Nadia sulla scia de L’Evento, di Annie Ernaux

Non era il tempo – di Nadia Peruzzi

Non era il momento.
Lei che rimuginava spesso su tutto e che difficilmente si scrollava di dosso ogni morte che riapriva tutte quelle precedenti. Non ci aveva mai ripensato.
Lei che anche negli amori più volte si era trovata a dirsi la sua serie di “se avessi fatto” e “se avessi detto”, se, se, se…”Ho sbagliato così tanto anche io in quel rapporto,  non andato come avrei voluto”, ” se mi fossi comportata in altro modo, forse..”
Non ci aveva mai ripensato.
Non era il tempo.
Su quello, nessun “se” successivo.
“Cosa decisa , capo ha” diceva sua nonna , che non era cinica ma un pozzo di civile e umano realismo. Quando una decisione si imponeva, non c’era da starci sopra a rimuginare più di tanto. Per una donna di fine 800, aveva sempre pensato che fosse qualcosa di grande. In effetti votò ai referendum sul divorzio e sull’aborto senza porsi problemi particolari. In lei c’era apertura e grande modernità anche su aspetti come questi non facili per una donna che veniva diritta dall’altro secolo, e per ogni donna.
La sostenne, nella scelta. Così come la sostenne la famiglia. Lei si sentiva ed era libera di scegliere in autonomia, ma allora ancor di più il sostegno corale della famiglia era indispensabile.
L’aborto era illegale e punibile per legge. La 194 era di là da venire. La decisione avrebbe coinvolto tutti, nel caso qualcosa fosse andato storto e la polizia avesse bussato a quella porta.
Era con suo marito. Ricorda la sua mano che la stringeva, ma lo stanzone dove entrarono è svanito nella nebbia. In nessun cassetto dei ricordi è stato messo. Nemmeno in uno di quelli di fondo pigiato ben bene dietro a tutti gli altri.
Puf, svanito. Sembrava una sala biblioteca riadattata. C’erano i macchinari, una infermiera. Tutto si svolse in grande rapidità .Il tempo di riprendersi e poi fuori di nuovo alla luce del sole e della legalità. Nemmeno il peso di aver varcato la soglia del proibito sentì più di tanto. Lei così ligia alle regole, quella soglia la varcò senza paura .
Era necessario. Non era il momento.
Un bambino non era da mettere nel conto. Doveva ancora laurearsi e non ce l’avrebbe fatta altrimenti.
Approccio troppo freddo e privo di sentimento? No, lei che piangeva di nulla a volte, e che si assumeva fin troppo il dolore degli altri tanto da farselo proprio, di sentimento ne aveva. Ma su questi aspetti della vita aveva sempre pensato che non ci fossero altre regole se non quelle dettate dalla propria coscienza e sensibilità,  e leggi che quella coscienza e sensibilità dovessero in ogni caso tener presente una volta che fossero scritte. Come non esiste una regola per imporci un codice di comportamento univoco rispetto al dolore per la perdita delle persone più care, o per la frequenza con cui si debba andare al cimitero a onorare morti che si vogliono ricordare da vivi , perché ancora sono vivi dentro di noi,  ci accompagnano e spesso ci sussurrano cose del passato vissuto insieme.
Era arrivata a 70 anni, aveva raccontato a qualcuno, quando era capitato il momento ma nel farlo mai le era balenato nel cuore e nella mente di ripensare a quell’evento in chiave di perdita o di mancanza. Né aveva rimuginato sul come avrebbe potuto essere, se…
Nemmeno quando si ritrovò in braccio sua figlia, e fu inondata e quasi stordita da quel profumo di neonata che è qualcosa di unico e incredibile. Un regalo di madre natura al genere umano che nessun borotalco riesce ad eguagliare.
Nemmeno allora le capitò di pensare che avrebbe potuto avere un fratello o una sorella più grande, se, se, se.
Eppure un altro figlio lo avrebbe voluto,  almeno fino ai suoi 40 anni,  età che considerava limite. Non era venuto, la natura aveva deciso altrimenti. La menopausa arrivò a 40 anni a spegnere qualsiasi volontà e poi anche il desiderio di nuova maternità.
Malgrado questo, ancora adesso, nessun rimpianto, nessun pentimento anche perché laicamente la categoria del pentimento non rientrava nel suo approccio alle questioni della vita. Un bambino non nato nei primi tempi del concepimento non riusciva a collocarlo fra le persone perdute. Lo sarebbe stato se fosse volato via, nel non essere,  dopo il parto. Allora si l’avrebbe vissuta come una assenza di cui portarsi dietro il peso con un rimpianto che avrebbe lacerato il suo cuore e la sua anima per sempre.
Ma per lei allora non era tempo.
No, non era il tempo.

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Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

5 pensieri riguardo “Nadia sulla scia de L’Evento, di Annie Ernaux”

  1. Nadia sei commovente nella tua assoluta sicurezza, lo racconti con tanta lucidità e consapevolezza che l’ho vissuto anch’io con il tuo stesso sentimento…

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  2. …..come Se esistesse una regola, per imporci un codice di comportamento….
    No, non esiste, c’ è la Nadia di oggi, una stupenda Irene, due nipoti bellissimi…….poi più lontano, noi, il tuo gruppo……

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  3. Grazie per i vostri commenti..
    Nella mia descrizione e nel mio rapporto con questo che definire evento è riduttivo ma ora non riesco a trovare altro termine…C’è il dopo.Quanto è rimasto dopo dentro di me .Ovvio che nel momento precedente e nelle valutazioni mie di mio marito e dei nostri genitori anche il “se” ci sarà entrato in qualche modo..È che di quel “se” in tutta sincerità non è rimasto nulla..laicamente l’ho vissuta senza che fosse un fatto traumatico nonostante la condizione di illegalità palese che avrebbe dovuto accentuare ulteriormente questo elemento.Questo ho messo nel mio testo.

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