Indaco che sfuma in viola

Lacca di Solferino – di Rossella Gallori

“Fummo quello che non si racconta, né si ammette, ma che mai si dimentica”

Come era arrivata li, quasi non lo ricordava, si era ritrovata in una piazzetta, di un posto un po’ qualunque affacciato  su un qualcos’altro.

Posteggiare male scendere di corsa, sbattere lo sportello erano stati i suoi ultimi gesti con un senso compiuto.

Si era avviata su per la salita mentre cominciava a piovere, una pioggerellina stupida che  a malapena la bagnava, una grossa nuvola color glicine le apparve come un fenicottero mutilato indicandole un posto poco lontano…

Le apparve così San Quirico, tra profumo d’erba tagliata e silenzio accogliente.

Gli scalini un po’ scivolosi la fecero traballare si appoggiò al nulla ma non cadde, entrò in punta di piedi, per non disturbare, avvertiva gente, nel deserto assoluto, alzò gli occhi verso quel Cristo, incombente, non fu generosa, nemmeno un segno di rispetto per quel Dio morto da uomo.

Si sedette nella prima panca, stanca nell’ anima, ma rassicurata dai colori caldi, da stemma famigliari, di persone che non c’erano….si mosse leggermente quella seta violacea, forse una mano la tratteneva dall’interno, il cuore cambiò ritmo ma non si spaventò, si alzò lentamente e si inginocchiò in quel confessionale, che le parve un caldo rifugio, una soluzione per l’ anima…forse…Un leggero respiro le confermò la presenza del sacerdote…iniziò un farfugliante atto di dolore, che non ricordava ed iniziò a parlare…parlare, tra le lacrime, no non cercò pietà , non voleva nemmeno essere assolta o  perdonata, le bastava solo una carezza dall’alto per  continuare a vivere con meno coltelli nella schiena…

Una porta sbatteva, ma da quanto era lì? Ed il prete, perché non aveva parlato?

Solo la seta color lacca di Solferino sembrava viva in quella solitudine, svolazzando aveva rilevato il nulla….Non c’era nessuno e forse non c’era mai stato…

 Non voltò le spalle a quel Gesù  affumicato, indietreggiò ed uscì, sul sagrato un uomo le sorrise e non era un sacerdote: torni quando vuole, buona serata….

Riprese la strada del ritorno, il cielo aveva perso la sua cupezza, il fenicottero  aveva, ora lunghe zampe ed instancabile correva , correva… facendo cadere piccole piume corallo pallido, sembrava venirle incontro, nascondendosi a tratti tra gli oleandri, riflessi tra le nuvole.

  Cercò di memorizzare il percorso, sì voleva tornare, lo doveva a quella chiesa, a quella seta quasi viola, a quel sorriso che l’ aveva salutata…a se stessa.  No, non aveva ammesso le sue colpe, non aveva  voluto ricordare…ciò che non aveva mai dimenticato…..

Pianta di Indaco:

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Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

9 pensieri riguardo “Indaco che sfuma in viola”

  1. Il colore della pianta di Indaco è proprio questa sfumatura di viola. Un po’ rosa….un po’ viola. Come questo racconto che parla di dolore e ricerca di un perdono che non è necessario, di bellezza, di fughe, di ritorni….

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  2. Il fenicottero è per me il vero protagonista di questa pagina così delicata nella scrittura e forte nelle emozioni. Che bello cercarlo ogni giorno nel cielo! E lasciarsi guidare… Chissà dove…

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  3. Una sola parola per descrivere ciò che hai suscitato in me…Bellissimo .
    Una serie di pennellate una più bella delle altre.

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  4. Il calore di una carezza, di un sorriso per ” continuare a vivere con meno coltelli nella schiena” nella opprimente solitudine dei ricordi. Bello !

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  5. Quando la scrittura è una bella scrittura, ti porta con se’. E io ero di nuovo seduta sulla panca, al riparo dalla pioggia, sotto lo sguardo di un povero Cristo scurito. Ci hanno spiegato: sono state antiche candele, ma siamo proprio proprio sicuri? O non smette di patire, e si fa carico dei pensieri di chi gli si siede vicino? E dire che ne’ l’oro della Croce, ne’ l’indaco delle vesti divine dipinto nei quadri, suscitano questa profonda , commovente empatia. Grazie di aver avuto parole che mi hanno di nuovo portato lì.
    Grazie a tutti quelli che erano lì con me, con noi.

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  6. Come non dire bello al tuo racconto che mi ha portata a visitare un posto a me sconosciuto ma diventato familiare grazie alla tua abilità nel descrivere luoghi e sensazioni nella maniera più unica che solo tu sai esporre. Brava.

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  7. Se mi conosci sai che ho difficoltà a dire quello che non sento. Ti ho scritto emozioni vere, e le hai suscitate tu.

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  8. Non me lo ricordavo Rossella.
    Molto bello.
    Mi hai fatto vivere un frammento di vita che allarga il suo fuoco su tutta un’esistenza.

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