Arancione asiatico

Arancione asiatico – di Mirella Calvelli

Il rumore del battello ti entrava negli orecchi gracchiando come una vecchia rana. La chiglia quasi piatta smuoveva l’acqua creano una leggera spuma in una marea di fango.
Ai lati correvano imponenti masse di gladioli di un arancio accecante. Spuntavano dal fogliame un gruppetto di ragazzini , che ridendo e ciarlando smuovevano quei fiori di quel colore così intenso.
Molti di loro erano più bassi dei fiori stessi, le loro faccine orientali si intonavo a quella vegetazione imponente. Fiori dei quali ero abituata a vedere recisi, nel loro habitat erano più simili ad alberi, con fusti imponenti e fogliame carnoso.
Una volta raggiunta la sponda, scendemmo da quell’imbarcazione provvisoria, per incamminarci nel sito religioso, punteggiato da pagode e templi.
Il selciato era di un bianco brillante, sembrava la scia di una nave. Non ci rimaneva che seguirla.
Un coda composta di persone con le mani raccolte al seno e con lo sguardo basso scorreva come un grosso serpente colorato, per venire mano mano inghiottita da un edificio ricco di guglie di gesso scintillanti.
Disteso in mezzo all’area un Budda enorme, accecante nella sua pelle bianca e vitrea.
La veste arancio e oro lo copriva interamente, lasciando scoperti solo una spalla e i piedi.
Piedi che raffiguravano il cosmo. Rimasi pietrificata nel vedere una simbologia perfetta fra microcosmo e macrocosmo.
Tutto intorno grosse ciotole di terracotta, dove i devoti ponevano una moneta, recitando ad ogni passo una nenia sempre diversa, con delle punte acute, che lentamente venivano rispedite nel tintinnio della moneta che cadeva nel coccio.
La testa del Budda era rilassata, collassata sull’enorme mano sinistra, anch’essa come i piedi raccoglieva una simbologia all’interno del palmo, poco visibile a causa dell’altezza.
Lo sguardo rilassato sembrava controllare ad uno ad uno i devoti, i turisti e i curiosi, nella sua gigantesca immobilità.
Si entrava da un lato a nord, per uscire a sud e proseguire il percorso verso uno dei templi più imponenti.
Le scale irte, ad ogni scalino il fiato si accorciava e ti portava verso l’alto con uno scatto affannoso.
Il cielo, si era tinto nelle ore della sera del colore delle vesti del Budda, arancio, giallo e oro, per regalarci uno di quei tramonti che rimarranno impressi nella mente e nell’anima.
A fare da specchio la “bianchità” della costruzione, mentre la cornice era di un indaco impressionante.
In fondo avevo percorso tutti quei Km per vedere i colori dell’Asia, in quel periodo quando la stagione estiva (la loro) volge al termine per lasciar spazio ai venti e ai rovesci improvvisi, che riducono le strade a dei rigagnoli melmosi, lavano le piante rendendole ancora più lussureggianti.
La salita era faticosa. Ci reggevamo con forza alla fune laterale. Salivamo lentamente, sferzati dal vento e abbagliati da quel cielo sanguinolento.
Un mantra in lontananza ci cullava nella salita e via via che ci avvicinavamo alla cima un altro rumore come delle vele slegate si sovrapponeva all’altro molto più corretto e preciso.
L’ultimo scalino ci regalò un sospiro di sollievo e una veduta meravigliosa.
A perdere lo sguardo un jungla ingorda che restituiva del suo paesaggio solo le punte dei templi e delle pagode. Il cielo pennellato a tinte forti e approssimative, continuavano a restituire quella luce intensa, abbagliando lo spettacolo delle vesti dei monaci, che imperturbati continuavano il loro mantra verso l’infinito.
Le vesti arancio brillavano e si muovevano in un verso e poi nell’altro seguendo il vento come in un copione definito,per poi scontrarsi le une contro le altre, disordinate, ma sublimi.

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Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

6 pensieri riguardo “Arancione asiatico”

  1. In cammino per cercare qualcosa “di più” ma anche per ripercorrere la storia dell’essere umano nelle sue mille sfaccettature. Ci hai regalato un quadro davvero affascinante.

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