Il pendolo

Il pendolo – di Nadia Peruzzi

Il pendolo era lì in bella mostra da sempre. Almeno da molto, molto prima che lei lo vedesse davvero per la prima volta. Era piccola, ma già nell’età in cui i ricordi non sono più materia così indistinta da perdersi in un pulviscolo di sensazioni. Si trovò a guardarlo da sotto in su un po’ intimorita da quell’incombere austero.
Era stato messo in un angolo un po’ buio fra salotto e cucina in modo che i suoi rintocchi potessero arrivare ovunque, allo scoccare delle ore.
Aveva un suono profondo e armonioso al tempo stesso. Ogni volta la catturava e insieme alle oscillazioni dei lunghi bracci le dava quasi un senso di vertigine costringendola a fermarsi per un attimo.
Quel vecchio orologio era arrivato lì non si sa come. Pare venisse dall’eredità di una zia lontana che lei non aveva mai conosciuto. Sistemato al suo posto pian piano si era fatto indispensabile.
Aveva iniziato scandendo il tempo di quando la nonna era giovane e ancora il mito della velocità era di là da venire. Poi il suo suono si era intrecciato a quello dei motori delle prime auto e dei primi trattori che avevano cominciato a percorrere la campagna lì attorno. Aveva segnato il tempo lieto delle attese degli eventi felici come la sua nascita e quella di sua sorella. Era il tempo in cui si partoriva in casa, ad assistere c’era solo una levatrice e spesso il dottore arrivava a cose fatte.
I suoi rintocchi avevano accompagnato anche le lunghe, lente e dolorose ore degli estremi saluti. Laura ne aveva sentito il rimbombo in cadenza con i sussulti del suo cuore nelle lunghe notti che avevano preceduto la morte di sua nonna.
Aveva sperato fino all’ultimo istante che la malattia non fosse così cattiva come il medico aveva detto. La notte fatale Laura si era svegliata all’improvviso in un bagno di sudore. I cinque rintocchi che aveva sentito poco dopo le erano sembrati particolarmente cupi, quasi funerei come se anche il pendolo avesse compreso. Cinque rintocchi e poco dopo il pianto sommesso di sua madre e suo padre. La notte stava per lasciare posto ad un nuovo giorno ma di tempo per la sua nonna non ce n’era rimasto più. Si sentì stringere il petto in una morsa gelida. Provò spavento prima di tutto. Il dolore sarebbe arrivato dopo, nutrito a profusione da una assenza che piegava l’anima. Anche la casa non sembrava più la stessa senza sua nonna. Cambiò a poco a poco una volta che lei e la sua famiglia andarono ad abitarci.  L’insieme cedette al colore. Dei vecchi mobili di legno scuro tennero solo il pendolo. Spostato nello studio vicino alla grande libreria a poco a poco divenne il guardiano delle lunghe serate passate a studiare, delle letture fino a tarda notte, delle lettere scritte a mano al primo amore e dei baci più o meno innocenti dati di nascosto mentre i suoi rintocchi segnavano un tempo che sembrava correre sempre troppo veloce mentre il desiderio era che si fermasse e rimanesse sospeso il più a lungo possibile,  ritardando il momento in cui sua madre annunciava che la mezzanotte era arrivata.
Quando nella sua vita era comparso Luca il suo vecchio mondo era passato in secondo piano. Lei si era trasferita in città e il suo tempo aveva preso un ritmo che nella casa in cui era cresciuta sembrava quasi impossibile.
Era la città a dettare le regole col suo traffico, i suoi rumori, le sue urgenze.
Il lavoro, l’ansia di arrivare in ritardo, poi l’ansia di non riuscire a far quadrare i tempi con le necessità della famiglia che nel frattempo si era allargata dopo l’arrivo della piccola Ada.
Il pendolo era scomparso piano piano dal suo orizzonte e non ci fece più gran caso nemmeno quando le capitava di tornare dai suoi genitori.  Tanta era la confusione in casa quando si ritrovavano tutti insieme e Ada giocava con i suoi cugini, che non c’era modo di prestare attenzione a quel reperto che sembrava ormai del tutto inadeguato al tempo presente.
Dovette tornare a farci i conti una volta che i suoi genitori ormai molto anziani avevano deciso che la vita nella vecchia casa di campagna non faceva più per loro. Troppo grande, troppo lontana dalle comodità e dai servizi necessari. La casa che avevano scelto era molto più piccola e per questo molti mobili dovevano essere sacrificati. Non c’era modo di portarli nel nuovo appartamento.
Anche il vecchio pendolo stava per essere lasciato ai nuovi proprietari e alla sorte che loro avrebbero deciso .
Fu Ada, già grande, inaspettatamente a porsi il problema.
“ Ha un modo così particolare di segnare il tempo, mamma, non lasciamolo qui. Non so dire come, ma infonde calma. Nella sua mole e nei suoi rintocchi l’urgenza scompare e tutto sembra scorrere placidamente con gran beneficio per l’anima. ”
Fu ancora Ada a trovargli un posto in salotto vicino alla libreria, come nella casa dei nonni.
E’ ancora lì il pendolo, ormai colorato con una tinta pastello che gli regala un tocco di allegria. Ada ride mentre guarda suo figlio Enea che gioca sereno ai suoi piedi e osserva con occhi curiosi le lente oscillazioni dei lunghi bracci in attesa di sentire la sua voce armoniosa allo scoccare delle ore.  

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Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

3 pensieri riguardo “Il pendolo”

  1. Un romanzo intero si cela in questo racconto ! Mi vengono in mente i Buddenbrook di Thomas Mann… Generazioni che si susseguono all’ombra del pendolo e si allontanano via via facendosi sempre più piccole nel fluire dell’eternità… Siamo un soffio, un tenue rintocco…

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  2. Il vecchio pendolo, diventa una persona da non abbandonare, grazie al tuo scrivere, sei sempre stato con me, non ti lascio……

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  3. Bello la descrizione degli eventi passati di questo gruppo famigliare con la presenza dell’orologiero a pendolo.

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