Il bianco in una Mostra d’arte

Tracce sulle colline toscane – Una mostra in bianco dei quadri di Lucia Bettoni

foto, quadri e commenti dei bambini di Lucia Bettoni

Lucia presenta qui un estratto della sua mostra di alcuni anni fa, di quadri ispirati al paesaggio toscano e che lei realizzò nei toni del bianco. La mostra fu proposta ad alcuni bambini delle classi seconda e terza elementare che si accesero di incredibili emozioni.

I bambini commentarono così le suggestioni ricevute dalle immagini:

Cosa vedono i bambini (2^e 3^elementare):

 Il grano appena maturato falciato dall’uomo (Francesco)
Un vortice di aria argentata che avanza maestosamente verso un campo di grano (Lorenzo)
Un ghiacciaio che scivola fra la terra e si spezza (Martino)
Uno stagno incantato (Braian)
Un bosco dove ci sono degli alberi gialli e il vento li infreddolisce (Francesca)
La lava che schizza (Giulia)
Delle spighe di grano appena falciate e abbandonate lì, quella striscia è il sole che tramonta ( Costanza)
Un campo di grano diviso dall’arcobaleno (Eleonora)
Dei raggi di sole con una stella che cade (Veronica)
I pallini gialli sono le orme dell’uomo che ha camminato sul campo (Martina)
Un campo appena maturato ( Giada)
Alberi con la chioma d’oro (Cosimo)
Un bosco dove è appena piovuto, la striscia è l’arcobaleno (Daniele)
Un golfo con gli scogli e dall’altra parte la costa (Lorenzo)
Il grano e la falce dell’uomo che lo taglia (Saverio)
Un campo interrotto da un fiume (Daniele)
Un campo di grano attraversato dal sole (Cosimo)
I campi con i monti nel mezzo (Tommaso)
Un ponte con il fiume sotto (Alessio)
I raggi del sole trapassati da un meteorite (Elena)
Un fiume e a riva delle spighe (Valentina)

Notte bianca

Puzzle in bianco – di Rossella Gallori

foto di Rossella Gallori

Ero andata a letto da poco, con la solita ansia e la solita preghiera in gola: fammi dormire, ti prego fammi dormire, poche ore, ma serene, senza  fantasmi, senza rumori, al caldo, senza urla dentro il materasso, coperta di sogni…..ti prego…

Il rumore, quindi, non mi svegliò, mi distolse solo dell’ennesima notte bianca…mi alzai lentamente aggiustando il vecchio maglione, compagno dei miei inverni…è così da anni t.schirt  in estate, golfoni  da novembre a marzo..

Scansai la thonet, accanto al letto, che non sapevo di avere, percorsi il  lungo corridoio illuminato da un fragile raggio di luna  bianco antico….

Lo trovai per terra, caduto da chissà dove, minuzzoli di cartone spiaggiati sul finto  kilim color crema….migliaia di pezzi  erano piovuti dal cielo, interrompendo il mio finto riposo, erano lì come una bianca lapide di marmo distrutta dal tempo…

Il puzzle della mia vita, distrutto in una notte qualsiasi di un anno uguale ad un altro…Non accesi la luce, qualcuno  aveva lasciato la bugia sul tavolo, il mozzicone di candela sarebbe stato sufficiente, non avevo bisogno di molta illuminazione per vegliare i miei ricordi color ghiaccio, che di freddo non avevano che il colore….aprii le persiane sul cielo stellato, un brivido color zinco, percorse la mia schiena….confermandomi che sarebbe stata notte per poco ancora.

Riconobbi il pezzo con la bianca colomba, quello più grande con l’ orso polare, i dieci pezzi con i fuochi d’artificio color platino, il morso di cartone con la copertina verde acqua, che una luce bugiarda faceva sembrare bianca, quanta lana, quante lune…. E quel manicotto di ermellino color burro, sfumature di vita?

Trovai la tazza di latte bollente sul tavolinetto da fumo decapè,  frutto di una tinta sbagliata, la presi tra le mani  e mi sedetti per terra, senza pensare a come rialzarmi….chi aveva scaldato il latte per me è chi aveva fatto cadere un puzzle che non esisteva più da anni?

Il tappeto mi accolse caldo e polveroso, accarezzai con amore i pezzi con il tuo viso magro ed i capelli argento, quelli con il cappottino di pelliccetta del mio amore traballante sugli stivalini di vernice… trovai quelli con un indecente vestito di frange, sorrisi ad un mazzo di nuvole, bouquet sbagliato di un vestito da sposa che non era bianco….quanti pezzi ancora da rimettere insieme, quanti….

Fioca la candela, lesinava la sua luce,  un attimo e RIMASI al buio, mi sfiorò il braccio una minuscola mano di porcellana trasparente e morbida, un  gracile  corpicino mi aiutò ad alzarmi, riconducendomi a letto, dormiva anche la luna. Nei primi rumori del giorno mi addormentai, seduto  sulla thonet che non c’era il piccolo fantasma  dagli occhi color fumo, vegliava su di me, un insolito soffio di vento agitava il suo bianco vestito di seta…….