Il colore della vecchia carta da lettere – di Tina Conti

Foto di Tina Conti
Ho trovato nel cassetto della macchina da cucire della mamma, un piccolo rotolino di fogli scritti.
Lei, sarta da uomo, amava molto stare al suo posto di lavoro, era una sorta di ufficio, zona relax e area creativa.
Realizzava le cose più disparate, sacche per la bici, tende, aggiustava le cose rotte per questo aveva voluto una nuova macchina da cucire tedesca, forte e affidabile. Non avendo tempo per seguire i corsi per applicare le potenzialità del nuovo acquisto, mi aveva costretta a seguire le lezioni a suo nome.
Oltre alla scatola dei bottoni, raggruppati per colore e misura, con i quali mi sono trastullata per sentire un po’ la sua vicinanza, ho trovato questo rotolino legato con una cordicella che ho aperto e cominciato a leggere le paginette scritte da lei: contenevano uno sfogo per un diverbio con la sorella, confidenze su momenti di difficoltà nei rapporti con il marito e i figli. Tutti normali problemi della vita che si scrivono per sfogo e confidenza .
Le altre pagine, ingiallite e consumate mi hanno turbato profondamente.
Con parole dirette e urgenti dal fronte Gino, il fratello minore del babbo, scriveva alla famiglia, prima alla mamma, raccontava dell’inferno della guerra, della fiducia di tornar presto. Si stringe il cuore nell’immaginare dove e come queste parole erano state scritte e di quali sentimenti e tormenti erano inondate.
La lettera però che ho faticato a leggere e decifrare bene, veniva dal comandante della guarnigione che annunciava notizie sulle sorti di Gino.
Mi si è scatenato un uragano di sentimenti, ho immaginato la famiglia, la casa, il vicinato al momento del ricevimento, di una corrispondenza temuta, immaginata, poi accolta con la rassegnazione di sentirsi impotenti, con il cuore sempre in ascolto.
Quale ansia e affanno, come immaginare la sofferenza e i patimenti di quel figlio.,fratello, amico, conoscente, ferito, quanto gravemente ferito sarebbe tornato?
Lo avremmo riabbracciato? da ragazzina, ho partecipato insieme alla nonna e ai familiari alla cerimonia durante la quale si riconsegnava alla famiglia quello che si pensava fossero i resti del soldato Gino. Non era più disperso in una terra sconosciuta, ora aveva un posto vicino alla madre, dove fermarsi per un pensiero, un fiore, un ricordo. un piccolo lumino acceso.
Era, come tutti, vicino al cuore, nel suo paese.
