscita del supermercato.

Paola fu felice nel vederlo era stato una parte della sua vita molto importante, Pietro non era cambiato, aveva solo delle piccole rughe agli occhi era un bell’uomo anzi gli anni trascorsi l’ho avevano reso più affascinante.

Lei oggi si sentiva uno straccio, per colpa del vistoso livido che aveva intorno al collo che le produceva dolore, se l’era procurato cadendo da una impalcatura sul luogo di lavoro.

La cintura di sicurezza era stata agganciata male, scivolando dalla spalla si era fermata al collo, quasi rimaneva impiccata se non ci fosse stato un suo collega a tirarla velocemente su sull’impalcatura.

Paola era l’architetto addetta alla sicurezza del cantiere, era molto scrupolosa sul lavoro, effettuava sempre di persona i controlli dei lavori nei cantieri.

Questa volta per causa di una impalcatura posizionata male era toccato a lei correre un serio pericolo.

Decisero di fermarsi al bar per raccontarsi il tempo passato.

Pietro le disse che aveva saputo del suo divorzio dal bastardo.

 Gli fece una raffica di domande, se si era laureata, se aveva figli, dove abitava, se quel vistoso livido al collo fosse un forte abbraccio di un bastardo, Paola ridendo domandò se era un poliziotto.

Pietro ammise che averla incontrata dopo tanto tempo gli aveva procurato una forte emozione e tanti ricordi.

Paola gli raccontò che dopo il divorzio si era buttata a capofitto negli studi e si era laureata con centodieci e lode, che aveva fatto praticantato in un famoso studio di architetti, dove lavorava attualmente.

Pietro era curioso di sapere la vita sentimentale di lei, Paola gli raccontò di avere avuto diverse relazioni una più importante e duratura delle altre ma dopo l’esperienza del tradimento del bastardo non riusciva a rimanere troppo a lungo in un rapporto, si sentiva soffocare, Paola sorridendo gli confidò che forse non erano le persone giuste.

Lei chiese di Pietro.

Dopo la briscola che ho preso con te, quando mi hai preferito al bastardo mi ci è voluto del tempo per riprendermi, anche io mi sono laureato anche con delle difficoltà, attualmente lavoro per una società petrolifera, ho lavorato su diverse piattaforme petrolifere nel Medioriente, ora lavoro presso gli uffici della società presenti in città.

In una di queste trasferte ho ritrovato l’amore con una ragazza egiziana viviamo insieme e abbiamo due figli, Sofia e Marco, avrei piacere di farti conoscere la mia famiglia.

E’ facile promettere di rivedersi al completo. Tutti e due lo fanno, forse anche convinti.

Paola guarda Pietro allontanarsi, sente una leggera fitta allo stomaco di nostalgia. Come sarebbe stata la sua vita se non si fosse innamorata del bastardo?

Si alza decisa, pensa che la vita può regalarle altre opportunità, spera di non avere paura ad accoglierle.

La storia di Carmela: ritrovarsi

Ritrovarsi – di Carmela De Pilla

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I casi erano due, o nascondersi dentro il suo ingombrante giubbotto e sgattaiolare verso l’uscita o affrontarla, aveva deciso di aspettarla fuori dal supermercato, non voleva scappare un’altra volta!

E poi quell’ematoma sul collo lo aveva preoccupato, doveva sapere…non poteva lasciarla nelle mani luride di quel vigliacco, ora che l’aveva ritrovata non era giusto abbandonarla di nuovo!

Lasciò il carrello che se ne stava impettito in fila e s’intrufolò tra la gente dell’ultima cassa, con il viso quasi del tutto coperto dal cappello uscì e tirò fuori dalla tasca il foglio con l’elenco della spesa facendo finta che stesse per entrare.

Quando la vide si affrettò verso di lei – Posso aiutarla signora?- e fece il gesto di prenderle le pesanti buste – No, grazie… ho la macchina proprio qui vicino – e mentre accennava al parcheggio i loro occhi s’incontrarono.

Paola rimase interdetta per un attimo, non era certa che fosse lui e non voleva fare figuracce poi in una frazione di secondi accostò la voce al naso, inconfondibile che lo rendeva unico e con un fil di voce disse – Pietro, ma…sei proprio tu?- al suo cenno Paola appoggiò le buste e si abbracciarono come ai vecchi tempi.

  • Ti devo ancora un caffè ricordi? Quando ti dissi che mi trasferivo a Roma per lavoro sei andato via infuriato e da allora non ti sei fatto più vivo…io sono qui per pochi giorni, sai mia madre non sta molto bene e voglio starle vicino, ma ora vieni, andiamo a prendere il caffè così mi racconti tutto.

“Allora non ha rancore verso di me!” pensò alleggerito dal peso del suo antico gesto, da allora non si era fatto più vivo, era rimasto arrabbiato per troppo tempo – Ha preferito il lavoro a me!- si diceva e non l’aveva più cercata, qualche informazione sulla sua vita l’aveva ricevuta da sua madre che era amica di famiglia.

Si sedettero al tavolino desiderosi di scambiarsi mille domande, ma Pietro andò subito al dunque – È ritornato vero? Ti ha picchiata! L’ematoma ne è la prova…dimmi dov’è che gli spacco la faccia!

-Ma cosa dici Pietro? Ah…ti riferisci al livido sul collo! No, è che qualche giorno fa abbiamo avuto una colluttazione con uno spacciatore che mi ha scaraventata per terra e ho battuto sullo scalino di una casa, sono anni che non ci vediamo e non puoi sapere che faccio la poliziotta, purtroppo queste cose sono all’ordine del giorno. Pensavi fosse stato Andrea? L’errore più grosso della mia vita! Per fortuna poi ho incontrato Franco, ora ho due figli adorabili, la mia vita è un po’ burrascosa per via del lavoro, ma per il resto va tutto bene, ma raccontami di te…